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Le migrazioni interne come fenomeno di massa sono iniziate solo nel secondo dopoguerra? è vero che il regime fascista le ostacolava fin quasi a vietarle? In genere lo si crede. Questo libro dimostra, al contrario, che la mobilità all'interno del paese raggiunse per la prima volta dimensioni imponenti proprio fra le due guerre mondiali: lungo il ventennio milioni e milioni di italiani cambiarono residenza, iniziò ad imporsi la realtà delle migrazioni dal Sud verso il Nord e folle di nuovi abitanti si riversarono nelle grandi città. E se il fascismo proclamava la battaglia contro la «tabe urbana» insieme alla crociata per mantenere radicata nelle campagne la popolazione rurale, la sua azione antimigratoria era in realtà minata da tali e tante contraddizioni da risultare inconsistente.Evoluzione della struttura demografica, vicende economiche, tendenze politiche e culturali, miti ideologici sono colti nel loro intreccio e nel loro reciproco condizionarsi: per questa via Anna Treves riesce a illuminare, attraverso originali strumenti d'indagine, il singolare rapporto tra l'esplosione migratoria e le «catene del regime». Ne esce uno spaccato suggestivo della società italiana nel suo svolgersi durante gli anni del fascismo.

Premessa. L'Italia ferma. Le correnti migratorie vastissime. Migrazioni a lungo raggio e meridionalizzazione della popolazione italiana. Comuni piccoli e comuni grandi. Le grandi città si trasformano. Una società in movimento e le catene del regime. Prefetti, questori e industriali nella lotta contro l'urbanesimo. Antiurbanesimo oppure ordine pubblico? La legge del 1931 e le migrazioni del regime. Migrazioni estere e migrazioni interne. Bonifiche, rimboschimento e natalismo alimentano le migrazioni. La campagna espelle popolazione. Il problema degli sbocchi. Migrazioni interne e industria. Il problema degli sbocchi. Migrazioni interne e servizi. La speranza come meta. Appendice. Indice dei nomi.