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Mauro Corona

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2015
Pagine: 235 p. , Brossura
  • EAN: 9788804647133


Con questo libro mi diverto giacché non devo attenermi a trame, tempi, toni o personaggi. Vado un po’ alla Čecov, “senza trame e senza finale”, ma con risultati tredici anni luce distanti dai suoi.

Viene definito “romanzo” proprio sulla copertina, quest’ultimo lavoro dello scrittore esploratore Mauro Corona, anche se, come ammette lui stesso, non ha né una trama né dei personaggi, né un inizio né una fine. A meno che non si consideri la montagna come il personaggio principale e i sentimenti come la sua trama.
Mauro Corona affida alle stampe i suoi diari scritti tra un romanzo di successo e l’altro, tra il novembre 2013 e il marzo 2015, ed è come se facesse finalmente entrare i lettori nella sua bottega per osservare i suoi attrezzi. Questi attrezzi sono l’eco, il vento, le baite di montagna e i loro misteri; sono gli uomini e le donne che ha incontrato durante la sua vita, ma anche le sensazioni suscitate dal contatto diretto con la natura: tutti gli ingredienti che fino ad oggi l’autore ha inserito nei suoi romanzi.
Alla fine quello che abbiamo tra le mani è un romanzo autobiografico ma anche una storia d’amore tra l’uomo e la montagna, tra un uomo che non cede alla tentazione del mondo moderno e la natura che non è più l’Eden incantato di un tempo. Com’è sua abitudine, Mauro Corona scrive pagine di acceso furore contro i politici che hanno profanato le montagne, ma inserisce anche una serie di sue considerazioni personali sul mestiere di scrittore e sull’industria editoriale italiana.
Inseguire i segreti della montagna non vuol dire nient'altro che ricercare se stessi, andando alle origini delle proprie paure. Il tempo delle curiosità non ha scadenza, dobbiamo solo farci trovare pronti per questa nuova, indimenticabile, avventura.

Recensioni dei clienti

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    nuccia zancolich

    06/10/2015 21.46.43

    riscrivo il testo precedente in caratteri minuscoli. per me, è il più bel libro di mauro corona. un errore, la scalatrice menzionata a pag 203 non si chiama nives nervi ma nives meroi

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    lori

    19/06/2015 09.58.23

    Non si può dire che Corona sia un grande scrittore, ma la sua immaginazione formata da immagini e sensazioni oserei dire oniriche rende piacevole la lettura. Un libro che trascina in altri mondi, ma anche un libro arrabbiato che fa debordare una cosciente delusione e sfiducia nell'umanità. vista come egoista, trasgressiva e irrispettosa nei confronti della natura ed in ultima analisi di se stessa. Un libro con un tentativo di denuncia verso la politica e quelle istituzioni che 'riempiendosi la bocca di promesse vuote solo per avere dei voti , o sovvenzioni economiche 'lasciano poi soli chi della difesa del territorio vorrebbe farsi carico. Un libro divertente ma non per questo leggero.

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    Vale

    22/05/2015 12.33.22

    La montagna di Corona è quella degli anni della sua infanzia, prima del Vajont e del turismo di massa. Una montagna povera ma ricca di saggezza popolare, dura, a volte violenta e omertosa ( gli episodi che racconta non erano certo rari, basti pensare al libro "I misteri di Alleghe" di Sergio Saviane ). È anche la montagna della sua vita, che porta a riflessioni e a imprese alpinistiche. È un libro interessante e a volte affascinante (mi è piaciuto soprattutto il capitolo sui reperti che la montagna ancora nasconde e a volte restituisce). Tuttavia è pervaso da un'atmosfera malinconica riferita ai ricordi personali e alle esperienze di vita e carica di disillusione verso il futuro dell'uomo e della montagna . Spesso è anche ripetitivo. Condivido diversi pensieri dell'autore, soprattutto quando parla del baccano di "battaglioni di gitanti" sui sentieri, ma a lungo andare quest'atmosfera cupa, appesantita anche dall'indugiare su un lunga serie di fatti drammatici, finisce col prevalere sulla bellezza della montagna e a creare un clima triste e opprimente, da bicchiere sempre mezzo vuoto. Un libro di riflessioni sulla montagna che invece mi è piaciuto molto è "Fèro l'uomo dei boschi" di Michael Wachtler. È la storia vera di un cercatore di erbe della valle di Tovel, quasi un'eremita. Le sue riflessioni caustiche sulla società odierna, che deturpa la montagna per denaro ed è priva di determinati valori, sono simili a quelle di Corona. Tuttavia Fèro, nelle sue riflessioni e poesie, era in grado di cogliere e rendere la bellezza della montagna in sé stessa, non solo attraverso la sua esperienza ma anche a prescindere dalle generazioni che l'hanno popolata. Per questo la storia di Fèro è un libro, ricco di fotografie, che fa sognare mentre quello di Corona mi ha lasciato con l'amaro in bocca.

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    Erika

    27/04/2015 13.14.26

    E' un libro sicuramente molto, ma molto particolare che può piacere come no. A me mi ha abbastanza soddisfatta anche se ho trovato certi passaggi un pochino lenti.

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