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Mordecai Richler

Traduttore: F. Salvatorelli
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2008
Pagine: 154 p. , Brossura
  • EAN: 9788845923234

Recensioni dei clienti

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    vieni_127

    09/09/2010 15.19.37

    Pennellate, a volte delicate altre decise, di un micromondo da cui tutto il resto: è come se si leggesse, in forma di racconti, dei primi passi dei vari Kravitz, Gursky, Panofsky... un su e giù per St.Urbain Street, giusto per non perdere la voglia, e l'abitudine, di bighellonare per Montreal col caro vecchio Mordy...

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    Sarah

    22/03/2009 18.51.05

    Dettagliato, preciso, fantasioso, non ho letto "la versione di Burney", prima o poi mi ci avvicinerò, questo lo consiglio, molto veloce e non impegnativo, ironico e brillante.

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    Mara Marantonio Bernardini

    15/01/2009 15.26.20

    L'A. raccoglie in forma confidenziale e con linguaggio immediato, le storie del quartiere di Montreal che, fino agli anni 60 del Novecento, ospitava una vivacissima comunità ebraica. Le vicende raccontate si intrecciano nella massima libertà. Con l'irresistibile spirito yiddish è ritratta una variegata umanità come vista da un ragazzino dotato, fin dai primi anni, di un forte spirito polemico e di osservazione, alle cui battutacce nulla e nessuno sfuggono. Nell'allegra compagnia degli amici spicca un personaggio dell'universo di Richler: Duddy Kravitz, il lazzaroncello ebreo, famoso per lo spiccato senso degli affari. La guerra stessa è, per così dire, vista in seconda battuta attraverso i racconti di chi ritorna: le narrazioni sono per lo più sintetiche, a volte quasi un botta/e risposta. Con il raffinato -unico- umorismo tipico degli ebrei che sanno ridere di se stessi senza cedere a soggezioni di sorta, sono descritti i personaggi che entrano in casa dell'A. come pigionanti, come Herr Babinger. Quest'uomo, visto dai genitori come il prototipo del povero perseguitato, si dimostra d'animo perfido. Altra figura colorita di ospite pagante è un giovane goy di nome Mervyn Kaplansky, aspirante scrittore. Il romanzo con cui egli vorrebbe passare alla storia si chiama Gli sporchi ebrei; tutto un programma! E poi l'attività nel gruppo aderente a Habonim, organizzazione mondiale della gioventù socialista sionista, gli entusiasmi, per Erets Yisroel, la raccolta dei fondi destinati a rinverdire il deserto -ricavandovi, ove possibile, una cresta di pochi centesimi bastevoli per la matinée al Rialto-. Lo sciogliersi di tante amicizie, complici i fatti della vita, la conclusione malinconica di sentirsi estranei, come nel quadretto finale del libro. Da consultare, leggendo le voci una ad una per la suggestione che emanano, il breve glossario dei principali termini yiddish ed ebraici. Mara Marantonio Bernardini

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    Santiago

    08/01/2009 12.34.58

    Un libro piacevole continuamente spolverato di leggera ironia, il "suo" mondo visto con gli occhi dell'adolescenza. Una lettura veloce e leggera. Da consigliare per un lungo viaggio in treno o aereo.

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