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Il mestiere di vivere. Diario (1935-1950) - Cesare Pavese - copertina
Il mestiere di vivere. Diario (1935-1950) - Cesare Pavese - 2
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Il mestiere di vivere. Diario (1935-1950)
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Descrizione

Iniziato il 6 ottobre 1935 durante i giorni del confino politico, "Il mestiere di vivere" accompagna Cesare Pavese fino al 18 agosto 1950, nove giorni prima della sua morte, e diventa a poco a poco il luogo cui affidare i pensieri sul proprio mondo di scrittore e di uomo e, soprattutto, le confessioni ultime su quei drammi intimi che laceravano la sua esistenza. Amaro, disperato, violento, ironico, raramente sereno, Pavese consegna al lettore una meditazione sulla vita, sui sogni, sui ricordi e sull'arte condotta con rigore intellettuale e morale; e allo stesso tempo, pagina dopo pagina, testimonia con lucidità l'evoluzione di un personale mestiere di vivere. In appendice "Frammenti della mia vita trascorsa", "Pensieri cassati", "In sogno". Completano il volume un ampio apparato di note, la cronologia della vita e delle opere, la bibliografia ragionata e l'antologia della critica.
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Dettagli

2014
Tascabile
22 aprile 2014
574 p.
9788806221423

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Nella pagine di Pavese rientrano considerazioni generali sulla vita, la morte, il suicidio, il dolore, riflessioni sulla letteratura, sulla divinità, sulla giovinezza e violenti sfoghi contro donne mai nominate. Ma Il mestiere di vivere è prima di tutto un diario letterario. Cesare Pavese si interroga continuamente sulla funzione della letteratura, sulle scelte contenutistiche e stilistiche, sulla filosofia che le sorregge, sulla creazione di un'opera poetica unitaria, in un continuo intreccio fra arte e vita.

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Francesco
Recensioni: 5/5

Un libro intenso. Il diario di un uomo che comprende la vita, ma non riesce ad affrontare i compromessi che la società impone. Per comprendere fino in fondo l'uomo Pavese non basta leggere la sua produzione letteraria bisogna assolutamente lettere "Il mestiere di vivere".

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Melo96
Recensioni: 5/5

"Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più." Si chiude così lo "zibaldone di pensieri" di Cesare Pavese, quello zibaldone che al suo interno afferma costantemente il non riuscire a distinguere la vita e la scrittura, poichè ormai rappresentano un unicum non scindibile. Si scrive e si vive, se viene meno la scrittura, viene meno la nostra esistenza, la nostra vita. Uscito postumo nel 1952, diventa il testamento spirituale e uno degli strumenti più utili per la comprensione del Pavese, uno dei grandi intellettuali del novecento italiano e non solo.

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Cesare Pavese

1908, Santo Stefano Belbo (Cuneo)

Studia a Torino dove si laurea con una tesi su Walter Withman. Sin dagli anni Venti legge i maggiori autori americani e inizia a tradurre le loro opere. Fra il 1935 e il 1936, per i suoi rapporti con i militanti del gruppo Giustizia e Libertà viene arrestato, processato e inviato al confino a Brancaleone Calabro. Tornato a Torino inizia a collaborare con la casa editrice Einaudi nel 1934 per la realizzazione della rivista «La Cultura», che dirige a partire dal terzo numero. Nel 1945-46 dirige la sede romana della medesima casa editrice. Ha svolto un ruolo fondamentale nel passaggio tra la cultura degli anni Trenta e la nuova cultura democratica del dopoguerra. Dopo la Liberazione, si iscriv al partito Comunista. Seguono anni di lavoro molto intenso, in cui pubblica le sue...

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