Curatore: M. Bellonci
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 544 p.
  • EAN: 9788804545057
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Recensioni dei clienti

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    Giacomo Bellini

    20/11/2015 11:14:19

    Per adesso l'unico romanzo di Zolà che non mi è piaciuto. Risulta pedante e fuori tempo il quadro dell'alta società che descrive. Nell'insieme noioso e ripetitivo. Nulla da condividere con veri capolavori come Germinal e La bestia umana.

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    Matilde

    17/11/2014 18:52:59

    Geniale quadro della società di allora, quasi un monito per le classi dirigenti(che evidentemente non hanno ascoltato!!). Sono rimasta quasi scossa dalle pene del conte Muffat.. Chiedo a qualche lettore se ha capito il motivo per cui Vandeuvres va in rovina dopo il Gran Premio.

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    Alessandro Basilico

    09/10/2014 14:30:46

    In quest'opera, Zola ribadisce anni di magistrale lavoro naturalista, l'analisi psicologica di alcuni personaggi maggiori, è dilatata nei minimi dettagli; partendo dalla protagonista Nanà, la cui bramosia viziosa, e la furente voglia di riscatto, sono magistralmente evidenziate dall'autore.Una considerazione a parte meritano i personaggi che fanno da corollario alla protagonista, con loro Zola vuole irridere parte della tradizione romantica ancora attiva alla fine dell'ottocento, basta leggere tra le righe (il dubbio suicidio di Vandeuvres) per captare i segnali di questa polemica neanche troppo velata.Da segnalare anche, che rispetto all'ammazzatoio la responsabilità diventa qui più individuale, la società nobiliare parigina, con le sue varie sfaccettature sembra pesare meno sulla capacità di giudizio e di scelta del singolo personaggio; quello che è messo in mostra non è l'azione distruttrice della società, ma del singolo individuo.Mi secca muovere una piccola critica ad un autore che apprezzo moltissimo: a mio modesto avviso, alcuni passaggi chiave del romanzo sono forzati, o meglio analizzati in maniera poco dettagliata, mi riferisco alla momentanea infatuazione di Nanà nei confronti del collega Fontan, messa in scena in maniera decisamente troppo repentina, insolita per un autore di solito così preciso e dettagliato nell'analizzare i comportamenti umani.

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    Fabrizio

    25/09/2014 21:38:29

    Primo libro di Zola che leggo. Molto bello, crudo, realistico. Scene di vita reale. Descrizioni molto belle. Se trovo un difetto è nella traduzione, recentissima, ma alle volte il linguaggio è fin troppo moderno e contemporaneo e fa perdere quel fascino da classico francese. Suggerisco inoltre di mettere una biografia ragionata dell'autore.

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    Michael Moretta

    24/09/2013 19:08:27

    Un libro meraviglioso, scritto talmente bene che in alcune parti ero profondamente disgustato dai protagonisti del racconto. Solo una volta ricordo di aver provato questo coinvolgimento sentimentale estremo per i protagonisti di un libro, e mi successe con Auto da Fè di Elias Canetti. Nana è la protagonista assoluta del IX libro della saga dei Rougon-Macquart. La sua fortuna comincia con un ruolo nella Blonde Venus a teatro. Pur essendo incapace di recitare e di cantare tutti gli uomini si innamorano di lei e fanno a gara per pagarle qualsiasi cosa lei desideri. Prima il banchiere Steiner e poi il conte Muffat la mantengono in castelli, palazzi e le offrono tutto. Contemporaneamente Nana sta con altri uomini che fa venire nel suo palazzo ad orari differenti. La sua corte di uomini è il suo divertimento. Li rovina uno ad uno, ricavando un piacere incredibile in tutto questo. Li umilia, li obbliga a comportamenti contrari al loro rango sociale, riducendoli a giocattoli nelle sue mani. Due di loro si suicidano mentre tutti gli altri, dopo aver perso i propri soldi con lei, vivono nella miseria. Suo figlio non lo hai mai amato e morirà a causa delle poche cure ricevute. Quando il conte Muffat la abbandona dopo l'ennesimo tradimento subito, questa volta con il padre di sua moglie, Nana vende tutto e parte per un viaggio in Egitto e Russia, dove raccoglierà un'altra fortuna in diamanti ed oggetti. Tornata a Parigi prenderà il vaiolo da suo figlio e ne morirà. Ricca, dannatamente ricca, attorniata dalle sue false amiche, preoccupate di sapere chi sarà l'erede delle sue fortune e della imminente guerra contro la Prussia. Un libro sconvolgente, che mette in mostra il peggio della natura umana, femminile e maschile. Zola, come sempre, pesca questa storia nella realtà, tramite i suoi amici introdotti alla corte di Napoleone III, unendo le storie di differenti personaggi realmente esistiti e creando un affresco grottesco della società francese di fine Impero.

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    Nicola

    21/02/2013 20:00:36

    ottimo."Di genere",Zola preciso nel descrivere col (giusto) distacco che lo contraddistingue "un mondo nel mondo".Da consigliare.

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    Filippo nox

    28/07/2012 09:54:37

    Una donna "fatale" di facili costumi che si prende gioco (consapevolmente o inconsapevolmente) dell'alta società francese.La sua dissolutezza e il suo fascino portano alla rovina varie famiglie. uomini che per avere un pò del suo affetto dilapidano patrimoni, perdono la propria dignità e la libertà; persone completamente in balia di una donna che si diverte a sperperare quattrini e a far ingelosire i vari amanti piu volte traditi.. Sarei volentieri entrato nel libro e avrei preso a schiaffi tutti quelli che si facevano sfruttare in quel modo (tra cui il conte Muffat costretto a vendere tutte le sue proprietà per star dietro ai capricci di "una signora" anelando ad una sua carezza e sottomettendosi a giochetti ridicoli). Buon libro. Piacevole lettura

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    elda

    23/06/2011 18:28:00

    "Nanà" è un appassionante romanzo di straordinaria attualità, un capolavoro di miserie e voluttà in cui le mantenute di ieri assomigliano molto alle escort di oggi.

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    carlomaria

    05/01/2011 21:19:38

    Nanà ama solo se stessa, forse,e neppure il suo bambino e non mi pare proprio che si rovini economicamente come detto nella recensione.

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    Damiano

    02/05/2010 09:43:00

    Il voto non è al romanzo (bellissimo) ma al "prodotto editoriale". Scandaloso che la Mondadori ripubblichi una traduzione risalente agli anni Cinquanta e forse antiquatissima già allora. Come si può leggere un romanzo ambientato a Parigi i cui personaggi si chiamano Filippo, Giorgio, Franco, Zoe? E poi la consecutio temporum che aderisce alle regole ottocentesche (esempio, pag. 477: "E un feroce desiderio di vendicarsi le faceva storcere la bocca; sarebbe finalmente Madama Zoe, terrebbe ai suoi piedi..."). Insopportabile. Il piacere della lettura è rovinato da una traduzione a dir poco obsoleta.

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    richi

    09/10/2007 19:56:29

    Tremendo il finale. In alcuni punti il romanzo è potente: La corsa ippica, il primo capitolo, il quattordicesimo con il finale da horror. Zola si dimostra giornalista quasi reporter. Una Francia allo sfascio, nonostante una Parigi in preda ai piaceri sfrenati e alla prostituzione d'alto borgo. C'è un però. Zola si perde in alcuni capitoli nella descrizione fredda degli ambienti e delle logiche dell'alta borghesia, allora imperante, quella che sosteneva il governo e l'impero. E' onesto da parte sua, vero, ma il lettore ne risente, almeno quello del terzo millennio. Lo scritto rimane da leggere e per questo è un classico, ma nel naturalismo quasi scientifico, per cui tutto è conseguenza di certi comportamenti umani, non ci credo sempre. Certo, oggi si sta andando in quella direzione, nel senso che la logica del profitto sta portando ad un degrado crescente, ma la responsabilità sta parecchio nella pochezza di una classe dirigente ed economica che è al governo e all'opposizione, anche se ce l'ha mandata il popolo. Il male di oggi sta in noi ma assai nei pochi che hanno molto, senza bisogno di andare nel piu' basso e spicciolo comunismo. Manca la morale, tutto qui.

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    Paolo

    30/09/2007 13:32:44

    Personaggi e luoghi fanno rivivere, dall'interno, l'atmfosfera del periodo. Il romanzo, ritenuto a tinte forti gia' al tempo della pubblicazione, e' un crudele spaccato della societa' parigina di quel tempo. La protagonista poi.... e' tutto da leggere.

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    dario

    23/03/2006 19:28:24

    "parigi la ricorderà sempre così, come una fiamma in mezzo al cristallo, nell'aria, al pari di una bella dea. no, è una birbonata troppo grande lasciarsi morire quando si è come era lei!" è una birbonata non leggere nanà

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    Arturo Toscanini

    05/08/2005 17:15:30

    Veramente bello, a tratti di una cattiveria sublime nel descrivere le miserie umane

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    Roberta

    07/07/2005 14:20:25

    Simbolo del vizio e della corruzione di carne e spirito, Nanà rappresenta la parte malata della società parigina ottocentesca. Incantevoli sono le descrizioni minuziose dei personaggi e delle ambientazioni.

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