Memorie del sottosuolo

Fëdor Dostoevskij

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 140 p.
  • EAN: 9788806221126

78° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Classica (prima del 1945)

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    GL

    13/01/2015 11:57:09

    Meno bello di quasi tutte le altre opere che ho letto di Dostoevskij (per esempio, incomparabilmente meno ispirato di Le Notti Bianche, secondo me). La prima parte è affabulazione pura, a tratti fastidiosa. La vicenda è esilissima. Altra cosa è il Dostoevskji 'maggiore'.

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    sandro landonio

    26/07/2013 22:08:34

    Lo schizofrenico paranoico protagonista del libro viene storicamente da una sequenza di personaggi con caratteristiche dello stesso tipo: i progenitori sono sia il Propryscin di "Memorie di un pazzo" di Gogol (1835), sia il Goljadkin protagonista di "L'altro io"(1846). Pensate però se a riflettere su certe macerazioni interiori non ci si può arrivare dopo le esperienze personali dell'autore: prigionia, condanna a morte, fucilazione simulata e lavori forzati in Siberia. Le parole del protagonista sono un mancata risposta, un incapacità alla vita, della quale dopo tanto soffrire si vedono gli aspetti negativi come gli unici possibili. Riesco quindi a dare un giudizio assolutamente positivo al libro più come opera letteraria, che, ammesso che lo sia, come manifesto di pensiero. Il sottosuolo, in cui si rifugia con alterigia il protagonista per me rimane un scantinato infimo, nei cui cassetti cela le sue paure irrisolte. E' interessante, più in generale, il punto di vista sull'illogicità dell'azioni dell'uomo, che noi naturalmente neghiamo, forse perché spaventati dal fatto che imprevedibilmente ci possa capitare qualche fatto negativo. Non riuscendo a capire le motivazioni di tale illogicità D. afferma che l'uomo é fatto in modo "comico", intendendo, credo, senza senso. Sarà Freud a cercare di dipanare il filo di tale comicità, quando questa assume in certi soggetti connotazioni drammaticamente patologiche. In parte il nostro autore lo aveva però già compreso quando parla che l'uomo, sente come essenziale l'affermazione della propria personalità e individualità, aldilà di ogni logica razionale.

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    Laura

    05/04/2013 12:05:28

    Incomprensibile, delirante. Davvero non mi è piaciuto.

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    Federica

    18/02/2013 13:54:00

    Romanzo diviso in due parti, l'una complementare all'altra, entrambe bellissime e imperdibili.

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    elle

    17/02/2013 15:21:29

    E' un libro che ho letto per curiosità e diletto, all'inizio mi è sembrato di non poter superare le prime pagine, ma poi.. Dopo aver condiviso praticamente ogni frase della prima parte, me ne sono sentita completamente assorbita e illuminata, ho riconosciuto un mio simile, qualcuno che pensava ciò che neppure io sapevo di pensare; purtroppo ho avuto la stessa sensazione nella seconda parte, dove mi sono vista riflessa in chi, per pigrizia, o peggio, per accidia, timidezza, ignoranza e follia, si esclude dalla vita sociale, non ha nessun amico, neppure qualcuno che lo tolleri e soffre infinitamente di questa solitudine. Ormai non può in nessun modo uscirne, ne è troppo invischiato e vede la realtà sotto la lente deformata delle sue ossessioni paurose e deviate, dei tanti libri letti, di una convinzione malata e sadica di essere anche superiore a tutto ciò, "elevato e sublime".

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    Gloria

    17/01/2013 15:53:38

    E' il libro che mi ha fatto conoscere e innamorare di Dostoevskij e della letteratura russa. L'ho letto un paio d'anni fa in una sola notte (perchè si tratta di una lettura decisamente notturna) e prima di allora non immaginavo che un libro potesse sconvolgermi così profondamente. Una recensione non è certo il contesto adatto per spiegarne il motivo, ma se ne avete l'intelligenza certamente lo capirete da soli tuffandovi in queste poche ma indispensabili pagine.

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    armando

    02/01/2012 15:19:51

    Recensire un opera sublime come "Memorie dal Sottosuolo" è un impresa che ritengo al di fuori della mia portata.Posso solo dirvi che è una delle opere più illuminanti che io abbia mai letto,una vera e propria perla della letteratura mondiale,che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita

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    Andreetto

    25/03/2011 12:50:44

    Cos'è il sottosuolo? Un mondo parallelo, onirico e allucinato, in cui si auto-esilia l'uomo vigoroso, diverso dall'uomo normale che se ne sta quieto a brucare davanti al muro rassicurante della legge scientifica. L'uomo vigoroso è quello che non crede nella ragionevolezza e nell'interesse, che vive secondo volontà. Ma l'uomo vigoroso vive come un topo nella sua tana nel sottosuolo. Il topo cova un incessante sentimento di affermazione, di volontà di essere... ciò che vuole. Di tal che quando questo uomo-topo esce dal sottosuolo, per difendersi dalla nefandezza del mondo dei "normali" si fabbrica un universo di sogno in cui vede le cose come vuole lui e non come sono realmente. Il sottosuolo se lo porta dietro. Ragione e volontà... e poi Shopenhauer, e poi Nietzsche...

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    rogerio

    09/02/2011 19:06:03

    capolavoro.l'ho letto dopo delitto e castigo e mi è piaciuto ancora di più..bellissimo

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    Alessandra

    19/05/2010 22:38:40

    LEGGETELO LEGGETELO LEGGETELO!! è il primo libro di dosto che leggo!! beh come prima impressione direi STRAORDINARIAMENTE MERAVIGLIOSO! spero di approfondire ancora la sua conoscenza magari leggendo Il sosia, i demoni e umiliati e offesi! ecco il mio nuovo autore preferito!

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    Estelgard

    10/04/2010 20:53:58

    Premetto che adoro Dostoevskij e la sua poetica del decadentismo. Il testo è decisamente impegnativo, nonostante sia una breve presentazione di tematiche che affioreranno nei romazi successivi, ma è un caposaldo della letteratura russa e non è assolutamente da perdere per chi vuole cominciare a scoprire il grande maestro russo. La prima parte "il sottosuolo" è introspettiva e delinea la psicologia del protagonista, un miserabile che "non è riuscito a diventare nemmeno un insetto"; vari i temi che il narratore esamina: la coscienza e la ragione umana, differenti dal volere e dagli istinti provocati dalle leggi naturali che fanno l'uomo ferino, l'indispensabile necessità umana di commettere il male, la vendetta come atto che ricerca la giustizia, quindi moralmente privo di macchie. La conclusione è comunque che, pur dotato di ragione, l'essere umano è abietto, immorale, ingrato e dedito al piacere personale e spesso ignobile. Nella seconda parte, "A proposito della neve bagnata" si introduce un pò di azione e si vedono messe in pratica le elucubrazioni della sezione precedente: il protagonista, consapevole della bassezza morale e della sua poca importanza come individuo, abbatte la sua furia e la sua "vendetta" su una giovane prostituta, una creatura più miserabile di lui, ma certo con una purezza insita e nascosta che fuoriesce col progredire degli attacchi. Quando la tenera Liza si ravvede e decide di vivere una vita priva di macchie, il protagonista la copre di fango e le sbatte in faccia tutte le malvagità e le ingiustizie che la vita stessa le getterà contro; Dostoevskij però termina il racconto con una zampata finale, mostrandoci una Liza che, pur distrutta dalla violenza psicologica subita, mantiene un'altezza e una dignità che il protagonista non potrà mai sperare di raggiungere.

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    dariodee

    29/11/2008 03:41:50

    la prima parte non è affatto superflua. è il midollo dell'opera, laddove si compie la fotosintesi clorofilliana dell'indagine psicologica. senz'altro non ne è agevole la lettura, almeno immediata, ma scartarla equivale a rendere il racconto seguente, appunto, un mero racconto qui fedor, banale quanto incontestabile, inizia ad essere realmente *dostoevskij*

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    Mirko

    03/05/2007 22:35:52

    Dal sottosuolo di una vita angosciosa, si racconta la povera anima di un completo deficiente, un uomo malato e cattivo, un disadattato, un pazzo consapevole. Troppo consapevole per poter condurre una vita normale. Eppure normale potrebbe esserlo, anzi migliore di molti, se solo trovasse la forza di inginocchiarsi davanti alle sane, normali consuetudini della nauseante società in cui vive. Ma le sue gambe non vogliono saperne di piegarsi, strisciano piuttosto, rotolano, scalciano, e in tutto ciò continuano a reggere il peso di una gran solitudine. E' stupefacente come Dostoevskij riesca a scrutare nitidamente, dalla distanza di un secolo e mezzo, ciò che noi a mala pena osiamo intravedere in noi stessi. P.S. Ai meno pazienti consiglio di saltare tutta la prima parte del libro, non è fondamentale e, a tratti, è di una noia mortale. E' per questo che non gli ho dato il voto più alto.

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    Tiziana

    23/11/2006 14:51:01

    Un viaggio grottesco negli abissi dell'anima umana,una fine indagine sul disagio esistenziale.Un uomo senza volto ci dà un'immagine raccapricciante del suo vissuto,delle sue paradossali esperienze che alla fine lo portano a sprofondare nel suo sottosuolo consapevolmente.Ed è proprio la consapevolezza a rendere più torbida ed angosciante la sua vita:commensale non desiderato,imprigionato in un mondo così lontano da lui,ma nel quale irreversibilmente va annullandosi.Qui comincia la grande arte di Dostoevskij.

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    maria chiara

    21/07/2006 23:10:45

    Semplicemente meraviglioso e più che mai attuale per la straordinaria capacità di Dostoevskij di saper leggere negli abissi più reconditi dell' animo umano. "Sono un uomo malato...Sono un uomo cattivo". Con queste agghiaccianti parole esordisce il protagonista, preludio questo di una storia altrettanto agghiacciante. L'uomo del sottosuolo prova nel suo cuore un lacerante sentimento di odio e di disprezzo nei confronti del mondo che lo circonda, di cui non si sente veramente parte, e nei confronti di se stesso e per questo motivo soffre di un dolore così forte da non riuscire a vivere concretamente. Egli definisce inoltre l' eccesso di coscienza come una malattia dal momento che essa gli impedisce di agire e di dominare gli eventi della propria vita. Quest' uomo è dunque un inetto a vivere, è un morto in vita, si sente un diverso e un eterno incompreso; soffre di un male sottile e difficile da combattere, quel male che Montale definirà "male di vivere" , contro cui tutto è vano. Tristi e desolate sono queste memorie come del resto triste e desolata è talvolta la natura umana.

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