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Nero ananas - Valerio Aiolli - copertina

Nero ananas

Valerio Aiolli

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Editore: Voland
Collana: Intrecci
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 22 febbraio 2019
Pagine: 346 p., Brossura
  • EAN: 9788862433648
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Nella dozzina del Premio Strega 2019 proposto da Luca Formenton

«Una voce che diventa il simbolo di qualunque narrazione, il tentativo di capire le cose restando nel mezzo, di cercare una verità che sia accettabile» - Cristina Taglietti, La Lettura

Quattro anni incandescenti della storia d'Italia, dal 1969 al 1973, raccontati con precisione e sorprendente capacità evocativa.

Tutto comincia un secondo dopo il botto. Il botto che ha cambiato l'Italia, che ha chiuso l'età dell'innocenza e aperto la strategia della tensione. Il botto del 2 dicembre 1969, Piazza Fontana. Gli estremisti di destra, invisibili, si incontrano, commentano, ricordano, tramano, pianificano. Un anarchico si trascina di città in città, di nazione in nazione, di sconfitta in sconfitta, in attesa del momento del riscatto. Un politico, così devoto da essere soprannominato il Pio, comincia la sua lenta ma inesorabile scalata al potere. E poi ci sono i servizi segreti, italiani e americani, che provano a capire, sapere, influenzare. C'è un ragazzino, in una famiglia come tante, in una Firenze non da cartolina, che quel giorno ha visto sparire sua sorella e farà di tutto per riuscire a ritrovarla. Quattro anni di destini intrecciati, di fughe, ritorni, di amore e di odio. Quattro anni incandescenti della storia d'Italia, dal 1969 al 1973, raccontati con precisione e sorprendente capacità evocativa.
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  • User Icon

    pio

    21/09/2019 13:44:07

    Pagine buie come queste non andrebbero mai dimenticate, pagine buie come queste dovrebbero evitare di farci compiere di nuovo gli stessi errori del passato. Vi consiglio Nero Ananas che attraverso le storie personali di carnefici e vittime ripercorre gli anni di piombo con uno stile eccellente e mai banale!

  • User Icon

    ginny

    21/09/2019 13:07:27

    L'opera di Valerio Aiolli parla della storia italiana che si svolge tra il 1969 e il 1973 e lo fa attraverso i suoi protagonisti, carnefici e vittime. La struttura del romanzo è davvero complessa e sicuramente impegnativa per l'autore che l'ha ideata, e che allo stesso tempo è riuscito nell'impresa di renderla davvero comprensibile, in modo che i lettori potessero districarsi facilmente tra i vari personaggi. Aiolli, infatti, utilizza alcune diversificazioni narrative e stilistiche per rendere facilmente riconoscibili nei vari capitoli gli individui che via via si succedono lasciando posto l'uno all'altro per raccontare la propria storia individuale all'interno di una Storia collettiva.

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    @vivechilegge

    20/09/2019 12:12:08

    Il 12 Dicembre 1969 all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano in pieno fermento, intorno alle 4,30 del pomeriggio, esplode una bomba che fa 17 morti e 88 feriti. Inizialmente attribuito agli anarchici, l’attentato si rivelerà opera del gruppo neofascista di Ordine Nuovo. I mezzi e le coperture però, arrivano da molto più in alto. Uomini dello stato, servizi segreti e intelligence straniera. La chiamano “la madre di tutte le stragi”, perché la più feroce e con il maggior numero di vittime, dopo di lei un susseguirsi di attacchi (l’esplosione di Peteano; la bomba di Piazza della Loggia; quella alla Questura di Milano, l’Italicus...) che avranno lo scopo di destabilizzare l’opinione pubblica. Violenza e atrocità per un bene superiore. Ma niente che si ottenga con il sangue può considerarsi un bene. È un capolavoro di stile, un mosaico che si delinea, alternando più registri, attraverso i suoi protagonisti. Tutti hanno la parola: anarchici, fascisti, uomini di potere, che sono esistiti o esistono ancora, ognuno nascosto dietro un soprannome che sollecita l’investigazione. Alcuni sono morti, altri sono fuggiti, pochi stanno scontando la loro pena. È un’inchiesta sulla nostra storia, un’indagine sul come e il perché siamo sempre burattini di qualcuno o di qualcosa, pedine inconsapevoli di interessi occulti. Tra tutte, spicca una voce fuori dal coro, quella di un ragazzino, che non fa parte della Storia con la s maiuscola, che non sa niente di rossi, di neri e di cattivi maestri, capisce solo che, dopo “il botto”, niente sarà più come prima. “La verità, che pure esiste, emergerà, se e quando emergerà, come un reperto rinvenuto nel fango: sporco, rotto, mancante di certe parti.” Da leggere, rileggere e imparare. Applausi!

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    anna

    19/09/2019 23:26:11

    “Nero ananas" non vuole raccontare una storia, ma la Storia quella con la S maiuscola, quella dei terribili anni di Piombo. L'opera di Valerio Aiolli raccoglie una delle pagine più buie della nostra Italia, quella che si svolge tra il 1969 e il 1973 e lo fa attraverso i suoi protagonisti, carnefici e vittime. • Assistiamo alla scalata politica del Pio, ai rapporti e alle azioni di forza del Dottore, del Samurai, di Vincent, del Triestino e tanti altri anarchici e componenti dell'Ordine Nuovo, ma soprattutto viviamo la storia familiare di un ragazzino senza nome, la cui sorella è scomparsa per via di forti dissidi politici con il padre. • Voi penserete: cosa hanno in comune tutti questi sanguinosi eventi storici con la storia familiare di un normale ragazzino? Tanto, vi rispondo io. Perché, quelli che all'inizio vi sembreranno pezzi di puzzle che difficilmente possono incastrarsi l'uno con l'altro, troveranno la giusta collocazione nella storia di Nero Ananas e finiranno per essere tutti pedine di uno stesso gioco, quello della nostra Storia. Ho apprezzato davvero tanto questo romanzo e spero possa arrivare tra i cinque finalisti del premio Strega.

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    Beatrice

    19/09/2019 15:04:18

    “Occorrerà l’immaginazione dell’artista, oltre che la cura e l’attenzione dell’archeologo, per poter ricostruire la verità di questo periodo buio.” Forse è racchiuso in queste parole il senso dell’operazione che Valerio Aiolli ha compiuto con questo bellissimo libro. È un mosaico che si compone a poco a poco, un romanzo corale a cui non sfugge mai l’individualità dei singoli, su un periodo complesso e travagliato per l’Italia tra il 1969 e il 1973. Per non appiattire il quadro in una visione monocorde, l’autore rinuncia al narratore onnisciente e realizza un intreccio in cui i narratori cambiano e cambia soprattutto il punto di vista, imponendo al lettore non di condividere le ragioni, ma di accostarsi alla prospettiva dei tanti attori sulla scena. Entriamo così nelle stanze in cui si muovono politici di spicco e tramano biechi esponenti dei gruppi sovversivi e terroristici con i loro sfuggenti legami occulti. Soprattutto accompagniamo Calimero nel suo percorso di crescita e di maturazione di una consapevolezza di sé, nel passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza; siamo partecipi degli eventi e dei cambiamenti sociali e culturali di quel tempo attraverso la sua esperienza diretta o mediata dalla televisione e dai giornali, attraverso il suo sguardo interrogante, ma mai ingenuo. Con una scrittura viva, capace di adattarsi straordinariamente a contesti e personaggi, Aiolli ci regala un affresco di un periodo drammatico della nostra storia recente, sul quale siamo obbligati a prendere posizione.

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    Federica

    04/09/2019 08:06:49

    Un bellissimo libro che esplora la nostra storia più recente ma anche la più difficile da capire. Dalla strage di Piazza Fontana all'attentato alla Questura di Milano ripercorriamo questi 5 anni in cui l'Italia è sconvolta da attentati, uccisioni, scomparse, segreti di Stato. Il tutto è raccontato dalla voce di un ragazzino come tanti, la cui famiglia verrà toccata molto da vicino dagli eventi che imperversano in quegli anni. I protagonisti della Storia sono citati con soprannomi, ma ciò non impedisce di capire le dinamiche di una politica fatta di segreti, bugie e mezze verità. Un libro, a mio parere, necessario affinché gli anni di piombo non vengano né dimenticati, né sminuiti. Per me meritava la cinquina finale del Premio Strega 2019. Storia: 5 Stile: 5

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    Leo

    18/06/2019 21:19:25

    Valerio Aiolli fortunatamente per me non è una novità, ho ancora tra le dita il profumo del vento del suo romanzo risalente a tre anni fa e ho letto “Nero Ananas” ancor prima della sua candidatura, sperando vivamente arrivasse così come mi auguro arrivi lo stregato Premio, sebbene i favoriti siano altri. “Nero Ananas” fa luce su un passato oscuro, su un’Italia che purtroppo è stata ma che si conosce poco e merita di essere letto per mille motivi che vanno dallo stile ineccepibile dell’autore al valore storico del romanzo.

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    Francesco M.

    11/06/2019 21:49:21

    Quello di Valerio Aiolli è un caso curioso e sorprendente al contempo. Aiolli è un esempio di scrittura e di voce italiana indispensabile tanto per la letteratura quanto per la cultura dei nostri giorni: laddove documentari e manuali di storia ritraggono in maniera schiettamente oggettiva un contesto come quello di Piazza Fontana, subentra, allora, la voce soggettiva e l’occhio critico di chi deve aver vissuto in prima persona, o attraverso i ricordi dei genitori, quei momenti sconquassanti. A prescindere dai diversi giudizi che, legittimamente, sorgono attorno a Nero Ananas, l’opera in questione è pura letteratura della memoria: con essa si torna a parlare e discutere di fatti scabrosi che hanno segnato l’Italia, episodi che, come una ferita che viene riaperta, generano scalpore, dolore, sofferenze. Ma è necessario affrontare gli scheletri nell’armadio, Aiolli lo sa, ed è per questo che scrive un romanzo forte, cupo, che solleva quei polveroni d’ingiustizie sedimentati nel terreno del silenzio. Oltre al tema d’impegno politico, Aiolli dedica la sua scrittura anche al servizio della parola, donando al racconto una dinamica scorrevole ed intensa. Si prenda, come esempio, una delle prime descrizioni che aprono il romanzo: “l’odore di dicembre: persiane serrate, febbre, naso chiuso, mandorle amare, sangue, polvere, silenzio”. Non è necessario ricorrere a voli pindarici per esprimere le sensazioni: è necessario averle vissute per raccontarle. La narrazione prediletta da Aiolli trascina, così, il lettore in uno spaccato storico d’Italia, ritratto con cinico realismo e brutale verità, dove solo il lettore può portare a termine il compito prefigurato dall'autore: il dovere di non dimenticare. Di non dimenticare mai. Copertina: 3 Storia: 5 Stile: 4

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    Leo

    11/06/2019 21:40:24

    Valerio Aiolli fortunatamente per me non è una novità, ho ancora tra le dita il profumo del vento del suo romanzo risalente a tre anni fa e ho letto “Nero Ananas” ancor prima della sua candidatura, sperando vivamente arrivasse così come mi auguro arrivi lo stregato Premio, sebbene i favoriti siano altri. “Nero Ananas” fa luce su un passato oscuro, su un’Italia che purtroppo è stata ma che si conosce poco e merita di essere letto per mille motivi che vanno dallo stile ineccepibile dell’autore al valore storico del romanzo. Copertina 4 Stile 5 Storia 5

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    kitty17

    11/06/2019 21:34:26

    Romanzo di formazione ambientato in uno dei periodi più bui dell’Italia, che ha il grande merito di riportare in primo piano nella nostra memoria gli eclatanti eventi che caratterizzarono quell’epoca, in realtà misconosciuta a troppi giovani delle ultime generazioni. Purtroppo… Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Vincenzo

    11/06/2019 21:26:25

    "Nero ananas" è un romanzo storico che racconta i quattro anni turbolenti vissuti in Italia tra il 1969 e il 1973. Anni pieni di intrighi, lotte, tradimenti, di attacchi terroristici che cercarono di destabilizzare la nazione. Valerio Aiolli, con estrema accuratezza riesce a catturare l'attenzione del lettore invitandolo a comprendere fino in fondo quegli anni che, molto spesso soprattutto tra le nuove generazioni, vengono dimenticati troppo facilmente. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Febo

    11/06/2019 21:15:43

    Primi anni settanta del secolo scorso: terrorismo bombe, omicidi politici, epoca buia. Un romanzo che ci immerge in un clima che oramai anche la memoria storica del nostro Paese a volte sembra avere dimenticato. La scrittura dinamica rende avvincente una trama che acquista veridicità, credibilità e ritmo grazie alle vicende veramente accadute. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Bibi

    11/06/2019 20:47:46

    1969-1973: quattro anni che hanno aperto una stagione oscura e violenta nella società italiana fanno da scenografia per le vicende narrate da un romanzo che si sviluppa con ritmi e soluzioni narrative interessanti. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    addix

    11/06/2019 19:46:06

    Romanzo corale che raccoglie storie nello sfondo dei tragici eventi di sangue, con ritmo cronologico che scandisce l’evolversi della cronaca, usando trovate stilistiche e di linguaggio molto interessanti. Finalmente un romanzo che appassiona per trama e stile, e che al contempo contribuisce a mantenere viva la memoria storica di un paese, anche di chi quei tragici eventi non li ha visti accadere. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5

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    Margherita

    11/06/2019 18:22:43

    Un momento della nostra storia. Raccontato da un io che, fra tanti personaggi reali, nascosti dietro soprannomi da saga popolare, ne sceglie uno, a cui si rivolge col tu. Un uomo in cui un adolescente vede le proiezioni di un’inquietudine che è, insieme, terrore per un mondo minaccioso che incombe con i suoi pericolosi misteri, e fascino per una forma di esistenza clandestina, che cerca nella lotta armata l’espressione del proprio smisurato desiderio di libertà. In questo racconto, fatto di continui cambi di prospettiva, di narrazione frenetica e trasparente come le confessioni di un reality, l’Italia di oggi, con la sua politica intrisa di personalismi, eppure massificata, priva di ideologie e demistificata, è invitata a guardare a quella che era cinquant’anni fa, all’inizio del periodo delle stragi, quando il potere era una entità sfuggente ed inarrivabile, che metteva paura, e della quale, pure, si invocava maggiore protezione. Nessuno, ancora adesso, può pretendere di esaminarla dall’interno, di analizzare quell’intelligenza manovratrice, seguendone le fibre nervose, fino a toccarne il cervello. Ma è possibile vedere quell’anima diabolica incarnata in tante vite umane concrete, che ne parlano attraverso le proprie idee, emozioni, aspirazioni di gente qualunque, che si trova per le mani qualcosa di grosso, e decide di portare avanti quel drammatico gioco. La sfida, per tutti, è riempire un vuoto: l’assenza di una direzione comune che la fine della guerra non ha saputo evitare, frammentando una società lasciata da sola ad inseguire, lungo tante possibili vie, il proprio indefinito progetto di modernità. Copertina: 2 Storia: 5 Stile: 5

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    Bibliofila

    11/06/2019 18:04:40

    Interessante rievocazione della storia italiana più recente da angolature diversi e inusuali. Forse un po’ troppo complicato comprendere appieno tutti i riferimenti ad avvenimenti e personaggi per chi quegli anni non li ha vissuti in prima persona, ma nel complesso sicuramente un libro che vale la pena leggere. Copertina: 4 Storia: 3 Stile: 3

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    Silvana de Luca

    11/06/2019 16:41:08

    Nero ananas. Copertina cupa. Storia cupa. Frasi telegrafiche, sparate a raffica, che rendono perfettamente la frenesia del periodo più buio della storia italiana, quello degli anni di piombo. Troppo poco il testo a disposizione per un giudizio chiaro e puntuale. Comunque, già dal primo rigo, la storia ti prende a cazzotti nello stomaco. Per non dimenticare,

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    Ismaele

    11/06/2019 14:26:55

    Un libro che sa raccontare 4 degli anni più neri della nostra storia contemporanea con una voce diversa. Ingenua ma allo stesso tempo quasi illuminante. I misteri di quegli anni vengono dispoegati con maestria e sapienza. Consigliato sicuramente. Copertina: 3 Storia: 5 Stile: 5

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    Aurora

    11/06/2019 14:18:50

    Sono trascorsi, ormai, quasi cinquant’anni (il triste anniversario cadrà il 12 dicembre) dalla strage di Piazza Fontana, l’episodio che segnò, di fatto, il “botto” d’inizio di quel periodo noto come "strategia del terrore" in cui per così tanto tempo precipitò, nel corso della sua storia recente, l’Italia: nessuno stupore, dunque, che tanto la letteratura di fiction quanto quella di non-fiction se ne stiano occupando. Un egregio esempio di quest’ultima è il recente saggio “Prima di Piazza Fontana. La prova generale” del giornalista Paolo Morando; nell’ambito della fiction, invece, è uscito da pochi mesi (edito da Voland) questo romanzo di Valerio Aiolli, “Nero ananas”. L’approccio di Aiolli è originale nel senso che la trama si sviluppa attorno a un intrigante e ben congegnato racconto corale: c’è così la storia (del tutto romanzata, per quanto verosimile) di “Calimero”, un ragazzino di undici anni la cui amata sorella maggiore, in perenne conflitto politico col padre, scompare improvvisamente per darsi alla clandestinità; ci sono, poi, i conflitti e le manovre dell’allora Presidente del Consiglio Mariano Rumor (qui chiamato sempre e soltanto “il Pio”), intento a preservare più il proprio partito che non il paese; e, infine, i veri e propri responsabili delle stragi (anch’essi chiamati solo mediante soprannomi di fantasia), neofascisti senza morale né scrupoli protetti e manovrati dai servizi segreti (nazionali e non). Con il suo insieme di trame sotterrane, depistaggi e nemici senza né nome né volto, “Nero ananas” potrebbe quasi sembrare, per chi di quegli anni sapesse poco o niente, un noir: purtroppo per tutti noi, si è trattato della realtà. A cui l’Italia è sopravvissuta, certo – ma da cui è stata anche irrimediabilmente cambiata. Giacché come imparerà sulla propria pelle Calimero “sopravvivere a qualsiasi cosa è rassicurante, ma toglie via una grossa fetta di giustizia e forse anche di bellezza”. Copertina: 4 Storia: 4 Stile: 4

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    Luca

    11/06/2019 12:55:50

    Perché leggere oggi un libro di storia? "Nero ananas" racconta 4 anni del passato italiano spesso ignorati da chi, nato troppo tardi, non avendoli vissuti in prima persona, non conosce, forse anche per la scarsa considerazione lasciata alla storia nei percorsi scolastici, alcuni degli eventi più bui di fine secolo. Ecco che questo libro può fare luce a tutti quelli che nati dopo gli anni Settanta vogliono conoscere gli avvenimenti del passato per guardare con maggiore consapevolezza al presente e fare in modo che la storia possa davvero essere educatrice: conoscere il passato, saper riconoscere le decisioni errate di un diverso periodo, può aiutare a fare scelte migliori nel presente ma non solo; conoscere il passato può aiutare a comprendere come si sia giunto alla situazione presente. Leggere "Nero ananas" oggi è importante per ridare importanza alla conoscenza storica. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 4

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I vincitori del concorso “Caccia allo Strega” 2019

Antonio

Ritengo Nero ananas uno di quei libri che possiamo definire "necessari". Per recuperare la nostra memoria, che sempre più tende ad essere mistificata ed edulcorata. Per spiegare a chi è venuto al mondo dopo quegli anni alcuni accadimenti della nostra Repubblica ferita. Per leggere un libro scritto veramente bene, un linguaggio che si adegua ai personaggi, passando dalla prima persona singolare al tu. Quattro anni di storia italiana, personaggi che rimandano a persone realmente esistite, e il lettore diventerà un po' detective nel trovare collegamenti tra i soprannomi e le persone realmente vissute in quegli anni. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5                                                                

Ilaria Tagliaferri

Valerio Aiolli ha scritto un romanzo denso di umanità, necessario e complesso, che racconta gli anni della strategia della tensione in Italia: la narrazione parte dalla strage di Piazza Fontana, nel 1969, e arriva all’attentato alla questura di Milano, nel 1973. Il racconto è costruito sugli sguardi diversi dei suoi protagonisti, che si intrecciano in una sorta di rete labirintica che appassiona anche i lettori, come me, che in quegli anni non erano nati, e sono abituati a sentirne l’eco solo attraverso notizie di repertorio, ricordi in occasione di anniversari, vecchie immagini sbiadite nei telegiornali e nei documentari. I protagonisti sono uomini politici dell’epoca, alcuni terroristi, e un ragazzino tifosissimo della Fiorentina, soprannominato Calimero, alle prese con la misteriosa sparizione della sorella che sconvolge la sua famiglia e lo spinge a una ricerca dolorosa e purissima allo stesso tempo, come sanno essere le cose dei ragazzini. È un romanzo verosimile, questo di Aiolli, perché i fatti sono quelli accaduti realmente, ma il dubbio si inserisce nelle trame delle azioni dei personaggi, nel vissuto del loro passato, nelle intenzioni, nelle scelte. Le identità reali dei protagonisti non vengono rivelate ma si scoprono pian piano, avanzando nella lettura, si imparano, ci si fanno i conti, ed è un esercizio avvincente: le loro emozioni, le ombre, i deliri, le fragilità, gli ideali, le miserie sono raccontate dallo scrittore con uno sguardo lucido, partecipe, che di ideologico non ha niente, capace di dare spessore, profondità e dignità a ogni sfumatura degli animi che ha scelto di narrare. Essenziali, e particolarmente toccanti, sono gli epitaffi finali, dedicati a vittime di cui poco si sa, e molto ci sarebbe invece da ricordare. Un lavoro accurato di ricostruzione, sottesa al libro, lo sostiene dall’inizio alla fine, e il lettore lo sente. E ringrazia. Copertina 4 - storia 5 - stile 5                                                                     

Gianluca Cannillo

"Nero Ananas" è un romanzo complesso, esplosivo. Nel cuore di piombo degli anni Sessanta e Settanta, scoppia la bomba che mette in crisi l’Italia intera: le questioni etico-sociali, la politica, l’estrema destra, l’estrema sinistra, l’anarchia, l’anarchia individuale, le stragi. Come una bomba a grappolo, la storia si allontana dal nucleo centrale e tocca e riguarda me, te, lettore, e le vicende di uomini e ragazzi incapaci a vivere in un universo troppo piatto e retrogrado, che porta ancora addosso il peso delle guerre e dei regimi totalitari. Una vita straordinaria e spezzata, sia quella dei diretti responsabili delle stragi, che quella di ogni singolo individuo, una vita degna di essere cantata e raccontata, di essere riportata in un romanzo dal carattere storico. Un'inchiesta sulla verità, sull'apologia del potere e sulla sua effettiva realtà e necessità; il bisogno di diventare uomini forti, capaci di autodeterminarsi, il desiderio di sentirsi qualcuno negando l'altro, eliminando l'altro; l'epitaffio di un'Italia che si apre alla modernità. I toni sono forti, ma si incastrano con la vicenda privata di uno dei protagonisti che, come spettatore attento e distaccato, vive le grandi emozioni di fine secolo all'interno del nucleo familiare, anch'esso esploso. Uno stile asciutto e una struttura labirintica ma chiara. Un libro dotto, con sottesi riferimenti storici, l'incipit che evoca "L'amore ai tempi del colera" con «l'odore delle mandorle amare» che restituisce al romanzo un'atmosfera privata. Un chiaro riferimento alla narrativa novecentesca di Calvino, una tecnica di scrittura feroce e cinematografica. La storia di tutti e di nessuno, la storia di una nazione e delle sue contraddizioni, non la storia delle singole persone, non la storia dei singoli nomi, ma la storia dei loro turbamenti, di tutto il travaglio che portano dentro, la storia del 'fare' o 'non fare': la storia attuale, finalmente cantata da Aiolli. Copertina: 4 Storia: 4 Stile: 5                                                                          

Leo

Valerio Aiolli fortunatamente per me non è una novità, ho ancora tra le dita il profumo del vento del suo romanzo risalente a tre anni fa e ho letto “Nero Ananas” ancor prima della sua candidatura, sperando vivamente arrivasse così come mi auguro arrivi lo stregato Premio, sebbene i favoriti siano altri. “Nero Ananas” fa luce su un passato oscuro, su un’Italia che purtroppo è stata ma che si conosce poco e merita di essere letto per mille motivi che vanno dallo stile ineccepibile dell’autore al valore storico del romanzo. Copertina 4 Stile 5 Storia 5


Salvo

In un modo abbastanza simile a quello de "Il sentiero dei nidi di ragno" di Italo Calvino, anche qui troviamo come protagonista un tosto ragazzino ribelle, vittima di un mondo crudele come quello degli adulti, il tutto avvolto in un terrificante scenario storico che fa da sfondo alle sue piccole vicende individuali contro ogni cosa. Una tensione strategica regolata dal caos è l'altra protagonista del romanzo. Il curioso titolo riconduce ad un popolare frutto esotico, ma che conosciamo con le proprietà di un altro colore. Un ossimoro che probabilmente sta ad indicare qualcosa che impone venga spento anche ciò che è luminoso in natura. Tant'è ci ritroviamo davanti ad un ottimo giallo/noir. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 4               

Il romanzo di Valerio Aiolli, pubblicato da Voland, il cui titolo Nero Ananas (346 pagine, 17 euro) è già più di un indizio, è collocato nello stesso arco temporale – 1969-1973 – che ha corrisposto all’esistenza legalmente riconosciuta di Ordine Nuovo, prima che questo movimento della destra extraparlamentare diventasse clandestino a seguito del processo che accusava i suoi esponenti del reato di ricostruzione del partito fascista. La scelta dell’autore del periodo, visti i temi trattati, non può certamente essere considerata casuale visti gli esiti processuali, pur sempre parziali, che sono emersi dalle indagini sui responsabili, da ricercare negli ordinovisti (ma non solo), nel periodo del cosiddetto “stragismo nero” e della “strategia della tensione” e che hanno portato alla sbarra, solo in alcuni casi, i protagonisti di quella tragica stagione della Repubblica.

Specularmente il romanzo si apre e si chiude con un botto. Il risultato totale delle due esplosioni sono 21 morti (17 nella strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e 4 nella strage alla Questura di Milano del 17 maggio 1973, oltre ai 140 feriti totali, 88 nella prima strage 52 nella seconda). Cercando di mettere da parte per un momento questa triste contabilità di vite umane che ancora chiedono verità  e giustizia, non dobbiamo dimenticarci che si tratta di un romanzo, un’opera di fiction, eppure il libro di Aiolli si legge come un romanzo  e lo si assimila come un saggio storico su una delle pagine più controverse e tuttora oscure della nostra storia più recente, pagine che senza la dovuta chiarezza, fuor di retorica purtroppo non ci potranno permettere di liberarci dei semi infestanti che la hanno alimentato il clima avvelenato di quelli e dei successivi anni  del nostro vivere civile. La più illuminante sintesi in tal senso al romanzo di Aiolli non può che essere quanto riportato nella quarta di copertina che così recita: «la notte è così buia fuori della luce dei fari». È in questa notte buia che interviene la letteratura  e che quei fari possono in parte fare luce, di qualsiasi notte si tratti e della quale la letteratura decida di occuparsi, siano sentimenti, scienza, storia e politica tout court. Questo romanzo dimostra che anche la narrativa, la fiction e non solo la saggistica può servire allo scopo.  Esempi del genere del resto nella nostra letteratura più o meno recente non mancano. Due nomi su tutti. Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia.

Personalmente avevo in mente da tempo di approfondire la conoscenza degli anni 70, non nello specifico il periodo del quale si occupa il Nero ananas, ma più estesamente i cosiddetti anni di piombo, poi ho scoperto che era da poco uscito questo romanzo, fra l’altro inserito nella dozzina dello Strega, di questo ottimo scrittore toscano, Aiolli, già a me noto per altre opere nelle quali già emergeva la sua attenzione allo sfondo storico e sociale, con il  particolare e attento sguardo alla cornice dell’Italia che cambia dei nostri anni più e meno recenti e ai gangli del sistema politico, sovrapponendo le vicende pubbliche e private dei protagonisti a quelle della storia più o meno nota e divulgata.

Il nero di cui al titolo è simbolicamente “La notte della repubblica”, quella stessa notte dalla quale prende spunto il titolo della famosa trasmissione televisiva di Sergio Zavoli che si occupa dello stesso periodo storico del romanzo di Aiolli, il clima avvelenato di quegli anni, fra assalti al cielo, ribellismi di vari colori, il gioco di pesi e contrappesi messo in modo puntualmente in luce sul fatto che i due estremismi si sono auto-alimentati a vicenda in modo reattivo, l’anticlericalismo di fondo dell’estremismo come reazione a decenni di stantio bigottismo e chiusura culturale, parti delle istituzioni democratiche coinvolte a vario titolo e complici nei fatti di sangue che hanno segnato quei tragici anni.

L’esplosione della bomba del 12 dicembre 1969 alla Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, con lo speculato topos della cosiddetta “perdita dell’innocenza” della società italiana dopo il boom economico degli anni 60, apre il libro e mette in scena i vari personaggi che dietro la mimesi di pseudonimi che ne mascherano la vera identità non riescono comunque a nascondere i veri e innumerevoli protagonisti reali delle vicende dell’eversione nera, rendendo quelli stessi personaggi, indagati dalla penna dell’autore fino al loro privato, se non veri, verosimili, una delle magie della letteratura: Il barba, Falstaff,  il Samurai, Zio Otto, The Captain, Vincent e su tutti l’anarchico cooptato dal gruppo di destra, l’esecutore materiale della strage alla questura di Milano con la quale si chiude il libro. Questi, al secolo Gianfranco Bertoli, è il più riconoscibile all’intermo del romanzo ed è quasi paradossalmente l’unico al quale non viene affibbiato nessun nomignolo, salvo occupare lo stesso ampio spazio, prendendosi interi capitoli che narrano le sue esperienze giovanili da balordo di provincia in quel Veneto che è stato ricettacolo dell’orda nera degli anni 70, per poi passare alla reclusione da delinquente comune, fino al suo arruolamento per opera degli estremisti, compreso l’addestramento in un kibbutz israeliano, fino al compimento del suo “grande gesto”.

La realtà storica dei fatti avvenuti si interseca alla finzione delle vite private dei personaggi facendo assumere al romanzo quella sua ibrida connotazione che ne è il tratto rilevante e che costituisce anche una delle più consolidate tendenze della narrativa italiana contemporanea. I capitoli seguono i vari punti di vista dei numerosi personaggi che abitano il romanzo. Si passa da quelli che affrontano con la modalità di una sorta monologo interiore la parte “istituzionale” della vita politica italiana, su tutti spicca la figura de “Il Pio” nella quale è facilmente riconoscibile Mariano Rumor, il leader democristiano nonché presidente del Consiglio all’epoca della strage di Piazza Fontana, a quelli dove a parlare, mimetizzati negli pseudonimi, sono i vari esponenti del mondo dell’eversione nera. Il tipo di linguaggio cambia e si alterna di conseguenza, come anche il punto di vista narrativo, quasi uncanto e controcanto. Con la terza persona viene tratteggiato “Il Pio” e  vengono svelati retroscena, trame di partito all’interno della Democrazia Cristiana (mai nominata dall’autore), compresa la fase cruciale del suo consolidamento a cavallo degli anni 50-60, con il passaggio di potere e conseguenti riposizionamenti strategici al suo interno fra “Il vecchio” (De Gasperi) e “Il Pio” stesso. Altri personaggi e protagonisti delle scena politica italiana  del secondo dopoguerra emergono in filigrana sotto pseudonimi più o meno riconoscibili: Il Nano; Freccia bianca, quasi a dire che la storia e la verità è sempre in qualche modo camuffata.

Si passa alla seconda per parlare dell’anarchico della bomba alla questura, per spostarsi invece alla prima persona nel racconto del bambino della famiglia medio borghese,  la cui voce e prospettiva assume un po’ quella di osservatore universale delle  vicende e vera voce narrante dell’intero romanzo. La famiglia del bambino, anch’egli mai nominato, come la sorella contestataria e ribelle, è attraversata dagli eventi, con quest’ultima  che sparisce da casa proprio all’indomani della bomba alla Banca dell’Agricoltura e con i due che sembrano inseguirsi senza mai trovarsi lungo tutto il corso del romanzo, mentre la voce della televisione che sta iniziando in quegli anni a prendere il sopravvento mutando coscienze e costume degli italiani, sembra accompagnare il loro cammino. Si scoprirà solo nel finale il percorso svolto dalla sorella e le implicazioni della sua sparizione.

Un capitolo si lega all’altro, una storia all’altra, con uno stile molto cinematografico che sicuramente rende il romanzo di Aiolli molto appetibile per la resa in un film. Le vicende private si legano a disegni più ampi, come se i protagonisti fossero parte di un gioco più grande di loro, oltre a rendere il romanzo una preziosa  e puntuale documentazione intertestuale su fatti, eventi e personaggi  più o meno noti o dimenticati della nostra storia recente, dai moti di Reggio, all’omicidio Calabresi, dalla vicenda della morte di Giangiacomo Feltrinelli, a quella dei cosmonauti russi fino, fino all’attentato degli estremisti islamici all’aeroporto di Monaco durante le Olimpiadi del 1972.

La sovrapposizione dei piani pubblico-privato ha anche esiti esilaranti come nell’interpolazione del racconto dell’elezione del presidente della Repubblica Giovanni Leone vista in tv dal bambino alla vigilia di Natale del 1971, con in sottofondo le imprecazioni e la lite dei genitori per un presunto tradimento del padre. Nel finale gli eventi si condensano, sale la tensione, c’è il sentore di un qualche grave accadimento, i destini incrociati dei personaggi convergono, i tempi si accorciano, sembra farsi sentire incombente la presenza costante della bomba, la stessa del titolo, pronta a esplodere. Anche la verità può essere una bomba e sicuramente il romanzo di Aiolli è un bellissimo espediente sotto forma di romanzo, un noir storico lo potremmo definire perché oggi vanno di moda i noir in letteratura e la storia italiana di misteri ne contiene ancora molti. Con una precisa e letteraria scrittura Nero ananas esplora una delle pagine più oscure della storia d’Italia, scandagliando quella verità che sia la politica che la giustizia non hanno saputo o voluto in tutti questi anni individuare fino a fondo, a partire dalla Strage di Piazza Fontana, della quale quest’anno ricorre il cinquantenario, con tutti i suoi lati ancora oscuri e della quale ancora non si  conoscono i nomi dei  mandanti, così  come su molte altre stragi e  su altri morti innocenti in questo nostro paese che  se si vuole  veramente pacificato, dovrebbe iniziare proprio a fare i conti con la ricostruzione esatta della verità storica dei fatti, per le vittime e i loro familiari prima di tutto, chissà se la letteratura a tanto può arrivare. Come il filologo è il lettore, interprete, decodificatore della verità letteraria di un testo, in questo caso, in un romanzo come questo, il romanziere forse può assumere un ruolo vicario a quello del politico, del saggio, del giusto, pur sempre consapevoli che, per dirla con le parole stesse del “Pio”  alla fine di uno dei capitoli centrali del libro: «È illusione pensare che la verità sia da scoprire come l’incognita di un’equazione o come una statua nascosta sotto un velo. La verità che pure esiste, emergerà, se e quando emergerà come un reperto rinvenuto nel fango: sporco, rotto, mancante di certe parti. Occorrerà l’immaginazione dell’artista oltre che la cura e l’attenzione dell’archeologo, per poter ricostruire la verità di questo periodo buio». Nero ananas di Valerio Aiolli è un importante reperto.

Recensione di Simone Bachechi

Nero Ananas è già un classico contemporaneo, non ci sono dubbi.

Valerio Aiolli ci offre un romanzo storico sugli anni di piombo che possiede tutta la potenza di una scrittura poderosa che attinge a piene mani dalle tecniche narrative più moderne.

Si rimane stupefatti nel leggere questo romanzo, un vero e proprio cadeau du ciel, una boccata – macché – un uragano di aria fresca in un panorama, quello della letteratura italiana contemporanea, che finalmente dimostra di poter registrare movimenti che non sono solo semplici scosse di assestamento.

Tutti i personaggi di questo romanzo – tra cui figurano anche i veri protagonisti delle stragi – risultano memorabili, dai più spietati a quelli più innocenti e disillusi: ognuno ha un proprio carattere e una propria direzione.

Un libro, questo, che andrebbe fatto leggere al più presto nelle scuole per sensibilizzare anche le giovani generazioni -  oggi più che mai -, su un periodo così spinoso e delicato.

Ma ciò che fa la differenza è l’abilità dell’autore nell’adottare uno stile differente per ogni singolo personaggio, rendendo la trama dinamica e mai stancante fino all’ultimo capitolo, dove tutta la potenza della scrittura si riversa in un’esplosione narrativa che lascia davvero senza fiato.

In sostanza Nero Ananas è un romanzo che va letto a tutti i costi, perché porta a termine nel migliore dei modi ciò che si richiede a ogni grande opera d’ingegno: unire l’utile (il racconto della politica, della storia degli anni di piombo) al dilettevole (i personaggi indimenticabili, le sottotrame avvincenti). Tutto ciò senza mai abbandonare una visione d’insieme sull’Italia di quel tempo, dove non mancano dettagli e idiosincrasie di una cultura che cambia, ma resta sempre in bianco e nero.

Recensione di Emanuele Malpezzi

A cura del Master Professioni e prodotti dell’editoria - Collegio Universitario "Santa Caterina da Siena" in collaborazione con l’Università di Pavia

Motivazione per la candidatura al Premio Strega 2019:
«Nero Ananas di Valerio Aiolli ricostruisce gli eventi drammatici che hanno segnato la storia d’Italia nei cinque anni che vanno dalla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 alla strage della Questura di Milano del 17 maggio 1973. Verosimiglianza e realtà si confondono in quest’opera, che ha il merito di essere riuscita in un’impresa senza dubbio difficile: restituire quel periodo della nostra coscienza culturale e storica senza cedere alla pura mediazione della cronaca, ma mettendo in scena una narrazione corale, universale – a volte intimamente vertiginosa –, e capace di raccogliere in queste pagine una moltitudine policroma di voci, spesso antagoniste tra loro».
Proposto da Luca Formenton
  • Valerio Aiolli Cover

    Nato nel 1961 a Firenze, dove vive, Valerio Aiolli ha esordito nel 1995 con la raccolta di racconti Male ai piedi, finalista al Premio Assisi per inediti. Con il suo primo romanzo, Io e mio fratello (1999, edizioni e/o), tradotto anche in Germania e Ungheria, ha vinto il Premio Fiesole per narratori under 40 ed è stato ammesso alla Selezione Premio Strega. Sono seguiti Luce profuga, A rotta di collo (del 2002, con cui si è aggiudicato il Premio Giusti), Fuori tempo, Ali di sabbia, Il sonnambulo, Lo stesso vento. Approfondisci
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