La morte a Venezia

Thomas Mann

Traduttore: A. Rho
Editore: Einaudi
Collana: Nuovi Coralli
Edizione: 2
Anno edizione: 1972
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: 104 p.
  • EAN: 9788806313777
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Recensioni dei clienti

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    Romano De Marco

    19/12/2006 10:47:46

    La contemplazione della bellezza, unica possibilità per l'uomo di avvicinarsi al concetto di assoluto e, quindi, di divino. E' questo il presupposto intorno al quale si dipana la metamorfosi dell'intellettuale e scrittore di successo Aschenbach, perdutamente innammoratosi del giovanetto Tadzio, incontrato durante un soggiorno Veneziano. Una città malata e in disfacimento fa da contorno esplicitamente metaforico, ad un percorso che tra dannazione e beatitudine porta l'attempato artista a confrontarsi e scontrarsi con tutti quelli che sono stati, fino a quel momento, i suoi punti fermi e le sue convinzioni. Questa rivoluzione in un certo senso attesa e covata per tutta la sua integerrima e metodica esistenza, si concluderà con un epilogo fin troppo annunciato. Forse un epilogo auspicato e deliberatamente provocato dalle scelte dello stesso personaggio che lo avrà inconsciamente ritenuto come l'unico possibile. Imperdibile.

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    Nicola Salis

    04/09/2002 11:11:13

    dopo le iniziali difficoltà, ho finito di leggere "La Morte a Venezia", romanzo breve di Thomas Mann. il libro mi è parso molto interessante per il messaggio e il contenuto che trasmette. lo stile, molto ricercato, è a tratti poco scorrevole, anche se spesso sublimemente elegante. uno dei maggiori quesiti che il libro ci propone è (in sintesi): l'artista trova la maggiore ispirazione (e quindi produzione) attraverso il controllo rigoroso e continuo dei propri istinti e delle proprie passioni (di qualsiasi tipo), oppure l'artista è per sua natura "costretto" a lasciarsi dominare dai turbamenti e dai vizi che l'arte stessa (presente in esso come dono divino) gli genera in corpo, per poter migliorare in qualità e in quantità la propria produzione artistica? il quesito è interessantissimo.una vita oculata e programmata, è una vita che porta necessariamente alla mediocrità? l'artista si riconosce negli eccessi e nei vizi? è questa l'unica strada percorribile? e ancora: non potrebbe scaturire un'opera d'arte, di qualsiasi tipo, dalla disciplina, dal controllo esercitato con ferrea volontà sul proprio essere, al fine di dedicare le energie e il tempo migliore, alla faticosa e dura elaborazione dell'opera stessa? in una frase il protagonista si chiede: può la bellezza (requisito essenziale di qualsiasi opera d'arte) scaturire dal controllo ossessivo dei propri sensi, o essa può giungerci solo dalla liberazione sfrenata delle nostre passioni, guidate dal godimento che i nostri sensi traggono dal mondo esterno? egli è fermamente convinto che solo attraverso un'autodisciplima metodica e rigorosa si possa indirizzare il meglio del proprio essere alla creazione, perchè ritiene che essendo la bellezza uno stato dello spirito, essa puo raggiungersi esclusivamente con il controllo totale dei propri sensi, con una sorta di razionalismo pragmatico. lo sviluppo del romanzo sbugiarda la convinzione del protagonista: egli si innamora perdutamente di un giovane adolescente, bellissimo e perfetto, che agli occhi del protagonista i

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