Editore: Mondadori Electa
Collana: Illustrati. Arte
Edizione: 2
Anno edizione: 1997
Pagine: 360 p., ill.
  • EAN: 9788804428718
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(recensione pubblicata per l'edizione del 1988)
recensione di Collareta, M., L'Indice 1989, n. 7

Lo studio storico delle singole tecniche figurative ha conosciuto in passato una vasta fortuna editoriale, ma sembra occupare attualmente uno spazio marginale nel campo pur dilatato e tentacolare delle pubblicazioni sull'arte. Questa disaffezione affonda senz'altro le sue radici nell'ideologia che sta alla base della moderna storiografia artistica: il primato assoluto dello stile, affermato con crescente rigidezza da Riegl, non è in fondo che una logica conseguenza dello storicismo idealistico. Esistono tuttavia anche motivi concreti che spiegano la difficoltà di scrivere oggi un libro veramente interessante sull'intera vicenda storica di un'arte millenaria come il mosaico o la scultura in avorio. Il materiale sparso su un'area geografica enorme, il campo a volte asfitticamente ristretto delle competenze, la dimensione pressoché diluviale della letteratura, le domande sempre più numerose e complesse cui lo storico è chiamato a rispondere: anche lo studioso mosso dalla più grande passione non può pretendere di far fronte a tutti questi problemi da solo. Bene ha fatto dunque Carlo Bertelli a non rinunciare all'idea di questo libro nuovo e stimolante sul mosaico, e insieme a metterla in pratica chiamando altri quattro adepti dell'"Arte delle Muse" a condividere con lui la fatica dell'impresa.
Il libro si apprezza in primo luogo per la solida impalcatura, entro la quale i singoli contributi, senza nulla cedere del timbro personale che li caratterizza, trovano la necessaria coerenza ed unità. Diversi capitoli sono dedicati al mosaico nell'antichità, dei primi secoli del cristianesimo, a Bisanzio, nel medioevo occidentale e islamico, nel rinascimento, tra barocco e neoclassicismo e infine nell'età contemporanea. All'interno di questi capitoli viene giustamente tenuta presente la distinzione fra le tecniche impiegate, come fra le funzioni diverse di volta in volta espletate dall'opera musiva. In tal modo il lettore ha costantemente a fuoco l'oggetto di cui si parla, e un emblema ellenistico, una cupola mediobizantina, un ritratto funerario seicentesco non si appiattiscono nell'indistinto per il semplice fatto che tutti e tre sono dei mosaici.
Un aspetto ancora più salutare del libro consiste nell'aver evitato quelle pericolose "zeppe teoriche" che di regola sostengono anche le più avvertite trattazioni di carattere generale. Mai, mi sembra, viene qui enunciata a freddo l'idea vulgata che il mosaico sia la tipica "espressione visiva" della religiosità medievale. Vi sono in effetti molte prove delle risonanze mistiche degli antichi mosaici cristiani, e Per Jonas Nordhagen non manca di accennarvi mentre ci accompagna tra i più eccelsi monumenti di Ravenna e Costantinopoli. Tuttavia gli stessi secoli che vedono riempirsi di milioni di tessere di smalto le chiese della Grecia o di Kiev sono anche, come ricorda Xavier Barral I Altet, i secoli che vedono stendersi profanissime decorazioni musive nei castelli dell'Occidente romanico e nei luoghi di delizie dell'Islam. Si tratta del proseguimento naturale dell'originaria funzione precristiana del mosaico, giustamente interpretata da Bertelli soprattutto come una delle grandi costanti della cultura mediterranea. Vale 1a pena forse di ricordare che, scrivendo intorno all'anno 1100 sulle varie tecniche artistiche, il 'monaco e prete" germanico Teofilo indica nel mosaico il tipo di decorazione proprio degli antichi edifici pagani.
Anche un'altra idea vulgata sul mosaico, l'idea cioè che esso cessi di dire qualcosa all'avvento della nuova pittura con Giotto, è contraddetta in maniera efficace: un terzo circa delle pagine a disposizione è riservato al mosaico dal Trecento in avanti. Basta leggere i contributi che Bertelli stesso, Maria Grazia Branchetti e Agnoldomenico Pica dedicano alle fasi successive di questa a noi più vicina avventura per rendersi conto della vitalità che la vecchia tecnica dimostra di fronte alle richieste sempre nuove dello stile. Dopo aver costeggiato a lungo l'affresco, il mosaico entra direttamente in gara con la pittura di cavalletto, dimenticando la sua originaria vocazione monumentale per applicarsi ad ogni sorta di arredi mobili, fino alle deliziose tabacchiere neoclassiche. Il "rinascimento del mosaico" tra Otto e Novecento, e' consistito in larga misura nel recupero della dimensione architettonica del dipingere con le tessere e nella conseguente ricerca di uno stile confacente.
Il punto è d'importanza cruciale e aiuta a capire in cosa consista l'originalità più profonda del libro. Gli studi comunemente accessibili sul mosaico fanno in genere propria, come chiave d'interpretazione storica globale, l'ossessiva poetica novecentesca del mosaico monumentale. Con notevole spregiudicatezza, Bertelli e i suoi collaboratori rinunciano invece completamente a questo e ad altri "punti fermi" estetici. Si trovano così nella condizione di entrare in sintonia con l'icona portatile paleologa come col litostrato romanico, con l'ideale vasariano della "bellezza dei colori unita" e con le nette campiture timbriche di Severini, con la prosa sommessa del piano di tavolo ottocentesco e con la tribunizia retorica del murale postrivoluzionario. In questo atteggiamento va apprezzato il buon senso, ma anche qualcosa di più, vale a dire la capacità di accedere attraverso il mosaico alla storia dell'arte e del gusto tutta intera. Il sorgere del "mosaico minuto" nel Settecento ricorderà anche ai più accigliati tutori dell'estetica puristica il nuovo, sensibilissimo rapporto con l'oggetto artistico che è rilevabile in ogni aspetto della vita di quell'età felice.
Alcuni dei risultati più notevoli del libro, anche sul piano che più direttamente interessa lo storico dell'arte, derivano proprio dalla disponibilità a riconoscere il continuo compromettersi del mosaico con le "arti congeneri". Per limitarsi ad un unico esempio eloquente, si può citare la proposta di Bertelli di riferire a maestranze orvietane il magnifico mosaico che, per volontà di Carlo IV di Lussemburgo, orna una delle facciate del transetto della cattedrale di San Vito a Praga. La proposta poggia sulla lucida percezione di un dettaglio rivelatore: i fogliami che decorano i contrafforti della facciata praghese sono gli stessi che compaiono sul reliquiario di Ugolino di Vieri e soci ad Orvieto. Sarebbe difficile immaginare un corto - circuito altrettanto illuminante in un'opera che avesse inteso coltivare lo sterile ideale dello specialismo.
Il libro mantiene di regola un corretto equilibrio tra aperture problematiche sul dettaglio e resoconto obiettivo del panorama storico già noto. Un analogo principio sembra aver presieduto alla scelta delle illustrazioni, dove l'attuale ovvia preferenza per i particolari è ben lontana dall'aver completamente esautorato le meno appetibili ma importantissime "visioni d'insieme". La qualità delle riproduzioni è in media buona e particolarmente apprezzabile risulta lo sforzo compiuto per evitare di "tagliare" le tavole a doppia pagina in punti delicati della lettura iconografica e formale. Un unico appunto va fatto a livello delle didascalie, tra le quali può succedere che una svista, sostituendo il nome di Andrea Mantegna a quello di Andrea del Castagno, intorbidi i limpidi risultati attributivi raggiunti nel testo.