Le nevrosi di Manzoni. Quando la storia uccise la poesia

Paolo D'Angelo

Editore: Il Mulino
Collana: Saggi
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 9 maggio 2013
Pagine: 213 p., Brossura
  • EAN: 9788815245403
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Descrizione
È Manzoni il grande nevrotico della letteratura italiana dell'Ottocento: crisi di panico, svenimenti e agorafobia lo tormentarono per tutta la vita. Di questi mali, don Lisander incolpava l'immaginazione troppo viva, che gli faceva vedere pericoli inesistenti se si fosse avventurato negli spazi aperti. Manzoni, però, temeva i frutti dell'immaginazione anche in un altro campo, quello in cui tutti la riteniamo indispensabile: persino nella creazione artistica, nella scrittura del romanzo occorreva secondo lui tenersi lontano dai capricci dell'invenzione e affidarsi piuttosto all'appoggio sicuro del dato storico. Questo libro racconta come, a poco a poco, la storia abbia sottratto nel celebre autore dei Promessi Sposi ogni spazio all'arte, fino a condannarlo al silenzio.

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    lino franzoloso

    04/02/2015 23:55:03

    L'opera del Prof.. D'Angelo è indubbiamente molto ricca dal punto di vista dell'estetica filosofica. Vorrei, tuttavia, condividere con i lettori due punti che potrebbero essere oggetto di discussione e approfondimento. 1. Si parla delle "nevrosi" del Manzoni. L'Autore non entra nel merito dei queste nevrosi (ammesso che il plurle sia lecito)dal punto di vista psichiatrico, dàper scontato che "esse" siano presenti nel Manzoni. Il titoloinduce il lettore a volerne sapere di più esattamente sotto questo aspetto: nel libro non viene trattato il "vissuto nevrotico" del Grande Alessandro Manzoni Visto che si afferma la presenza di uesste turbe psichiche, ci si aspetterebbe che l'Autore ne parli con chiarezza. 2. "Quando la storia uccide la poesia": questo è il sottotitolo. E' un'affermazione seria. Ciò implica, prima d ltre considerazioni, il dolore che abita ogni nevrotico: tale "vissuto" non è proprismete trattato. 3. Se fosse davvero così la nevrosi non può non essere all'origine dei cpolavori del Manzoni. 4. Non si parla mai di Dio e/o del suo essere pROVVIDENZA. Glissare su questo è travisare molto l'uomo-credente Alessandro Manzoni. Il rapporto Manzoni-Rosmini occupa un posto troppo poco trattato. 5. In ambito "estetico" non vi è il minimo accenno alla "estetica teologica del secolo scorso, eppure la bibliografia in merito, manca del tutto: von Balthasar, Karl Barth, ecc. Sono domande che mi pongo e sarei lieto di condividere queste nie riflessioni con altri lettori. Voto: 6.

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