Un mondo di bolle. La speculazione finanziaria dalle origini alla «new economy»

Edward Chancellor

Traduttore: F. Maiello
Editore: Carocci
Collana: Le sfere
Anno edizione: 2000
Pagine: 388 p.
  • EAN: 9788843015856
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scheda di Fasce, F. L'Indice del 2000, n. 11

"Ho anche sentito dire che c'è molto da ottenere sottoscrivendo le nuove azioni africane, vi prego facciamo qualcosa, qualsiasi cosa, quella che giudicate più promettente, mi è indifferente quali azioni". Questo non è il testo di un frenetico Sos lanciato dal cellulare di qualche agente di borsa dei nostri tempi. È invece un messaggio vergato da una penna alatissima dell'Illuminismo inglese, il grande poeta Alexander Pope. Lo stesso che qualche giorno dopo, sempre in quella tarda primavera del 1720, scriveva trafelato a un amico: "Sono veramente assorbito dalle azioni che per adesso bloccano ogni commercio, ogni amicizia e, temo, anche l'onore". Tre soli mesi dopo, ecco Pope in atto di lasciare i panni dello speculatore entusiasta per assumere quelli del "moralista autunnale" che accusava la folla cieca degli speculatori di essere "usciti dal sogno" e, "svegliandosi", essersi "ritrovati a mani vuote". Questa storia occupa un posto di rilievo nell'affascinante libro di Chancellor, che ripercorre, in forma colta e avvincente, la storia della speculazione finanziaria nell'arco di quasi quattro secoli: dalla "tulipomania" olandese degli anni trenta del Seicento, alla "mania ferroviaria" di due secoli dopo, al "capitalismo kamikaze" della borsa di Tokyo degli anni ottanta e novanta del nostro secolo, passando appunto attraverso la corsa ai facili guadagni legati alla South Sea Company che eccitò Pope. Esempio anzitutto di storia culturale, cioè dei modi con i quali la speculazione è stata elaborata e interpretata, Un mondo di bolle gravita spesso dalle parti del sogno e della follia. Glielo impone, del resto, la prima descrizione del mercato azionario in Europa occidentale, redatta a fine Seicento da Joseph Penso de la Vega. Il mercato, secondo de la Vega, è un manicomio, "un'incantevole stregoneria, posta tra l'insanità e il vizio". Un secolo e mezzo dopo, di fronte al proliferare di investimenti ferroviari, un osservatore inglese definisce il proprio paese "un manicomio di lunatici ferroviari". E lo stesso Bill Gates non più tardi di cinque anni fa notava come "quando la follia sarà alle nostre spalle guarderemo all'indietro increduli i rottami delle imprese fallite". Chancellor ha studiato storia a Cambridge e Oxford e ha lavorato per la banca d'investimenti Lazards. Gliene derivano competenza, ma anche una tensione irrisolta fra l'ammirazione per le iniezioni di spirito carnevalesco e anarcoide che, a dire dell'autore, i fenomeni speculativi immettono nel capitalismo e la considerazione dei tragici effetti sociali che gli stessi fenomeni, e le ricette ultraliberiste che li accompagnano, producono. Un limite, questo, comunque ampiamente controbilanciato dal fatto che quella di Chancellor è una storia che si legge tutta d'un fiato, una storia capace di passare una salutare mano di fondato scetticismo sulle presunte razionalità ed efficienze del mercato.

Ferdinando Fasce

In un periodo in cui investimenti, indici di borsa, trading online e new economy sono quotidianamente protagonisti delle prime pagine dei giornali, risulta particolarmente stimolante e istruttiva la lettura di questo libro dell'inglese Edward Chancellor, che ricostruisce le alterne vicende toccate alle attività di speculazione finanziaria nel corso della storia.
L'autore, giornalista del "Financial Times" e dell'"Economist", nonché ex-consulente di banche di investimenti, considera nel suo racconto un arco temporale che va dalle origini della speculazione finanziaria alla new economy. Il panorama mondiale degli affari e dall'alta finanza ha visto succedersi fino ad oggi innumerevoli alti e bassi, veri e propri boom e crac che da sempre animano l'economia e presentano l'andamento altalenante, tipico dei fenomeni effimeri. Con competenza, e uno stile brillante, che indulge piacevolmente all'aneddoto, Chancellor illustra questo mondo di "bolle", dove dominano l'azzardo e il rischio, la follia di chi impegna il proprio denaro in attività al confine tra speculazione e investimento, miraggi di lauti guadagni che spesso si risolvono in fumo. Ecco dunque sfilare tra le pagine i primi esempi storici di speculazione nell'antica Roma dell'età repubblicana, i titoli di stato scambiati nella Venezia del XIII secolo, la febbre dei tulipani che scosse l'Olanda del 1600, e poi le "bolle" della mania ferroviaria del 1845, e nel secolo scorso, quelle del capitalismo cowboy "made in USA" e dell'ascesa economica giapponese. Per concludere con il ciclone Internet, che potrebbe rivelarsi l'ultima di una nutrita serie di bolle.