La montagna incantata

Thomas Mann

Curatore: E. Pocar
Editore: Corbaccio
Anno edizione: 2011
Pagine: XIV-689 p., Brossura
  • EAN: 9788863801682

11° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Classica (prima del 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Lorenzo

    15/02/2017 11:55:15

    Bella traduzione degli anni '60, però le preferisco quella nuova della Colorini per i Meridiani.

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    patrizia b.

    06/12/2016 17:56:23

    confesso che ho fatto molta fatica a leggerlo e perciò il godimento è stato minore alle aspettative. Mi è sembrato che, di volta in volta, Mann abbia sviluppato argomenti diversi e staccati tra di loro per farci conoscere il suo pensiero su molteplici argomenti e/o problemi. La storia, tutto sommato, è soltanto un pretesto ed in effetti potrebbe essere riassunta in cinquanta pagine. Forse dovevo leggerlo da giovane.

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    wehrkelt

    07/09/2016 18:52:26

    Per carità, sarà un capolavoro. Confesso di non essere riuscito ad arrivare a pag. 100. Mi chiedo solo se tutti gli entusiasti lettori l'abbiano davvero finito.

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    paolo

    19/08/2016 13:13:28

    Grandioso affresco delle varie correnti di pensiero all'inizio del 900 che e'riassunto nelle schermaglie verbali tra Settembrini e Naphta.Profonda riflessione sul tema della malattia e della morte,e' un incalzante e convincente invito a non lasciarsi sopraffare dai pensieri parassiti ma di vivere la vita in armonia lasciandosi guidare da bonta' ed amore.E' anche da leggere come una critica alla guerra in generale.

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    Enzo

    10/11/2014 19:22:36

    Un giovane uomo giunge su una vetta solitaria svizzera, lontano dal mondo civilizzato, in visita ad un cugino ricoverato in un sanatorio cosmopolita, simbolico convoglio di correnti culturali dell'epoca, nonché uno degli ultimi baluardi di un'irripetibile vita borghese, in cui nulla scorre ma resta sospeso o muta arbitrariamente il proprio corso, il tempo, le costumanze e persino le stagioni; e resta intrappolato nelle reti del luogo fascinoso e della vita oziosa che offre, per un soggiorno a cui soltanto l'avvento della grande guerra metterà fine. La trama ha ben poco da offrire, di tanto in tanto scorre con fluidità, le dissertazioni, dapprima intelligenti e interessanti, a patto di prestare la dovuta concentrazione, divengono poi - almeno per me - sempre più inaccessibili tanto vasti complessi e numerosi sono i rimandi culturali contenuti, per la maggiore, nelle schermaglie verbali tra Settembrini e Naphta, rappresentati di due correnti di pensiero opposte e in eterna lotta, fino ad un livello di compiaciuta astrusità che spesso sono stato tentato di scagliare il considerevole tomo fuori dalla finestra. Perché dunque gli ho assegnato il massimo dei voti? Per il timore reverenziale di dissentire da una deferente convenzione? No, perché il romanzo ha molto più di questo da offrire. Se non bastasse l'assoluta bellezza della prosa di Mann c'è un piacere voluttuoso tra queste pagine placide e contemplative, una chiarezza e allo stesso tempo una fascinosa ambivalenza. Gli ultimi capitoli sull'arrivo del grammofono, sulla seduta spiritica e l'angosciosa degenerazione degli eventi inaugurati dai primi tumulti della guerra, sono straordinari. Una menzione d'onore soprattutto all'allucinatorio capitolo "Neve", la cui potenza artistica è talmente elevata che potrebbe costituire un racconto autonomo. Mentre con i Buddenbrook(che preferisco) Mann si congeda dall'800, con La Montagna Incantata entra in trionfo nel nuovo secolo.

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    Paolo

    28/04/2014 14:02:12

    Un capolavoro monumentale......unisce un'incredibile capacità espressiva ad una analisi psicologica fine e profonda....mi ha ricordato quest'ultimo tratto i capolavori di soseki (Anima e Cuore etc....)

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    Annarita

    25/03/2014 23:46:26

    Libro complesso e decisamente non facile, ma innegabilmente profondo e bello se non fosse per alcune parti in cui l'autore si dilunga in dissertazioni filosofiche e storiche che oltre a richiedere un lettore competente appaiono anche pretenziose. "La montagna incantata" presenta almeno due piani di lettura: in uno è simbolo e location del percorso di crescita di un giovane borghese che si affaccia all'età adulta e che compirà il proprio cammino attraverso la separazione e lo straniamento dalla società attiva e concreta, attraverso il confronto con la malattia, dolore del corpo, la solitudine, dolore dell'anima, e la morte, parte essenziale ed imprescindibile della vita. Nell'altro è malinconica rappresentazione della cultura europea ormai al tramonto di un'epoca e alla vigilia del rinnovamento tempestoso e sanguinoso che sarà la grande guerra. In questo viaggio di emancipazione Castorp avrà uomini al suo fianco, maestri, guide e compagni, né mancherà una donna, musa d'amore. Prima di incontrare pienamente la vita dovrà porsi al di fuori di essa, vivere le molteplici e inaspettate esperienze che l'esistenza umana offre anche in un incredibile e mistico luogo di isolamento ed esplorare le ragioni della mente e del cuore con sincera apertura mentale ed onestà intellettuale. La passione e la libertà con cui conduce la sua accurata opera di osservazione e di studio sono la cifra del valore della conoscenza e dell'esperienza dell'incontro con sé stesso per ogni uomo che voglia essere tale.

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    silvia

    17/07/2013 18:43:35

    Non avevo mai letto "La montagna incantata" nel timore di trovarmi di fronte a una montagna di speculazioni cervellotiche, è stato in parte così, l'autore stesso ammette che alcune disquisizioni sono fini a se stesse. Nonostante ciò si tratta di un romanzo che apre la mente, imponendo un percorso, con un ritmo svincolato dal tempo, in un'atmosfera resa ancor più surreale dal clima alpino e dalla malattia, dall'eventualità della morte che rende leciti comportamenti audaci per i primi anni del 1900. Hans Castorp sta per terminare senza troppo entusiasmo gli studi da ingegnere navale, il medico trovandolo esaurito gli consiglia un periodo di riposo, così Hans raggiunge il cugino in un lussuoso sanatorio-albergo sulle alpi svizzere, pensando di trattenersi tre settimane. La vita di Castorp sembrava predestinata a esser inquadrata su binari di monotona prevedibilità, in cima alla montagna invece si nutre di una quantità di esperienze inimmaginabili se non avesse intrapreso quel viaggio. Restiamo dunque sospesi a riflettere insieme al protagonista, in una situazione di stallo e crescita al contempo: senza inseguire obiettivi, ma lasciando che ci raggiungano, finché non è il momento di alzarsi e ripartire. Giù nel mondo in pianura inizia ad "addensarsi rapidissima all'orizzonte", "la fatalità", che fa apparire ormai angusto l'universo personale del protagonista. Purtroppo si tratta della grande guerra, nel concitato clima prebellico poteva essere percepita come abbagliante elemento di rinnovamento, quasi una rivoluzione, persino dall'illuminato mentore Ludovico Settembrini, il quale nel corso del romanzo alimenta il progresso intellettuale del giovane Castorp, ormai maturo per affrontare la vita attiva, arruolandosi in un reggimento di volontari votati al massacro.

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