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Marco Armiero

Traduttore: F. Peri
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Storia
Anno edizione: 2013
Pagine: 255 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806215217
 
 
 
Che lo studio antropologico imbrigliato nel rigido campo del determinismo ambientale (secondo cui sono le caratteristiche geografiche di un dato luogo a determinare la cultura dominante dei suoi abitanti) sia entrato in crisi, ce lo ricordano già dagli anni settanta il lavoro di John Cole ed Eric Wolf in Val di Non. Osservando i paesi di Tret e St. Felix, i due ricercatori avevano notato come, pur nelle identiche condizioni ecologico-ambientali, gli abitanti dei comuni limitrofi parlanti lingue diverse avessero sviluppato strategie di adattamento e strutture sociali del tutto difformi. Ora lo storico dell'ambiente Marco Armiero si spinge più in là, e arriva a riflettere su come non solo non sia l'ambiente a determinare i comportamenti, ma come la costruzione dell'identità nazionale si sia riflessa sulla percezione del paesaggio (le montagne italiane), fino a modificarlo in modo permanente. Dunque Armiero va oltre il determinismo ambientale classico, e anche al possibilismo di Cole e Wolf, e propone una visione più complessa e "ibridata": "Respingo l'approccio dicotomico che vuole tenere separate cultura e natura", dichiara in premessa. Inizia così una successione di esempi su come le diverse narrazioni volute dalle politiche dominanti abbiano portato a definire nuovi canoni estetici e nuove interpretazioni del valore dell'ambiente traducendosi in trasfigurazioni del territorio. Si racconta così delle campagne di forestazione volute dal fascismo, atto simbolico di ricreazione di un nuovo ordine sulle montagne, o la stagione dei cantieri per edificare le muraglie di calcestruzzo delle dighe legittimata dal mito del progresso e da una vera e propria ridefinizione estetica dei grandi manufatti. Godibilissimi i capitoli sui briganti del Meridione e sul concetto di wilderness che essi stessi, come sorta di animali selvatici, impersonavano nell'immaginario postunitario. O il racconto dell'attribuzione simbolica riconosciuta al Monte Rubello, in Valsesia, dove aveva trovato estremo rifugio l'eretico Dolcino. In cima al monte venne eretto nel 1907 un cippo commemorativo al perseguitato Dolcino, simbolo di ribellione e indipendenza delle comunità montanare: monumento scomodo, fatto poi saltare in aria con la dinamite dal fascismo.   Marco Albino Ferrari