Noi moriamo a Stalingrado

Alfio Caruso

Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Edizione: 3
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 2 novembre 2006
Pagine: 269 p., Rilegato
  • EAN: 9788830423961
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Descrizione

Erano contadini, artigiani, operai, commercianti. Settantasette italiani, tra i 20 e i 35 anni, precipitati nel peggior mattatoio della seconda guerra mondiale: Stalingrado. Erano del 127° e 248° autoreparto: avevano portato uomini e rifornimenti alla VI armata di Paulus e dovevano rientrare dopo aver riempito gli autocarri con la legna per affrontare l'inverno. Furono invece bloccati dall'avanzata dell'Armata Rossa alla fine di novembre del 1942. L'evento che cambiò le sorti del conflitto viene vissuto dal basso, il massacro dei combattimenti s'intreccia ai tormenti di poveri soldati: freddo, malattie, fame crescente. La loro lenta agonia è raccontata dalle lettere spedite a casa. Le ultime, in gennaio, testimoniano la fine di ogni speranza. Dopo la resa, la prigionia falcidia i sopravvissuti. Solo due rivedranno l'Italia. Oggi la loro memoria vive nel ricordo dei familiari. Alfio Caruso, in una sorta di doloroso pellegrinaggio, li ha rintracciati quasi tutti.

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Recensioni dei clienti

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    alessandro

    08/04/2013 21:32:50

    Molto scorrevole,si legge come un romanzo.

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    rosario

    17/11/2010 09:07:21

    rispetto solo per le vittime... nn sn capace di finirlo! Non mi ha catturato per nulla!! Deludente

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    Camillo

    16/03/2010 11:06:15

    Pur con il massimo rispetto per i congiunti delle persone citate,credo che questo episodio MINIMO della WWII sia stato trattato in maniera deludente. Interessante solo per chi ignori TUTTO delle vicende di quegli anni.

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    Piero

    31/03/2008 14:20:23

    Anche se Caruso è in assoluto il mio storico preferito questa volta non mi sento di dargli il massimo. E spiego il perchè. Nonostante la sua sintesi narrativa è sempre straordinariamente coinvolgente, questa volta la sua opera ha il sapore di lavoro a metà. Nonostante il titolo e la presentazione, la realtà è che dei 77 militi italiani periti a Stalingrado, Caruso non da altro che nozioni vaghe su cosa loro sia realmente successo, prendendo spunto unicamente dalle lettere recuperate dai parenti. Quello che dovrebbe essere il tema principale diventa quasi un fatto marginale nella descrizione (ennesima quanto inutile) della battaglia di Stalingrado. Insomma, in conclusione, da una parte non fornisce una versione valida su cosa sia realmente successo ai militi italiani a Stalingrado (si rimane quasi sempre nelle supposizioni), dall'altra non da nemmeno un quadro esaustivo degli avvenimenti che hanno caratterizzato la battaglia di Stalingrado. Come già detto... un lavoro a metà

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    HENRY

    14/11/2007 23:12:55

    Ho letto tutti i libri di Caruso,e mi piace come racconta la Storia. mi appassiona e mi incuriosisce sempre, mai banale e scontato trovo i suoi saggi veramente di alto livello. Anche questo è un ottimo libro su una parte di storia della seconda guerra mondiale che sicuramente molti, nel nostro paese ignoreranno. Per ricordare e rendere onore a tutti quei poveri soldati che sono stati mandati allo sbaraglio in una guerra terribile e che ci ha trovato completamente impreparati. Complimenti davvero, e grazie.

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    ENRICO CACIONI

    05/05/2007 10:09:08

    E' sempre giusto rendere omaggio alla memoria. Anche in questo caso si percepisce l'amore dedicato dai parenti nella ricerca dei propri congiunti. Per conoscere più approfonditamente lo scenario nel quale erano inseriti questi nostri connazionali, è opportuno leggere Stalingrado di Beevor.

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    Roberto Cerioni

    04/05/2007 12:55:24

    Complimenti!! Ho terminato ora di leggere il libro che ha presentato sabato 28 aprile u.s. a Castelplanio su iniziativa di Maurizio Gasparini di cui sono fraterno amico. L'emozione di quella magnifica serata non è nulla se confrontata con quel misto di sentimenti che provo ora al termine della lettura. Pertanto è colpa Sua se tento di proporre l'intervento che avrei voluto fare in quella occasione ma che una fastidiosa tracheite ha impedito. Ebbene, come ho cercato di spiegare al Signor Puschiavo nella stessa serata, ho anche io qualche cosa da raccontare e da recriminare nei confronti della, spero ultima, guerra. Non ho il supporto di documenti a cui riferimi poichè il "danno" che ho subito mi riguarda in maniera esclusiva: mio nonno materno Alvaro Sassaroli, classe 1906, muore a 33 anni quando mia madre, la maggiore di sette fratelli (sei femmine e un maschio) ne ha appena 12. Quella tenera età per oggi non lo era per allora, quando fin da molto più piccoli la vita grama di campagna obbligava alla miseria e al lavoro duro. Morendo lasciò nonna Italia con sei figli e in attesa della settima che non potè conoscere. Mia madre ha ancora un ottimo ricordo e racconta che nonno era un gran lavoratore, un accanito giocatore di carte, un abile domatore di cavalli, e, purtoppo per la nonna, tutta casa e chiesa, un affascinante uomo molto amato dalle donne che lui del resto non disdegnava. Morì di broncopolmonite, poichè, pur di non partire per la guerra e per non lasciare sola la sua numerosa famiglia, non si preoccupò di qualche linea di febbre e continuò a lavorare in campana senza curarsi. Mi porto addosso la voglia che cresce nel tempo e il rammarico di non averlo mai conosciuto. Quindi la guerra non produce solo storie da raccontare nei libri, ma anche quelle che non verranno mai pubblicate e che ognuno si tiene per sè. Capisco allora quanto è importante questa Vostra avventura e l'accanimento che Maurizio vi ha posto per cui Vi ringrazio di cuore.

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    marco paladina

    29/04/2007 09:20:16

    caruso ormai è uno dei migliori storici contemporanei, nn mi sorprende più, nn gli do 5 solo perchè il materiale su questo argomento era limitato, ma questa nn è sua colpa, ovviamente, si trattava di poche decine di persone, dunque nn solo bravo ma anche coraggioso.

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    Mattia

    25/04/2007 15:18:12

    un libro che fa commuovere. Soldati che lontani migliaia di Km dalla Madrepatria chiedono nelle lettere indumenti e generi di prima necessità per la loro sopravvivenza in terra russa e sullo sfondo la tragedia della guerra. Onore a chi non ha fatto più ritorno. Un libro da leggere e meditare

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    sergio

    18/02/2007 10:35:07

    Commovente, lo specchio di un'Italia contadina, che vuole solo tornare a casa e che soffre in silenzio sopportando gli orrori e le fatiche. Da leggere e tenere presente.

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    perego massimo

    11/12/2006 16:37:22

    Bravissimo!!!!!!!

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