Mentre noi restiamo qui

Patrick Ness

Traduttore: G. Iacobaci
Editore: Mondadori
Collana: I Grandi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 5 giugno 2018
Pagine: 232 p., Rilegato
  • EAN: 9788804688044

Età di lettura: Da 12 anni

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Descrizione
"C'è un momento in cui la vita stessa viene invasa dalle storie degli altri, e non c'è nient'altro da fare che tener duro e sperare di ritrovarti ancora vivo alla fine, per poter riprendere il filo della tua storia. Ed è quel che abbiamo fatto."

«Patrick Ness è uno scrittore magnifico e folle»John Green

Mentre i coraggiosi Prescelti – gli indie, con i capelli perfetti e i vestiti vintage – tentano di salvare il mondo dall'Apocalisse, in uno sperduto paesino di provincia Michael, un ragazzo normale che studia e che, al massimo, combatte contro la noia, ha desideri più semplici: per esempio riuscire a baciare Henna, di cui è innamorato da sempre, aiutare la sua problematica sorella Mel, e studiare per gli esami senza perdere l'amicizia con Jared, il migliore amico che sembra nascondergli più di un segreto. Tra apparizioni di daini dagli occhi illuminati d'azzurro, attacchi di zombie e misteriose morti dei Prescelti, Michael scoprirà che, anche se tutto attorno a lui sembra avvicinarsi alla catastrofe, le vite ordinarie come la sua possono rivelarsi le più straordinarie di tutte.

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    n.d.

    27/12/2018 10:44:37

    libro molto avvincente ed emozionante, l’autore ha valuto trattare i problemi che possono affliggere un ragazzo in età adolescenziale, qui in particolare si parla dell’inevitabile transizione dall’adolescenza all’età adulta e dei timori manifestati dal protagonista, non è assolutamente pesante

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    n.d.

    23/09/2018 09:00:45

    Negli ultimi anni, le librerie sono state invase dai libri che hanno come protagonisti i cosiddetti "prescelti", persone particolari che devono adempiere un solo compito: quello di sconfiggere il cattivo di turno. Patrick Ness porta una ventata di aria fresca: in un mondo fatto da prescelti, quelli normali, quelli che vivono nella stessa cittadina dei prescelti, ma non lo sono, cosa fanno? Ness mostra che non solo i prescelti hanno problemi, ma anche i normali, i loro problemi non riguardano il cattivo di turno, ma la scelta del college, l'affrontare malattie mentali e il cercare di cavarsela anche se si ha una famiglia assente. Quello che più mi è rimasto sotto la pelle, sono le ambientazioni: sono cupe, ma vivissime. Un altro punto a favore della storia è che sembra di essere costantemente nel libro, assieme ai protagonisti, sembra di vagare con loro, nella loro cittadina.

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    n.d.

    18/09/2018 18:33:57

    Be', che dire... Una lettura veramente veloce, coinvolgente, emozionante al punto giusto e soprattutto carica di umanità, di domande che spesso dovremmo porci e di argomenti che non è mai facile affrontare, in un romanzo per ragazzi di questo genere. Ho adorato qualsiasi cosa, a partire dai capitoli e dalla sottotrama che si sviluppa grazie a questi (lo capirete soltanto leggendo le introduzioni ad ogni capitolo), finendo poi con la sorta di piccolo universo che Patrick Ness ha creato per dare uno sfondo a questo romanzo di formazione, indirizzato ad un pubblico di adolescenti ma non solo, dal momento che i temi affrontati dai personaggi non sono poi così semplici e alla portata di tutti (per esempio, credo che purtroppo un ragazzo di tredici o quattordici non porebbe capire). Ho letteralmente VENERATO il concetto di indie e hipster di questo romanzo, e mi ha fatto ridere a crepapelle tutta la storia e lo sfottimento che c'è dietro, soprattutto da parte del gruppo di protagonisti perfettamente normali e non-indie. Lo sfondo sovrannaturale serve a giustificare un po' gli eventi e il modo di pensare dei personaggi, ma non dà fastidio né prende il sopravvento sulla storia. Semplicemente, fa da guida a tutto lo svolgimento della trama, in cui i personaggi perfettamente normali cercano di capire il mondo intorno a loro e sopravvivere all'ennesima giornata senza saltare in aria. Stiamo parlando di un romanzo che affronta questioni spinose come la sessualità, la sfera affettiva di un adolescente, cosa prova e cosa confonde, i rapporti che ha con le persone attorno a sé, il conflitto con i genitori, con la politica, con la scuola e tutti quegli ambienti a loro familiari. Ma ancora, esplora cosa significhi veramente essere umani e vivere nella perfetta normalità, passando un giorno dopo l'altro a cercare il proprio posto nel mondo e non tremare almeno un po' in vista del futuro sempre più incerto. Mi è piaciuto tanto tutto questo, ed ho chiuso il romanzo soddisfatto.

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    n.d.

    12/06/2018 14:57:48

    Ci sono i Prescelti. I Supereroi. Quelli che combattono zombie e vampiri e creature malvagie provenienti da altre dimensioni. E poi ci siamo tutti noi. Che viviamo una vita normale, che dobbiamo fare i conti con la quotidianità, che giorno dopo giorno affrontiamo sfide forse ritenute semplici e inferiori. Ma è proprio tutto questo che ci rende eroi. E Patrick Ness cerca di farcelo capire, in un romanzo per ragazzi originale e divertente.

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Il 2018 è stato un anno piuttosto ricco di novità interessanti, per quanto riguarda l’editoria young adult. Prima di soffermarmi in particolare su alcuni titoli, due brevissime considerazioni di carattere generale: in primis, sebbene il mondo anglosassone rimanga il riferimento ineludibile per chi cerca storie potenti, che parlino da sole e non attraverso il filtro di un tema scelto a tavolino, il panorama del 2018 può allargarsi anche ad altre frontiere e individuarne alcune anche nel nostro paese. Secondariamente, prosegue un trend iniziato negli ultimi anni, che vede una certa predilezione per storie realistiche, familiari, a discapito dei vari filoni emersi a inizio decennio, come quello delle distopie o della cosiddetta letteratura sick-lit.

Inizierei quindi con due titoli che mi pare abbiano in comune la caratteristica di poter accompagnare i giovani lettori nel tragitto accidentato verso la letteratura adulta: parlo di due libri editi da San Paolo, L’isola del muto, di Guido Sgardoli (vincitore del premio Andersen) e L’alba sarà grandiosa di Anne-Laure Bondoux. Due epopee familiari che sviluppano l’intreccio attraverso varie generazioni. Il primo racconta la storia di una famiglia, i Bjorneboe, i cui membri hanno – per due secoli – l’incarico di guardiani del faro in una piccola isola norvegese: attraverso duecento anni di storia, Sgardoli ricostruisce non solo le loro vicende immaginarie, ma anche quelle del luogo che li ospita e del paese da cui sono governati, come a dirci che a seconda del contesto in cui si vive cambia l’idea stessa che si ha di famiglia, legami, affetti. La seconda, invece, è una storia incentrata sul rapporto madre-figlia in cui la seconda, inconsapevole fino ai sedici anni, scopre in una sola notte (fino a una grandiosa alba, appunto) la vera storia della sua famiglia e conosce una nonna e due zii di cui ignorava l’esistenza. Bondoux sembra interrogarsi molto sul tema della scelta, a un duplice livello: quello delle azioni concrete da compiere e quello della trasmissione della storia familiare. Che cosa è giusto tramandare ai figli, e soprattutto, quando? Venire a conoscenza dei segreti di famiglia non è un modo di diventare adulti che deve essere vissuto né troppo presto né troppo tardi? Anche il nuovo romanzo di Allan Stratton, Un viaggio chiamato casa (Mondadori), si muove con grazia nel territorio delle relazioni domestiche e dei segreti di famiglia e ci regala un rapporto nonna-nipote che, per quanto non nuovissimo nei topoi della letteratura per ragazzi, fa breccia nel cuore del lettore per la profondità e il realismo, anche crudo, con cui è ritratto.


È assai interessante notare come anche quando si sconfina oltre le barriere del realismo propriamente detto, i titoli più originali che incontriamo sono romanzi che in qualche misura costituiscono un inno all’adolescenza media, quotidiana, profondamente ordinaria anche se messa in scena in contesti extra-ordinari: penso a Paesaggio con mano invisibile di Matthew Tobin Anderson (Rizzoli), in cui la terra è stata consegnata volontariamente a una razza aliena, i vuuv, che non hanno mantenuto alcuna delle promesse iniziali e hanno ridotto il pianeta alla miseria e alla dipendenza economica. I vuuv però sono presenti nel romanzo quasi unicamente come spettatori: riproducendosi per gemmazione, sono attratti dalle storie d’amore che non vivranno mai. Adam, il protagonista, vende ai vuuv la sua storia d’amore, sostentando così la sua famiglia, ed è costretto a proseguire la messinscena anche quando l’amore finisce. Penso a Spontaneous, di Aaron Starmer (Dana) in cui una comunità di adolescenti deve fronteggiare un’emergenza: uno dopo l’altro, alcuni di loro esplodono, letteralmente, per autocombustione, mentre gli altri, con l’apocalisse che incombe e con la prospettiva di sparire da un istante all’altro, vivono la più tradizionale delle adolescenze: feste, musica, innamoramenti. E penso a Mentre noi restiamo qui, di Patrick Ness (Mondadori), in cui la crescita di Michael, costellata di tutte le paure e le difficoltà di ogni adolescente, è inserita in un contesto post-apocalittico. David Almond, poi, da sempre attento al mito, ne riscrive uno, quello classico di Orfeo e Euridice, facendoli rivivere in due adolescenti inglesi (La canzone di Orfeo, Salani).

Degni di attenzione, per motivi diversi, mi sono parsi anche Mosquitoland, di David Arnold (Rizzoli), Jonas e il mondo nero di Francesco Carofiglio (Piemme) e L’unico ricordo di Flora Banks di Emily Barr (Salani).

Che cosa dovremo attenderci per il 2019? La prosecuzione di questa tendenza o un ritorno in auge del fantasy classico? L’autrice di una delle ultime uscite dell’anno, Figli di sangue e ossa (Rizzoli), la giovanissima Tomi Adeyemi, è salutata come “la nuova Rowling”. Appuntamento tra dodici mesi!

di Matteo Biagi