Traduttore: B. Fonzi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 242 p.
  • EAN: 9788806219192

39° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    A.F.Andrea

    28/07/2016 11:29:21

    Non mi aspettavo un'opera così ermetica. Benché mi sia cimentato con grande entusiasmo nella lettura de "La Nausea" (Sartre è stato uno dei miei filosofi preferiti al Liceo) devo precisare che questo furore si è affievolito con lo scorrere delle pagine: molti passi sono pesanti, determinati paragrafi sembrano interminabili e il più delle volte è difficile comprendere il significato dei ragionamenti. E' stata una vera fatica concluderlo (anche perché è importante sottolineare che è un'opera "soggettiva", Sartre riversa infatti tutti i suoi pensieri e i suoi ragionamenti filosofici sulla misera esistenza umana, quindi bisogna immedesimarsi totalmente nel modo di vedere dell'autore). Consiglio a tutti coloro che vorranno tuffarsi nel mondo di Roquentin di dare prima un'occhiata ai punti salienti del pensiero di Jean-Paul Sartre... altrimenti sarà come leggere geroglifici...

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    Monica

    11/07/2016 13:23:50

    Non pensavo che il titolo avrebbe descritto anche la sensazione che provo nel leggerlo!! Non scorre, è tutta una descrizione di ambienti, persone e stati d'animo. Attendevo un'evoluzione nella narrazione, un guizzo, ma giunta a metà libro, nulla. Sono ad un punto morto... non riesco a continuare!

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    Raffaele

    15/11/2015 22:32:26

    Non un vero romanzo, e forse proprio per questo non l'ho apprezzato molto, ma il diario personalissimo di monsieur Roquentin, un uomo solo alle prese con la sua esistenza; i confronti con l'Autodidatta mi sono piaciuti, il resto meno, ma evidentemente non è il mio genere.

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    sandro landonio

    08/02/2015 07:48:04

    Personalmente lo stile mi ha conquistato: intense frasi lapidarie ("ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione"), immagini sarcastiche ("e le sale da concerto rigurgitano d'umiliati ed offesi, che, con gli occhi chiusi, cercano di trasformare i loro pallidi volti in antenne riceventi") e poetiche ("il vento esistente veniva a posarsi sull'albero come una grossa mosca e l'albero rabbrividì"). Sui contenuti direi che é un testo molto soggettivo, posso capire chi lo ha trovato nauseante, ma, viceversa io l'ho trovato pieno di una ricchezza esaltante di stimoli e di possibilità di riflessione; paradossalmente Antoine Roquentin é riuscito a comunicarmi la magia dell' Esistenza invece che la sua assurdità!

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    mile

    22/07/2014 17:15:24

    «Eppure, so bene che esisto, che sono qui. Adesso, quando dico "io", mi sembra una cosa vuota. Non arrivo più a sentir me stesso troppo bene, tanto mi sento dimenticato». La "Nausea" è un libro duro, crudo, che trasmette tristezza, cupezza: una lucida e spietata analisi sulla distanza tra essere ed esistere, vivere e lasciarsi vivere, vivere e sopravviversi, vivere e raccontarsi, vivere e ricordare. Un libro sul vuoto che spezza l'individuo quando la realtà gli appare assurda, nauseante e priva di senso e sull'angoscia intollerabile che opprime e soffoca l'essere pervaso dalla solitudine e dalla disillusione. «Una pallida, piccola rimembranza di me vacilla nella mia coscienza, Antonio Roquentin... e d'un tratto l'Io impallidisce, impallidisce, e, ecco, si spegne».

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    Victor Royo

    31/07/2013 16:35:23

    Non si tratta del classico libro di cui ci si propone una rilettura. Del resto, non mi sono mai disposto ad ogni sorta di rivisitazione ( una città, un film, un museo ). Sarà sbagliato ma mi sembra di perdere tempo.. E poi penso che abbia ragione quel qualcuno che ritiene che una rilettura rappresenti sempre in fondo una lettura ex novo. Cosa dire della Nausea? Beh, interessante, senza dubbio. Soprattutto, intelligente. Non lo consiglio certamente agli ingenuotti a cui piacciono le storie dense di avvenimenti o le narrazioni avvincenti e neanche ai cultori di filosofia ( checchè se ne dica su Sartre e sull'Esistenzialismo ). Ci sono dei momenti di stanca che vengono comunque riscattati da folgoranti illuminazioni sotto forma di aforismi e da un bel finale in cui vari elementi sorprendenti scuotono il lettore dal ritmo cadenzato e monotono del racconto ( la figura di Anny finalmente visibile, la mortificazione dell'Autodidatta, le riflessioni che fa scaturire l'ultimo ascolto di Some of these days ).

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    salvatore siragusa

    03/02/2012 16:38:33

    .P. Sartre- La Nausea-Nobel 1964 (rifiutato) Un libro insopportabile ,una trama banale pretesto per noiose elucubrazioni la cui essenza si racchiude in questa affermazione "E' una noia profonda ,profonda,il profondo cuore dell'esistenza, la materia stessa di cui " siamo fatti. Una noia che dà la Nausea. Se l'intellettuale protagonista del romanzo avesse avuto qualche reale problema materiale da affrontare , invece della piccola rendita che gli permette di vivere annoiandosi , il suo problema esistenziale l'avrebbe prima o poi risolto . Peccato anche che al tempo della storia narrata non fosse ancora in commercio il Prozac , con qualche pastiglia avremmo potuto evitargli le conseguenze della sua depressione .

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    Franca

    02/09/2011 22:14:04

    La critica alla borghesia e' l'aspetto che più mi ha colpito in quest'opera.

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    ale

    07/12/2009 19:42:11

    di pochi libri posso dire di aver capito che sarebbero stati tra i migliori che avrei mai letto dopo poche pagine. questo ne fa parte. è un'opera fondamentale, tutti quanti dovrebbero confrontarcisi almeno una volta. impensabile perderselo.

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    steppewolf

    05/09/2009 19:00:33

    Un libro sicuramente importante nel percorso di crescita personale dell'autore, un po' meno in quello del lettore occasionale rimasto folgorato dai cinque splendidi racconti che compongono " Il Muro". "La Nausea" infatti si lascia apprezzare principalmente per alcuni, sporadici, spunti filosofici che però non bastano a tenere in piedi una narrazione che spesso risulta monotona e priva di motivi d'interesse. La stessa idea di nausea sembra spesso forzata mentre il sentimento che emerge maggiormente, e per ironia della sorte viene trasmesso fin troppo bene, è la noia. La noia dell'esistenza, delle giornate senza senso, della gente immersa nella propria routine convinta che la vita sia solo quello. Se cercate un'opera che in qualche modo possa compiacere il vostro piattume quotidiano questo libro fa per voi ma se, diversamente, cercate delle risposte, delle alternative o più semplicemente una lettura narrativa e/o filosofica stimolante, vi consiglio di passare oltre. Ovviamente tutto ciò non vale per gli amanti e i completisti delle opere di Sartre che, invece, apprezeranno in particolar modo alcuni spunti che solo successivamente verranno sviluppati adeguatamente.

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    Giulia.d.n.

    27/04/2009 22:13:46

    Ho letto "La Nausea" in quinta superiore, con l'intento di inserirla nella tesina... L'ho finita con un grande grande grande sforzo di volontà, ma ancora me la ricordo con una certa... nausea, appunto. E non per il fatto che non mi piace la filosofia, o Sartre, o l'esistenzialismo, corrente filosofica che mi ha davvero intrigato. Ma ricordo che non mi scorreva mai, che non mi trasmetteva niente, che solo con fatica, e in pochi tratti, vi ritrovavo quel bel respiro filosofico che vi cercavo. Forse dovrei rileggerlo adesso, 4 anni dopo, con quasi 4 anni di studi universitari di filosofia alle spalle... magari ci leggerei tutto un universo nuovo. (questa è una supposizione mia, anche se i miei ricordi al riguardo sono ancora piuttosto sgradevoli) Per questo gli do voto 3/5... e perché Sartre è e resta, indubbiamente, uno dei più grandi filosofi che abbia mai avuto la fortuna di leggere.

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    Andrea S.

    14/04/2009 17:12:40

    Un registro lessicale poco adeguato (perlomeno in certi frangenti) e alcuni passaggi tutto sommato evitabili non rendono giustizia al primo pilastro dell'esistenzialismo ateo. Sartre scriverà di meglio. Non a caso prediligo "Il Muro".

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    edward

    22/10/2008 21:11:48

    Premetto che a me Sartre piace, come sono affascinato da tutta la filosofia esistenzialista. Ma questo libro non mi è piaciuto per nulla, non mi ha trasmesso nulla, nemmeno la nausea ... Naturalmente è soltanto la mia opinione; d'altronde se siete interessati ad approfondire la conoscenza di questa particolare corrente di pensiero non potete non leggerlo.

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    FRANCESCO

    05/09/2008 13:32:47

    ROMANZO A TUTTI GLI EFFETTI,CON LA NARRAZIONE AVVOLTA DA UN FELINO RIPIEGAMENTO INTERIORE,ESTERIORIZZATO A VOLTE RUDEMENTE.RIDIMENSIONABILE IL CONCETTO DI NAUSEA,TUTT'AL PIU' EMERGE UN MARCATO FASTIDIO PER LE PERSONE.LA REPULSA PER IL MONDO IMPEDIVA AD A.DI SCRIVERE L'IMPROBABILE LIBRO,ANIMATO IN MODO OSSESSIVO DALLA BRAMOSIA DI TROVARE NOTIZIE SU ANONIMI PERSONAGGI CORREI O MENO DELLA CONGIURA CONTRO PAOLO DI RUSSIA.VELLEITARIO:COME SI PUO' STABILIRE CON CERTEZZA CHE DUE PERSONE SI CONOSCONO DA POCO SCORGENDOLI SEDUTI DI FIANCO AD UN CAFFE'? ERMETICO.ALTERO,TEATRALE ,STIZZOSO. INNOVATIVO:"UNA MASSA GASSOSA ,GRIGIA CON STRIE DI FUOCO,FA UN BRUSIO DI CONCHIGLIA",LA STAZIONE VECCHIA DAGLI ALBORI HA FECONDATO LA STRADA,FACENDO NASCERE DECINE DI LAMPIONI.POTENZA EVOCATIVA DEL LINGUAGGIO.RICCHEZZA CREATIVA DELL'IMMAGINAZIONE.IL RICORDO VIVIFICA LA REALTA' MEGLIO DELL'ESPERIENZA,QUASI PRIVA DI FONDAMENTO OGGETTIVANTE ED OGGETTIVO.NON HA SENSO.L'ESISTENZA HA SENSO PERCHE' PENSO.MA QUANDO PENSO REALIZZO CHE L'UNICO SENSO POSSIBILE DELL'ESISTENZA E' CHE NON ABBIA SENSO.QUESTA VERITA'LA SBATTO IN FACCIA A TUTTI,SE POI MI SEGUONO ,BENE ALTRIMENTI LI DILEGGIO,LI OSSERVO NELLA LORO MEDIOCRITA',SOGNO CHE SI RITROVINO UN PLATELMINTA IN BOCCA,NEPPURE MI ALZO SE STUPRANO UNA BAMBINA,OSSERVO IL VOLTO ,PRENDO LE DIFESE DEL PEDERASTA,CHE POI MI TRATTA MALE,MA PRIMA AVEVO SCANSATO PERCHE' MI INFASTIDIVA,IL SOLO PENSIERO DI AVERLO DAVANTI MI PROVOCAVA UN ISTINTO DI FUGA.DAVANTI AL MUSEO SFOGO TUTTA LA MIA IMMAGINAZIONE EVOCATIVA ,POTENTE, SCRUTO TRA LE MAGLIE DEI RITRATTI ,LE SFUMATURE PIU' IMPERCETTIBILI DIVENTANO OGGETTO DI MANIACALI RIFLESSIONI...(L'IDEALE MORTE DI FASQUELLE AL LETTORE EVOCA QUELLA DI BERENGARIO)LA CONTINGENZA VIVE, L'ESISTENZA SOPRAVVIVE,MEGLIO ESSERE UNA NOTA DI SASSOFONO,QUESTA CERTAMENTE BASTA E A SE' STESSA,IO SONO DI TROPPO.A MENO CHE RICAVO DAL NON SENSO DELL'ESISTENZA L'UNICA RAGIONE POSSIBILE,LA SOPRAVVIVENZA.MEGLIO ESSERE UN UOMO,UNA RADICE ,O UNA NOTA MUSICALE?IN FIERI,E'NOTTE IN LOCANDA,PIOVERA'

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    eli

    16/06/2008 20:58:48

    l'ho letto qualche anno fa, e non sono riuscita a finirlo..non sono arrivata neanche a metà...l'aggettivo giusto è nauseante.

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    REXLEX

    17/03/2008 15:04:06

    Lessi la Nausea da ventenne e ci son tornato su ora a 50 perchè le riletture son sempre diverse dalle prime. Del libro ricordavo solo alcune immagini particolarmente ben riuscite. Che so..quel che le 3 del pomeriggio è sempre o troppo presto o troppo tardi ( che è vero ! ). Probabilmente quando lo lessi la prima volta ero troppo pieno di entusiasmo e di positive aspettative perchè il libro mi colpisse. Oggi lo apprezzo di più perchè in effetti ad una certa età la Nausea si sente e si tocca , eccome. In quel senso di inutilità , di sfiducia in se e negli altri. Impietoso l'autore , io narrante , nel fare a pezzi l'Autodidatta ed il suo umanitarismo. Anche quei brani in cui l'io narrante sembra in preda alla farneticazione ed al malesssere fisico è possibile . Non vi è mai successo di scendere diversi scalini della via che porta nella "cantina della vita" ? Comunque tornando al libro lo promuovo , più oggi che ieri. Ma a molti può benissimo non garbare per nulla e a questi dico : vi invidio !

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    Philip

    24/11/2007 20:28:54

    Uno dei vertici assoluti del Novecento,e per forma ma soprattutto per il contenuto.Capolavoro.

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    gabriele

    10/10/2007 23:55:57

    Premetto che non sono un fan di Sartre. Ho letto la Nausea, mi è piaciuta, ma l'ho trovata un po' datata.. e questo, ai cosiddetti grandi classici, non lo si può permettere. Penso che l'uomo sia andato ben oltre il senso di questo libro. Magari fosse la Nausea! Mi pare più un fatalismo rassegnato e ignorante. Inoltre, il fatto che il titolo sia stato suggerito dal vecchio Gallimard non depone a favore dell'autore, che voleva intitolarlo Malinconia. Fa piacere, per contro, la citazione iniziale di Céline. Carino, ma non da Nobel.

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    Edoardo Elisei

    13/05/2007 10:09:55

    Un libro unico. Sartre a soli 33 anni scrive un'opera destinata a lasciare un solco profondissimo nella letteratura mondiale del 900.

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    Chicca

    23/04/2007 16:51:25

    Fa davvero venire la NAUSEA.... Ma se lo guardiamo sotto questo aspetto, l'autore è riuscito nel suo intento!

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