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Morte nella steppa. Yeruldelgger - Ian Manook,Maurizio Ferrara - ebook

Morte nella steppa. Yeruldelgger

Ian Manook

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Traduttore: Maurizio Ferrara
Editore: Fazi
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 2,46 MB
Pagine della versione a stampa: 524 p.
  • EAN: 9788893250450

€ 11,99

Punti Premium: 12

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Gaia la libraia

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Non comincia bene la giornata di un commissario mongolo se, alle prime luci dell’alba, in una fabbrica alla periferia della città, si ritrova davanti i cadaveri di tre cinesi, per di più con i macabri segni di un inequivocabile rito sessuale. E la situazione può solo complicarsi quando, poche ore dopo, nel bel mezzo della steppa, è costretto a esaminare una scena perfino più crudele: i resti di una bambina seppellita con il suo triciclo. Quello che però il duro, rude, cinico ma anche romantico commissario Yeruldelgger non sa è che per lui il peggio deve ancora arrivare.
A intralciare la sua strada, e a minacciare la sua stessa vita, politici e potenti locali, magnati stranieri in cerca di investimenti e divertimenti illeciti, poliziotti corrotti e delinquenti neonazisti, per contrastare i quali dovrà attingere alle più moderne tecniche investigative e, insieme, alla saggezza dei monaci guerrieri discendenti di Gengis Khan. Sullo sfondo, una Mongolia suggestiva e misteriosa: dalla sconfinata Ulan Bator alle steppe abitate dagli antichi popoli nomadi, un coacervo di contraddizioni in bilico fra un’antichissima cultura tradizionale e le nuove, irrefrenabili esigenze della modernità. Yeruldelgger dovrà compiere un viaggio fino alle radici di entrambe, se vorrà trovare una soluzione per i delitti, e anche per se stesso. Un thriller classico, a tinte forti, con un’ambientazione unica, in cui pagina dopo pagina si susseguono le scene ad alta tensione e ogni calo di emotività è bandito.

«Yeruldelgger è uno dei personaggi più originali, forti e convincenti apparsi negli ultimi anni nel panorama del noir europeo».
Giancarlo de Cataldo, «la Repubblica»

«Mongolia immensa, spirituale, nera, nel romanzo rivelazione di Ian Manook. Un racconto inesauribile, che risuona ben oltre la rivelazione del male e lo svelamento del colpevole. L’esordio di Manook impone lo spaesante scenario mongolo nell’immaginario del poliziesco, così come vent’anni fa Mankell impose la Svezia».
Roberto Iasoni, «Corriere della Sera»


«Ian Manook mette in scena un giallo dai sapori forti, in un paese ricco di contraddizioni. L’autore è molto abile a trascinare il lettore in una trama violenta e in luoghi esotici. Un romanzo giallo e al tempo stesso un libro di viaggio».
Brunella Schisa, «il Venerdì di Repubblica»


«Fazi fa delle indagini del commissario Yeruldelgger la sua scommessa per le letture sotto l’ombrellone e non è difficile capire fin dalle prime righe perché la puntata è vincente».
Cristina Nadotti, «la Repubblica»


«Il thriller di Manook è un magnifico reportage in un mondo perlopiù sconosciuto».
Fabrizio D’Esposito, «Il Fatto Quotidiano»

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    Paginetta

    16/05/2020 21:38:36

    Mi è piaciuto molto. Il romanzo è violento e cruento e questo di solito non mi piace, ho continuato a leggerlo per l'ambientazione insolita, esotica e affascinante. Andando avanti sono stata presa dall'atmosfera, da forza, integrità e sofferenza del protagonista, dal suo grande rispetto per le tradizioni del suo popolo. Y è un uomo che rispetta, onora e difende ciò che merita di esserlo, un'anima pura e tormentata in un mondo di persone che dimenticano le radici e inseguono il soddisfacimento di bassi istinti calpestando tutto quello che incontrano sulla loro strada. Una finestra sul meglio e sul peggio della natura umana. Manicheo.

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    Gianni

    16/05/2020 07:48:01

    Nella trilogia del commissario Yeruldegger il primo volume, Morte nella steppa è certamente il migliore. Se il secondo volume, Tempi selvaggi, non aggiunge niente di nuovo e anzi, perde piuttosto qualcosa a livello di compattezza narrativa, il terzo volume, La Morte nomade, si appiattisce fin dalle prime pagine su cliché che poi sviluppa in situazioni piuttosto inverosimili. Morte nella steppa resta quindi il racconto più fresco ed equilibrato, capace di valorizzare al meglio la figura di Yeruldegger, trovando la sintesi tra indagini e riflessioni, spazio urbano e distese sconfinate, rabbia e meditazione in un quadro complessivamente verosimile che viene reso affascinante dall’ambientazione. La Mongolia viene presentata come un Paese spietato in cui è difficile vivere, adesso come nei secoli passati. L’inverno, con temperature che arrivano a trenta gradi sottozero, non è più insopportabile del caldo estivo, specie nella steppa. E la violenza della polizia non è molto distante da quella delle bande criminali. Sono due facce della stessa medaglia, di un popolo fiero che rischia di perdere la propria identità.

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    n.d.

    30/01/2020 23:05:03

    Non ce l'ho fatta a leggerlo, troppi cruento per il mio stomaco delicato. Quindi non sono in grado di fare una valutazione completa

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    Paolo M.

    24/09/2019 14:06:53

    Perdersi e ritrovarsi nella sconfinata steppa mongola. Questo accade a Yeruldegger, atipico poliziotto sferzato dalla vita ma capace tuttavia di trovare ragione e sentimento per reagire ai tanti colpi incassati. Un po' noir, un po' pulp, un po' thriller, è questo un romanzo in cui contano le atmosfere e i rapporti umani più che la trama, a tratti imperfetta e ingenua ma ancora affascinante. Sullo sfondo la Mongolia dei nostri giorni, grigia e desolata e vero motore dell'azione, così lontana dall'epopea dei Khan eppure ancora viva nelle sue tradizioni ancestrali di cui Yeruldegger si farà estremo baluardo. Consigliato.

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    Gianlu

    10/07/2019 13:20:58

    di questo scritto ho apprezzato l'ambientazione, ma personalmente ho trovato faticoso

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    Maurizio Ricci

    25/06/2019 09:59:59

    Ci sono cose buone e altre meno riuscite: lo scenario insolito ed accattivante, un occhio a tradizioni e cultura mongola, la scorrevolezza della penna sono punti a favore; però i quattro personaggi principali (Yeruldelgger, le due colleghe e soprattutto il ragazzino) non sono né simpatici né convincenti; la trama - assai macchinosa - presenta troppe "coincidenze" o avvenimenti fortuiti.......In tema di aspettative deluse, nel mondo dei noir contemporanei d'esordio, lo associo al troppo incensato - e forse per questo ancor più deludente - "La verità sul caso Quebert". Il riferimento agli italiani con maglietta della Lazio ci può anche stare: un Autore francese che ci presenta un ritrovo, anche turistico, frequentato e gestito da neonazisti; quello che mi ha lasciato basito è l'erroneo riferimento ai Rolling Stones.......speriamo che sia da imputare alla traduzione!

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    Noadellestelle

    07/03/2019 20:52:56

    Concordo con cui ha trovato faticoso l'inizio di questo romanzo, che poi vale assolutamente la pena di leggere. L'atmosfera avvolge pagina dopo pagina, viene voglia di scoprire il mistero del suo protagonista assieme alla soluzione del doppio giallo che il libro racconta. Ma della trilogia questo è l'unico che valga la pena di leggere. Ho trovato gli altri due inutilmente cruenti e, a tratti, inverosimili.

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    Simona

    07/03/2019 12:03:52

    La cosa che mi ha colpito di questo romanzo, inizialmente, è stata la copertina dai colori solidi che ammiccava massiccia. Leggo la sinossi e subito mi incuriosisce questo thriller ambientato in Mongolia. Ma come? Cos'è la Mongolia? Un Paese di cui non senti quasi mai parlare, anzi proprio mai... un po' come il Liechtenstein no? Eppure Ian Manook (anagramma di Patrick Manookian) l'ha scelta per la sua trilogia che ha quale protagonista il poliziotto Yeruldelgger, un personaggio molto particolare, coraggioso e solido, connesso profondamente alle tradizioni mongole dei nomadi e della steppa. La storia scorre veloce e la scrittura di Manook risveglia tutti i sensi quando descrive i paesaggi, il cibo, gli abiti di un Paese così esotico e sconosciuto. Ovviamente ci sono degli omicidi, ovviamente ci sono degli intrecci ma il libro ti regala molto più di una storia ben costruita. Davvero bello.

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    Emanuele

    17/01/2019 14:00:31

    Sono tra quelli che non hanno apprezzato minimamente questo libro. Anzi, a dire la verità, dopo una trentina di pagine avrei dato quattro stelle… poi, man mano che procedevo nella lettura, il voto progressivamente si abbassava, fino ad arrivare ad una sola, misera stella. Una sola perché questo romanzo mi ha irritato. La trama in sé è davvero poca cosa, nel senso che l’autore non ha saputo creare quel senso di “attesa” tipico del romanzo poliziesco. Se poi questa trama, già di per sé poco intrigante per un romanzo ambientato in occidente, viene appiccicata con una serie di stereotipi ad una ambientazione “orientale”, allora il tutto risulta davvero indigesto. Un po’ come se “er monnezza” nei film di Thomas Milian fosse interpretato da un attore mongolo. C’è qualcosa di incongruente. Incongruenza accentuata dal fatto che il continuo rimando alle tradizioni mongole appare spesso artificioso. Insomma, personalmente non lo consiglio.

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    Antonella

    22/09/2018 13:44:35

    Ho scoperto per caso questo scrittore e ho cominciato a leggere tutti i suoi libri, non puoi fare a meno, una volta letto uno della serie non leggere anche gli altri

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    Talisie

    24/08/2018 10:26:41

    Ci possono essere due livelli di recensione. Il primo riguarda il contenuto: il romanzo è ben scritto, i personaggi sono accattivanti, i malvagi sono puniti, in qualche caso atrocemente, come meritano, e quindi il lettore è soddisfatto quando arriva all’ultima riga dopo schioppettanti colpi di scena. Rimane però il dubbio su quanto dell’ambientazione sia reale: l’autore non fa parte della cultura misteriosa e sciamanica di quel lontanissimo paese e talora sembra che si approfitti un po’ dell’ignoranza di chi legge, propinando accenni sulla tradizione mongola, certo ignota ai più, e per questo il giudizio su questo aspetto rimane quantomeno sospeso. Comunque, il giallo è ben articolato e, cosa importantissima per il genere letterario in questione, si resta incollati alle pagine per vedere come vada a finire.

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    SERENA

    01/06/2018 20:14:52

    Dopo il superbo libro del mongolo Galsan Tschinag speravo di trovare nel francese Ian Manook le stesse descrizioni maestose, poetiche di una Mongolia lontana e selvaggia. Purtroppo ho trovato 'Morte nella steppa' banale nelle descrizioni, mediocre nei personaggi e scontato nella costruzione del poliziesco.

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    Renato

    16/04/2018 11:03:11

    Normalmente non amo i gialli né i thriller, ma sono stato attratto dall'ambientazione: la Mongolia. Il libro ha sicuramente delle ingenuità, ma si legge volentieri e i personaggi ti catturano. L'avevo comprato con il secondo libro, Tempi Selvaggi, e sono contento della scelta tant'è che sto acquistando il terzo. Nel bene e nel male, se i libri ti diventano "amici" e così gli interpreti cosa chiedere di più?

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    champaosel

    01/04/2018 10:54:26

    molto interessante e trascinante. se c'è qualcosa che non c'è è la noia! leggetelo e resterete amici altrimenti tornate a Proust e a Joyce...

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    Paola

    08/02/2018 12:18:36

    Voce fuori dal coro, mi spiace. Grandi aspettative, delusione totale. Trama noiosa, molto, dialoghi risibili, personaggi semicaricaturali, a parte, forse, Solongo e alcune figure secondarie. Speravo in un affresco della Mongolia...ho trovato poco, reperibile ovunque.

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    Viviana

    19/11/2017 14:57:03

    Un libro molto consigliato, che mi ha subito fatto immergere in paesaggi, posti e tradizioni prima sconosciute. Yeruldelgger personaggio affascinante. Leggerò il seguito!!

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    Grazia

    15/11/2017 22:51:05

    Romanzo che parte dalle fogne cittadine per terminare davanti agli spazi sterminati della steppa appena ingentilita da timide colline con ontani e betulle...ma per giungere a quel paesaggio e quella pace i protagonisti vivono violenze indicibili e esperienze allucinanti. Romanzo molto crudo, violento eppure poetico. Alla fine del romanzo viene citato il Barone von Ungern-Sternberg (al quale Pozner dedicò una biografia , “Il Barone sanguinario”, Adelphi) che incarnò brutalità e ambizioni del popolo della Mongolia.

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    Manu58

    05/11/2017 16:50:44

    Ho letto per caso questo romanzo uscito con il Corriere è ambientato in un paese sconosciuto. Mi sono piaciute molto le descrizioni, i personaggi sono ben definiti e anche se c'è molta violenza, credo che rispecchi molto la situazione che esiste nelle periferie dei paesi dell'est (almeno secondo quanto ho visto in TV). Comunque sia l'ho trovato un po' diverso dal solito giallo e per questo lo consiglio, anche se parecchio spesso.

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    Giorgio

    11/10/2017 09:05:10

    Un romanzo con un ambientazione decisamente interessante, che apre a culture e luoghi mreno conosciuti. I personaggi si contrappongono, assolutamente standardizzati (in alcuni casi comunque ben riusciti). La trama comunque regge, anche se lunga e imbevuta con una dose di violenza molto robusta (a mio giudizio è davvero troppa). Tutto sommato una buona lettura, non l'opera originale e avvincente che speravo.

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    Marco Marietta

    22/07/2017 08:12:11

    Che dire...luci e ombre, e finita la lettura non ho ancora deciso se prevalgono le prime o le seconde, ed ecco spiegato il rating. Luci: un'ambientazione originale ed affascinante, che offre spunti di riflessione su temi di ampia portata come la globalizzazione e le nuove forme di colonialismo, altrettanto e forse più violento di quello militare dell'800 anche se perpetrato da impeccabili uomini d'affari. Una storia che, nonostante i suoi limiti (vedi "ombre") ti tiene attaccato al libro finché non l'hai finito. Ombre: personaggi e situazioni imbarazzanti, nel senso di per nulla innovativi, che rispondono a stereotipi occidentali talmente scontati da risultare quasi fastidiosi. Analogo discorso per buona parte delle relazioni interpersonali, con introspezione psicologica pari a zero. Uno sfoggio di violenza eccessivo nel contesto, anche se ahimè molto rappresentativo di quello che è il mondo reale. Si lascia leggere, specie d'estate, con un buon rapporto qualità/prezzo specie se comprato in una delle offerte speciali per le quali sono molto grato a IBS.

Vedi tutte le 31 recensioni cliente


In questo thriller mozzafiato Ian Manook ci accompagna, un colpo di scena dopo l’altro, dai deserti spazzati dal vento dell’Asia Centrale fino all’inferno dei bassifondi di Ulan Bator. Dopo la Svezia di Mankell, l’Islanda di Indriðason, la Scozia di Rankin, d’ora in poi ci sarà la Mongolia di Ian Manook.

«Questo thriller brilla per l’incredibile esotismo, per l’intensità e il mistero di un intrigo da cui è difficile staccarsi» - Le Figaro magazine

«Un primo romanzo perfetto, palpitante e unico. Come un viaggio alla fine del mondo» - Point de vue

«Un romanzo molto esotico. Una nuova regione compare sulla carta del crimine» - Le temps

Dopo il nordic noir ecco arrivare il mongolian pulp. Dal gelo costante alle infernali escursioni termiche del Gobi. L’ultima frontiera di un genere che negli scorsi venti anni ha conosciuto un boom di ambientazioni bizzarre. Una tendenza premiata dagli affezionati di thriller, che paiono non stancarsi di imparare nomi impronunciabili. Le classifiche di vendita parlano chiaro.

Il protagonista di questo caso editoriale, il primo amatissimo capitolo di una trilogia pluripremiata in Francia, è Yeruldelgger Khaltar Guichyguinnkhen. Segnatevi bene questo nome, badando di non omettere alcuna di quelle simpatiche consonanti, perché siamo al cospetto di un personaggio destinato a entrare nei cuori di tutti gli italiani appassionati di thriller ed esotismo. Gigante irascibile e bevitore incallito di tè salato allungato con latte di capra e burro, Yeruldegger è un tormentato commissario della polizia di Ulan Bator, la capitale di una Mongolia post-sovietica ridotta allo stremo dopo i cinquanta anni di dittatura. Testimone di una società abbrutita quanto gli agghiaccianti palazzoni senz’anima lasciati dal comunismo, il commissario dovrà fare i conti con un triplice omicidio, in cui sono coinvolti dei cinesi evirati durante un rituale sessuale ammantato di simbologia nazista. Per quanto possa suonare peregrina, l’associazione Mongolia-Nazismo di questi tempi è diventata frequente, a testimoniare quanto l’ateismo di stato e lo sradicamento dalle tradizioni abbiano partorito, dopo il ritorno alla democrazia e l’improvvisa modernizzazione, uno sbandamento dei valori tale da far pensare ad alcuni giovanotti locali che Hitler avrebbe incluso volentieri i mongoli nel novero degli ariani. Nel frattempo Yeruldegger seguirà un altro caso, riguardante il rinvenimento del cadavere di una bambina sepolta, probabilmente viva, con un triciclo, un’immagine straziante che ricorda al commissario una figlia morta in tenera età. Il gigante astioso ha un cuore, ma sia chiaro, non ha alcuna intenzione di svelarlo, anzi il dolore per quella associazione lo indurirà ulteriormente, in un crescendo di efferatezze e tensione.
Non aspettatevi solo sangue e lacrime. Ci sono divertenti digressioni sulla cucina locale e scommettiamo che qualche buontempone si lascerà ingolosire dai barbecue nel deserto con marmotta arrostita e ogni variante di latte avariato.

Manook ritrae con occhio disilluso la miserabile bolgia tartara, spogliandola dell’antico retroterra sciamanico e dell’ombra di Genghis Khan, fiacchi ammennicoli di un passato stantio, sradicato prima dal comunismo e oggi dai Mc Donald’s di Ulan Bator. Gli stereotipi con cui i lettori occidentali sono soliti descrivere la magia del Deserto del Gobi vengono infatti spazzati via da un racconto ricco di violenza e cinismo, che rispetta tutti i crismi del genere, ma porta alla luce anche la complicata situazione sociale del paese, tra razzismo e povertà. La geografia del mistero non conosce confini. La scommessa mongola di Manook si rivela riuscitissima.

  • Ian Manook Cover

    Ian Manook, pseudonimo di Patrick Manoukian, è nato a Meudon, Francia, nel 1949. Giornalista ed editore, ha pubblicato il romanzo Yeruldelgger, Morte nella steppa (2016) primo capitolo di una trilogia con lo stesso protagonista al quale segue Yeruldelgger, Tempi selvaggi (2017) e Yeruldelgger, La morte nomade (2018), poi premiato con vari riconoscimenti, fra cui il Prix SNCF du polar. La serie è stata pubblicata in Italia da Fazi. Nel 2019 torna con Heimaey, sempre edito Fazi. Approfondisci
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