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Mi dichiaro prigioniero politico. Storia delle Brigate Rosse

Giovanni Bianconi

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2003
Pagine: 311 p.
  • EAN: 9788806157395

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Recensioni dei clienti

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    JC14

    05/08/2016 01.08.09

    Ottimo libro. Ben narrato. Si capisce il periodo grazie all'ordine cronologico e al chiaro incastro tra eventi e personaggi. Gradevole lettura e scorrevole scrittura.

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    anna

    11/05/2008 17.16.23

    ... dipende dalle aspettative! il libro e' costruito come il resoconto delle vite di 5 militanti. e' un po' romanzato o per lo meno non ha l'aria di essere una ricostruzione particolarmente fedele. ha il difetto di non fornir eun quadro organico della storia delle brigate rosse, proprio perche' tratta il tema in modo solo parziale. spesso e' un po' troppo indulgente, nel delineare certi personaggi. in compenso, a differenza di tanti libri sulle BR, e' di piacevole lettura, senza digressioni filosofiche o politiche.

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    Giacomo

    09/12/2006 01.06.50

    Mi ha abbastanza deluso. Non c'e' nulla che non sia gia' ampiamente conosciuto (forse l'unica eccezione è il capitolo su Maccari), ma soprattutto mi ha infastidio la troppa retorica e il troppo buonismo che aleggiano nel libro. Stiamo parlando di gente che ha ucciso (anche se non è politicamente corretto ricordarlo), non di eroi romantici. Sarebbe bene non dimenticarlo.

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    Marta

    05/09/2006 09.55.54

    Scandaloso che in un libro dedicato alla storia degli anni '70- '80 l'autore sbagli la data della strage di Bologna. Tutte le vicende sono banalizzate dalle opinioni dell'autore che si fanno sentire ad ogni riga. Un resoconto superficiale che concorre soltanto a cementare i luoghi comuni.

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    Francesco da Cosenza

    21/03/2006 10.18.18

    Sono un grande studioso ed appassionato di BR e anni di piombo su cui ho letto tanto....il libro è molto bello e scritto bene, l'unico appunto a Bianconi è quello di non aver dato un suo sufficiente e deciso punto di vista di condanna e accusa a chi aveva ceduto alla distorsione totale di ciò che credeva sogni. E' indubbiamente vero che la realtà di allora era molto complessa e non va analizzata con retorica e approssimazione.....ma vi prego di non metterla sul piano della passione e del romanzo quando si parla di centinaia di morti innocenti in nome di un'utopia degenerante. Sono in sintonia su chi giudica squallida questa generazione e sul fatto che ognuno di noi dovrebbe impegnarsi nel sociale.....ma era più squallido chi lasciava la propria famiglia per strappare qualcun'altro alla sua!! Concludo ribadendo che è un libro indispensabile per capire un fenomeno così complesso, soprattutto per il fatto di essere uno dei pochissimi ad analizzare la figura di Maccari (il 4° uomo)....grazie dello spazio che ci riservate ed arrivederci al prossimo bel libro

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    Luciano Riccardi

    31/01/2006 07.44.27

    Uno scritto che sembra non avere alcuna pretesa di approfondire la realtà sociale e politica degli anni Settanta, limitandosi, come il sottotitolo suggerisce, ad una serie di "storie", a tratti romanzate, di alcuni "protagonisti" in tono minore delle Brigate rosse. La prosa scorrevole e talvolta piacevole dell'autore evita una lettura critica di un fenomeno complesso, limitandosi ad una descrizione epidermica, utile a coloro che forse non conoscono molto la storia contemporanea ma decisamente poco interessante per tutti gli altri. Pertanto un testo da consigliare solamente per chi vuole iniziare con una lettura chiara e semplice la storia degli anni di piombo.

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    Marco

    08/12/2004 18.35.15

    Bravo Bravo Bravo! Senza alcuna pretesa di ricostruzione storica oggettiva, Bianconi (al solito) scrive un bel libro in cui narra le vicissitudini di 5 militanti comunisti che decidono di entrare nelle BR in diversi periodi storici. Scritto veramente benissimo, il libro comunica con immediatezza i sentimenti, i dubbi e le angosce di chi ha vissuto un'esistenza deviante come quella brigatista. Immediato ed appassionante, da rileggere!

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    pietro

    19/07/2004 12.28.09

    Un libro splendido dove vengono raccontate nei minimi particolari le vicende accadute in quel periodo. E' indispensabile averlo nella biblioteca di ognuno di noi di sinistra. L'autore ha dato il massimo per realizzarlo.

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    alessandro

    20/05/2004 12.08.25

    non avevo mai letto nulla sulle BR. questo libro è indispensabile. scritto benissimo e da una prospettiva davvero difficile da trattare, quella interna. congratulazioni a bianconi.

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    maria

    25/03/2004 12.35.51

    Non ho avuto la fortuna di vivere glia nni settanta, purtroppo sono costretta a sopportare questa generazione squallida. questo libro fantastico mi ha permesso di trasferirmi in quell'epoca meravigliosa dove impegno politico non voleva dire solo fare scritte sui muri, dove c'era veramente voglia di cambiare il mondo... grazie Bianconi!

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    alessandro

    06/09/2003 14.16.13

    Bellissimo ! Ho vissuto gli anni settanta con grande passione politica. Ho perso un amico militante di Prima Linea e tuttora ne piango l'assenza pur non avendone mai condiviso la scelta armata per motivi morali ed etici. Purtroppo nessuno finora era stato capace di narrare le tensioni emotive di quegli anni .Finalmente un libro che é stato scritto ricordando che non esisteva solo l'odio ma anche tanto desiderio di un mondo piu' giusto. Purtroppo non so' quanti che non hanno vissuto quel periodo potranno vivere questo libro cosi'intensamente come io lo ho vissuto pagina per pagina.

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    <I>Mi dichiaro prigioniero politico. Storie delle Brigate rosse</I> di Giovanni Bianconi, ed. Einaudi, è un libro sconcertante e bello. Bello proprio perché (per le ragioni per le quali è) sconcertante. L’autore, attraverso interviste, atti processuali, giornali dell’epoca e quant’altro, ricostruisce la storia di sei brigatisti nell’arco di tempo che va dai primi anni ’70 alla seconda metà degli anni ’80, come dire nascita, apogeo, crisi e fine della lotta armata comunista in Italia (almeno fino alle recenti vicende). L’aspetto sconcertante e bello del libro è il tentativo di mimesi dell’autore con la materia narrata, ovvero con la vita, le motivazioni, il linguaggio, la psicologia delle sei “storie” che racconta. L’iniziale fastidio a leggere dell’esaltazione mistica dei caduti brigatisti, della pressoché totale assenza di pietà per le vittime, del ricorso allo schema infantile della “provocazione” per giustificare i peggiori atti di violenza su cose e persone, dell’insensato e inaccettabile appiattimento di “Stato” e “fascismo” in un unico calderone da delineare come il “nemico”, lascia il posto alla penetrazione nella psicologia, nel contesto sociale, nell’apparato ideologico dell’eversione, realizzata da Bianconi meglio di qualsiasi altro saggista, politologo, storico che abbia letto sull’argomento. Emerge, in definitiva, una comprensione (che non significa affatto accettazione, né tanto meno condivisione) del “punto di vista” brigatista sugli anni di piombo, che fa dei protagonisti della lotta armata non dei mostri o degli alienati, come tante altre analisi tentano di concludere, ma degli uomini, agitati da un coagulo di passioni politiche, sociali, sentimentali addirittura, non tutte insensate, talune perfino giuste e condivisibili. È un libro da leggere assolutamente (magari in parallelo a <I>L’eskimo in redazione</I> di Michele Brambilla, ed. Mondadori, per antidoto), perché la dichiarazione di “follia”, che si parli di BR o di nazismo, di Gulag o di Piazza Fontana, non è mai convincente né risolutiva e

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