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    Michele Bettini

    11/07/2013 12.41.57

    Le varie versioni cinematografiche descrivono Parigi e la Francia con tinte veriste, che mai lasciano spazio ad un minimo di necessario umorismo, risentendo del peso di un romanticismo non del tutto rimosso. Un riadattamento avrebbe significato stravolgere il romanzo originale, il più rappresentativo di quella lingua. La ridefinizione dei personaggi non avrebbe facilmente trovato sostenitori. Così, come nel romanzo, i cattivi hanno vita facile e i buoni si ripresentano ogni volta a credere nel trionfo del bene fino all'ingenuità e al permissivismo. Assistiamo a troppi intrecci, più verosimili in una provincia che in una nazione. Sia Hugo che Dumas sembra che abbiano accettato il postulato calvinista secondo il quale con la ricchezza si sistema tutto, mentre la miseria non può guadagnare favori. Il romanzo sottolinea una Francia alla ricerca di se stessa, ossia di una repubblica definitiva, non più nelle mani di usurpatori. La madre di Cosetta non trova un marito, perché forse non l'ha mai cercato, mentre il padre adottivo, il classico benefattore, rasenta il sospetto. La giustizia sembra ancora una volta non avere un cuore, ma l'intransigente poliziotto Javert appare improbabile. La storia di uno che è stato condannato per aver rubato un pezzo di pane è vecchia e poco credibile. Deve esserci dell'altro. Il più esagerato risulta essere Thenardier, come un personaggio biblico, senza il quale né Mosè né Gesù sarebbero stati elevati a profeti. Giudicare I MISERABILI potrebbe risultare eresia, ma sarebbe peggio approvare senza riserve una storia assai contorta, rinunciando ad un doveroso atteggiamento critico. Resta il fatto che Hugo descrive minuziosamente i suoi personaggi e aggiunge al racconto capitoli di grande rilevanza storica, la visione del clero e le aspirazioni delle nuove generazioni. Le varie versioni cinematografiche non potevano fare a meno di rispettare tali descrizioni.

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    Michele Bettini

    02/07/2013 19.34.29

    Le varie versioni cinematografiche descrivono Parigi e la Francia con tinte veriste, che mai lasciano spazio ad un minimo di necessario umorismo, risentendo del peso di un romanticismo non del tutto rimosso. Un riadattamento avrebbe significato stravolgere il romanzo originale, il più rappresentativo di quella lingua. La ridefinizione dei personaggi non avrebbe facilmente trovato sostenitori. Così, come nel romanzo, i cattivi hanno vita facile e i buoni si ripresentano ogni volta a credere nel trionfo del bene fino all'ingenuità e al permissivismo. Assistiamo a troppi intrecci, più verosimili in una provincia che in una nazione. Sia Hugo che Dumas sembra che abbiano accettato il postulato calvinista secondo il quale con la ricchezza si sistema tutto, mentre la miseria non può guadagnare favori. Il romanzo sottolinea una Francia alla ricerca di se stessa, ossia di una repubblica definitiva, non più nelle mani di usurpatori. La madre di Cosetta non trova un marito, perché forse non l'ha mai cercato, mentre il padre adottivo, il classico benefattore, rasenta il sospetto. La giustizia sembra ancora una volta non avere un cuore, ma l'intransigente poliziotto Javert appare improbabile. La storia di uno che è stato condannato per aver rubato un pezzo di pane è vecchia e poco credibile. Deve esserci dell'altro. Il più esagerato risulta essere Thenardier, come un personaggio biblico, senza il quale né Mosè né Gesù sarebbero stati elevati a profeti. Giudicare I MISERABILI potrebbe risultare eresia, ma sarebbe peggio approvare senza riserve una storia assai contorta, rinunciando ad un doveroso atteggiamento critico. Resta il fatto che Hugo descrive minuziosamente i suoi personaggi e aggiunge al racconto capitoli di grande rilevanza storica, la visione del clero e le aspirazioni delle nuove generazioni. Le varie versioni cinematografiche non potevano fare a meno di rispettare tali descrizioni.

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  • Produzione: General Video, 2012
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Durata: 147 min
  • Area2