Non deve accadere

Anne Holt

Traduttore: G. Puleo
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: 423 p., Brossura
  • EAN: 9788806197896
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 10,26

Dopo il successo di Quello che ti meriti (Einaudi, 2008), ottavo romanzo della più amata giallista norvegese, è arrivato nelle nostre librerie Non deve accadere, incentrato sulla stessa coppia di investigatori della polizia di Oslo, Johanne Vik e Yngvar Stub°, divenuti nel frattempo marito e moglie. In Quello che ti meriti il tema affrontato era quello della violenza sui bambini; Non deve accadere ruota invece intorno alle ambivalenze della popolarità mediatica, che a volte finisce per trasformare i propri eroi in vittime espiatorie. Della realtà norvegese, Anne Holt ha una straordinaria conoscenza di prima mano: l'ha maturata lavorando come avvocato penalista, anche all'interno di un dipartimento di polizia, affermandosi come giornalista televisiva e addirittura ricoprendo, nel 1996-97, la carica di ministro della Giustizia. Ma quel che più colpisce in lei è la capacità di cogliere, nello specifico della sua piccola patria, tendenze e fenomeni di portata mondiale.
Un esempio perfetto lo forniscono le tre vittime di Non deve accadere: una "signora della televisione" alla Maria De Filippi, specializzata nel mettere in scena agnizioni strappacuore tra figli abbandonati e genitori scomparsi nel nulla; la giovane, elegante e bellissima rappresentante politica di un partito populista e conservatore, liberista e xenofobo; un giornalista che si atteggia a implacabile denunciatore di scandali ma il cui vero obiettivo è "arrivare" con qualunque mezzo. Sarà Johanne Vik, che si è formata come profiler negli Stati Uniti, a intuire il filo contorto che lega fra loro i tre delitti, alla cui origine confluiscono le dinamiche della società dello spettacolo e quei meccanismi di invidia e gelosia che René Girard ha indagato sotto il nome di "desiderio mediato". Ma Johanne non è messa sulla strada giusta soltanto dalla sua preparazione professionale: i tre omicidi del "killer dei vip" sono una sorta di messaggio che l'assassino rivolge proprio a lei, e che allude in forma cifrata a un episodio della sua vita passata.
Questo coinvolgimento diretto dell'investigatore, che comporta il riemergere di un passato rimosso dai risvolti oscuri, è molto più utilizzato nel giallo contemporaneo che in quello che siamo soliti considerare "classico". Nell' ultimo Fred Vargas, ad esempio, i sospetti di Adamsberg cadono su un giovanotto che gli rivela di essere frutto di una sua giovanile sventatezza; Kay Scarpetta, nel romanzo omonimo appena pubblicato da Cornwell, vede svelati in internet (con scopi diabolicamente precisi) i segreti più imbarazzanti della sua adolescenza. Sarebbe stato impensabile, in altri tempi, che nel bel mezzo di un'inchiesta di Poirot o di Maigret spuntasse all'improvviso tra i sospetti un loro figlio naturale, o che un antico ammiratore, o una rivale invelenita, ricomparissero a tormentare miss Marple, coinvolgendola per vendetta in qualche disegno criminoso. Proprio alle origini del giallo moderno troviamo però un precedente illustre: Il mistero della camera gialla (1907), di Gaston Leroux, in cui l'investigatore-giornalista Rouletabille si scopriva figlio della giovane donna il cui tentato assassinio in una camera ermeticamente chiusa era oggetto della sua indagine.
Mariolina Bertini

Che Anne Holt sappia di cosa si parla quando si profila un delitto, possiamo ben dirlo. Giornalista televisiva, avvocato penalista e poi poliziotto, fino a ricoprire l'incarico di ministro della Giustizia, la scrittrice norvegese ha un curriculum che farebbe invidia ad ogni giallista. Un'esperienza diretta, sul campo, che le consente di penetrare nella profondità dei personaggi, della scena del crimine, dei meccanismi investigativi.
Giunta al suo dodicesimo romanzo pubblicato in patria e tradotta in venticinque lingue, Anne Holt pubblica il suo terzo titolo in Italia. Il primo (Sete di giustizia, Hobby & Work Publishing 1999) aveva per protagonista l'arrogante investigatrice lesbica Hanne Wilhelmsen ma, nonostante i riconoscimenti internazionali, ha avuto scarso seguito. è stata invece la variopinta coppia investigativa formata da Johanne Vik e Yngvar Stubø a conquistare il pubblico italiano con il primo titolo della serie, Quello che ti meriti, (Einaudi, 2008). Lei è una delle migliori profiler sulla piazza, capace di correlare assassinii avvenuti in luoghi e tempi lontanissimi, lui è un detective impulsivo e geniale, con un fiuto infallibile. Entrambi hanno alle spalle una storia triste e difficile: Johanne ha una figlia con dei problemi mentali che nessuno è riuscito a identificare, Yngvar ha recentemente perso in un incidente stradale sua moglie e sua figlia. In questo nuovo episodio della serie i due, dopo essersi sposati, hanno appena avuto una bambina, ed è proprio il giorno del parto che la polizia di Oslo rinviene il corpo di una donna brutalmente assassinata.
Tagliente come una lama, implacabile e lucida, Anne Holt penetra nelle dinamiche perverse che muovono la mano del serial killer. La psicologia delle sue azioni e dei suoi movimenti, gli indizi lasciati ad arte per far aumentare in maniera esponenziale la tensione: tutto l'impianto narrativo ricalca le caratteristiche tipiche del giallo scandinavo. Una prosa asciutta, una precisione chirurgica nella presentazione dei personaggi, e quelle atmosfere crepuscolari e rarefatte tipiche delle terre del Nord. Un marchio distintivo che dopo Persson, Larsson e la coppia di giallisti svedesi Sjöwall e Wahlöö, ritorna con questa autrice norvegese. Un nuovo talento con in più una capacità tutta femminile di affiancare al noir le problematiche umane e sociali dei protagonisti. Dalla difficoltà personale di superare il lutto e la paura per i propri cari, alle questioni sociali che affliggono la patria del Welfare State e della libertà dei costumi. Il nucleo centrale del romanzo della Holt è infatti la triste constatazione che, anche in una società progredita come quella norvegese, ci sia chi ricorre alla violenza più estrema per ritrovare il brivido perduto dell'avventura, ci sia chi non è più in grado di distinguere le proprie colpe.
Un libro che traccia un'immaginaria linea di confine con la metà oscura della Norvegia, con un mondo misterioso e contraddittorio, che d'ora in poi inizieremo a guardare con occhi diversi.

Recensioni dei clienti

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    Maunakea

    10/01/2013 11:32:52

    Mi associo ai giudizi negativi, il libro comunque si lascia leggere fino in fondo, io non ho nemmeno letto il precedente, trovando questo nella libreria di famiglia, lo avrà comprato qualcuno chissà perchè, ho visto che è del 2004 e avrebbe necessitato la lettura del precedente, essendo questo il secondo libro della serie Serie di Johanne Vik e Yngvar Stubø. I dialoghi non son nulla di che, il finale bè meglio non dir nulla ma credo convenga premettere che resta aperto, non credo proprio leggerò il seguito. Non so se è questa scrittrice o un caso, ma credo di non amare molto gli scrittori nordici...anche Mankell ha sti dialoghi che non mi convincono... questo piangersi addosso, che dovremmo fare noi italiani allora ? non so i personaggi mi mancano di realismo sembrano tristi, spenti, vuoti... anche se mi resta comunque il dubbio che la colpa sia mia di non "capire" l'animo nordico...

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    francesco

    19/07/2012 08:40:30

    seconda indagine della criminologa vik e del poliziotto stubo.trama molto originale tensione e pathos in crescendo,purtroppo i dialoghi e le riflessioni dei protagonisti sono noiosi e dispersivi infatti un centinaio di pagine sono di troppo.comunque nel complesso il libro è passabile.

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    Larissa

    10/09/2010 13:32:32

    Mi scoccia ripetere quanto già detto da numerosi lettori IBS, ma questo lavoro della Holt è decisamente deludente e a tratti addirittura fastidioso. Trasuda pochezza in tutto, traduzione compresa. Se lo conoscete per favore spiegate a Giorgio Puleo che la disciplina del biathlon (sci di fondo + tiro con la carabina) NON E'la combinata nordica (salto + sci di fondo)... un po' di cultura nordica, oltre che un ripasso di sintassi italiana, non guasterebbe. Capisco che la Scandinavia ultimamente vada di moda, ma, prima di tradurre a cottimo, forse sarebbe utile preoccuparsi di capire quello che si sta facendo. Voto 2, solo perchè mi riservo l'1 per "La porta chiusa"... a dir poco oltraggioso.

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    giusy

    24/06/2010 12:46:42

    Se potevo avrei dato zero. Noiosissimo, lentissimo e ostico da leggere. Ho saltato diversi paragrafi ed anche i dialighi sono stati difficili da seguire. Non lo consiglio affatto.

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    monica83

    05/04/2010 21:18:11

    dopo aver letto quello che ti meriti,questo libro è veramente una delusione.....i personaggi hanno perso quella grinta e quello smalto che avevano nel romanzo precedente......e anche la storia scorre lenta con una trama a mio parere non ben definita...

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    Elisa

    14/02/2010 16:43:28

    Elisa - 14.02.2010 Lento e prolisso,la coppia avvolta nella melassa, mi aspettavo qualcosa di meglio rispetto al primo romanzo. Per tutto il libro si avverte la mancanza di qualche ingrediente che dia sapore alla storia. Niente da spartire con Mankell, Marklund e Nesser. Un appunto tecnico alla Einaudi: troppi errori di stampa.

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    silvia

    10/02/2010 12:27:45

    Alla fine dei romanzi della Holt non mi rimane nulla. E' una lettura paicevole, avvincente a tratti, con una buona trama e una prosa piacevole. Eppure, qualcosa manca, qualcosa che affascini davvero. Credo si tratti dei personaggi, che non riescono "ad uscire dalla pagina"!

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    Kat

    12/10/2009 16:16:49

    Una splendida costruzione ci racconta questa bella storia piena di idee originali. Il detective Stubo è insuperabile nella sua umiltà e simpatia. Ottima scrittrice Anne Holt, che con questo libro ha confermato il suo valore.

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    Pino Chisari

    30/09/2009 11:18:10

    Non do il minimo solo perché lo stile è accettabile, ma la trama non sta proprio in piedi: personaggi forzati e situazioni fuori d'ogni ragionevole logica. Inoltre, essendo una inchiesta poliziesca, ti aspetti deduzioni logiche e non ingiustificate, gratuite (se non addirittura viscerali) e comode intuizioni da parte di chi indaga. Carina l'idea di fondo, ma la trama è sviluppata in maniera soporifera e assai poco brillante. Con un finale che ti fa rimpiangere i soldi spesi.

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    Carlo Dacquino

    18/09/2009 12:25:30

    1/5 è ancora decisamente troppo! Nel mondo dei libri è come la "Corazzata Potëmkin" per Fantozzi! Un libro assurdo, quasi offensivo dell'intelligenza dei lettori. E che crollo rispetto al precedente "Quello che ti meriti"! Persino i personaggi principali, chi li riconosce più? Dove è finito il detective intelligente e sensitivo Yngvar Stubo? E perchè l'ex affascinante Johanne Vik è diventata niente più che una mamma isterica? Per non parlare del "plot" narrativo, che pure nei thriller dovrebbe avere un qualche importanza e verosimiglianza!

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    ni

    14/09/2009 09:40:58

    Un altro bel libro della holt. L'ho letto subito dopo Quello che ti meriti e mi sono appassionata sempre di più alle vicende e alla vita di Vik e Stubo. Adoro la figlia di lei. Aspetto con ansia il terzo

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    manrico

    07/09/2009 12:56:20

    bruttino.l'ho letto al mare ma è stata una delusione.trama un pò strampalata...ho saltato anche la lettura di parecchi periodi,seguendo solo i dialoghi proprio perchè l'ho trovato anche prolisso..in giro c'è di meglio...

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    Mirco Ficola - Perugia

    30/07/2009 18:02:15

    Decisamente deludente, prolisso e con un finale costruito forzatamente. La scoperta del colpevole è frutto di una sensazione non si sa bene dovuta a cosa, il mondo norvegese è oscurato dalla necessità di ripescare crimini oltre oceano, Vik fa saltare i nervi con la sua ansia post parto. Mi aspettavo di più da questa Autrice ad oggi a me sconosciuta.

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    Yas

    29/06/2009 13:46:25

    Ne avevo sentito parlare cosi bene al telegiornale che ho deciso di leggerlo. In realtà non ritrovo niente delle parole entusiasta che erano riportate nel servizio...Il libro è noioso, sono riuscita a finirlo solo per concedere una possibilità di miglioramento nel finale...che non c'è stata. I personaggi proprio antipatici! Non lo consiglierei

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    GIULIETTA

    22/06/2009 17:57:12

    Io ho letto questo romanzo come una scolaretta un poco ribelle cioè senza riflettere troppo e senza fermarmi a completare schede di relazione. Mi sono lasciata avvolgere dalla narrazione , dall’intreccio di vite che via via si mettevano a fuoco e da una serie di intuizioni che ti devono accompagnare se sei un lettore che apprezza ogni pagina. Non è facile commentare il libro “NON DEVE ACCADERE” di Anne Holt poiché se ti prende il suo ritmo narrativo lo faresti a dosi apparentemente slegate che poi si devono intrecciare in modo perfetto ma questa dote non tutti la possiedono.Se potessi rivolgermi a “lei” la ringrazierei per il suo scritto che tiene sveglia la mente del lettore benchè non sia facile starle dietro: una seconda lettura non guasterebbe ma il tempo è tiranno. Per quanto concerne il finale , cioè la conclusione della vicenda, devo dire che non è facile accettarla poiché resta nel lettore la paura di incontrare il colpevole svoltato l’angolo ma mi è sembrato quasi realistico o forse simbolico : il male non si può sconfiggerlo e rimane su questo mondo e dobbiamo conviverci anche se ce ne vogliamo allontanare. L’eroina non è sempre vincitrice ma non per questo rinuncia alla lotta contro il male. Resta l’amaro in bocca dopo la lettura del romanzo ma è come una sensazione di pausa in attesa del prossimo scritto. Gitta

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    corrado michele

    19/06/2009 16:01:13

    Per me, meglio del precedente. Scrittura senza fronzoli, storia originale, personaggi non ingombranti. Nell'ambito del genere l'autrice è sicuramente al di sopra della media

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    luca

    18/06/2009 13:19:37

    La signora in giallo che viene dal freddo ha aggiornato i suoi modelli, passando da Duerrenmatt a Faletti Giorgio. Effetti del mercato globale. Se si vuole esportare i propri gialli imbastarditi, per la gioia del proprio conto in banca, bisogna importare i più efferati delitti dai thriller americani, immaginare che il mondo sia fatto di quattro persone e perdere il contatto con la realtà. Peccato, perché nel primo volume c'era molta Norvegia vera e personaggi di spessore, mentre in questo sono rimasti solo gli stereotipi (caffè, neve, ghiaccio) ed i protagonisti Johanne e Yngvar sono diventati attori di se stessi. La storia è anche ben strutturata, ha la sua tensione ed un finale di personalità, ma l'autrice regala generosamente ai nostri eroi intuizioni da mago Othelma che stridono con la loro presunta umanità di ordinari vicini di casa. Per non parlare delle loro sovrannaturali doti di baby sitter… Iniziano bene e poi si perdono questi Scandinavi; ma a differenza di Stieg Larsson, Anne Holt ha la possibilità di rifarsi.

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    Federico

    27/05/2009 09:58:29

    In effetti - rispetto al romanzo precedente (che introduce i protagonisti) - Non deve accadere è diverso:i personaggi sembrano cambiati, capovolti, maturati e un (bel) po' vissuti. Non si ritrova la Johanne dell'inizio, ma una seconda madre che cerca di rimanere fuori dall'indagine (senza, ovviamente, riuscirsi). Medesima osservazione per Yngvar. La trama è un po' più lenta (ma lasciando perdere, finalmente, i paragoni con Quello che ti meriti), è comunque originale e ben riuscita, capace di dimostrare come l'Autrice possa ben tenere concorrenza ai giallisti (specialmente americani), con un'opera profondamente "europea" e questa volta tutt'altro che meramente commerciale.

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    Standbyme

    24/05/2009 19:59:09

    Tutti i giorni leggiamo di efferati crimini commessi per gelosia, invidia, avidità, noia, affermazione del proprio potere, sesso e altro ancora. Nulla giustifica la perdita di una vita umana per mano altrui. Così è nella vita, così è nel secondo romanzo della Holt pubblicato in Italia. Personaggi e fatti attinenti alla realtà: una conduttrice televisiva di successo che aiuta pochi prescelti a ricostruire il loro passato, a ritrovare parenti che non incontrano da una vita o a realizzare il sogno della propria vita, le lotte intestine ai vertici dei partiti, i politici corrotti, l’inmancabile presunto intellettuale che fustiga tutto e tutti, lo sportivo bravo ma carogna. C’è Johanne, molto tesa e irritabile: ha appena partorito in fondo, deve gestire una situazione non certo facile con una prima figlia problematica, un ex-marito con la sindrome di Peter Pan e un lontano passato che vorrebbe dimenticare. Seguiamo con attenzione le indagini condotte da Yngvar Stubo che, dopo vari fallimenti, con molto, molto intuito, insieme a Johanne, risolverà il caso: una serie di omicidi di persone famose. No, non è banale questo romanzo né tantomeno abbiamo personaggi noiosi. La Holt fa una lucida analisi sulla mancanza di valori della nostra società, della noia che permea molti giovani e non, dell’errata esigenza di voler essere sotto i riflettori piuttosto che condurre una vita anonima, se pur costellata di successi letterari, ignorati nei rapporti umani. Non c’è il classico finale da “thriller” in questo romanzo. I lettori si aspettano il trionfo della giustizia sul crimine, il colpevole assicurato alla giustizia. È bella e rassicurante una conclusione così auspicata: possiamo riporre il libro sul comodino, chiudere la luce e dormire sogni tranquilli. Troppo comodo, non è così la realtà dove troppo spesso il Male trionfa sul Bene. Su un punto concordo con chi mi ha preceduto: “Quello che ti meriti” aveva tutta un’altra caratura e una capacità di catturare il lettore decisamente superiore.

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    cinzia

    16/05/2009 15:57:43

    deludente, noioso, personaggi poco delineati, e con un finale senza senso. Mi aspettavo di meglio, dopo aver letto "quello che ti meriti"

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