Negli occhi di Vincent. L'io nello specchio del mondo

Franco Rella

Editore: Feltrinelli
Collana: Campi del sapere
Anno edizione: 1998
Pagine: 192 p., ill.
  • EAN: 9788807102356

€ 20,66

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recensione di Givone, S., L'Indice 1998, n. 4

La domanda che Franco Rella pone in questo suo ultimo libro è di quelle che sembrano precluse alla filosofia o che la filosofia intravede, ma come da una soglia non oltrepassabile: "Che cosa ci fissa dagli occhi di un uomo, quando entriamo in essi, penetriamo in essi, ci tuffiamo nella loro profondità?". Invece è stata proprio la filosofia, per bocca di Hegel, a tentare una risposta. Nella "Filosofia dello spirito jenese" leggiamo che è la notte a fissarci dagli occhi di un uomo, notte abitata da chimere e fantasmi, i quali invitano a un passo ulteriore verso lo sprofondamento in un pozzo di tenebra. Ed ecco il pensiero hegeliano dispiegarsi su questa base come il grande tentativo moderno di domare la negatività.
È dunque vivo in Hegel secondo Rella l'antico tema platonico, per cui la filosofia deve essere come un farmaco che dissecca le impurità affettive e fa dell'anima non già il luogo della passione bensì il luogo della contemplazione dell'eterno. I contenuti dell'esperienza, che è pur sempre esperienza di qualcuno, accedono all'idea e quindi alla verità "mediante l'azione negatrice" del sapere che lentamente e faticosamente si appropria di ciò che gli si presenta come estraneo ma che è invece cosa sua. Insomma, "il mondo conforme all'ideale" potrà essere attinto "distruggendo il mondo che non corrisponde all'idea" e anzi sarà pienamente realizzato "grazie a questa stessa distruzione". Accade così che la filosofia, nel momento in cui celebra il suo trionfo, si esponga a una tentazione. Quella che piega la dialettica al servizio di un'ontologia totalitaria. Come definire altrimenti la presunzione di identificare ideale e reale per mezzo della distruzione di ciò che non è "conforme"?
Non per questo l'unica strada ancora percorribile implica l'abbandono della filosofia. Rella fa sua un'ipotesi di Martha Nussbaum, la quale "propone di attraversare la letteratura per trovare, come già aveva detto Leopardi, una ragione ibrida", ossia una ragione in grado di rendere universalmente comunicabile ciò che li sottrae in quanto realtà individua e ineffabile, realtà che è come il punto cieco del guardare, realtà che è fonte di luce ma proprio perciò sprofondata nel buio. Esattamente come è nel buio e dal buio che l'occhio di qualcuno ci guarda. Qualcuno: non dunque il soggetto di un sapere che afferma il proprio dominio sull'esistente negandolo, bensì il soggetto di un sapere che accoglie l'esistente nella sua irriducibilità, singolarità.
Allora non stupisce che la filosofia ritrovi la forma della narrazione come sua propria forma. Questo non vuol dire affatto identificare, secondo un topos reso celebre da Rorty, filosofia e letteratura. Tantomeno significa rifiutare il discorso filosofico, la sua specificità, in nome di ciò che solo la letteratura salvaguarderebbe. Piuttosto, si tratta di affermare che solo di fuori di sé la filosofia trova se stessa. Con piena coerenza Rella in questo suo importante lavoro svolto per saggi lascia che il movimento della riflessione si risolva in racconto. Sulle tracce dell'opera di Van Gogh.