Noi moriamo a Stalingrado - Alfio Caruso - copertina

Noi moriamo a Stalingrado

Alfio Caruso

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Editore: TEA
Collana: Saggistica TEA
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 maggio 2012
Pagine: 272 p., Brossura
  • EAN: 9788850228560
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Noi moriamo a Stalingrado

Alfio Caruso

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Settantasette italiani di modeste pretese e d'infinita pazienza precipitati nel peggior mattatoio della seconda guerra mondiale: Stalingrado. Appartenevano quasi tutti a due autoreparti, avevano portato guastatori e rifornimenti alla 6a armata tedesca di Paulus e dovevano rientrare dopo aver riempito gli autocarri con la legna per affrontare l'inverno. Furono invece bloccati dall'avanzata dell'Armata Rossa alla fine di novembre del 1942. La loro lenta agonia è raccontata dalle lettere spedite a casa, in cui niente traspare della situazione e dell'ansia: all'apparenza tutti affermano di star bene e di essere lontano dai pericoli. Ripetono l'accorato appello di mandare notizie, di non dimenticarli. Ma in gennaio affiora nei saluti a genitori, mogli e figli la fine di ogni speranza. Dopo la resa, prigionia, malattie e sconforto falcidiano i sopravvissuti. Solo due rivedranno l'Italia.
Con una nuova introduzione dell'autore.
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    Mauro

    07/12/2016 07:42:45

    Caruso ci racconta, con uno stile sobrio e asciutto, la sfortuna di 77 soldati italiani rimasti chiusi nella sacca di Stalingrado da dove non sono più tornati. Un racconto difficile, ricostruito attraverso le lettere dei commilitoni e lo studio degli avvenimenti di guerra di quei giorni. Ne esce comunque un libro che trasmette sentimenti di commozione per quegli uomini, padri, fratelli, figli, che si sono persi nella storia ma non nella mente dei familiari che hanno sperato e cercato fino all'ultimo un ritorno e quanto meno notizie.

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    Cristina

    27/12/2015 04:51:48

    Un ottimo libro, sicuramente da leggere

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    Marco

    05/05/2013 12:17:58

    Un bellissmo libro, su una storia sconosciuta, nessuno in italia sapeva che nella battaglia di Stalingrado fossero presenti degli italiani, ed anche i Russi se ne meravigliarono quando i Tedeschi si arresero e li troavrono con loro. La campagna di Russia voluta da Mussolini è stata una pazzia, famiglie distrutte dalla perdita di un marito, padre, fratello o figlio, gente scomparsa ancora oggi, oppure ritrovata dai figli dopo 50 anni di ricerca, gli sciacalli che tornati dalla Russia dicono di aver conosciuto gli scomparsi ai parenti per fare denaro. Caruso fa entrare il lettore nei campi dove vivevano gli italiani, e con le lettere ai parenti, lo sà calare nei rapporti interfamigliari tra i soldati ed i parenti. Un libro che rappresenta la testimonianza degli affetti famigliari, e la pazzia della guerra.

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    alessandro

    08/04/2013 21:32:50

    Molto scorrevole,si legge come un romanzo.

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    rosario

    17/11/2010 09:07:21

    rispetto solo per le vittime... nn sn capace di finirlo! Non mi ha catturato per nulla!! Deludente

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    Camillo

    16/03/2010 11:06:15

    Pur con il massimo rispetto per i congiunti delle persone citate,credo che questo episodio MINIMO della WWII sia stato trattato in maniera deludente. Interessante solo per chi ignori TUTTO delle vicende di quegli anni.

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    Piero

    31/03/2008 14:20:23

    Anche se Caruso è in assoluto il mio storico preferito questa volta non mi sento di dargli il massimo. E spiego il perchè. Nonostante la sua sintesi narrativa è sempre straordinariamente coinvolgente, questa volta la sua opera ha il sapore di lavoro a metà. Nonostante il titolo e la presentazione, la realtà è che dei 77 militi italiani periti a Stalingrado, Caruso non da altro che nozioni vaghe su cosa loro sia realmente successo, prendendo spunto unicamente dalle lettere recuperate dai parenti. Quello che dovrebbe essere il tema principale diventa quasi un fatto marginale nella descrizione (ennesima quanto inutile) della battaglia di Stalingrado. Insomma, in conclusione, da una parte non fornisce una versione valida su cosa sia realmente successo ai militi italiani a Stalingrado (si rimane quasi sempre nelle supposizioni), dall'altra non da nemmeno un quadro esaustivo degli avvenimenti che hanno caratterizzato la battaglia di Stalingrado. Come già detto... un lavoro a metà

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    HENRY

    14/11/2007 23:12:55

    Ho letto tutti i libri di Caruso,e mi piace come racconta la Storia. mi appassiona e mi incuriosisce sempre, mai banale e scontato trovo i suoi saggi veramente di alto livello. Anche questo è un ottimo libro su una parte di storia della seconda guerra mondiale che sicuramente molti, nel nostro paese ignoreranno. Per ricordare e rendere onore a tutti quei poveri soldati che sono stati mandati allo sbaraglio in una guerra terribile e che ci ha trovato completamente impreparati. Complimenti davvero, e grazie.

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    ENRICO CACIONI

    05/05/2007 10:09:08

    E' sempre giusto rendere omaggio alla memoria. Anche in questo caso si percepisce l'amore dedicato dai parenti nella ricerca dei propri congiunti. Per conoscere più approfonditamente lo scenario nel quale erano inseriti questi nostri connazionali, è opportuno leggere Stalingrado di Beevor.

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    Roberto Cerioni

    04/05/2007 12:55:24

    Complimenti!! Ho terminato ora di leggere il libro che ha presentato sabato 28 aprile u.s. a Castelplanio su iniziativa di Maurizio Gasparini di cui sono fraterno amico. L'emozione di quella magnifica serata non è nulla se confrontata con quel misto di sentimenti che provo ora al termine della lettura. Pertanto è colpa Sua se tento di proporre l'intervento che avrei voluto fare in quella occasione ma che una fastidiosa tracheite ha impedito. Ebbene, come ho cercato di spiegare al Signor Puschiavo nella stessa serata, ho anche io qualche cosa da raccontare e da recriminare nei confronti della, spero ultima, guerra. Non ho il supporto di documenti a cui riferimi poichè il "danno" che ho subito mi riguarda in maniera esclusiva: mio nonno materno Alvaro Sassaroli, classe 1906, muore a 33 anni quando mia madre, la maggiore di sette fratelli (sei femmine e un maschio) ne ha appena 12. Quella tenera età per oggi non lo era per allora, quando fin da molto più piccoli la vita grama di campagna obbligava alla miseria e al lavoro duro. Morendo lasciò nonna Italia con sei figli e in attesa della settima che non potè conoscere. Mia madre ha ancora un ottimo ricordo e racconta che nonno era un gran lavoratore, un accanito giocatore di carte, un abile domatore di cavalli, e, purtoppo per la nonna, tutta casa e chiesa, un affascinante uomo molto amato dalle donne che lui del resto non disdegnava. Morì di broncopolmonite, poichè, pur di non partire per la guerra e per non lasciare sola la sua numerosa famiglia, non si preoccupò di qualche linea di febbre e continuò a lavorare in campana senza curarsi. Mi porto addosso la voglia che cresce nel tempo e il rammarico di non averlo mai conosciuto. Quindi la guerra non produce solo storie da raccontare nei libri, ma anche quelle che non verranno mai pubblicate e che ognuno si tiene per sè. Capisco allora quanto è importante questa Vostra avventura e l'accanimento che Maurizio vi ha posto per cui Vi ringrazio di cuore.

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    marco paladina

    29/04/2007 09:20:16

    caruso ormai è uno dei migliori storici contemporanei, nn mi sorprende più, nn gli do 5 solo perchè il materiale su questo argomento era limitato, ma questa nn è sua colpa, ovviamente, si trattava di poche decine di persone, dunque nn solo bravo ma anche coraggioso.

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    Mattia

    25/04/2007 15:18:12

    un libro che fa commuovere. Soldati che lontani migliaia di Km dalla Madrepatria chiedono nelle lettere indumenti e generi di prima necessità per la loro sopravvivenza in terra russa e sullo sfondo la tragedia della guerra. Onore a chi non ha fatto più ritorno. Un libro da leggere e meditare

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    sergio

    18/02/2007 10:35:07

    Commovente, lo specchio di un'Italia contadina, che vuole solo tornare a casa e che soffre in silenzio sopportando gli orrori e le fatiche. Da leggere e tenere presente.

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    perego massimo

    11/12/2006 16:37:22

    Bravissimo!!!!!!!

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  • Alfio Caruso Cover

    Scrittore italiano, è autore di quattro romanzi, thriller politici e di mafia, e di due saggi di sport con Giovanni Arpino. Oltre ai titoli apparsi in edizione TEA, presso Longanesi ha pubblicato Arrivano i nostri (2004), In cerca di una patria (2005), Il lungo intrigo. Dal 1943 a oggi: per una storia segreta dell'Italia (2007), Da cosa nasce cosa. Storia della mafia dal 1943 a oggi (2008), Milano ordina uccidete Borsellino (2010), La battaglia di Stalingrado (2012), Quando la Sicilia fece guerra all'Italia (2014), 1960. Il migliore anno della nostra vita (2016), e Caporetto. L'Italia salvata dai ragazzi senza nome (2017). A Italiani dovete morire (2000) sono stati attribuiti il Premio Hemingway e il Premio Acqui Storia. Approfondisci
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