Morte dell'inquisitore - Leonardo Sciascia - copertina

Morte dell'inquisitore

Leonardo Sciascia

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Editore: Adelphi
Edizione: 10
Anno edizione: 1992
In commercio dal: 7 gennaio 1992
Pagine: 118 p., Brossura
  • EAN: 9788845908774
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    angelo

    20/02/2019 14:48:50

    Ingredienti: la storia del Sant’Uffizio in Sicilia nel XVII secolo, il delitto dell’inquisitore spagnolo nel 1657, la ricostruzione della vita misteriosa del suo assassino, la ferocia della fede quando perde ogni pietà e amore. Consigliato: agli uomini di “tenace concetto” curiosi di capire le pagine più oscure del passato, agli spiriti liberi, eretici ed allergici alle verità imposte.

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    Luca Aquadro

    06/01/2019 14:18:32

    "(...) questo breve saggio o racconto (...) è la cosa che mi è più cara tra quelle che ho scritto (...) è un libro non finito, che non finirò mai (...) la sufficienza con cui ne hanno parlato o ne hanno taciuto, è l'altro motivo per cui tengo a questo lavoro." (pp. 9-10) Queste frasi, tratte dalla "Prefazione" dell'autore al volumetto "Morte dell'inquisitore", uscito nel 1964, ci dicono tanto di Sciascia: l'amore per la "brevitas" e la continua oscillazione tra saggistica e narrativa; l'affetto quasi paterno per le proprie opere più coraggiose e più divisive; la compresenza solo apparentemente assurda tra fiducia illuministica nella ragione umana e pessimismo genetico da siciliano fiero di esserlo; l'atteggiamento di ironico disprezzo nei confronti della pavida mediocrità altrui. "Morte dell'inquisitore" è, in fondo, soprattutto un romantico omaggio alla libertà di pensiero e al coraggio delle proprie idee, svolto per mezzo della rievocazione quasi negromantica della figura di Diego La Matina, frate agostiniano vissuto nei decenni centrali del Seicento e divenuto per un breve periodo celebre per aver ucciso il proprio inquisitore, lo spagnolo Juan Lopez de Cisneros, prima di finire sul rogo. Come sempre nei suoi saggi storici, Sciascia scava tra i documenti dell'epoca e ridà vita a personaggi ormai sepolti nelle pieghe della storia alla ricerca di costanti della storia siciliana e non, risultando, qui più che in altri casi, provocatorio, come non potrebbe essere diversamente trattando di un argomento sensibile e storicamente assai discusso quale i crimini dell'Inquisizione. Della vicenda in questione, ognuno si faccia la propria idea, senza dimenticare che l'autore stesso ha avuto in più punti del libro l'onestà intellettuale di ammettere che la documentazione rimasta è molto scarna. In ogni caso, onore al coraggio e tanta ammirazione per lo stile, che in letteratura è tutto. "Alla vista del rogo non s'alterò, non sbigottì, non mostrò segni di timore" (p. 81)

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    gianni

    25/08/2014 15:03:32

    C'è poco da dire, l solita finezza e il solito disincanto sciasciani. Piccola perla.

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    Emanuel

    28/03/2012 09:46:05

    a mio parere, Sciascia è stato il più grande scrittore italiano del '900! si dovrebbe leggere tutto ciò che ha scritto! e questo piccolo capolavoro è il libro che più gli stava a cuore!

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    Valentina

    15/02/2012 14:03:53

    La storia di un uomo irriducibile, un uomo di fede incrollabile: quella nella verità. Diego La Matina è il religioso originario dello stesso paese di Sciascia, Racalmuto e che lo stesso Sciascia sente come suo virtuale antenato, è lui il protagonista di questa storia ambientata nel periodo del più alto picco della furia dell'Inquisizione

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    Gennaro

    31/07/2009 14:15:34

    Assegnare un voto basso a Sciascia, che in questo libro si conferma letterariamente a livelli elevati, solo perchè ha espresso attraverso questa storia un giudizio negativo sull'Inquisizione, mi fa pensare a quanto sia vera quello che l'autore scrive nella prefazione di questa edizione. Poi... mi viene da pensare che l'Inquisizione (lo fa anche in questa storia) i libri li bruciava... Ah, a quante idee, a quanto libero pensiero (e a quanti bei libri) avremmo dovuto rinunciare... e...chissà, consentitemi lo scherzo, forse oggi avremmo dovuto rinunciare anche a ibs, che in qualche modo favorisce la libera circolazione dei libri (come quelli di Sciascia, l'Illuminista del nostro novecento)!

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    Mauro B

    20/11/2008 23:29:25

    Bello e semplice, uno dei "libretti" migliori tramite cui avvicinare Sciascia. Come una parte degli scritti dell'Autore è, però, caratterizzato da un certo (e giusto, per chi conosce la Sicilia e la sua storia) anticlericalismo: motivo per cui è libro sconsigliato a chi, anche senza essere bigotto, è comunque pregiudicato da indottrinamento religioso.

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    Luciano

    12/10/2006 19:13:02

    Leggere due recensioni su tre negative mi sbalordisce. Libro assolutamente straordinario: non rammento qui i contenuti, poiché altri lo hanno già fatto con perizia; tuttavia è evidente che i non laici lo troveranno insopportabile, negando anche a sé stessi che la verità che, se fosse stato per la Chiesa, noi saremmo ancora al bel medioevo. Ma a quanto pare non se ne rendono conto.

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    Federico

    15/06/2005 11:56:23

    Romanzo, o meglio cronistoria, di Fra Diego La Matina, meritevole di attenta lettura. Se da un lato Sciascia appare rischiarato dalla ragione, dall'altro sembra abbacinato (ossia acciecato) da un Illuminismo mal digerito, per quanto concerne le ipotesi sull'eresia del protagonista. La lettura del tragico e non eccezionale, purtroppo, caso risente di una ideologia anticlericale tout-court. Attendibili le fonti e veritiera la storia, esempio di quella feroce degenarazione dell'Inquisizione spagnola operante in Sicilia, ma fuorviante l'applicazione di una lettura evangelica improntata esclusivemente al sociale, senza tener minimanete conto della dimensione "verticale" del messaggio cristiano. Un libro scritto con piglio di storico, ma irretito da una formazione culturale unilaterale, quella dell'Illumismo appreso senza minima capacità critica. L'autore conferma le sue non comuni doti di letterato, il suo stile asciutto ed essenziale, la sua totale libertà d'espressione. Solo risente di una forma mentis, per quanto riguarda la riflessione, incapace di analizzare la storia della Chisa sotto un profilo che non sia di derivazione marxista.

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    Vito Piraino

    28/09/2004 10:34:56

    Quello che in un primo momento può sembrare un romanzo, è in realtà un'inchiesta che Sciascia conduce sul presunto eretico Diego La Matina (Racalmuto 1622, Palermo 1658) per capire i motivi, tutt'oggi sconosciuti (forse un giorno gli archivi di Madrid riusciranno a fare luce), che lo fecero ripetutamente scontrare col Sant'Uffizio ed in fine gli procurarono una condanna al rogo. Sciascia, che ammette di amare questo libro più di ogni altro da lui scritto, conduce una fedele ricostruzione degli avvenimenti che portarono l'eretico sul rogo, nella quale si avvale delle poche fonti rimaste, senza tralasciare delucidazioni di carattere generale sull'inquisizione. Lì dove le fonti non ci sono o sono imprecise Sciascia adotta il solito metodo già usato in altri libri simili (vedi la scomoparsa di Majorana) per arrivare ad una logica conclusione. Sciascia definisce Diego La Matina un eroe di cui dovremmo essere fieri, per avere saputo sfidare l'inquisizione, istituzione che mortificava la dignità umana e capace di terribili atrocità. Gli eretici venivano torturati affinchè ammettessero le loro colpe e ritornassero sulla retta via e non c'è da meravigliarsi se in una di queste "sedute" l'eretico (non ci sono prove sul fatto che fosse accusato di omicidio) Diego La Matina esasperato si sia difeso ed abbia ucciso l'inquisitore. Sciascia inoltre divagando sul rapporto dei siciliani colla religione, giustifica l'avversione dei siciliani verso la confessione, osservando che gli uomini non si cofessavano poichè non si svelano ad altri uomini le proprie debolezze e la confessione era vietata alle donne perchè il prete, i siciliani sempre diffidando, per via del suo celibato poteva approfittare delle donne, sulle quali poggia l'onore dell'uomo siciliano.

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    Lorenzo

    04/08/2003 11:58:46

    Rievocazione di grande effetto e di smaccata parzialità del periodo dell'inquisizione siciliana (ove era più il laico vicerè a volere il rogo che la Chiesa, alla quale però si accolla ovviamente ogni colpa) da parte del radicale doc Sciascia. L'eretico fra Diego La Matina, viene incarcerato probabilmente più per l'accusa di omicidio che di eresia, tant'è che il potere temporale stenta a volerlo affidare a quello inquisitoriale. Per quattro volte abiura e per quattro volte viene rilasciato (somma severità della Chiesa!), infine, ribeccato a predicare eresie per la quinta volta, viene arrestato. In prigione uccide il proprio giudice inquisitore. Impenitente, muore sul rogo e viene santificato da Sciascia - che evidentemente si è già scordato che è un pluriomicida - come paladino del libero pensiero. Interessante la parte ove l'autore, nell'intento di scagionare i siciliani dalle false accuse di luteranesimo, sostiene che essi sono in realtà devoti solo nominali, non si confessano perchè è per loro un onore andare con le "bagaxie" (sic) oltre che un dovere vietare alle proprie donne di confessare peccati di natura sessuale. Rigorosa ricostruzione storica e notevole servigio offerto al popolo siculo. Complimenti.

Vedi tutte le 11 recensioni cliente

Morte dell'inquisitore (1964) occupa un luogo del tutto a parte nell'opera di Leonardo Sciascia. La ragione ne fu data dall'autore stesso: «è un libro non finito, che non finirò mai, che sono sempre tentato di riscrivere e che non riscrivo aspettando di scoprire ancora qualcosa». Un libro, dunque, fondato su un mistero non del tutto svelato, forse non del tutto svelabile. E inoltre il libro dove Sciascia ha disegnato la figura di un suo antenato ideale, l'eretico Diego La Matina («personaggio che non doveva più lasciarmi»). Il tema dell'Inquisizione, infine, rimane (e rimarrà sempre) quanto mai delicato, perché – come scrisse Sciascia stesso con memorabile efficacia – «appena si dà di tocco all'Inquisizione, molti galantuomini si sentono chiamare per nome, cognome e numero di tessera del partito cui sono iscritti». Parole che ci fanno intendere, come meglio non si potrebbe, l'attualità immediata che questo libro ha per noi e confermano un'altra annotazione di Sciascia: «Mi sono interessato all'Inquisizione poiché questa è lungi dal non esistere più nel mondo».

  • Leonardo Sciascia Cover

    Scrittore e uomo politico italiano. Esordisce sotto il segno di una prosa poetica (Favole della dittatura, 1950; La Sicilia, il suo cuore, 1952) che lascia però presto il passo ad una vena che si rivelerà per lui più feconda. A dire dello stesso Sciascia, la sua cifra più autentica affonda infatti le radici in «una materia saggistica che assume i modi del racconto». Questa direzione è subito evidente fin da Le parrocchie di Regalpetra (1956) e Gli zii di Sicilia (1958), che mostrano come gli spunti di cronaca isolana si sappiano fare pretesto e cornice per indagare sul costume sociale e le sue degenerazioni.Esempi ancor più compiuti in tal senso saranno Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), che affrontano il tema... Approfondisci
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