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Barbara Bracco

Editore: Unicopli
Anno edizione: 2002
Pagine: 200 p.
  • EAN: 9788840007885
Particolare interesse continuano a suscitare le esperienze di costruzione dell'identità nazionale. Tra esse l'Ufficio storiografico della mobilitazione costituito nel 1917 alle dipendenze del Sottosegretariato armi e munizioni e diretto – con il contributo di decine di persone – da Giovanni Borelli nell'intento di conservare "memoria del gigantesco sforzo industriale prodotto dalla nazione italiana". Dello Storiografico vengono qui prese in considerazione non solo le vicende istituzionali riattraversandone la nascita i complessi rapporti con il potere civile e gli Alti comandi militari i meccanismi di funzionamento interno e i molteplici passaggi ministeriali fino allo scioglimento decretato nel 1920 da una apposita commissione presieduta da Benedetto Croce e differito in virtù degli sforzi del direttore al 1926. Vengono anche presi in considerazione il corpus della produzione e la visione della storia da esso veicolata. Attraverso un competente lavoro di scavo archivistico e un'analisi delle personalità che gravitarono intorno all'Ufficio – Corrado Gini Giuseppe Belluzzo Gioacchino Volpe e Giuseppe Prezzolini per limitarsi ai responsabili della sue tre sezioni (statistico-economica tecnica giuridico-etico-sociale) - il volume restituisce le coordinate di un progetto pedagogico teso a "sviluppare una coscienza morale e politica nel paese". Rilevamento di dati statistici compilazioni di questionari da sottoporre alla società mobilitata raccolta della biografia critica e di documentazione archivistica sulla guerra europea redazione di monografie. Pur se le opere prodotte non raggiunsero la ventina e l'attività dello Storiografico non riuscì a superare la concorrenza degli altri istituti deputati alla conservazione della memoria di guerra (come il Comitato nazionale per la storia del risorgimento o l'Ufficio storico dello stato maggiore) il programma originario testimonia delle ambizioni e della funzione di un organismo che seppe costituire una palestra di formazione dei "nuovi storici" postbellici.
Maddalena Carli