Morte nella steppa. Yeruldelgger

Ian Manook

Traduttore: Maurizio Ferrara
Editore: Fazi
Formato: PDF
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 2,46 MB
  • Pagine della versione a stampa: 524 p.
    • EAN: 9788893250450
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    Descrizione
    Non comincia bene la giornata di un commissario mongolo se, alle prime luci dell’alba, in una fabbrica alla periferia della città, si ritrova davanti i cadaveri di tre cinesi, per di più con i macabri segni di un inequivocabile rito sessuale. E la situazione può solo complicarsi quando, poche ore dopo, nel bel mezzo della steppa, è costretto a esaminare una scena perfino più crudele: i resti di una bambina seppellita con il suo triciclo. Quello che però il duro, rude, cinico ma anche romantico commissario Yeruldelgger non sa è che per lui il peggio deve ancora arrivare. A intralciare la sua strada, e a minacciare la sua stessa vita, politici e potenti locali, magnati stranieri in cerca di investimenti e divertimenti illeciti, poliziotti corrotti e delinquenti neonazisti, per contrastare i quali dovrà attingere alle più moderne tecniche investigative e, insieme, alla saggezza dei monaci guerrieri discendenti di Gengis Khan. Sullo sfondo, una Mongolia suggestiva e misteriosa: dalla sconfinata Ulan Bator alle steppe abitate dagli antichi popoli nomadi, un coacervo di contraddizioni in bilico fra un’antichissima cultura tradizionale e le nuove, irrefrenabili esigenze della modernità. Yeruldelgger dovrà compiere un viaggio fino alle radici di entrambe, se vorrà trovare una soluzione per i delitti, e anche per se stesso. Un thriller classico, a tinte forti, con un’ambientazione unica, in cui pagina dopo pagina si susseguono le scene ad alta tensione e ogni calo di emotività è bandito. In questo thriller mozzafiato Ian Manook ci accompagna, un colpo di scena dopo l’altro, dai deserti spazzati dal vento dell’Asia Centrale fino all’inferno dei bassifondi di Ulan Bator. Dopo la Svezia di Mankell, l’Islanda di Indriðason, la Scozia di Rankin, d’ora in poi ci sarà la Mongolia di Ian Manook.

    Recensioni dei clienti

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      Noadellestelle

      07/03/2019 20:52:56

      Concordo con cui ha trovato faticoso l'inizio di questo romanzo, che poi vale assolutamente la pena di leggere. L'atmosfera avvolge pagina dopo pagina, viene voglia di scoprire il mistero del suo protagonista assieme alla soluzione del doppio giallo che il libro racconta. Ma della trilogia questo è l'unico che valga la pena di leggere. Ho trovato gli altri due inutilmente cruenti e, a tratti, inverosimili.

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      Simona

      07/03/2019 12:03:52

      La cosa che mi ha colpito di questo romanzo, inizialmente, è stata la copertina dai colori solidi che ammiccava massiccia. Leggo la sinossi e subito mi incuriosisce questo thriller ambientato in Mongolia. Ma come? Cos'è la Mongolia? Un Paese di cui non senti quasi mai parlare, anzi proprio mai... un po' come il Liechtenstein no? Eppure Ian Manook (anagramma di Patrick Manookian) l'ha scelta per la sua trilogia che ha quale protagonista il poliziotto Yeruldelgger, un personaggio molto particolare, coraggioso e solido, connesso profondamente alle tradizioni mongole dei nomadi e della steppa. La storia scorre veloce e la scrittura di Manook risveglia tutti i sensi quando descrive i paesaggi, il cibo, gli abiti di un Paese così esotico e sconosciuto. Ovviamente ci sono degli omicidi, ovviamente ci sono degli intrecci ma il libro ti regala molto più di una storia ben costruita. Davvero bello.

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      Emanuele

      17/01/2019 14:00:31

      Sono tra quelli che non hanno apprezzato minimamente questo libro. Anzi, a dire la verità, dopo una trentina di pagine avrei dato quattro stelle… poi, man mano che procedevo nella lettura, il voto progressivamente si abbassava, fino ad arrivare ad una sola, misera stella. Una sola perché questo romanzo mi ha irritato. La trama in sé è davvero poca cosa, nel senso che l’autore non ha saputo creare quel senso di “attesa” tipico del romanzo poliziesco. Se poi questa trama, già di per sé poco intrigante per un romanzo ambientato in occidente, viene appiccicata con una serie di stereotipi ad una ambientazione “orientale”, allora il tutto risulta davvero indigesto. Un po’ come se “er monnezza” nei film di Thomas Milian fosse interpretato da un attore mongolo. C’è qualcosa di incongruente. Incongruenza accentuata dal fatto che il continuo rimando alle tradizioni mongole appare spesso artificioso. Insomma, personalmente non lo consiglio.

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      Antonella

      22/09/2018 13:44:35

      Ho scoperto per caso questo scrittore e ho cominciato a leggere tutti i suoi libri, non puoi fare a meno, una volta letto uno della serie non leggere anche gli altri

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      Talisie

      24/08/2018 10:26:41

      Ci possono essere due livelli di recensione. Il primo riguarda il contenuto: il romanzo è ben scritto, i personaggi sono accattivanti, i malvagi sono puniti, in qualche caso atrocemente, come meritano, e quindi il lettore è soddisfatto quando arriva all’ultima riga dopo schioppettanti colpi di scena. Rimane però il dubbio su quanto dell’ambientazione sia reale: l’autore non fa parte della cultura misteriosa e sciamanica di quel lontanissimo paese e talora sembra che si approfitti un po’ dell’ignoranza di chi legge, propinando accenni sulla tradizione mongola, certo ignota ai più, e per questo il giudizio su questo aspetto rimane quantomeno sospeso. Comunque, il giallo è ben articolato e, cosa importantissima per il genere letterario in questione, si resta incollati alle pagine per vedere come vada a finire.

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      SERENA

      01/06/2018 20:14:52

      Dopo il superbo libro del mongolo Galsan Tschinag speravo di trovare nel francese Ian Manook le stesse descrizioni maestose, poetiche di una Mongolia lontana e selvaggia. Purtroppo ho trovato 'Morte nella steppa' banale nelle descrizioni, mediocre nei personaggi e scontato nella costruzione del poliziesco.

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      Renato

      16/04/2018 11:03:11

      Normalmente non amo i gialli né i thriller, ma sono stato attratto dall'ambientazione: la Mongolia. Il libro ha sicuramente delle ingenuità, ma si legge volentieri e i personaggi ti catturano. L'avevo comprato con il secondo libro, Tempi Selvaggi, e sono contento della scelta tant'è che sto acquistando il terzo. Nel bene e nel male, se i libri ti diventano "amici" e così gli interpreti cosa chiedere di più?

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      champaosel

      01/04/2018 10:54:26

      molto interessante e trascinante. se c'è qualcosa che non c'è è la noia! leggetelo e resterete amici altrimenti tornate a Proust e a Joyce...

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      Paola

      08/02/2018 12:18:36

      Voce fuori dal coro, mi spiace. Grandi aspettative, delusione totale. Trama noiosa, molto, dialoghi risibili, personaggi semicaricaturali, a parte, forse, Solongo e alcune figure secondarie. Speravo in un affresco della Mongolia...ho trovato poco, reperibile ovunque.

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      Viviana

      19/11/2017 14:57:03

      Un libro molto consigliato, che mi ha subito fatto immergere in paesaggi, posti e tradizioni prima sconosciute. Yeruldelgger personaggio affascinante. Leggerò il seguito!!

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      Grazia

      15/11/2017 22:51:05

      Romanzo che parte dalle fogne cittadine per terminare davanti agli spazi sterminati della steppa appena ingentilita da timide colline con ontani e betulle...ma per giungere a quel paesaggio e quella pace i protagonisti vivono violenze indicibili e esperienze allucinanti. Romanzo molto crudo, violento eppure poetico. Alla fine del romanzo viene citato il Barone von Ungern-Sternberg (al quale Pozner dedicò una biografia , “Il Barone sanguinario”, Adelphi) che incarnò brutalità e ambizioni del popolo della Mongolia.

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      Manu58

      05/11/2017 16:50:44

      Ho letto per caso questo romanzo uscito con il Corriere è ambientato in un paese sconosciuto. Mi sono piaciute molto le descrizioni, i personaggi sono ben definiti e anche se c'è molta violenza, credo che rispecchi molto la situazione che esiste nelle periferie dei paesi dell'est (almeno secondo quanto ho visto in TV). Comunque sia l'ho trovato un po' diverso dal solito giallo e per questo lo consiglio, anche se parecchio spesso.

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      Giorgio

      11/10/2017 09:05:10

      Un romanzo con un ambientazione decisamente interessante, che apre a culture e luoghi mreno conosciuti. I personaggi si contrappongono, assolutamente standardizzati (in alcuni casi comunque ben riusciti). La trama comunque regge, anche se lunga e imbevuta con una dose di violenza molto robusta (a mio giudizio è davvero troppa). Tutto sommato una buona lettura, non l'opera originale e avvincente che speravo.

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      Marco Marietta

      22/07/2017 08:12:11

      Che dire...luci e ombre, e finita la lettura non ho ancora deciso se prevalgono le prime o le seconde, ed ecco spiegato il rating. Luci: un'ambientazione originale ed affascinante, che offre spunti di riflessione su temi di ampia portata come la globalizzazione e le nuove forme di colonialismo, altrettanto e forse più violento di quello militare dell'800 anche se perpetrato da impeccabili uomini d'affari. Una storia che, nonostante i suoi limiti (vedi "ombre") ti tiene attaccato al libro finché non l'hai finito. Ombre: personaggi e situazioni imbarazzanti, nel senso di per nulla innovativi, che rispondono a stereotipi occidentali talmente scontati da risultare quasi fastidiosi. Analogo discorso per buona parte delle relazioni interpersonali, con introspezione psicologica pari a zero. Uno sfoggio di violenza eccessivo nel contesto, anche se ahimè molto rappresentativo di quello che è il mondo reale. Si lascia leggere, specie d'estate, con un buon rapporto qualità/prezzo specie se comprato in una delle offerte speciali per le quali sono molto grato a IBS.

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      attilio bruno

      17/06/2017 09:13:27

      Cosa cerchiamo quando leggiamo un thriller?Anzi,cosa ci può dare un thriller?E'solo letteratura di serie B o c'è di più?Ad esempio un legal thriller di Grisham ci dice molto sui processi penali in terra di giurie e di Common Law.Questo libro,invece,ci dice un bel pò di cose su un paese che nel nostro campo visivo è un pò periferico da quando i mongoli sospesero la conquista dell'Europa.Quasi ottocento anni fa.Se poi la narrazione è gradevole,con descrizioni di paesaggi mozzafiato,viene sicuramente voglia di approfondire.Ed ecco che si compie il miracolo.La letteratura poliziesca diventa veicolo di cultura,quella con la c maiuscola.

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      nihil

      01/06/2017 16:07:19

      Polpettone esageratamente truculento, con punte di assurdità! Nel bel mezzo della Mongolia troviamo la minaccia di dire tutto al giornale La Nazione e il Messaggero! troviamo degli italiani con la maglietta della lazio! troviamo una vecchia in mezzo alla steppa,che parla come un premio nobel. La trama è americaneggiante: c'è il solito superpoliziotto sfigato che sta sulle scatole a tutti, la corruzione, i cinesi e le fantasie filosofiche dei bonzi. Uniche note interessanti le consuetudini leggendarie dei mongoli, che spero siano vere almeno quelle. Il movente di tutto questo sfacielo è semplicemente assurdo.

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      alessandro

      28/04/2017 16:41:06

      Ho deciso di viaggiare per il mondo leggendo ( per ora altro non posso fare...) e questo libro mi ha fatto scoprire la Mongolia ( e Ulan Bator, la sua capitale) , un paese lontano e mitizzato dalla storia e dalle leggende. “Morte nella steppa. Yeruldelgger” ,di questo autore a me sconosciuto, Ian Mannok, non è solo un giallo ben scritto e ideato ( i personaggi sono tanti e con diverse personalità, tutte ben delineate e con caratteristiche originali), con una trama credibile e una storia avvincente, appassionante e lunga ( forse 500 pagine e oltre sono troppe, ma in realtà non saprei cosa togliere), ma anche un romanzo storico e antropologico, dove non mancano i riferimenti a (ovviamente) Gengis Khan, il regime comunista sotto il controllo dell'URSS, l'attualità fatta di enormi contraddizioni, povertà e disagio sociale. Ed è un continuo rimando alle tradizioni popolari secolari che l'autore ripercorre grazie al personaggio principale ( Yeruldelgger), e ci porta nelle viscere di una capitale alienata, nelle praterie di una bellezza mozzafiato, e ci fa anche gustare i piatti tipici mongoli all'interno delle yurta (le tipiche case dei nomadi mongoli). Belle ed importanti le figure femminili della storia. Leggendo questo libro sono riuscito ad immaginare l'ambientazione, quasi a vederla realmente, e mi ha incuriosito un mondo e un popolo che non conoscevo. Attendo il secondo capitolo della storia...

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      luciano

      08/02/2017 10:38:14

      sicuramente una ventata di novità nel panorama degli scrittori internazionali. l'ambientazione fascinosa, la fluidità della scrittura, la storia che ti coinvolge nonostante nella descrizione dei delitti si intraveda la vena sadica di Jean Chistophe Grangé, ne fanno un romanzo ben al di sopra della media. benvenuto Ian Manook, continua così

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      Parigi

      09/11/2016 15:02:01

      Bello, scritto bene, appassionante, con personaggi incisivamente delineati e con un contesto descritto in modo superlativo. Qualche eccesso nelle descrizioni violente non scalfire il valore del libro.

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      Marco

      15/10/2016 22:48:52

      Una interessante scoperta di un personaggio cosi lontano e al tempo stesso cosi' vicino al nostro modo di immaginare un poliziotto .... Finale a sorpresa .... Buona la prima , Ian

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    In questo thriller mozzafiato Ian Manook ci accompagna, un colpo di scena dopo l’altro, dai deserti spazzati dal vento dell’Asia Centrale fino all’inferno dei bassifondi di Ulan Bator. Dopo la Svezia di Mankell, l’Islanda di Indriðason, la Scozia di Rankin, d’ora in poi ci sarà la Mongolia di Ian Manook.

    «Questo thriller brilla per l’incredibile esotismo, per l’intensità e il mistero di un intrigo da cui è difficile staccarsi» - Le Figaro magazine

    «Un primo romanzo perfetto, palpitante e unico. Come un viaggio alla fine del mondo» - Point de vue

    «Un romanzo molto esotico. Una nuova regione compare sulla carta del crimine» - Le temps

    Dopo il nordic noir ecco arrivare il mongolian pulp. Dal gelo costante alle infernali escursioni termiche del Gobi. L’ultima frontiera di un genere che negli scorsi venti anni ha conosciuto un boom di ambientazioni bizzarre. Una tendenza premiata dagli affezionati di thriller, che paiono non stancarsi di imparare nomi impronunciabili. Le classifiche di vendita parlano chiaro.

    Il protagonista di questo caso editoriale, il primo amatissimo capitolo di una trilogia pluripremiata in Francia, è Yeruldelgger Khaltar Guichyguinnkhen. Segnatevi bene questo nome, badando di non omettere alcuna di quelle simpatiche consonanti, perché siamo al cospetto di un personaggio destinato a entrare nei cuori di tutti gli italiani appassionati di thriller ed esotismo. Gigante irascibile e bevitore incallito di tè salato allungato con latte di capra e burro, Yeruldegger è un tormentato commissario della polizia di Ulan Bator, la capitale di una Mongolia post-sovietica ridotta allo stremo dopo i cinquanta anni di dittatura. Testimone di una società abbrutita quanto gli agghiaccianti palazzoni senz’anima lasciati dal comunismo, il commissario dovrà fare i conti con un triplice omicidio, in cui sono coinvolti dei cinesi evirati durante un rituale sessuale ammantato di simbologia nazista. Per quanto possa suonare peregrina, l’associazione Mongolia-Nazismo di questi tempi è diventata frequente, a testimoniare quanto l’ateismo di stato e lo sradicamento dalle tradizioni abbiano partorito, dopo il ritorno alla democrazia e l’improvvisa modernizzazione, uno sbandamento dei valori tale da far pensare ad alcuni giovanotti locali che Hitler avrebbe incluso volentieri i mongoli nel novero degli ariani. Nel frattempo Yeruldegger seguirà un altro caso, riguardante il rinvenimento del cadavere di una bambina sepolta, probabilmente viva, con un triciclo, un’immagine straziante che ricorda al commissario una figlia morta in tenera età. Il gigante astioso ha un cuore, ma sia chiaro, non ha alcuna intenzione di svelarlo, anzi il dolore per quella associazione lo indurirà ulteriormente, in un crescendo di efferatezze e tensione.
    Non aspettatevi solo sangue e lacrime. Ci sono divertenti digressioni sulla cucina locale e scommettiamo che qualche buontempone si lascerà ingolosire dai barbecue nel deserto con marmotta arrostita e ogni variante di latte avariato.

    Manook ritrae con occhio disilluso la miserabile bolgia tartara, spogliandola dell’antico retroterra sciamanico e dell’ombra di Genghis Khan, fiacchi ammennicoli di un passato stantio, sradicato prima dal comunismo e oggi dai Mc Donald’s di Ulan Bator. Gli stereotipi con cui i lettori occidentali sono soliti descrivere la magia del Deserto del Gobi vengono infatti spazzati via da un racconto ricco di violenza e cinismo, che rispetta tutti i crismi del genere, ma porta alla luce anche la complicata situazione sociale del paese, tra razzismo e povertà. La geografia del mistero non conosce confini. La scommessa mongola di Manook si rivela riuscitissima.