Traduttore: M. Bertolini, S. Gezgin
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 468 p., Brossura
  • EAN: 9788806186180
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Recensioni dei clienti

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    ilFilosofo

    26/10/2012 16:13:38

    Un affresco dipinto con tanta passione, nostalgia e molta cura. Un lavoro lento, capace di rappresentare tonalità sbiadite di ricordi lontani e colori accesi d'amore per una donna e per una cultura con cui è difficile relazionarsi "dall'esterno". Uno splendido romanzo, che può inoltre aiutarci a comprendere meglio alcune zone d'ombra del nostro mondo. Consigliatissimo, ma solo a chi ha pazienza e voglia di cogliere sfumature leggere ed impercettibili.

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    Mark Child

    10/03/2011 22:33:01

    E' un libro impegnativo. Una volta entrati nel clima della narrazione è molto coinvolgente. Sono curioso di leggere "il mio nome è rosso".

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    MadLuke

    06/10/2010 08:47:36

    Leggendo la prefazione, sono rimasto piacevolmente sorpreso di trovare, tra alcune citazioni, anche Dostoevskij, che è in assoluto il mio autore preferito. Ed è evidente che l'autore di questo romanzo deve aver letto approfonditamente le opere del maestro, così come probabilmente quelle di altri autori russi dell'Ottocento, e ne ha fatto proprio lo stile narrativo. Nel corso della narrazione delle vicende, egli inframezza lo sviluppo della trama con alcune considerazioni personali in prima persona, e con queste prende per mano il lettore spiegandogli alcune retroscena della trama, o aspetti più reconditi della psicologia dei personaggi, i motivi per cui agiscono in talune maniere, e come ogni altro grande autore, si permette il lusso di anticipare, sempre con la sua forma estremamente colloquiale, quelli che sono i fatti che verranno sviluppati nei capitoli successivi. Per il tema della correlazione tra società e religione, per la complessa psicologia di ogni personaggio, che comunque mai toglie spazio al rapido susseguirsi degli eventi, il romanzo avrebbe credo meritato anche il doppio delle pagine che l'autore, premio Nobel per la letteratura nel 2006, ha voluto dedicargli, ma forse per ragioni commerciali non ha potuto riprendere anche l'aspetto di "lentezza" delle grandi opere russe.

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    SerenaSa

    02/05/2010 15:40:23

    Dopo "Il mio nome è rosso", anche questo romanzo mi ha lasciata davvero sorpresa: per il fascino di una cultura che conosco poco, per lo spessore dell'opera, per lo stile dell'autore, per l'indubbia capacità che ha Pamuk di gestire con arte e disinvoltura una trama ricca e complessa. Da rileggere almeno una seconda volta.

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    Francesco

    06/10/2009 12:59:51

    La sintesi di ibs parla del dilemma del protagonista del romanzo, Ka, tra Occidente ed Islam, ma -aggiungo io - considerate nelle sue versioni estreme: gli integralisti islamici contro l'estremismo di alcuni filo-ocidentali kemalisti. Tra queste due forze rimane schiacciato il protagonista, poeta e quindi uomo di grande sensibilità che desidererebbe qualcosa di molto più semplice ma di irrealizzabile: una maggiore quantità di felicità, una relazione con la donna di cui si è innamorato, una vita meno solitaria. Non è un libro che si può classificare in quella narrativa, pur acuta e penetrante, che però si legge e si scorre speditamente; Neve è una lettura meno scorrevole, ma neanche complicata. Tragicomiche le pagine in cui tutte le fazioni di opposizione si riuniscono per elaborare un messaggio da inviare all'occidente per il tramite di un (inesistente) giornalista tedesco, Hans Hansen. Sullo sfondo di tutte le miserie umane, una lunga, incessante nevicata che crea un senso di immobilità in contrapposizione con il dinamismo degli eventi umani nella piccola cittadina di confine.

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    Elisa

    25/02/2009 11:53:49

    Bellissimo! E' una girandola complessa di personaggi, luoghi, eventi, storie di piccoli e grandi uomini, temi sociali e riflessioni. E' una lettura impegnativa, piuttosto "densa", ma merita davvero.

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    Viola

    07/12/2007 13:43:17

    Ho trovato “Neve” un’opera davvero profonda e davvero difficile, leggibile su diversi piani, forse qualche volta un po’ ripetitiva. L’autore accosta la vicenda e la tragedia intima di una persona, il poeta Ka, alla vicenda e alla tragedia corale di un popolo diviso tra l’apertura al moderno mondo occidentale e il rispetto delle tradizioni inculcate dalla cultura islamica. Questo contrasto e’ esemplificato dalla vicenda dei suicidi delle ragazze col velo e portato agli eccessi dal colpo di stato reso possibile dall’isolamento di Kars a causa della neve. Ka e’ vittima di questo contrasto, e si ritrova emarginato e straniero nella sua terra natale, cosi’ come emarginato e straniero si sente in Germania. In tutto il libro domina un senso di vuoto, un senso di perdita, dovuto anche all’isolamento creato dalla neve che continua inesorabile a cadere, indifferente alle vicende umane. E questo senso di perdita si esprime proprio nella vicenda intima di Ka, che sembra gia’ sapere che la storia con Ipek si concludera’ in maniera tragica; Ka, infatti, non riuscira’ a coronare la storia d’amore con Ipek, pur vivendo a Kars forse le uniche ore di pura felicita’ di tutta la vita.

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    davide nicolini

    24/10/2007 23:01:59

    Un grande libro di uno dei piu' grandi autori contemporanei. Lettura impegnativa ma indispensabile perche' il libro, come il fiocco di neve su cui e' modellato, puo' essere letto secondo diverse angolature che ne rivelano ogni volta nuovi singificati. Prevedibimnete indigeribile per chi pensa che tutti i libri si possano leggere in autobus o siano sempre e solo motivo di svago. Del resto, anche di Joyce, al'epoca, si disse che era inutilmente complesso e noioso...

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    chiara

    29/09/2007 21:03:05

    è un libro strano, in realtà non sono ancora riuscita ad inquadrarlo. i personaggi sono grigi, molto umani e "quotidiani": l'autore passa in rassegna una gamma vastissima di sentimenti che in parte rappresentano tutti, come i grandi ideali, gli estremismi paranoici, le bassezze dettate dall'egoismo, la voglia di vivere e di amare, la ricerca della felicità, il perseguimento dell'ideale...la storia è a dir poco grottesca: senza alcuna pretesa di sorprendere il lettore con colpi di scena, si dipana esprimendo il lato assurdo dell'affanno di vivere degli uomini.una cosa è certa: scrittura e storia sono in simbiosi, pefrettamente equilibrati ed in sintonia...grigio, ma intenso. diverso dal solito romanzo europeo. da provare.

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    MICHELE

    29/09/2007 11:46:54

    La prima cosa che ho fatto, dopo aver chiuso il libro a lettura ultimata, è stata quella di cercare nelle carte geografiche Kars, piccolo paesotto simile a quei paesaggi che si vedono nelle bocce di cristallo che se scuoti vengono subito ricoperti dalla neve; questo perchè la trama così complessa ma, allo stesso tempo così affascinante, ti porta a dubitare della reale esistenza di questo paese, sommerso dalla neve che indica, a mio parere, la purezza dei sentimenti che caraterizzano i personaggi del libro. Persone molto differenti tra loro ma accomunate dalla voglia di incidere la loro vita con qualcosa che la segni nella profondità della loro anima. Ammiro il costante riportarci di Pamuk alla modernità della questione Oriente-Occidente e alla domanda implicita, che riguarda la questione dell'ingresso in Ue della Turchia.

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    francesca

    14/07/2007 13:27:36

    è un bel libro, ma a volte si fa fatica a seguire tutto,cedendo così alla noia! Il tema è molto attuale ed interessante e mi ha invogliata ad approfondire l'argomento! Da leggere in un periodo in cui si ha la mente libera...

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    Serena

    13/05/2007 10:59:09

    Un libro molto bello che fa riflettere... L'autore racconta lo smarrimento di un Paese afflitto da infinite contraddizioni culturali e lacerato da estremisti ed eccessi di ogni sorta. Consiglio a tutti di leggerlo!

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    Rossi Fabio

    03/05/2007 22:08:46

    Sinceramente mi aspettavo molto di più da questo libro. I ritmi sono a tratti troppo lenti e sovente la trama è un pò confusa. Il senso di immobilità del tempo, dominato dalla caduta incessante della neve in una cittadina sperduta della Turchia, mi ha ricordato un pò "La montagna incantata" di T. Mann. Il romanzo, tutto imperniato sul contrasto tra la mentalità occidentale e quella orientale, non mi è parso del tutto convincente in special modo nella parta finale che lascia, peraltro, adito a diverse interpretazioni.

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    snake

    01/05/2007 16:19:43

    Neve come ossessione, come impossibilità di fuggire (la situazione ricorda Bunuel), come cancellazione di ogni cosa. Perché la neve inizia a cadere all'inizio del romanzo e non smette mai condizionando la vita di coloro che rimangono bloccati in un paese ai margini della Turchia. Paese che vive lo scontro culturale tra fondamentalismo islamico e attrazione verso una civiltà più occidentalizzata. Uno scontro (tutto giocato sull'imposizione del velo) che si risolverà per tutti in modo tragico. E giocato inoltre sui nomi: il poeta turco Ka si ritrova a Kars mentre imperversa una bufera di neve (Kar). Un cappio semantico che si stringe sempre di più intorno ai personaggi. Libro politico di grande importanza che Pamuk sta pagando con le minacce dei fanatici religiosi. Scrittura bella, non straordinaria, ma estremamente efficace nel rendere i due sentimenti di cui vive il romanzo: l'amore e l'odio e il loro inevitabile incontro - scontro.

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    carmelo

    10/04/2007 09:31:40

    Si tratta di un bellissimo libro.Ci sono quattro direttrici su cui muoversi:una nevevicata,un cappotto,la poesia e la riceca della felicita' di Ka.Sullo sfondo vi è invece il tentativo di non pervenire mai ad uno scrontro di civilta',di religioni,di mondi diverssisimi per questo conciliabili. Dal film centochiodi prendo in prestito la frase: la religione non salvera' il mondo. Queste aporie,mille e mille,vivono e si scontrano all'interno di Kars, la citta' delle neve.Poi ancora in un fiocco di neve è possibile mettere una poesia,in un refolo di vento è possibile veicolare, come un vettore, un'emozione?Pamuk ci riesce ed anche bene.Lascia alla fantasia del lettore immagianare le 18 poesie che attraversano il libro.Tutti abbiamo letto il mio nome è rosso.Neve è meno conosciuto ,ma è forse piu' lirico piu' intenso. Altro non è che l'impossibile ricerca della felicita' del protagonista,di tutti i personaggi del libro, ma anche di tutti gli uomini e di tutte le donne?Non vi resta che leggere il libro e poi ognuno si dara' la sua ,le sue risposte.

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    bef77

    08/04/2007 20:44:58

    fantastico, un'autore che è in grado di scrivere romanzi completamente differenti fra loro

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    gil

    15/03/2007 23:20:10

    Nettamente più gradevole di "il mio nome è rosso", seppur con una costruzione un po' barocca la lettura offre spunti sinceri ed originali, con un personaggio che spazia dalla poesia, all'amore, alla tristezza dell'emigrazione (con contorno di videocassette hard ritrovate dopo la sua morte). Una lettura che aiuta a comprendere il concetto di stato laico riferito alla Turchia (una laicità con lati militarmente inquietanti).

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    Davide D.

    05/03/2007 20:41:03

    Un bel romanzo, interessante oltre che coinvolgente. Uno spaccato della società turca, divisa fra musulmani osservanti e legati alle tradizioni medio orientali, integralisti islamici e laici occidentalizzati. Attaccamento alle proprie radici, religione, voglia di Europa, tanti conflitti.

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