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Anna M. Mori

Editore: Rizzoli
Collana: Saggi italiani
Anno edizione: 2006
Pagine: 289 p. , Rilegato
  • EAN: 9788817009928

Recensioni dei clienti

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    maryl

    16/10/2011 14.47.44

    E' stato il primo libro che ho letto sulla mia terra, l'Istria, devo dire che mi ha commosso e anche un pochino,come dire,amareggiata per quel certo "rancore" che ho avvertito ancora vivo in certi punti, da parte dell'autrice per ciò che successe.. Devo essere sincera, dopo questo libro ho letto tanti altri libri sull'Istria e mi sono piaciuti molto, forse anche più di questo, quindi invito tutti i lettori appassionati di questo argomento di storia, di non fermarsi a questo solo libro..ma di leggerne altri, e in questo sito ce ne sono tanti..tutti meritevoli di leggere..senza nulla togliere a questo in particolare..che è validissimo :-)

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    Mario

    02/05/2009 10.58.02

    Salve sono un Istriano come tutti gli altri,amo sicuramente la mia terra che è Pirano ma amo anche Trieste che cosi bene mi ha ospitato purtroppo non credo che ormai si possa tornare nelle proprie terre anche se adesso si possono comperare le case che una volta erano nostre,poi è la facenda della lingua che non ci si riesce a capirci ho non vogliono capirci penso che sia probabile,comunque io sicuramente ci tornerei ma dovrebbe tornare L'Italia.

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    Giara

    01/11/2008 13.03.25

    Sono istriana, amo la mia terra ed amo Trieste, che è istriana tanto quanto Rovigno, Cittanova, Umago, Verteneglio... amo la terra rossa, il mio dialetto. Leggevo con le lacrime ciò di cui parlava la Mori; so esattamente cosa significa portarsi dietro un'identità, le proprie origini e la propria cultura ma un po' lontani dalla propria terra. Non poter andar nella propria terra perchè non ci appartiene più; non poter parlare l'italiano o l'istriano perchè oramai si parla solamente croato. La Mori è riuscita a dare un tocco di verità e di crudezza a ciò che solamente chi ha vissuto conosce; la Mori è stata maestra nel parlare di austria-ungheria, di slavizzazione, di italianizzazione, ma con un unico concetto... il sentirsi smarrito con le proprie origini ed essere attaccato a queste più di ogni altra cosa. Ho letto il libro 2 volte; l'ho spedito in America ai miei parenti che hanno dovuto abbandonare l'Istria. Un libro che tocca l'intimo di ogni istriano, e anche di ogni uomo o donna le cui origini siano la meravigliosa terra rossa!

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    GIOZICA 58

    06/10/2008 13.02.21

    La vera tragedia dell'Istria non è stata tanto la tragedia in sè, quanto il fatto che gli italiani, escluso Trieste, non l'abbiano mai avvertita come tale. Il libro della Mori, una delle memorie storiche più lucide di questa terra, riporta alla luce questa tragedia attraverso tante storie semplici ma terribilmente profonde e tragiche, e sono proprio queste storie che danno spessore a tutto il testo. Un libro davvero commuovente che raggiunge vette altissime quando l'autrice narra le proprie storie e i propri ricordi.

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    rainbow

    02/09/2008 15.51.54

    La Mori scrive in modo abbastanza scorrevole, il libro promette molto ma lascia un po’ di amaro in bocca, perché sembra sempre poter dare un po’ più di quello che effettivamente dà. E poi una riflessione: il fatto che l’autrice, credo suo malgrado, per scrivere un libro sull’Istria sia costretta praticamente in ogni pagina a parlare di odii etnici, incomprensioni culturali, rivendicazioni linguistiche, cognomi cambiati, famiglie separate, oltre che di stragi e di massacri, quando invece si potrebbero scrivere interi volumi sull’autentica bellezza di quelle terre, ebbene, tutto ciò deve farci pensare a quanto imbecille, provinciale, gretto possa essere l’uomo; quell’uomo che detesta chi parla con un accento diverso; quell’uomo che da millenni si massacra per piantare la propria bandiera su un fazzoletto di terra, per difendere la sua “patria”, per offendere le altre “patrie”, per imporre religioni, per negare religioni, senza capire che in realtà gran parte dei valori per cui attenta alla vita propria e altrui sono solo delle imposture inculcategli da chi ha interesse alla guerra, al massacro, per perpetuare il proprio controllo sull’economia, sui denari. Eh sì, povera umanità... E grazie a scrittori come la Mori che ci fanno meditare su tutto ciò.

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    Giuseppe Bonetti

    05/07/2006 22.17.44

    Anche se già ero amante di questa terra,andandoci periodicamente in vacanza,ora, grazie a questo libro ne sono definitivamente innamorato ed ho capito molto di più della sua storia. Fa rabbia vedere che per gli italiani non è possibile acquistare casa in Croazia: non mi sembra concepibile per uno stato che chiede di entrare in Europa.

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    Mattia B.

    16/05/2006 22.48.36

    Vado a ricercare ancora una volta la mia casa. (...). La mia casa, anche se sul campanello c'è un cognome croato, era ed è rimasta la mia unica casa" (pag.244). Un libro di struggente bellezza. Profumi, pietre, animali, colori, paesaggi e luoghi di una terra che, seppur oramai territoro estero, emana ancora ricordi e sentimenti d'Italianità. Un libro da leggere per fare uscire dall'oblio la parola "Istria"...

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    Claudio Caroli

    05/05/2006 22.21.40

    Anna Maria Mori è riuscita a farmi commuovere nella lettura di un libro per la seconda volta in 37 anni. Tanti complimenti all'autrice non solo per il modo di scrivere, ma esattamente per ciò di cui scrive. Sono stato negli ultimi tempi a suonare a Isola e a Umago e da lì è nata la passione per questa terra così emozionante per bellezza storia e mistero. Davvero non si può fare di più per aiutarla a conservare la veneticità e l'italianità rimaste?. Scopro che un mucchio di gente che stimo anche per levatura morale e culturale qui da noi pensa che gli italiani in Istria ci siano perchè sono i figli dei fascisti, credendola solo una colonia tipo Tripoli o Corfù!

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    ant

    07/04/2006 00.00.35

    E' stato piacevolisimo leggere questo testo, si scopre l'attaccamento viscerale che hanno i profughi istriani verso la loro terra. Notevoli gli spaccati riguardanti le abitudini, la cucina, i monumenti, la fauna e la flora del posto.La frase che(secondo me) rappresenta più di tutto l'animo del libro ,e forse di questa sensibilissima autrice, riguarda il rivedere la vecchia casa e l'albero del proprio giardino:" L'infanzia è l'unica età che si ha per tutta la vita,io sono tutta e ancora lì, sotto quella magnolia".

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    Daniele Castelnuovo-Tedesco

    29/03/2006 19.01.08

    Finalmente un (bel) libro sull'Istria, già terra italiana (ma ormai una grande maggioranza di italiani ne ignora la posizione geografica e perfino l'esistenza stessa), prima ancora periferia del Leone di S.Marco poi pacifico laboratorio etnico-linguistico austro-ungarico destinato inesorabilmente allo sfascio e alla barbarie dei totalitarismi fascisti e comunisti del '900. L'autrice, istriana per parte di madre e nata a Pola come molti altri 'italiani' (ma troppi non lo sanno) come Sergio Endrigo, Alida Valli, Rossana Rossanda e Laura Antonelli, alterna ricordi personali e scorci di vita familiare visti con i suoi occhi di bambina prima della partenza per l'Italia nonché della famiglia materna in epoche precedenti, con racconti ed esperienze di istriani rimasti dopo l'esodo della stragrande maggioranza degli italiani negli anni 1947-1954 i quali testimoniano della loro condizione spesso in bilico tra nostalgia del passato e incertezza per il futuro, non sempre pienamente consci della loro italianità e della loro identità, e inevitabilmente percorsi da un malessere culturale ed un estraniamento storico. Il libro, che nel suo interessamento alla regione istriana segue "Bora" del 1998 scritto a quattro mani con Nelida Milani ('rimasta' a differenza dell'autrice), si snoda in forma molto varia, senza un filo necessariamente logico-storico-geografico, ma godibilissimo per chi già ha la fortuna di conoscere questo piccolo e bellissimo angolo d'Europa, così vicino a noi, ma così tristemente misconosciuto e ignorato, non solo geograficamente, ma soprattutto nella sua travagliata e dolorosa storia. "Nata in Istria" comunque spero e penso possa essere di grande aiuto anche a chi invece di questa terra non sa nulla e può (e forse deve) saperne di più. Nessuna storia d'Italia del '900, infatti, può dirsi completa senza aver il coraggio di affrontare il dramma prima dei morti nelle foibe (5.000? 15.000? nessuno lo saprà mai), poi dell'esodo di 350.000 nostri compatrioti, e Anna Maria Mori cerca di colmare questa grave lacuna.

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