Meridiano di sangue

Cormac McCarthy

Traduttore: R. Montanari
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 18 luglio 2014
Pagine: 306 p.
  • EAN: 9788806223229
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Descrizione
A metà Ottocento, al confine tra Messico e Stati Uniti, una banda di killers professionisti annienta tutto quello che trova sul suo cammino. Un ragazzo del Tennessee, fuggito di casa, si unisce a una banda di cacciatori di scalpi. La banda ha un regolare contratto per sterminare gli Apaches e lascia dietro di sé una scia di sangue che sembra apparire all'orizzonte come un tramonto infuocato. Fino a quando i massacri diventano imbarazzanti per quelli stessi che li avevano commissionati. Trent'anni dopo l'uomo del Tennessee che da ragazzo aveva attraversato il "meridiano di sangue", ritroverà il giudice Holden, uno della banda, chiamato a leggere la sua ultima, definitiva sentenza.

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Recensioni dei clienti

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    sono brunitudo su instagram

    23/09/2018 20:19:37

    Meridiano di sangue. Non ho mai nutrito alcun interesse per western et similia, eppure l'ho adorato! Si tratta, in brevissimo, della storia di una banda di cacciatori di scalpi al confine tra USA e Messico, appena dopo la guerra dei 1846-48. Manco a dirlo, durante il cammino, la banda si lascia alle spalle scenari di violenza e sangue. McCarthy è un vero mago, coniuga la crudeltà più infame con descrizioni commoventi, lirismo allo stato puro. Tu stai lì, leggi di uno scalpo, del cratere provocato da un proiettile in testa a un tizio e poi ti ritrovi cose come: "Si inoltrarono a nord come se fossero diretti a El Paso, ma prima ancora di sparire del tutto alla vista girarono i loro tragici animali verso ovest e corsero infatuati e quasi entusiasti verso la morte rosseggiante di quel giorno, verso le terre di ponente e il remoto pandemonio del sole.". E praticamente piangi. Un'epica del West più crudo, un'indagine sull'uomo e sulle vette inique della violenza che puó arrivare a perpetrare. Leggetelo, la calura di questi giorni è anche coerente con lo scenario del libro. Fortuna che almeno noi non abbiamo i serpenti a sonagli... (BONUS: ho imparato un sacco sulla flora locale, che viene sempre menzionata con minuzia e precisione. Adoro questo tipo di attenzione!) .

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    Prim

    20/09/2018 09:23:59

    Per carità, sicuramente un libro non banale sul Far West americano, ma l’impressione è che l’autore abbia calcato decisamente la mano sul “sangue”. Pesante.

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    Goldrake

    19/09/2018 07:00:40

    Capolavoro assoluto di McCarthy che raggiunge qui la sua massima capacità narrativa. Lettura imperdibile. A chi può e vuole, dopo la lettura del testo tradotto, consiglio di avventurarsi nell'originale in inglese, dove tutto acquista un sapore più autentico, e brutale.

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    marcostraz

    22/07/2018 08:11:01

    Come sempre per quanto riguarda McCarthy si tratta di un libro non banale...si ritrovano temi molto ricorrenti nell'autore, come la violenza che sembra una caratteristica inevitabile dell'uomo, la frontiera, la solitudine, la falsità del sogno americano...tutti temi trattati con la classica forza dell'autore...forse un difetto del libro è che a volte si avvolga su sè stesso e non si sappia bene dove vuole andare a parare...ma resta, come sempre per McCarthy, un libro di certo non banale...

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    FB

    24/05/2018 12:15:17

    Capolavoro assoluto. Forse difficile inizialmente a causa di uno stile narrativo volutamente "vecchio", si insidia nelle ossa e nella carne per la sua virulenta potenza immaginifica. Dopo questo romanzo qualsiasi altra lettura perderà d'intensità e forza attrattiva.

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    n.d.

    01/11/2017 16:09:58

    Noiosissimo, ripetitivo, trama inesistente, un insieme di frasi, spesso ad effetto, ma slegate e senza presa sul lettore. Non lo consiglierei neanche a me stesso. stento a terminarlo.

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    stefano

    09/09/2017 15:58:22

    Probabilmente non esiste un posto così lontano anche dalla sola idea di Dio di queste 300 pagine, in cui termini come speranza e coscienza suonano vuoti come mai prima. Gli spazi dilatati della Frontiera diventano, nelle mani del narratore, lo sfondo complice delle atroci imprese di un manipolo di cacciatori di scalpi, uomini perduti guidati dall'oltreumano Giudice Holden, parodia mortale dello Zarathustra Nietzschiano. McCarthy mina e fa saltare l'epica western scientificamente, periodo dopo periodo, pagina dopo pagina, per lasciarcene alla fine del libro una ancora più grande, fatta di pietra, fuoco, ferro e cieli, nella quale la componente umana è poco più di un lancio di dadi insanguinati nella notte polverosa del West.

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    ugrass

    02/09/2017 16:19:56

    Romanzo maestoso ed epico, di una violenza quasi sovrannaturale e febbrile. Le descrizioni dei paesaggi e delle battaglie lasciano il segno nel lettore e non lo abbandonano per giorni. Questo succede solo per i capolavori assoluti.

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    Samuele

    05/04/2017 21:02:40

    Nn riesco a credere che questo libro si opera di McCarthy: pessimo. Non sono riuscito a finirlo, dopo 150 pagine di soli scalpi e teste mozzate ho lasciato perdere. Mi piace lo stile questo autore ma rinunciare ad trama per mettere lo sola violenza è stata una scelta azzardata. Peccato. Nonostante tutto continuerò a leggere i libri di McCarthy, non tutte le ciambelle escono con il buco.

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    Gorgo

    28/12/2015 12:50:29

    Libro inatteso, da un autore così à la page: è molto lungo, non a tesi, quasi privo d'una struttura narrativa, vista la trama casuale, quasi picaresca (coi suoi limiti di leggibilità), e visto che il narratore si diverte più d'una volta a eludere le previsioni del lettore. Frequenti le similitudini (il sole di un tramonto come "la punta di un fallo rosso") nelle fin troppo frequenti descrizioni paesaggistiche; e sono quasi barocche nel loro concettismo. Invece massacri e sanguinose vendette individuali non sono mai commentate, solo descritte: ed è soprattutto violenza degli americani su indiani e messicani, sproporzionata, più spesso insensata, ma alla fine normale, quasi meccanica. I commenti del narratore sono rarissimi, dedicati a elementi marginali, e ispirati a una gnomica antiquata. Il tutto vuol rendere normale l'anormale, l'abnorme, oppure anormale il consueto. L'effetto è una via di mezzo tra il realismo e il surrealismo, l'atmosfera di una favola cruenta, di una febbrile leggenda romantica, piena di assassinii, tempeste, montagne scoscese e deserti. I particolari della geologia, della botanica, della cura degli animali: passioni dell'autore, direi, ma pure tentativo di rendere naturale, "geologica" la violenza umana, così come la vita e la morte degli uomini. I personaggi: il ragazzo protagonista, quasi anonimo, cresce insieme con il West e nella sua disponibilità morale, nella sua miseria, nel suo adeguarsi alla violenza e alla legge del più forte, incarna l'interpretazione complessiva da parte dell'autore di un pezzo di storia americana; e in fondo il libro vuol costituire proprio un'"anti-epopea del West". Malgrado tutto, il ragazzo non sarà mai un "malvagio" integrale; il giudice sì, invece: massacra civili, rapisce, stupra e uccide ragazzine, calunnia, uccide bambini; ma è coltissimo, conosce gli uomini e ha risorse inesauribili. A differenza di Glanton, l'altro malvagio integrale, ragiona, e sa trattare coi civili e civilmente. Lui sì che è il Male.

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    LucaMilano

    06/10/2015 16:20:41

    Nessun dubbio, è questo il capolavoro di McCarthy, epico, senza speranza, l'ho letto anni fa e il Giudice Holden occupa ancora un posto di primo piano nel mio immaginario nero, così come la calvacata della sua banda di reietti, quando il male sa essere anche buffo, una corte dei miracoli di banditi vestiti con abiti rubati alle loro vittime (un indiano rinnegato ricordo,anche vestito da sposa), un'immagine che vale un libro, impagabile.

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    Hyeronimus52

    01/08/2015 12:36:39

    Ambientato nella metà dell'ottocento questo splendido romanzo di McCarthy narra la sfrenata caccia selvaggia di una banda di cacciatori di scalpi, guidati da un giudice sui generis, privi di scrupoli e assetati di sangue che imperversa impunita tra Messico e limitrofe regioni americane lasciandosi alle spalle una infinita scia di morti e instilla nel lettore la convinzione, se ancora ce ne fosse bisogno, che il "branco" libero dai freni della legge di Dio e degli uomini non conosce limiti alle peggiori azioni macchiandosi di delitti che soddisfano solo istinti animaleschi. Anche la natura in questo romanzo descritta con dovizia di particolari, è altrettanto selvatica e ostile

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    Hyeronimus52

    28/07/2015 23:29:11

    Ambientato nella metà dell'ottocento questo splendido romanzo di McCarthy narra l'implacabile caccia selvaggia di una banda di cacciatori di scalpi privi di scrupoli e assetati di sangue che imperversa tra Messico e limitrofe regioni americane lasciandosi alle spalle una infinita scia di morti e instilla nel lettore la consapevolezza che il "branco" libero dai freni della legge non conosce la pietà ma conserva soltanto gli istinti peggiori, quelli che lo rendono più crudele e indifferente delle belve. Anche la natura, descritta con dovizia di particolari, è altrettanto spesso selvatica e pericolosa.

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    Thinner5

    25/02/2015 02:16:13

    Romanzo certamente non facile da recensire. Lo stile asciutto di McCarthy descrive ogni genere di atrocità in un allucinante agglomerato di infamia umana. Lo stesso quindicenne protagonista, sappiamo il nome di tutti tranne che il suo, non è certo un esempio di integrità morale ma nel complesso è uno dei soggetti meno crudeli, tutt'altra cosa il giudice Holden che è probabilmente il personaggio più astuto e malvagio di cui ho mai letto in un libro. L'opera non è delle più digeribili fra quelle dello scrittore e non è certamente adatta a persone molto sensibili, ma a tutti gli altri lo consiglio decisamente!

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    Luciano

    03/05/2014 11:52:56

    Questo libro di 340 pagine ne ha 100 di troppo (descrizioni infinite, ripetitive, noiose, che ti fan cascare le braccia) e 30 mancanti (i chiarimenti su tante azioni, personaggi e situazioni che, per aver voluto l'autore essere fin troppo stringato, ti lasciano tanti interrogativi in testa e zone d'ombra nella dinamica dei fatti)

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    marialucia

    26/12/2013 15:07:12

    Avevo già letto Cavalli selvaggi, Oltre il confine e Non è un paese per vecchi.Molto belli, toccanti.Ho ho voluto leggere anche Meridiano di sangue. Non riuscivo a finirlo: pesante, lungo, ripetitivo, noioso. Non mi piace lasciare a metà i libri, perchè potrei perdermi qualcosa! e invece non c'era niente di nuovo: morti, assassinii, scalpi. Dò uno e si salvano solo le descrizioni dei paesaggi.

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    Materlab

    29/08/2013 17:51:58

    Sono veramente pochi gli scrittori che sanno costruire storie davvero straordinarie. Uno di questi si chiama Cormac McCarty. Meridiano di sangue è considerato (a ragione secondo me) il suo capolavoro. Una storia western affascinante, geniale, intensa... In una parola: epica.

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    Davide

    06/05/2013 15:34:10

    Romanzo consapevolmente gnostico, a metá tra Melville, Conrad e Dostoevskij : McCarthy celebra ed esalta ad un tempo il mito cupo, caotico e cruento della Frontiera, tracciando nel mentre un percorso di indagine del mistero del Male. Opera realistica e visionaria ad un tempo , non per stomachi deboli e palati facili.

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    Antonino

    05/10/2012 15:08:14

    A tratti un po' lento ma sicuramente da non perdere. Preferisco la "Trilogia della frontiera". McCarthy una garanzia.

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    luca

    23/09/2012 16:30:18

    sicuramente un ottimo libro, forte, cruento, coinvolgente, che ti trascina dentro al racconto fino ad immedesimartici. Ottima trasposizione della realtà del tempo, che siamo abituati a vedere nei migliori film western. Ci sono ottime riflessioni sulla vita da parte dei personaggi, che presentano carratteristiche differenti l'uno dall'altro. Lettura da affrontare con calma e piacere, immaginando di cavalcare al loro fianco. Scopro con questo testo un ottimo scrittore

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«Il cuore americano ha premiato McCarthy per aver riportato la narrazione nelle verdi praterie.» Fernanda Pivano

Meridiano di sangue è ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti intorno all’anno 1850. Un ragazzino si unisce a una banda di spietati cacciatori di scalpi dediti a ogni sorta di crimine.

Sono la morte e la gratuità della violenza le grandi ossessioni dello scrittore americano Cormac McCarthy (premio Pulitzer per il romanzo La strada). Questo romanzo non fa eccezione: rapine, omicidi, atti di inaudita violenza nei riguardi di persone inermi sono al centro della narrazione. Beninteso la violenza per McCarthy non ha niente di compiaciuto, non vuole creare effetti splatter, serve all’autore per compiere una drammatica indagine esistenziale su un’umanità che vede sempre più allo sbando. Il linguaggio usato ha qualcosa che rimanda alla semplicità della lingua orale, dei racconti tramandati intorno al fuoco dei bivacchi.

Merdiano di sangue è il romanzo più difficile tra quelli scritti da Cormac McCarthy, quello in cui è più forte il suo debito nei confronti di William Faulkner. Un western atipico, tragico, animato da personaggi che hanno irrimediabilmente perduto la loro umanità e che si muovono in una natura matrigna e indifferente.

Recensione di Davide Peron