Il mondo salvato dai ragazzini e altri poemi

Elsa Morante

Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 10 luglio 2012
Pagine: XI-243 p., Brossura
  • EAN: 9788806211912

72° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Poesia - Raccolte di poesia di singoli poeti

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Descrizione
"Un libro uscito in una data fatidica, il 1968, che ha accompagnato una stagione della società italiana segnata dalla volontà di profondo rinnovamento politico e morale. Un libro di grandi slanci, anche formali. Non c'è nulla nella tradizione letteraria italiana che gli assomigli anche lontanamente. Il poemetto, il teatro, la poesia visiva, il libello sono mescolati con un'alchimia che sembra far esplodere l'oggetto libro, proiettare il testo fuori dalle pagine, anche graficamente: come un appello che esca da una gabbia e vada alla ricerca dei "ragazzini" di tutto il mondo. Un inno all'adolescenza, alla sua energia e alla sua bellezza come visione politica per cambiare il mondo. Per questo è il libro che concentra e riassume tutti gli altri libri di Elsa Morante." (dalla prefazione di Goffredo Fofi)

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    Luciano Stolfi

    10/02/2010 20:42:40

    "Il mondo salvato dai ragazzini" di Elsa Morante è un capolavoro. Tutti i libri scritti dalla famosa scrittrice sono dei capolavori, ma questo lo è in modo particolare. E' la storia dei "dannati della terra" che vengono riscattati dall'ingenuità e dalla sincerità. Famosa, all'interno del poema, la descrizione dei "felici pochi" e degli "infelici molti". Gli "infelici molti" sono i "caporali" (per usare un termine caro a Totò) della vita: sono i padroni, gli schiavisti, quelli che sanno sempre tutto, quelli che credono di decidere tutto, quelli che si assurgono a giudici e che credono di essere felici e invece non lo sono. E questi sono in tanti, sono la maggioranza della popolazione, sono la quasi totalità della popolazione. I "felici pochi", invece, sono pochissimi. E' una classe eletta, è la crema della società: sono i deboli, i poveri, gli schiavi, quelli che non contano, quelli che non decidono e che non possono decidere. E così la verità viene a galla: gli infelici molti credono di essere i migliori, i capi, ed invece, in fondo in fondo, non contano nulla; i felici pochi sembra che non abbiano nessuna importanza nella vita e nella società ed invece, alla fine, sono quelli che hanno più importanza degli altri, quelli che contano veramente, quelli che danno un senso alla vita di tutti, quelli che lasciano, all'interno della vita, un seme che è destinato a fruttificare. Elsa Morante, la grande poetessa, la grande scrittrice, ha saputo, in questo libro, ma anche negli altri che ha scritto (si pensi al personaggio del piccolo Useppe ne "La Storia") dare voce a chi non ne ha, dare diritto di cittadinanza a chi vive ai margini, a chi sembra non contare nulla, a chi viene trattato come la feccia della vita e della società. Alberto Moravia, che è stato marito della Morante, una volta, parlando a proposito di Pier Paolo Pasolini, disse che in ogni secolo nascono pochissimi poeti, due o tre al massimo: ecco io penso che tra questi pochi poeti destinati a passare alla storia per ogni secolo si possa inserire la Morante.

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