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Né di Eva né di Adamo - Amélie Nothomb - copertina

Né di Eva né di Adamo

Amélie Nothomb

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Traduttore: Monica Capuani
Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 1 gennaio 2008
Pagine: 160 p., Brossura
  • EAN: 9788888700984
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Né di Eva né di Adamo

Amélie Nothomb

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Gaia la libraia

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Amélie torna in Giappone ma abbandona i tragicomici panni di impiegata nella multinazionale Yumimoto, vicenda narrata in "Stupore e tremori", e si concentra sulle peripezie sentimentali di quel periodo. Rinri è il suo fidanzato giapponese, bello e ricco, li lega un amore bizzarro ma non privo di poesia, raccontato con il solito umorismo, affondando lo sguardo chirurgico che le è proprio nell'incandescente universo dell'amore. Ma l'emozione più grande e la relazione più forte è ancora una volta quella che lega l'autrice al paese in cui è nata, e dove ha trascorso gli anni mitici dell'infanzia.
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    Laura

    11/03/2019 21:37:03

    Storia d'amore che nasce per caso tra l'autrice/protagonista e un giovane giapponese che vuole imparare il francese. Ci sono tutti gli ingredienti affinché la storia rimanga impressa nei cuori dei lettori: l' incontro di due diverse culture, l'incomprensione dei genitori di lui, la spensieratezza della giovinezza che si affaccia all'età adulta, ed inoltre è basato su una storia vera. Godetevi questo libro.

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    Domenico

    07/03/2019 18:58:43

    Ho letto questo libro dopo aver visto il film che ne è stato tratto e che mi era piaciuto molto. L'autrice racconta in prima persona l'esperienza vissuta a Tokyo durante gli anni della sua giovinezza ( la storia si colloca prima di quella raccontata in " Stupore e tremori") e il rapporto d' amicizia/ amore che la lega a Rinri, inizialmente solo un suo studente. La Nothomb racconta bene il difficile percorso che conduce alla crescita e alla maturazione, nonché le difficoltà d' integrazione di una straniera nella terra del Sol Levante. Dalle sue righe trapela tutto l'amore verso questo magnifico paese, la sua natura, i suoi misteri ed i suoi abitanti. Davvero consigliato a chi ama il Giappone ed è curioso di avere uno spaccato privo di pregiudizi su questa affascinante società!

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    Tinama

    23/02/2018 17:11:05

    Piacevole da leggere, leggero ma non superficiale. Interessante per conoscere la cultura, il modo di vivere, la mentalità, le persone giapponesi. E’ molto esplicativa, viva, efficace la scrittura, il lettore non è un osservatore esterno ma, nel corso della narrazione, diventa una presenza accanto ai protagonisti. E’ un modo simpatico e accattivante quello con cui l’autrice ci accosta al Giappone e ai Giapponesi.

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    Rose Congou

    08/07/2016 12:08:08

    Ho comprato questo libro perché, per caso, ho visto il film (che - a parte il finale - è abbastanza fedele allo spirito del libro), ma l'ho letto dopo Stupore e Tremori, che è di precedente pubblicazione, anche se i fatti narrati nei due libri sono contemporanei. La vicenda è autobiografica, una storia d'amore sui generis, con un uomo e con un paese. Racconto privo di romanticismo ma vivido nella rappresentazione delle sfumature emotive. Mi è piaciuto molto lo stile della Nothomb nel descrivere fatti e sensazioni e ho adorato il suo geniale uso del linguaggio. Mi sto scoprendo fan della Nothomb.

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    Mariflo

    27/06/2014 22:33:36

    Dopo Stupori e tremori, questo è il secondo libro della Nothom che leggo. Anche questa storia è ambientata in Giappone e il racconto è autobiografico. Ne emerge una descrizione dell'autrice abbastanza particolare, una personalità forte e curiosa, tradizionale ma aperta al nuovo. Ma soprattutto, ciò che più emerge è una descrizione del Giappone e dei suoi abitanti piuttosto "particolare", articolata e curiosa. L'ho letto con molto piacere.

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    Ross

    16/09/2013 16:37:28

    Amo molto questa autrice perché ci avvicina, in maniera leggera, ironica, scanzonata ed intelligente ad un mondo, il Giappone, veramente così diverso e lontano dal nostro. Non siamo ai livelli di "Stupore e Tremori" (consigliatissimo e molto divertente), ma "Né di Eva né di Adamo" è comunque molto molto piacevole e chiunque abbia avuto una storia d'amore con "uno straniero", sicuramente si ritroverà in certe dinamiche. Già che si parla della Nothomb: "l'igiene dell'assassino" da leggere assolutamente.

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    maria

    26/08/2013 11:19:00

    Appena ho finito di leggerlo l'ho ricominciato, dolce, intelligente, onesto, colto Molto colto Non aver capito i riferimenti culturali non può essere un difetto del libro, ma del lettore, e comunque grazie a internet si può suppplire, prendere nota, informarsi, imparare. Brava Amelie, sempre piu brava

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    Falco

    04/08/2013 08:09:28

    Una Nothombe irriconoscibile, sciatta e banale. Rileggerò l'Igiene dell'Assassino per ritrovare l'autrice che amo e seguo con attenzione da molto tempo.

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    Simone

    06/05/2013 10:10:03

    Sapevo che la Nothomb mi sarebbe piaciuta, me lo sentivo. E questo libro me l'ha confermato: grande raffinatezza stilistica, originalità, ironia, scorrevolezza, poesia e tanto sentimento. E' possibile raccontare una NON storia d'amore tra un uomo e una donna? Amelie lo dimostra e con pura maestria. Il Giappone non fa solo da sfondo, fa parte dell'anima della scrittrice.

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    simona proietti

    17/10/2012 21:54:40

    e' un linguaggio ricco eppure semplice quello di A.Nothomb; a volte si dilunga in descrizioni comparative per glorificare il Giappone tanto desiderato, ma lo fa con espressioni preziose, riuscendo ad eternarlo come Cosa Perfetta. Allo stesso modo ama e abbandona Rinri: per cristallizzare la bellezza dell'amore vissuto. Bello e furbo.

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    Lady Libro

    02/10/2012 16:49:32

    In "Nè di Eva nè di Adamo" Amelie ci parla della sua storia d'amore con Rinri, un ragazzo giapponese, conosciuto proprio mentre lavorava in Giappone come insegnante di francese. Niente sentimentalismi, smancerie o frasi da Baci Perugina, no. Non con Amelie Nothomb. Perfino dire "amore" potrebbe sembrare una parola grossa in questo libro. I contenuti sono molto più semplici e al tempo stesso profondi: viaggi, nuove esperienze e conoscenze, chiacchiere, parole, confusione, fraintendimenti, risate e comicità. Ciascuno dei due insegnerà e imparerà cose nuove. Tutto questo è sufficiente per avere una storia con una persona, che si tratti di amore, amicizia o fratellanza. Perchè sono tutti questi sentimenti insieme a legare Rinri e Amelie, in questa piccola reale storia ambientata nell'amatissima terra natale dell'autrice. Questo romanzo mi è piaciuto e non mi è piaciuto. Piaciuto perchè rivela tantissimi aspetti della vita e della personalità di questa donna che io venero (facendomi anche comprendere quanto uno scrittore e i suoi libri possano essere tanto simili quanto dissimili tra loro), soprendendomi ad ogni singola riga, svelando l'inaspettato, scelte intraprese e gusti personali su cui si può essere concordi o meno. Non mi è piaciuto, invece, per come è stato scritto: eventi e viaggi scritti a mo'di elenco telefonico (e non nascondo che mi è stato un po'difficile ricordare alcune cose appena lette) con un'inspiegabile alternanza di descrizioni scarne o infinite che annoiano leggermente e fanno perdere gran parte della scorrevolezza del romanzo, con paragoni culturali che spesso non ho capito.

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    Viola

    18/07/2011 11:55:05

    A.Nothomb è sicuramente une delle scrittrice migliore, una mente acuta e spiritosa.Affronta temi seri con uno spirito leggero e ciò lo rende molto piacevole al lettore.Questo libro rispecchia tutto ma più che un libro, la vedo come una manciata di ricordi, visioni, odori, sensazioni.Se non lo avesse scritto lei, non so se lo avrei finito.Ma cmq, molto meglio che un Baricco o Ammaniti per sotto l'ombrellone.

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    Pippomix

    07/05/2010 18:12:40

    Amelie Nothomb torna furbescamente agli aneddoti della sua vita giapponese, che tanto avevano attirato i lettori di "stupore e tremori" ma anche di "metafisica dei tubi". Il racconto è piacevole e spazia con grande abilità tra la dimensione intima dei personaggi e l'ambientazione fascinosa di Tokyo. Il libro è autobiografico e forse per questo molto vivido nelle esperienze umane che racconta, sino ad arrivare ad un finale che però commuove e lascia un piacevole ricordo di sè. Quando la Nothomb pesca nel semplice e nel lineare, paradossalmente fa molto più centro rispetto ai suoi consueti esperimenti di provocazione retorica.

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    marcostraz

    04/04/2010 10:14:38

    Ho appena finito di leggere Né di Eva né di Adamo di Amélie Nothomb…avevo già letto due romanzi di questa scrittrice, e mi erano piaciuto molto entrambi…questo, più che un romanzo, è una sorta di guida personale del Giappone…probabilmente per apprezzarlo al 100% andrebbe letto dopo aver visitato il paese nipponico…

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    lorenzo

    25/03/2010 22:46:13

    felice di alzare la media. davvero bello.

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    lina manca

    30/05/2009 11:23:49

    E' il terzo libro della Nothomb che leggo e ne sono affascinata. La scrittura ironica e il modo apparentemente leggero di raccontare ne fanno una scrittrice unica. E' riuscita a parlarci del Giappone andando molto oltre i luoghi comuni e cogliendone quegli aspetti poetici di cui poco si parla.Essendo stata in Giappone ho potuto condividere molte sue osservazioni, il giudizio su Hiroshima ad es, la bellezza dei paesaggi e la bizzarria dei giapponesi,il rispetto e la delicatezza nei rapporti con la gente.

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    camilla

    13/05/2009 13:22:56

    Delicato, incantevole, bellissimo come un volo di farfalle... emozionante!

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    elisa

    01/04/2009 10:02:33

    mi ha ubriacato di magia..

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    Andrea

    20/12/2008 12:00:19

    Voto alto perchè è stato un libro che mi ha emozionato molto. è un libro che tratta molti temi, vicini alla scrittrice e vicini al lettore. Gran bel libro, sorprendente il modo di scrivere di Amelie, come sempre d'altronde. Consiglio per chi non l'avesse ancora letto ed indeciso a comprarlo: soldi spesi bene!!!

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    Giovanni B.

    06/06/2008 22:44:01

    Il libro è carino, e l'autrice ha un modo di scrivere simpatico, tuttavia non lo ritengo particolarmente bello o significativo da giustificare un voto alto. Non mi dispiace averlo letto, ma pensavo che sarebbe stata una lettura un poco più "importante". Voto medio, quindi.

Vedi tutte le 27 recensioni cliente
Dopo Stupori e tremori e Metafisica dei tubi (2000 e 2001), è il terzo libro della scrittrice belga ambientato nel Giappone dov'è nata e vissuta nella prima infanzia e ritornata da adulta con qualche intenzione di rimanervi. Vi si narra la sua "dilettosa" storia d'amore con Rinri, un coetaneo giapponese bello, fine, intelligente, cui nel 1989, a Tokyo, la ventunenne comincia a dare lezioni di francese. Il ragazzo, che si presenta su una scintillante Mercedes bianca, s'innamorerà di lei e le chiederà di sposarlo.
Una relazione allegra, di letto ("amoropoli"), di gite, incontri difficili con gli amici, i genitori e i nonni di lui, e di conversazioni ostacolate, ma sempre meno, dallo scarso giapponese di lei e dal primitivo francese di lui. Finché – è l'ultimo capitolo, il più serio, il nocciolo del libro – lei riprende senza preavviso la via dell'Europa. "Fratello mio, io ti amo. La mia partenza non è un tradimento. Può capitare che la fuga sia un gesto d'amore. Per amare ho bisogno della mia libertà. Parto per preservare la bellezza di quello che provo per te. Non cambiare": è il discorso che lei dirige dall'aereo al sacro monte Fuji, ma, s'intende, anche al suo pretendente. E non per nulla ha battezzato l'aereo Pegaso, il cavallo alato dei poeti.
Sull'aereo trasmettono la Rapsodia ungherese di Liszt: gioia, ricordo infantile, Europa profonda in cui lei immette una battaglia fra il bene e il male, e i buoni, fuggiaschi come lei, alla fine trionferanno. È una gran bella pagina lirica. Dimenticherà il Giappone, a Bruxelles andrà a vivere "da casalinga" con l'amata sorella Juliette, dividendosi fra bucati e scrivania. Niente matrimoni né ora né mai, il matrimonio non s'accorda con una precoce e violenta vocazione artistica come la sua.
Preservare la bellezza era il messaggio esplicito del suo geniale libro d'esordio, Igiene dell'assassino (1992) e a ben guardare anche di tutti i seguenti. Ogni cosa è lecita, anche il delitto, per non cadere nella bruttezza, nelle menzogne della mediocrità. E non per nulla in quest'ultimo racconto, meno riuscito di altri, Amélie sale a piedi sul Fuji, con Rinri che rimane indietro, presto esausto. Ma non basta, lei si avventura, da sola, anche su un'altra montagna, in una bufera di neve, e non a caso si ricorda, pur con l'ironia che ad Amélie non viene mai meno, dello Zarathustra nietzschiano. La nipotina di Voltaire, quale per tanti aspetti è Nothomb, nutre anche la passione per le vette.
Questo libro pare scritto, insolitamente, un po' di fretta: salti, vuoti, scuciture, battute superflue nei dialoghi, frasi sommarie buttate là, un po' da letteratura di consumo. Vedi la seconda avventura in montagna: "È un momento sublime, vorrei che non finisse mai. Quelle sei ore sono le più belle della mia vita". O: "Esiste una gioia più grande di quella degli aeroporti, quella di salire a bordo di un aereo […]. Eppure ero sinceramente disperata nel lasciare il mio paese preferito e di partire in condizioni simili". Poi, per fortuna, viene quel diretto pane al pane che funziona sempre: "Si vede che per me la paura del matrimonio la vince su tutto". Forse il titolo stesso del libro allude a questo non voler appartenere al mediocre patetico comico dèjà vu del gioco fra i sessi. Poco gloriosa la fuga? Sì, dice lei, ma l'unico disonore che ci sia è non essere liberi.
Sempre interessanti le notazioni sui giapponesi, che dopotutto non conosciamo: per esempio, la parola "amore", salvo incidenti o picchi d'amore passionale, è riservata alla letteratura. E la loro maniacale attenzione ai particolari della tecnica o, ancora più strabiliante, la loro cerimonia della conversazione? Un tempo, ai banchetti imperiali, tutti tacevano, fu nell'Ottocento che i giapponesi appresero dall'Occidente l'obbligo di parlare a tavola, fino ad allora prerogativa delle gheishe. Ma scomparendo queste, l'ingegnosità giapponese ha creato la figura del maestro di conversazione, che ha in mano la mappa delle identità dei commensali – nome, laurea, professione, azienda dove lavorano – e che, munito di microfono, ora gira intorno alla tavola dicendo: il qui presente signor X direbbe probabilmente al signor Y che… e il signor Y gli risponderebbe che… e il signor Z gli suggerirebbe…. Ma la cosa sorprendente è che i giapponesi ascoltano – disposizione da noi ormai rara. Rinri stesso è sorprendente nel suo non creare ad Amélie laceranti addii da romanzo occidentale. Un cavaliere antico. Come anche gli attuali abitanti di Hiroshima: "Il capitale della vittimizzazione, tesoro nazionale di tanti popoli, a Hiroshima non esisteva".
Amélie amerà sempre il suo eroico Giappone delle cerimonie, delle montagne innevate e dell'ossessione tecnologica, e ce ne trasmette il fascino. Ma, come spesso gli scrittori, lei può amare soltanto da lontano, nelle sue fantasie al tavolino.   Anna Maria Carpi

Fedele alla sua scelta di pubblicare un libro all'anno, Amélie Nothomb ci regala il suo sedicesimo romanzo. Come in Stupore e tremori (lì aveva scritto: "lasciare il Giappone fu per me uno sradicamento"), la scrittrice, figlia di un diplomatico belga, torna nel Paese della sua infanzia per raccontare una storia d'amore originale, mai scontata, sospesa tra Europa e Sol Levante, tra due registri linguistici, francese e nipponico, due orizzonti di senso distanti ma sempre vivi nelle corde dell'autrice.
Amélie è una ventunenne insegnante di francese a Tokyo, che studia a sua volta il giapponese e racconta in prima persona l'incontro con Rinri, il suo timido allievo di buona famiglia che la segue come uno scolaro ordinato nelle lezioni al caffè di Omote-Sando. Il confronto fra i due diviene lo spunto per rappresentare ironicamente certi luoghi comuni: lei beve sempre tè verde e mangia sushi, lui viaggia solo su una Mercedes bianca e trangugia piatti europei precotti come la fonduta svizzera o la pasta alla carbonara, bevendo Coca Cola. Tra loro nasce una relazione e lui la presenta in famiglia, nonni tradizionalisti compresi. I ragazzi vanno in gita romantica sul battello ad Hakone tra coppiette mano nella mano e canzoni sdolcinate che escono dai megafoni. Non si fanno mancare nulla: si susseguono le cenette, i pranzi a base di sashimi a casa degli amici, i film cult nei cinema di Tokyo, le gite nella natura e in montagna. Vanno anche sul monte Fuji in meno di una giornata, perché ogni giapponese deve averlo scalato almeno una volta nella vita, "per meritare una nazionalità così prestigiosa". Amélie è felice con Rinri, per lui prova amicizia, tenerezza, lui è il suo koibito, colui con il quale condivide il koi: prova "diletto" in sua compagnia. Hanno entrambi due deliziose sorelle che vivono in Belgio e in California e che li vengono a trovare a Tokyo: anche questo è un elemento che li avvicina. Così vanno a convivere e si fidanzano, Amélie si impiega in una delle sette maggiori imprese nipponiche, e Rinri, perdutamente innamorato, le chiede di sposarlo. Le farà la stessa domanda per 240 volte e quando lei crederà di rispondergli "no", per un diverso modo di costruire le frasi, lui capirà esattamente il contrario... Il finale, è tutto da scoprire.
La Nothomb, che in Biografia della fame scriveva moi je parle le franponais ("io parlo il franponese"), volendo sottolineare quanto le fossero indistintamente proprie le due lingue, ripropone in queste pagine autobiografiche i temi dell'amore e della diversità linguistica e culturale, declinandoli in una prosa ironica e tagliente, attraverso una trama sorprendente e che non smette di incuriosirci.

  • Amélie Nothomb Cover

    Scrittrice belga. Figlia di un ambasciatore membro di una delle famiglie più in vista del suo paese ha trascorso l'infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina al seguito del padre diplomatico.I suoi libri hanno ormai conquistato milioni di lettori e fans appassionati. L’esordio a soli ventitré anni con Igiene dell’assassino, cui ha fatto seguito, ogni anno, un romanzo accolto con identico successo. Laureatasi, decide di ritornare a Tokyo per approfondire la conoscenza della lingua giapponese studiando la «langue tokyoïte des affaires»: assunta come traduttrice in una enorme azienda giapponese, vive un'esperienza durissima che racconta in seguito nel libro Stupore e tremori, che riceverà il Grand Prix du Roman dell'Académie... Approfondisci
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