Narratori delle pianure

Gianni Celati

Editore: Feltrinelli
Edizione: 6
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
In commercio dal: 29 settembre 2008
Pagine: 158 p.
  • EAN: 9788807810275
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Descrizione

Nel 1984, Italo Calvino così annunciava la pubblicazione di questo volume: "Dopo vari anni di silenzio, Celati ritorna ora con un libro che ha al suo centro la rappresentazione del mondo visibile, e più ancora una accettazione interiore del paesaggio quotidiano in ciò che meno sembrerebbe stimolare l'immaginazione". Queste trenta novelle, comiche e fantastiche, tristi o terribili, sulla valle del Po, mentre recuperano antiche forme narrative della tradizione novellistica italiana, sono un viaggio di ritorno alle fonti del narrare: cioè al "sentito dire che circola in un luogo o paesaggio". È una figura molto cara a Walter Benjamin, quella del narratore orale, che Celati ha cercato di riscoprire viaggiando e raccogliendo storie sulle rive del Po. Celebrando con le sue novelle questa figura in via di estinzione, Celati indica una degradazione ambientale che non riguarda soltanto i paesaggi, ma anche la facoltà di raccontare e di scambiarsi esperienze. Così queste sono altrettante parabole sulla nostra epoca, e costituiscono uno sforzo per ridare all'arte narrativa una credibilità che non sia soltanto letteraria.

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    David

    18/09/2018 11:57:32

    Il riappropriarsi dell'oralità nel racconto: storie narrate come un tempo i vecchi facevano la sera intorno al fuoco, con la stessa aura di sacralità e mistero. Non ci sono morali se non implicite, "naturali". Grande amico di Ghirri, sommo fotografo dell'oltre, Celati qui più che mai si rivela un suo corrispettivo in letteratura, non soltanto per le ambientazioni condivise, ma soprattutto per lo sguardo nebbioso e al contempo vertiginoso sul vivere che li accomuna.

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    AdrianaT.

    17/08/2018 08:30:52

    Belli! Di trenta mini-raccontini in sole146 pagine, devo dire che ben pochi non mi hanno propriamente colpito per trama, linguaggio, stile, guizzo e gusto narrativo da cantastorie. Sa di Calvino nella creatività, fantasia e surrealità di alcune trovate agrodolci, e nella profondità di certi pensieri. Breve, semplice, ironico e schietto; divertente e originale dallo squisito mood padano con le sue brume e arsure; con tipi e caratteri a volte magici, descritti con tratti rapidi ed efficacissimi, che incantano.

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    Carlo

    03/03/2013 22:36:02

    Non mi ha fatto impazzire, perché non mi piace la filosofia che ci sta dietro: cioè che la vita è un eterno remare, senza senso né direzione. Mi è parso un catalogo sterminato di oggetti muti e di eventi casuali, ammassati da memorie collettive in maniera confusionaria. Non scava a fondo, si limita a perlustrare la superficie delle cose, non si pone domande, è come una macchina da presa che registra ciò che le sta attorno senza un commento o un montaggio significativo. Insomma, non mi ha lasciato nulla se non un senso di amarezza.

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    Patroclo

    21/02/2009 21:52:47

    sembrano fiabe queste di Celati, fiabe moderne probabilmente. fiabe per il tentativo di ricostruire una dimensione indefinita e mitica, seppur spesso geograficamente identificata con la pianura Padana, moderne per i temi trattati. i raccontini non mancano di fascino, seppure spesso sembrino risolversi in esercizi di stile privi di vera forza narrativa

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    alessandro abbiati

    20/05/2004 13:04:14

    Il piacere che questo libro diffonde si deve ad un tentativo, a mio giudizio riuscito, di evocare la capacità affabulatoria della narrazione orale, coniugandola all'analisi dei grandi temi della contemporaneità. Una sorta di piccolissimo atlante di quel poco che la società dell'immagine e dei consumi non è ancora riuscito a fagocitare. Una testimonianza di piccole resistenze umane, che si imprimono nella memoria.

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    Andrea Malaguti

    22/05/2001 01:12:54

    Sono racconti bellissimi che illustrano magistralmente il mondo in cui stiamo cercando di vivere (spesso senza riuscirci).

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