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Artisti: Mykki Blanco
Supporto: Vinile LP
Numero dischi: 3
Etichetta: K7
Data di pubblicazione: 16 settembre 2016
  • EAN: 0730003734113
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Descrizione

Artista singolare, che ha lasciato un marchio indelebile sul panorama pop internazionale con una serie di belle uscite e mixtape, Mykki Blanco si appresta a presentare il suo album di debutto, “Mykki”. Prodotto da Woodkid e Jeremiah Meece, l’album mostra Blanco al tempo stesso spavaldo e accessibile. “Ho capito che come artista avrei dovuto concentrarmi su me stesso e sul mio lavoro. Discutere con persone online mi distraeva. Ho sempre avuto problemi con i media che hanno cercato di etichettarmi, chi come drag queen, chi come travestito, chi come rapper omosessuale, transessuale o pop star sieropositiva, ma la maggior parte delle persone ha bisogno di queste etichette e i miei veri fan sanno chi sono e di cosa sono capace.” La cornice di riferimento di Mykki Blanco è sia archivistica che futuristica: una miriade di riferimenti culturali, aneddoti spirituali, etichette di design, marchi di cosmetici, gergo hippie, un po’ di Fendi e un po’ di Snapchat, tutto ciò che riflette perfettamente il creativo ambiente digitale in cui viviamo.

Disco 1
  • 1 I'm In A Mood
  • 2 Loner feat. Jean Deaux
  • 3 High School Never Ends
  • 4 Interlude 1
  • 5 My Nene
  • 6 The Plug Won't
  • 7 Hideaway feat. Jeremiah Meece
  • 8 Interlude 2
  • 9 You Don't Know Me
  • 10 Fendi Band
  • 11 For The Cunts
  • 12 Shit Talking Creep
  • 13 Rock N Roll Dough

È già da qualche anno che i media musicali (e non) la seguono con diligente puntualità, per questo si è quasi sorpresi quando ci si accorge che questo disco omonimo – che segue un filotto di mixtape ed Ep – è il debutto ufficiale della rapper transgender. Rischiavamo, però, di non ascoltarlo: un anno fa, la performer californiana aveva dichiarato di volersi ritirare dall’industria dell’intrattenimento e seguire la vocazione per il giornalismo d’inchiesta che l’avrebbe condotta a studiare sul campo la condizione omosessuale in diverse zone del mondo; a partire dalla comunità Meti, “terzo sesso” nepalese. Sarebbe stato un peccato: Mykki è una mutaforma che tiene insieme la compostezza orchestrale di High School Never Ends con le minacce trap techno alla Danny Brown dell’altro singolo The Plug Won’t (“Le droghe non mi amano quanto te / il club non mi ama quanto te / la vita non mi tratta bene / sono così confusa”) passando per l’horror di Fendi Band e la clowneria psichedelica di For the Cunts. Dove manca qualcosa in termini di acrobazie verbali e metriche, Mykki recupera attraverso l’enorme espressività della voce baritonale che si sbizzarrisce sulle produzioni iper-levigate e fumettose di Jeremiah Meece e Woodkid.

Con tanti saluti a coloro che pensano che l’hip hop debba limitarsi a osannare lo status quo e i suoi gadget o a riscrivere eternamente – aggiornandone la forma – tic di decenni fa, ricordiamo che è per sua natura una forma evolutiva e sfidante. Mykki Blanco non segue la lettera, ma è (a suo modo) fedele all’anima della scintilla aliena che si materializzò nel South Bronx: un formato futuristico per l’autobiografia di una comunità marginalizzata attraverso la celebrazione euforica, l’insolenza e il racconto delle catene. Il rap nel 2016 passa necessariamente anche di qui. Voto 4/5

Recensione di Francesco Tenaglia