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Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: XV-224 p., Brossura
  • EAN: 9788804672456
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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Anna

    17/07/2017 10.39.48

    Libro letto tanto tempo fa, mi spiace molto non potergli dare un voto alto pur avendo amato la scrittura del libro, ma l'argomento disabilità è stato trattato davvero in modo frettoloso (il libro è breve, troppo a mio avviso) e senza assolutamente delineare la psiche del figlio che la vive in prima persona, la sua disabilità. Capisco che sia stato scritto dal punto di vista di un padre, ma certi episodi, tipo quello col preside di scuola media zoppo che cerca la raccomandazione del suocero di Frigerio per garantire una vita scolastica dignitosa al figlio è di uno squallore senza pari, e se è accaduto davvero a Pontiggia credo abbia preso la cosa troppo sotto gamba...ed è questo infatti che rende il libro provinciale, e superficiale. La disabilità vista all'italiana è un universo a parte rispetto a paesi dove hanno pedane sui marciapiedi e strutture per disabili da sempre, e rende questo libro un piccolo racconto provinciale dove la cultura inadatta e impreparata di questo paese scavalca persino il personaggio del figlio. Peccato.

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    Daniel

    18/02/2014 13.56.48

    Dire che è bellissimo, è dir poco. E' sublime, meraviglioso, favoloso. Vi basta per capire che va letto? Altrimenti aggiungo che è Letteratura con la L maiuscola

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    Pino Chisari

    18/05/2011 07.47.10

    Bellissimo libro che tutti dovrebbero leggere per capire come anche i dolori più profondi e le situazioni più difficili possano essere fonte di autentica bellezza e serenità.

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    rain

    01/10/2010 20.40.52

    Non so neanche io bene se dare un punteggio alto o medio-basso e quindi resto nel mezzo. Non perchè il libro sia scritto male, anzi lo stile è impeccabile, ci sono punti ironici, altri cinici e altri molto molto teneri. Però mi sembra che,come han detto altri utenti, sia pià descritto il vissuto del padre di Paolo che quello di Paolo stesso. E' lui che alla fine vive le frustrazioni, il dolore, l'umiliazione, le piccole vittorie, è lui quello che davvero soffre...e forse era proprio quello che ci voleva trasmettere l'autore. In ogni caso un libro che ha qualcosa da insegnare ad ognuno di noi.

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    unalettrice

    23/03/2010 21.38.21

    Sebbene il libro sia ben scritto, diciamo pure scorrevole, alcune parti le ho trovate un po' troppo ostiche, contorte... Alcune frasi invece le ho trovate intelligenti e condivisibili. Il libro tratta poco l' handicap del bambino, che tra l' altro non mi sembra così handicappato, mentre concentra l' attenzione sul padre del bambino, che alla fine è lui il vero disabile: mentale.... Io mi aspettavo una storia su un bambino disabile e mi sono trovata in mano un libro che parla dei problemi del padre di un ragazzo disabile!

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    Fabio Marchioni

    22/02/2010 20.22.32

    Il libro ha tre livelli di lettura. Quello puramente narrativo che è il meno menzionabile. Il libro è una lunga divagazione psico-filosofica dell' protagonista-narraratore. I contenuti e la rappresentazione del dramma familiare derivante dall' avere un figlio disabile sono splendidi, così come il modo di scrivere di Pontiggia è da scrittore di razza. Da leggere, sopratutto se non si è molto riflettuto sull' handicap. da leggere.

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    sergio

    04/04/2009 12.53.33

    Pontiggia ha il dono della leggerezza, descrive situazioni SPAVENTOSE con una dialettica semplice, autentica e sdrammatizzante. Si riesce a capire l'altro e la sua dignità! dirò anche che spoglia il diverso dalla comune e banale pietosità dei "normali" facendolo apparire talvolta anche comico. Grande Pontiggia..!!!

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    Giorgio

    14/09/2008 16.27.40

    Luciano De Crescenzo con “Nessuno l’Odissea raccontata ai giovani lettori”, ripropone ai giovani lettori uno dei classici della letteratura e ponendosi come estroso cantastorie, riesce in chiave ironica a raccontare i vari episodi del poema omerico con notazioni personali riuscendo a comunicare con i lettori in modo diretto. Con la sua vivacità riesce a fare rivivere l’incredibile avventura dell’ideatore del cavallo di legno che permise agli achei di sconfiggere troia. Ulisse, Odisseo per i greci, è un eroe coraggioso e bugiardo, intelligente e imbroglione, un uomo infedele ma molto amato dalle donne, amante dell’avventura tanto da lasciare, nella versione di De Crescenzo, la fedelissima moglie Penelope e il figlio Telemaco per ritornare sui mari dove tantissime nuove avventure lo aspettano. L’autore nella prima pagina del libro si rivolge al suo lettore e incoraggiandolo e dicendogli “L’importante è partire” e questo sarà quello che Ulisse dirà ai suoi compagni, ossia l’invito a buttarsi con entusiasmo nella vita, a viaggiare, almeno con l’immaginazione e la fantasia nel tempo e nello spazio. L’autore nell’ultima parte del libro ci fa rivivere una serie di malefatte di Ulisse che mettono in luce tutti i pregi e i difetti di un autentico uomo del nostro tempo probabilmente molto fortunato a cavarsela sempre… Giorgio Gian**** (2I lecce)

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    ale72

    13/09/2008 21.05.32

    Ho sempre consultato il sito per avere informazioni "sul campo" di qualsiasi romanzo mi interessasse leggere e non ho mai sentito l'esigenza di lasciare la mia opinione. L'ho avvertita solo quando, per curiosità, ho letto il punteggio medio assegnato e l'opinione di alcuni di "noi". E' chiaro che ogni libro risuona in modo diverso a seconda di chi lo legge, ma non condivido affatto le critiche mosse a "Nati due volte". Non è un romanzo superficiale: può sembrarlo perchè non si perde nel "romanzato" dei sentimenti, ma si sofferma (semplicemente) sulla realtà quotidiana della vita di un disabile, che sarebbe troppo cinematografico immaginare costellata di tragedie continue. Non è un romanzo semplicistico: è scarno, non ipocrita, asciutto ma sotto ogni parola si avverte il peso e la fatica del dire quello che si sta dicendo, ammettendo anche colpe e responsabilità che, per un padre, non deve essere facile ammettere. Non è un romanzo egocentrico: sarebbe stato troppo facile romanzare la storia raccontando ogni singola caduta, ogni singolo pianto,ogni singolo dramma vissuto, dal punto di vista del figlio.Mentre lo leggevo, però, avevo l'impressione di vedere questo bambino-ragazzo-uomo che cresceva facendo della "misura" del padre la propria misura nel vivere la vita, affrontandola, magari disperandosi, ma guardandola in faccia e chiamando con il suo nome ogni singolo piacere e dolore. Sinceramente, senza ipocrisie appunto e senza pianti autocommiserativi che sicuramente ci saranno stati, ma che giustamente l'autore -credo- non abbia voluto strumentalizzare. Mi piace pensare che ci siano persone in grado di vivere le proprie fatiche senza la necessità di urlarlo o piangerlo ad ogni "angolo mediatico", il chè non significa non farlo in privato, ma semplicemnte non fare di quel pianto la propria cifra. Questo libro, per me, è un capolavoro.

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    Stefi

    10/06/2008 12.40.49

    ‘Nati due volte’ attinge da un terreno fertilissimo da cui poter, potenzialmente, trarre una bellissima storia verità. A mio avviso però la storia è narrata in modo troppo semplicistico, dando spazio a tante cose che portano lontano l’attenzione del lettore, che non interessano e che non danno realmente il senso del problema centrale. La figura del padre, i suoi pensieri, le sue divagazioni, occupano uno spazio troppo ampio e non funzionale alla vita del figlio, come dovrebbe essere; il padre è così al centro e non pone invece al centro, Paolo. Il film mi ha dato molte più emozioni.

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    Giallo

    01/10/2007 21.55.07

    E' un libro molto bello che si legge tutto d'un fiato... L'ultimo capitolo è veramente bellissimo. Ti lascia un gusto in bocca che ti mette ancora sete di leggere, leggere, leggere. Consigliato alle mamme, ai papà, agli insegnanti, agli educatori e a chi opera nel sociale. Ma anche a tutti quelli che desiderano una lettura semplice ma straordinariamente entusiasmante.

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    fedex

    25/05/2007 21.00.29

    Mi aspettavo da questo libro qualcosa di più e di diverso... Credo, però, che sia uno specchio sincero dei sentimenti contraddittori suscitati dalla difficile situazione di affrontare un handicap. Trapelano, si intuiscono, ma non sono affrontati in modo approfondito. Trattandosi di esperienza autobiografica e in base a quei pochi riferimenti che ci sono nel testo credo che sarebbe interessante leggere la stessa vicenda scritta dalla moglie o dallo stesso figlio.Probabilmente avrebbe lasciato qualcosa in più...

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    GAX

    08/03/2007 14.08.39

    Conosco bene la disabilità e questo libro tratta il tema in maniera superficiale, puerile, fredda e patetica. Sò che ha spunti autobiografici, questo mi sconcerta ancora di più.

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    Francesco

    07/02/2007 17.17.22

    Tema difficile e linguaggio duro.Ottima prova di letteratura italiana e di sincera introspezione. Da porre nei classici accanto a Calvino.

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    Ylenia

    25/09/2006 23.21.59

    Splendido.

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    Romano De Marco

    01/09/2006 10.52.17

    NATI DUE VOLTE è un romanzo straordinariamente bello. Nel 2000, a 66 anni, Pontiggia, raggiunta la maturità di uomo e di scrittore, accetta di misurarsi con un tema dolorosamente autobiografico: il rapporto con il proprio figlio disabile. Questa attesa, questa riflessione, prima di trasformare la propria esperienza personale in letteratura, vengono ampiamente ripagate da un equilibrio e una lucidità che fanno del romanzo un vero e proprio gioiello. Non un libro sull’handicap, semmai un libro sul dolore, sulla difficoltà di affrontare le prove della vita, sul rapporto genitori-figli in generale. Ma con una narrazione infarcita di vere e proprie “perle” sull’importanza del linguaggio (tema molto caro all’autore) sul matrimonio, sull’esperienza dell’insegnamento, sulla fede. Pontiggia sfoggia una classe, una semplicità, una purezza narrativa che lascia sbalorditi e avvince, affascina, coinvolge il lettore. Il suo uso delle citazioni, dell’ironia (che pure in situazioni apparentemente tragiche si trasforma quasi in comicità) dell’autocritica mai compiaciuta, della spietata analisi della altrui e della propria personalità, sono eccezionali e illuminanti. L’autore non pretende di insegnare, di dare dei consigli, di interpretare l’”esperto” nel difficilissimo ruolo di genitore di un ragazzo disabile. Tutt’altro. Sottolinea l’impossibilità di tracciare delle linee generali, delle regole, di standardizzare una categoria di rapporti umani. Di TUTTI i rapporti umani. E il romanzo scorre via veloce in una serie di esperienze, ricordi, digressioni che non si attengono strettamente alla cronologia della sua vita o al tema dell’handicap ma che piuttosto spaziano in un andirivieni dolceamaro fatto di difficoltà, di frustrazioni, di speranze, di sprazzi di felicità, di rimpianti, di amara consapevolezza dei propri limiti, ma anche di sottintesa ferrea fiducia nel’uomo e nella sua intelligenza. E’ un libro che somiglia molto alla vita. Consiglio di cuore, a tutti, di leggerlo.

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    daniela

    30/08/2006 16.22.17

    bellissimo, l'ho letto in due pomeriggi e mi e' spiaciuto arrivare alla fine, il tema e' difficile, pesante, ma l'autore riesce a trattarlo in maniera umana, vera, con tutte le crisi e le debolezze e i conflitti che sicuramente chi vive un'esperienza simile puo' sentire come reali, in piu' c'e' l'aspetto della relazione extraconiugale che complica il tutto, ma ciononostante la lettura e' scorrevolissima. Bravo Pontiggia

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    Giuly

    08/03/2006 17.03.46

    Ho dovuto leggere il libro per un lavoro scolatico e sinceramente non mi è piaciuto molto. Pontiggia tratta l'handicap in un modo tutto nuovo: è sincero, duro, schietto e l'apprezzo per questo, ma non condivido molti suoi pensieri. Certo dovrei ritrovarmi nella situazione, non posso giudicare, ma qui stiamo parlando di un handicap fisico. L'autore drammatizza troppo, mentre io credo che un padre nelle condizioni del protagonista debba solo ringraziare che il figlio non sia nato con problemi mentali, secondo me molti più pericolosi. Il libro, però, vuole esprimere tutte le paure e angoscie di un padre che si sente colpevole e che non accetta la minorazione del figlio, ma secondo me chi vive l'handicap nello stesso modo del narrattore, beh! detto un po' fuori dai denti, peggio per lui,potrebbe darsi un po' di pace e viverla meglio. In più odio l'ipocrità del padre di Paolo. Dal mio punto di vista lui spende anima e corpo per il figlio solo perchè si sente colpevole della relazione extraconiugale che lo ha reso assente durante la gravidanza. Se la relazione non ci fosse stata e il figlio fosse nato comunque con lo stesso problema, sarebbe scappato lasciando moglie e figlio. Anche il lessico non mi è piaciuto. Molto spesso vi sono grandi giri di parole complicate per esprimere un concetto, che quasi pugnala alle spalle, in due righe subito dopo.

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    Andre

    17/10/2005 00.56.19

    Onore a te grande Pontiggia. Ho appena finito il tuo libro e sono pieno di commozione. Tu mi hai mostrato cose che non immaginavo, di me e degli altri. Leggete questo libro, vi darà tantissimo. Al di là di falsi buonismi, l'autore racconta quant'è difficile, rovoluzionaria e forte l'esperienza di un figlio con handicap. E quanto noi tutti siamo fragili di fronte ad essa. Scritto benissimo. Stupendo.

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    Satine

    27/07/2005 18.16.17

    Un libro scritto benissimo, un libro che assomiglia ad una musica, armonico, un vero banchetto per i miei occhi stanchi da assidua lettrice. Proprio questo però è il suo difetto più grande. Pontiggia per me si sofferma troppo sul lessico, su dei dialoghi ineccepibili, su tante tante parole, è un libro molto egocentrico se vogliamo metterla in questi termini. C'é poco del rapporto fra padre e figlio, è più un libro che parla del padre, ma se non altro degli errori di questo padre. Potremo considerarla un ammissione di tutti i suoi sbagli, quindi in fondo, un atto d'amore, nei confronti del figlio, nei confronti dei genitori di figli handiccapati, nei confronti di quest'ultimi.

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