Il naturale disordine delle cose

Andrea Canobbio

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 27 gennaio 2004
Pagine: 262 p., Rilegato
  • EAN: 9788806166816
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Descrizione
Per Claudio Fratta disegnare giardini significa progettare uno spazio in cui arginare la natura, tentare di dare un ordine alla vita, ma anche curvare la propria esistenza secondo geometrie segrete. Per questo sentire al telefono la voce di Elisabetta Renal, una sera di marzo, sarà come vedere un'incrinatura su di un vetro: lei era ferma come lui nel buio di un parcheggio, la sera in cui un uomo è stato ucciso. Un uomo che entrambi desideravano morto, ma che nessuno dei due avrebbe avuto la determinazione di uccidere. Claudio sa da sempre di dover chiudere i conti con l'uomo che ha rovinato suo padre, e scoprire che Elisabetta segue una strada parallela alla sua, significa sentirla immediatamente vicina.

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Recensioni dei clienti

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    Sarah

    21/07/2011 22:27:15

    Dalla quarta di copertina sembrava un romanzone, invece non sono riuscita a finirlo, lento, noioso, non mi ha appassionato, voleva essere un giallo? un thriller? bhooo

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    simone

    08/03/2005 10:44:10

    Grande libro e, soprattuto, bella storia. Non spesso si trova una tale empatia insieme ad una scrittura limpida e significativa. io, a differenza di altri, ho molto apprezzato, soprattutto per certe ricercatezze che ne fanno un libro pensato, curato, cullato e costruito. peccato si dilunghi un po' troppo nel finale. Claudio Fratta ed Elisabetta Renal, comunque, non si scordano. Leggendolo, tempo fa, crdevo ne avremmo sentito parlare molto, ma l'Einaudi evidentemente non è la Mondadori, che lancia Piperno con ogni mezzo("con le peggiori intenzioni", comunque non male). Canobbio avrebbe meritato più fama, ma so che è tradotto in USA da una casa editrice importante...

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    michela

    30/06/2004 22:21:04

    Se questo libro fosse stato scritto da uno scrittore più "famoso" - o con marketing più potente - avremmo gridato al miracolo. Di questi tempi, leggere un libro di tale qualità è cosa rara. Veramente complimenti allo scrittore (Claudio Fratta mi mancherà).

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    andrea

    16/03/2004 15:01:57

    gli ingredienti sono eccellenti, e anche la cottura all'inizio è ottima. avesse perseguito le strade impostate all'inizio... invece canobbio si è dilungato più che perso nella gestione del romanzo intesa come tram tram. se l'avesse un po' tagliato sarebbe stato un piccolo capolavoro. così è bellino. e visti i tempi è tantissimo. bravo canobbio continueremo a seguirti anche dopo quell'orribile libro che hai pubblicato da rizzoli (non mi ricordo nemmeno il titolo)

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    franz

    21/02/2004 18:23:41

    presuntuoso il titolo, modestissimo il libro, peccato.

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    Tommaso

    03/02/2004 15:11:50

    Un libro che resterà nella storia! Intenso, affascinante, intelligente, nato dalle mani di un vero virtuoso. DA NON PERDERE!!!!!!!!!!!!!!!

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    Alessandro

    30/01/2004 11:32:28

    Un romanzo geniale!!!! Un CAPOLAVORO... "Il naturale disordine delle cose" è senz'altro uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni. Una storia imprevidibile ed una scrittura impeccabile. Grande! Non esitate, leggetevelo!!

Vedi tutte le 7 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Claudio Fratta è l'ultimo della serie dei Claudii dei romanzi di Andrea Canobbio. Il Fratta, non per caso, progetta giardini, mestiere ereditato dal padre approdato a suo tempo a quella professione per necessità. Ben sapendo che ciò che emerge dal disegno di un giardino non è che una banalissima, lucente prova di ciò che dorme sommerso, egli si affida all'idea di un mondo artificiale dove si possa eventualmente ricomporre il disordine delle relazioni umane. Più difficile per Claudio riportare in superficie il reticolo oscuro delle radici, lo spaventoso viluppo della materia che nemmeno il suo cinismo può dirimere. Quel movimento sotterraneo che preme, tinto di nero, sul presente del protagonista che si trova implicato, in parte suo malgrado, in una complessa storia di ricatti appesantita da un morto ammazzato. Siamo infatti dentro a un romanzo che unisce due corpi che purtroppo rimangono inesorabilmente separati, usciti quasi da due libri distinti. La trama per così dire ufficiale, formale, adocchia il noir, mentre la storia familiare segue un suo autonomo percorso che finisce per non amalgamarsi all'insieme.

Questo versante però regge meglio dominato da alcuni motivi centrali: il tradimento, la vendetta, il perdono. Claudio viene da una famiglia modesta. Il padre è un piccolo imprenditore, legato a un'idea salvifica del lavoro, che però a causa di due famigerati strozzini si vede costretto a dichiarare il fallimento. La madre, strana figura di donna senza qualità, tranne una passione mal consumata per la musica, è la testimone inossidabile del dramma che consumerà la famiglia. Tre figli, il maggiore Carlo, ricercatore universitario a vita, Claudio, appunto, il narratore, e il più piccolo, il più mansueto Fabio, la cui morte per overdose è il centro dolente della narrazione. Le ragioni ultime dello scacco del padre e della fine di Fabio sono come chiuse dentro a un bozzolo di silenzio perpetuato dagli altri componenti della famiglia. Troveranno le parole, ma insufficienti come porti provvisori, grazie all'avvento di una donna, Elisabetta Renal, che di stendhaliano porta solo il nome e non il coraggio dell'eroina del Rosso e il nero, la committente e poi amante del protagonista. Anche Elisabetta è infatti legata alla sorte degli sgherri tanto che in parte avrà il ruolo della giustiziera.

I personaggi sono tra loro avvinti, più che dai legami di sangue, dalla lotta sfinente contro il silenzio per recuperare faticosamente gli insegnamenti di chi ci ha preceduti, i padri di Padri di padri cui questo romanzo può essere accostato. Il silenzio che ha accompagnato le vite dei genitori, del bambino Fabio che eppure si esprimeva attraverso un linguaggio cifrato, in un codice che nessuno ha poi saputo mettere in luce, e che paradossalmente sottende alla logorrea giustificazionista dell'incallito Carlo. Il silenzio che impedisce a Claudio, in ultima analisi, di fare entrare davvero gli esseri umani nella sua vita. Il silenzio delle parole cui si contrappone la malizia delle cose, le loro ombre, la loro segreta vita.