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Traduttore: R. Montanari
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 1996
Pagine: 343 p.
  • EAN: 9788806141936
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    Fabio Palma

    17/03/2009 10:13:24

    Prosa così raffinata da stupire. Almeno dieci descrizioni di un tramonto che da sole varrebbero la lettura di un capitolo. L'incontro fra i selvaggi bianchi e i selvaggi rossi, con i cavalli giocattoli loro malgrado. E poi il giudice Holden, che nel deserto legge le SUE tavole della legge, dall'alto di una cultura irraggiungibile ( quindi, la cultura è male? Un potente colto può fare del male più di un delinquente sanguinario qualsiasi? Sembrerebbe di sì...). e il ragazzo? Nè buono, nè cattivo. Cresce. Lo attende un destino diverso...Capolavoro assoluto del Maestro assoluto.

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    Roberto

    29/03/2008 23:29:54

    Definirlo un capolavoro assoluto è riduttivo. Qualsiasi definizione è impropria: romanzo che si erge come un colossale monumento, ritto nell'imperscrutabile animo umano che si fa deserto alieno e inarrivabile. Grandissimo Mc Carthy, da Premio Nobel.

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    mario69

    11/02/2007 20:39:02

    Le capacità di McCarthy sono indiscusse. Il West che ospita le anime pellegrine di questo violentissimo romanzo è un mondo a se stante, immutabile e dominante, a volte sembra veramente di sentire nelle descrizioni risonanze di mondi paralleli tanto alieno è il paesaggio. I personaggi sono il frutto unico possibile del mondo che li circonda, freddi immutabili ed impassibili dispensatori di morte. Il romanzo perde la tensione che all'inizio è palpabile man mano che le pagine si dipanano e le azioni si ripetono, sempre uguali, sempre violente all'estremo, ad un punto tale da risultare grottesche parodie di morte. Grande scrittore, non grandissimo invece il romanzo, mi è piaciuto molto di più "Non è un paese per vecchi".

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    Standbyme

    24/01/2006 19:37:03

    All’estrema violenza che contraddistingue tutto il romanzo, dalla prima all’ultima pagina, fa da contrappasso una natura splendidamente descritta a volte spietata a volte amica degli uomini. Le crudeltà che tutti i protagonisti manifestano trovano forse giustificazione nel periodo e nei luoghi in cui è ambientato il romanzo che non è certo consigliabile a lettori troppo sensibili. Con un ottima prosa l’autore sa far salire ai massimi vertici la tensione riuscendo a catturare il lettore il quale, pur provando pietà e commiserazione nei confronti dei protagonisti, riesce pure a provare affetto per loro.

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    Romano De Marco

    19/12/2003 11:34:48

    MERIDIANO DI SANGUE... difficile commentare un libro così...Dico solo che è un'opera che può scatenare dentro di noi strani ed ancestrali malesseri... sulla nostra VERA essenza... sulla nostra VERA natura... Può metterci di fronte al tacito inganno della realtà che viviamo e della quale facciamo parte... per fare un paragone cinematografico, può farci sentire come i personaggi di MATRIX... all'interno di una grande finzione... Ecco, sì, questo libro per me è stato come una piccola finestra, un foro nella parete, una serratura attraverso la quale guardare la VERA realtà... e la lettura è stata così veloce proprio per la volontà di chiudere immediatamente quella finestra (infatti ho già iniziato un rassicurante VUOTO DI LUNA di Connelly...) e tornarmene al mio "software" di vita "normale".... Grazie a chi me lo ha consigliato... tutto quello che mi ha dato questo libro era già dentro di me... e dentro i miei incubi... ma aprire ogni tanto quella finestra è doveroso... è giusto... anche se doloroso... Romano De Marco

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    Faldi

    17/03/2003 16:02:31

    Sarebbe un 4 stelle e mezzo, ma vista la assoluta originalità ed anche se il tema è 100% western, gliene dò 5. E' come un pugno nello stomaco dato da un amico: fa malissimo ma vale la pena prenderlo.

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    sergio

    27/09/2002 17:04:11

    Difficile trovare qualcosa di simile nella letteratura contemporanea.

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    marica

    23/04/2002 16:50:48

    Un carosello nauseante di atti di violenza inaudita, agghiacciante, incomprensibile; eppure vera. Una prosa meravigliosa, di una bellezza da urlare...

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    Roberto Sacco

    14/09/2001 22:04:07

    Il romanzo di McCarthy si dipana sullo sfondo di una natura grandiosa, selvaggia, intrinsecamente violenta e indifferente alle sorti di una umanità, a sua volta ottusamente crudele. La Morte sembra essere l'unico ordine che governa il Creato, essa pervade un "Far West" annichilito e ripiegato su se stesso, dove la radice del Male e della Violenza sono nella natura stessa delle cose e non c'è alcuna redenzione per gli uomini. Il giudice Holden è un folle dio della guerra, dallo sguardo gelido e straniato, il fucile è un prolungamento artificiale del suo braccio ed il suo unico compagno. Egli è guidato da un "ego" smisurato che sconfina nell'autismo, è l'incarnazione di un individualismo estremo che conduce alla dissoluzione di ogni legame sociale. Dal racconto emerge il ritratto di un West amaro e cepuscolare,dove gli uomini sono atomi in guerra fra loro e credono nella sola maestà dei rapporti di forza. Metafora del mondo attuale.

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