Morte di un commesso viaggiatore

Arthur Miller

Traduttore: G. Guerrieri
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1979
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: VIII-115 p.
  • EAN: 9788806069247
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    Elisa

    19/09/2018 08:01:55

    In “Morte di un commesso viaggiatore”, Miller offre uno splendido (e a tratti straziante) ritratto di una famiglia americana turbata da rancori mai superati, speranze disattese, verità tenute nascoste. Muovendosi sapientemente tra passato e presente, in un continuum privo di interruzioni, Miller mostra come le vecchie ferite continuano a far male anche dopo molto tempo e come gli errori del passato hanno effetti devastanti sul presente. Si tratta inoltre di una lettura scorrevole, appassionante ed emozionante.

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    Cristiano Cant

    30/11/2017 10:05:09

    Si possono lasciare fuori dalla porta di casa gli inghippi della vita, le grane del lavoro, le matasse pesanti e contorte di tutto un mondo che ci abbranca e pare che ci prenda di mira gettandoci pian piano in una spirale senza ritorno? E' il dramma nel quale cade Willy Loman, figura ormai leggendaria nel teatro contemporaneo. Il veleno del lavoro, quell'arte della persuasione che cala sempre di più fino ad azzerare ogni autostima, il ridursi ad essere pagato a giornata; e poi la famiglia, due figli perduti con cui non c'è più rapporto e tante rate da assolvere che lo sommergono con scadenze sempre più soffocanti. Nel succedersi dei tempi scenici si apriranno falde di un passato ancora caldissimo, un perbenismo difeso invano, un fratello perduto e ancora amato, ambizioni e speranze riposte sui figli ormai precipitate, una sequenza tragica nella quale il licenziamento di Willy sarà il punto d'arrivo, e la sua morte la fine inevitabile. Dirà Charley, un suo amico: "Se tu fai il commesso viaggiatore lavori per aria, aggrappato a un sorriso o al lucido che hai sulle scarpe. E quando nessuno ti sorride più è la fine del mondo. Da quel momento inizi a sbrodolarti il vestito e addio, sei finito. Non calunniate quest'uomo. Un commesso viaggiatore deve sognare". Fra scontri e dialoghi serrati ai limiti dell'irrespirabile e un realismo di fondo che mette a nudo la società americana coi suoi orrendi stili e modelli, ecco questo testo formidabile. Willy scomparirà e ogni pendenza sarà saldata, ma a che prezzo! E' la moglie nel finale a dircelo: "Ho pagato oggi l'ultima rata della casa, abbiamo pagato tutti i debiti, e la casa è vuota". Come una pioggia lenta che corrode ogni cosa, si affaccerà negli animi un crepuscolo di tristezze a scandire ogni aspetto della vicenda. Resta una musica di flauto a salutare i momenti e l'amara ironia delle parole di Willy a incidere per sempre l'interezza del tutto: "Il mondo è un'ostrica, ma le perle non le trovi sotto il cuscino". Stupendo!

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    peppe

    07/06/2017 07:09:16

    L'opera più famosa di miller parla di Willy Loman , un venditore che girava l'america in lungo e largo , per guadagnarsi la giornata , ma a un tratto è troppo stanco e troppo vecchio per continuare i suoi pellegrinaggi. Ha una moglie , e due figli Biff e Happy.Cresciuti per fare del mondo la propria ostrica , e col padre come mito , perchè Willy li ha sempre cresciuti a pane e fantasie , grandi sogni , troppo grandi , che spesso poggiavano su su bugie e illusioni. Biff ha fatto un pò tutti i lavori , senza mai trovare una strada e trovandosi sopra i 30 anni disoccupato , Happy è meno ambizioso , ha sogni più modesti ma non per umiltà , bensì perchè puntare in basso è meno faticoso.La moglie resta per me una figura indecifrabile , la più misteriosa dell'opera , è una brava moglie donna di casa ma non solo ama willy , lo idolatra , come se sentisse che il duro lavoro che suo marito faceva , doveva essere ripagato se non da una paga adeguata , dalla riconoscenza della propri famiglia.. Willy resta sempre il perno di tutto e tutti , e tra ricordi del passato che irrompono in cucina e visoni di familiari scomparsi , ci si chiede cosa provare nei confronti di Willy Loman , in principio certo ammirazione per i sacrifici che fa per la propria famiglia , poi rabbia per la irruenza con cui si permette di sognare per i propri figli , perchè è lecito sognare per il proprio avvenire , non per quello degli altri , in fine pena e forse compassione , tutto questo riesce a suscitare il commesso viaggiatore .

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    spaggio

    24/03/2014 19:36:12

    Lontani ricordi di un film magistralmente interpretato da quel grande attore che fu Fredric March e, contemporaneamente, un periodo di "voglia di leggere teatro" mi hanno portato a godere di questo testo meraviglioso, il cui messaggio è ancor oggi più che valido perchè, in tutti noi, in misura più o meno accentuata, esiste un Willy Loman che scopriamo col tempo e quando tempo, forse, non ce n'è più, ognuno il suo. Questa pièce teatrale porta con se emozioni e commozioni, che si alternano in un crescendo viepppiù venato di latente, sottile e sotterranea tristezza. Come una musica di sottofondo è il sogno americano che Willy Loman, ossessionato dall'idea del successo e dal perseguimento ad ogni costo della felicità materiale, insegue per tutta la vita senza raggiungerlo e, costretto alla fine a prendere atto della dura realtà di vita misera, durante la quale egli ha mentito a sè stesso per conservare almeno le illusioni, non trova altro riscatto che il suicidio. Il testo, pur essendo un copione teatrale, si legge come un romanzo: è incalzante, non ha pause, dai dialoghi stessi emergono le descrizioni dei caratteri, dei personaggi, dei luoghi, tipici del periodare di un romanzo. Non è facile interrompere la lettura in quanto l'autore ha la capacità magnetica di sostenere il racconto e aumentarne l'attrazione con lo scorrere delle pagine. Se "Morte di un commesso viaggiatore" (1949) è uno dei testi teatrali più rappresentati del dopoguerra (e con due trasposizioni cinematografiche, 1951 e 1985), beh, di motivi ce n'è davvero a bizzeffe. Veramente consigliato: un peccato non leggerlo.

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    LaMelaMarcia

    16/10/2010 09:55:18

    Un uomo che ha perso tutto: il lavoro, la fiducia in sé stesso, persino la stima dei propri figli. Un uomo che vede i propri sogni cadere come foglie in autunno. Un uomo che tenta l'ultimo, disperato e drammatico, tentativo di lasciarsi dietro qualcosa che consenta alla sua famiglia di riuscire dove lui ha ineluttabilmente fallito.

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    Federico

    22/05/2007 19:53:49

    Un'altra opera teatrale che viene ad aggiungersi alla mia (piccola) biblioteca. Meravigliosamente scritto, rappresentato sarebbe ancor più strabiliante! La psicologia dei personaggi ben delineata, è veramente bello immaginarseli prendere vita su un ideale palcoscenico, e interagire fra di loro. Non sarebbe malvagio interpretare uno di questi personaggi, e partecipare nel complesso a questa rappresentazione che fa rifelttere almeno sul tema principale che Miller si è preoccupato di dirci: la società sempre più cinica che non ha considerazioni nei confronti della persona, il successo e l'insuccesso e che cosa possono portare (visto nell'ambito famigliare). Poi, i salti temporali...proprio senza parole.

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    clara

    08/02/2006 17:47:50

    Willy Loman è un sognatore, o meglio è un sognatore americano. l'incarnazione vivente di quel sogno americano fallito miseramente. in una sequenza che mi ha impressionato molto lui sgrida la moglie nel vederla rammendarsi le calze. no, non rammendarle, quante volte te l'ho detto! comprane delle nuove. il consumismo si fa avanti come ossigeno per il sistema capitalistico. Willy Loman vuole entrare nel giro, vuole diventare qualcuno, accetta tutte le nuove regole che la società gli impone per salire sulla giostra. e continua a sperare. ma non diventerà nessuno. è il sogno americano che si infrange e comincia a far vedere le sue falle.

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    crespo

    14/09/2005 17:06:42

    mentire è un'arte difficile e mentire a se stessi lo è ancora di più. Willy loman in questo è un fenomeno, e con lui i suoi figli; solo che la verità prima o poi deve emergere, ci si deve infine sempre confrontare con la nuda realtà e bisogna trovare il modo per accettarla...mica è una cosa facile! Non sono uso a leggere opere tearali, tant'è che con "morte di un commesso viaggiatore" non ero partito col piede giusto, ma la lettura è poi decollata ed è diventata coinvolgente e commovente. Non vedo l'ora di trovare questa commedia in teatro.

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    Alessandro Poglio

    23/02/2005 21:21:09

    L'ho riletto per la terza volta proprio in questi giorni in seguito alla scomparsa prematura del suo ideatore Arthur Miller. Andato in scena a New York nel febbraio del 1949, Morte di un commesso viaggiatore è forse il più applaudito successo teatrale del dopoguerra. Un trionfo che dagli USA ha conquistato tutto il mondo in brevissimo tempo e ancora oggi dopo più di cinquant'anni accoglie parecchi ammiratori. Si descrive in chiave oserei dire ironica, la vita di un uomo di circa 60 anni, un susseguirsi di scene al passato e al presente dell'esistenza di Willy Woman, l'eroico ed instancabile commesso viaggiatore, vittima quanto colpevole di un mondo basato sulle leggi dure e severe della produttività ... fare, produrre, essere dentro, essere produttivi, essere competitivi. Credo che Willy Woman possa essere definito l'immagine stessa di un universo segnato dalla ricerca continua del business come unica ancora di salvezza. Scusate se mi viene da ridere scrivendo tutto ciò ma mi viene in mente una persona che conosco che potrebbe essere la copia perfetta di Willy ... potrebbero assoldarlo per fare il remake ... 55 anni dopo tanto da allora non è cambiato assolutamente nulla anzi, le cose sono peggiorate. Il libro è la sceneggiatura di una commedia quindi va letta come tale .. vi farà morire dal ridere anche se non è per niente a lieto fine.

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