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Artisti: Lou Dalfin
Supporto: Vinile LP + CD Audio
Numero dischi: 2
Etichetta: Marduk
Data di pubblicazione: 1 aprile 2016
  • EAN: 8019991880128
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Descrizione

Musica endemica. Come un fiore, come una malattia. È la musica che trova una profonda ragione di esistere nel legame con una terra, una storia, una cultura, una lingua. Un sogno.
Dalle nostre vallate, lembo estremo, porta orientale di un’area grande e variegata, uno spazio di parola e civiltà che a volte non viene capito e riconosciuto nemmeno da chi ci vive, quelle vallate scavate nelle Alpi dai fiumi e dai ghiacciai, quelle montagne segnate da sentieri e graffiti, tracce di una presenza umana antica e tenace, da lì parte il viaggio di Lou Dalfin, un itinerario che è fatto di musica, di storie, di emozioni, di ricordi, di fantasia. In questo disco, cui il lavoro maieutico di Madaski ha saputo fornire i colori giusti, si srotola un ulteriore capitolo della saga, suddiviso in una serie di canzoni che definiscono meglio di tanti studi antropologici e linguistici l’essenza e la natura della cultura d’òc. Perché è di questo che si tratta. Lou Dalfin racconta l’Occitania attraverso la propria vita, non come se descrivesse un mondo visitato ma come se le rocce, gli alberi, le case, le persone vive e passate, le strade, le montagne parlassero di voce propria facendoci scoprire la ricchezza e la profondità di un universo.
E le tappe sono tante, dai coscritti/eroi del XVII che nel 1907 si rifiutarono, a Beziers, di sparare sulla folla in lotta, ai giganti Ugo di Vinadio, montagne umane nel turbine della Belle Epoque, alle vittime della crociata del 1209, come l’annegato di Muret che continua a guardare il cielo, oggi solcato dagli aerei, al western provenzale della banda dei piemontesi, reduci della Guerra d’Indipendenza incapaci di adattarsi alla pace, portati sulla beata (nome gergale della ghigliottina) dopo aver terrorizzato la popolazione con una serie infinita di assalti alle diligenze.
Sono storie del passato e del presente; I vilejants un invito di Ulisse a restarsene a casa, preferendo alle falsità turistiche l’esplorazione delicata e profonda dei propri cammini, oppure il delirio del traffico metropolitano in una città sorella come Barcellona, nei Taxis de Barcelona, in cui passato e presente danzano insieme sulla Diagonale. O la parabola sul provincialismo cuneottero narrata in Provincia Clandestina, grottesco e malinconico racconto di un concerto di Manu Chao a Cuneo. O nel noir del Darrier Gardian, ultimo abitante di una borgata spopolata che uccide per avere compagnia i turisti felici e colorati. Canzoni (rigorosamente in forma di danza) e brani strumentali, culminanti nell’evoluzione della montagna sacra dell’età del bronzo chiamata Roccerè. L’Angel de Serrabona, valzer di commiato, è una canzone in catalano, lingua scelta per rimarcare il legame degli occitani con quel popolo coraggioso che sta lottando per il proprio futuro. Ed è al futuro che le ghironde e le cornamuse dell’ultimo trovatore e il suo mucchio selvaggio guardano perché vengono dal passato e cantano per ricordarci che un pezzo del nostro domani è proprio in quei suoni antichi.

Disco 1
  • 1 Glòria al Dètz-e-seten
  • 2 I Vilejants
  • 3 Lo negat
  • 4 Provincia Clandestina
  • 5 La beata
  • 6 Brandi di cavals
  • 7 Los taxis de Barcelona
  • 8 Intro
  • 9 Gigants
  • 10 Tèrra 1209
  • 11 Seguida de Borreias: leu n’ai cinq sòuds, lo ròc de Carlat, La viola e la luna
  • 12 Lo darrier gardian
  • 13 Roccerè
  • 14 L’angel de Serrabona