Editore: Mondadori
Collana: Oscar saggi
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 novembre 2017
Pagine: XXIII-350 p., Brossura
  • EAN: 9788804681731

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Ideologie politiche - Nazionalismo

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:

€ 11,25

€ 15,00

Risparmi € 3,75 (25%)

Venduto e spedito da IBS

11 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 
 

Settanta anni dopo la prima pubblicazione vengono riediti i saggi politici di Thomas Mann. Nella raccolta è presente anche un saggio del 1922, ma i più furono scritti fra il 1930 e il 1945 e hanno a che fare eminentemente col nazismo e con la guerra. Sono documenti storici, ma il lettore resterà sorpreso di quanto essi parlino almeno altrettanto all’attualità. Documenti storici, certo, tragici. Nel 1930, mentre la Repubblica di Weimar si suicidava, Mann rivolgeva Un appello alla ragione: orgoglioso del proprio ancoraggio alla borghesia, proprio a essa si rivolge, perché non si lasci spaventare da parole come socialismo e marxismo, ma guardi invece al vero pericolo, il nazismo. Appello inascoltato. Nel 1938 (...) Mann avvertiva (L’altezza dell’ora) che si sarebbe andati comunque alla guerra, perché il fascismo esclude la pace e la pace esclude il fascismo (...). Nei suoi radiomessaggi trasmessi durante la guerra, Mann aveva avvertito più volte che soltanto se fosse riuscita a liberarsi da sola di Hitler la Germania avrebbe potuto sperare in un trattamento magnanimo dopo la sconfitta. Borghese, tedesco e cosmopolita in quanto tedesco: così Mann presentava se stesso. (...) Nel marzo 1945 (...) Mann diceva per radio che la Germania non sarebbe morta, ma avrebbe assunto una nuova figura e avrebbe avuto una nuova vita. A guerra finita ribadiva che la storia del mondo non finiva, che la Germania ne faceva parte e che, sebbene la politica di potenza continuasse e non lasciasse prevedere molto di buono, tuttavia la diminuita importanza dei confini politici avrebbe favorito un umanesimo sociale, molto superiore alla democrazia borghese. Utopie? Forse. Ma è nel saggio che dà il titolo al libro, Attenzione, Europa!, che si leggono le cose più amaramente attuali. Nel 1936 l’allora sessantunenne Thomas Mann dichiarava di non amare la gioventù dei suoi tempi, una gioventù che si adagiava nella vita collettiva, desiderava “vacanze continuate dal proprio Io”, liberarsi dal pensiero e “anche dalla paura, naturalmente, paura della vita”. Quei giovani lui li chiama dei primitivi che disprezzano l’idealismo e tutto ciò che ha a che fare con esso; innamorati della tecnica, ma niente affatto della ragione, sono dentro una superstizione modernamente democratica, una superstizione sentimentale che mirava “all’abolizione di ogni differenza fra verità e menzogna”. Mann non era ottimista: prevedeva che “questo pseudo-pensiero” avrebbe avuto il potere “di convertirsi con audace violenza in storia”. La partita – scriveva allora, nel 1936 – è già perduta. Disgraziatamente aveva ragione. L’umanesimo militante, da lui invocato, non ebbe successo e forse non ebbe un numero sufficiente di praticanti. Teniamocelo per detto.

Recensione di Enrico De Angelis