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La mia vita di giornalista. Un viaggio attraverso la storia contemporanea

Edgar Snow

Traduttore: F. Salvatorelli
Editore: Einaudi
Collana: Saggi
Anno edizione: 1977
Pagine: IX-496 p.
  • EAN: 9788806461850
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Un altro libro di Edgar Snow sulla Cina? Apparentemente soltanto un libro di Snow su se stesso, sulla sua vita, le sue esperienze di giornalista americano. Anzi, all'inizio semplicemente le sue esperienze di americano deciso a guadagnarsi la vita vedendo il mondo, poi divenuto giornalista, forse il giornalista americano piú noto di questo secolo, per aver avuto l'occasione in alcune notti dell'autunno del 1936 di farsi raccontare l'autobiografia di un intellettuale guerrigliero destinato ad affermarsi come il protagonista piú rilevante del nostro tempo.C'è molto della storia degli Stati Uniti in questo libro, una storia sempre mal nota o, piuttosto, mal compresa. Quelle commistioni di origini che stanno alle spalle di ogni americano, quelle fattorie del Kentucky o quelle scuole di Kansas City che sembrano anonime e intercambiabili soltanto a noi europei, ma soprattutto quel sentirsi in qualche modo coperto dall'appartenenza ad un paese che non ha conosciuto né le carestie né le invasioni. E poi il complesso contesto della politica di Roosevelt, la contraddizione tra la connivenza soggettiva ed oggettiva del capitale americano con il fascismo tedesco o giapponese e l'esigenza di molti americani di impegnarsi nella battaglia antifascista, di essere a fianco dei popoli piú direttamente schierati nella lotta: un'esigenza molto ben descritta da Snow, che pure era uomo alieno dall'identificazione ideologica precisa, dall'adesione ad un certo tipo di atteggiamenti militanti, per non dire dogmatici.In definitiva alludendo al contesto politico che sta alle spalle della sua attività di corrispondente di guerra americano e poi di giornalista di primo piano, Snow ci consente di comprendere molto meglio il condizionamento ideologico esistente negli Stati Uniti immediatamente prima della guerra e poi durante il conflitto, coí come di seguire quella rapida involuzione che costrinse un uomo come Snow a cercare (perché non fu mai perseguitato in modo da dover fuggire dagli Stati Uniti) almeno tranquillità e possibilità di lavorare in Europa.Eppure questo libro è anch'esso un libro sulla Cina, su come è avvenuto l'incontro tra un americano e la Cina, su com'era la Cina dominata dall'iinperialismo, su com'era la Cina prima della rivoluzione: i bambini ischeletriti dalla fame, gli uomini d'affari che trafficano con i giapponesi, la valanga di fuoco che accompagna l'invasione, gli «esperti» di cose cinesi, non volontariamente nemici della Cina e neppure soggettivamente impegnati a difendere specifici interessi imperialistici, ma cosí lontani dal popolo in mezzo al quale vivevano. E cosí lontani anche da Edgar Snow, la cui caratteristica fondamentale - dopo quell'incontro con la Cina affamata - sarà sempre l'esigenza irrinunciabile della solidarietà verso il popolo cinese. In quante pagine Snow, sullo sfondo della guerra, si chiede che cosa egli avrebbe potuto fare per la Cina, mentre tanti stavano facendo qualcosa contro la Cina. Questa scelta umana, che non era all'inizio conclamata scelta ideologica, fu il motivo per il quale i comunisti cinesi scelsero sempre di considerare Snow uno dei loro: un uomo che volle le sue ceneri deposte per metà nel Kentucky e per metà a Pechino, nel cimitero dei rivoluzionari.