Non dire notte

Amos Oz

Traduttore: E. Loewenthal
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 202 p., Brossura
  • EAN: 9788807720000
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    chiara

    02/04/2017 17:03:52

    "L'unica via per aiutarla è non cercare di aiutarla. Solo diventare piccoli. Congelarsi. Confondersi con il muro. Fermi. Davvero la finestra c'è ed è rimasta aperta? Davvero spero che voli fuori? Oppure sto in agguato, fermo, la fisso dal buio con gli occhi pietrificati, in attesa che crolli sfinita. Allora potrò piegarmi e prendermi cura di lei come all'inizio. Sin dall'inizio." Amoz Oz "Non dire notte" In una nuova cittadina ai confini con il deserto israeliano, una coppia matura trascorre la quotidianità tra progetti da realizzare, tradimenti di poca importanza, sintonie profonde. Al di là di ogni silenzio, di ogni differenza, ci sono scelte sagge di riflessione e conciliazione. Storia breve, trama semplice quasi pretestuosa. Prosa lenta e affascinante che Oz, dichiaratamente, cerca di "suonare come geometria, di asciugare il sentimentalismo, altrimenti viene stucchevole come marmellata di prugne che tra l'altro detesto"

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    Raffaele

    22/10/2016 12:41:44

    Un grande romanzo a due voci nel silenzio della notte in cui il vento e la polvere del deserto rendono uniche le atmosfere che Oz riesce a creare.

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    furetto60

    23/10/2015 12:38:24

    Opera intimista incentrata su due non protagonisti e una serie di avvenimenti che di tale hanno poco. La cittadina teatro della scena è uno squallido agglomerato sorto di recente ai limiti del deserto, strappandone alcuni metri ma non l'essenza. In quest'ambito si libera la penna di Oz in un contesto quasi atemporale, di negazione ascetica, in cui lo spirito ebraico si pone vecchie e nuove domande irrisolte. Il piacere della lettura è costituito dalla prosa, in una situazione in cui il torpore degli eventi, pochi e scarni, è la sola tensione narrativa che, dosata e ricercata in ogni riga, scorre guidata da mano maestra arricchita qua e là da varie piccole circolarità accostate a brevi aneddoti, tra cui una quello da cui è tratto il titolo. A tratti lirico, ironico, disincantato questo libro di Oz non è indicato per gli amanti di azione e intrighi. Per questi c'è Tom Clancy.

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    jane

    05/02/2015 15:13:44

    Dopo la lettura di "Giuda" ho voluto leggere questo romanzo scritto parecchi anni fa: ha tutto un altro stile e un contenuto completamente diverso, ma è senz'altro un bel libro. Attraverso le voci narranti alternate si scoprono le personalità dei due protagonisti così diversi per età e temperamento, ma anche attenti a non rovinare del tutto il loro rapporto. La narrazione è lenta ma l'approfondimento psicologico ripaga del tempo rarefatto in cui si muovono i personaggi. Deliziosi i personaggi minori ed anche quelle specie di "camei" inseriti nel racconto (la storia dello scimpanzé, del cane o episodi del passato). Bellissime e poetiche le descrizioni del deserto e della notte.

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    Adriana

    29/06/2012 13:04:04

    Dopo aver stroncato 'Una storia di amore etcc..', con la 'Scatola nera' ho pensato che non fosse, dopotutto, malaccio. Ma con quest'ultimo si è proprio rivelato la solita palla di Oz. Non è proprio per me - capitolo chiuso.

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    Gianfranca Fois

    08/06/2012 12:15:09

    Ho sempre apprezzato Amos Oz, è lo scrittore israeliano che mi piace di più ma......questo romanzo mi ha deluso. Poco coinvolgente, stentato, a tratti veramente noioso, personaggi poco interessanti, forse il personaggio più interessante è il paesaggio, sia la cittadina che il deserto. Ma ciò che mi ha maggiormente disturbato è la mancanza della parola Palestina, Palestinese,solo qualche sinonimo (?) beduino o arabo, solo vaghissimi e ambigui riferimenti al problema israelo- palestinese. Dall'autore di "Contro il fanatismo" è veramente inaccettabile

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    Prot

    17/10/2011 12:16:01

    oz è un bravissimo narratore dell'animo umano e dei sentimenti, un autore a mio parere immenso... il romanzo pur essendo abbastanza statico non mi ha per niente annoiato, e mi sono lasciato cullare dai pensieri dei due protagonisti... grande letteratura

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    antonino margagliotta

    12/09/2011 12:01:09

    Hai comprato un libro di Oz e ti accingi a leggerlo. Bene. Non sei davanti ad un thriller americano o ad una commedia francese anni settanta... Sei davanti al deserto della striscia di Gaza. Ti entra dentro piano e diventi di sabbia. Altro che noia. Non cercare né trama né ritmo. cerca te stesso agli incroci di questa città artificiale ed artificiosa dei territori. Consigliato. Come gran parte della letteratura israeliana di questo periodo (vedi Yeoshua e Grossman).

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    Gloria

    29/11/2010 09:10:56

    La storia in sè non è un granchè, quello che fa riflettere è la narrazione a due voci dove colpisce profondamente come un fatto o un punto di vista possa venire percepito, analizzato e sintetizzato da due individui in due modi totalmente diversi. Perfette le descrizioni dei luoghi e del deserto, della vita quotidiana di coppia e del compromesso come soluzione.

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    Libricciola

    07/03/2010 14:33:54

    Molto bello. Rimpiango gli anni da lettrice passati senza aver letto Amos Oz! Mi è piaciuta questa narrazione a due voci...Fin dalle prime pagine, questo romanzo mi ha ricordato tanto L'AMANTE di Yeoshua ( un libro che ho adorato), un po' per l'alternarsi della voce narrante e un po' per i personaggi, lei giovane e iperattiva e lui, più anziano e riflessivo. E' un bella storia di convivenza nonostante tutto, di stili di vita completamnete diversi ma che riescono a trovare un equilibrio grazie al compromesso; belle le pagine che descrivono la cittadina e il deserto che la circonda, e quelle che raccontano della routine casalinga...Anche se il personaggio di Theo mi ha comunicato una grande malinconia: mi immaginavo questo uomo che vive come"sottofondo" alla dinamica vita di lei, che riordina il suo disordine, che vuole intervenire nei suoi discorsi, che non riesce a farsi capire. Il finale però mi ha risollevato il morale, ed è con un sorriso che ho chiuso il libro. di certo continuerò a leggere questo straordinario scrittore!

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    stef

    19/12/2009 22:27:09

    - all'inizio mi ha preso e ho pensato di esser di fronte ad un grande.....poi lo ho finito perché la speranza era l'ultima a morire. - di lui si continua a ripetere che ti guarda con un occhio semichiuso come un contadino sospettoso, lei - telaviviana emancipata ? boh - non viene fuori come personalità, interessanti le macchiette di contorno - l'affarista erotomane - quello del " come diceva " .. è il miglior carattere del romanzo.

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    leonardo

    12/10/2008 20:16:07

    oz dà importanza alcompromesso, non come aspetto negativo del comportamento o,peggio, come fine di mire politiche. il compromesso è il modo possibile per convivere laddove tutto, a partire dalla incompatibilità delle persone, agli ambienti di vita , alladurezza del deserto, sembra impossibile. e' poesia la descrizione di noa che si accuccia tra le braccia del suo uomo

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    Claudia

    21/07/2008 09:22:05

    Molto lento e poco coinvolgente. Riconosco che è stata una bella idea quella del romanzo a due voci, poichè è attraverso i pensieri di Noa e Theo che si sviluppa la storia.

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    eliana morello

    14/07/2008 19:16:09

    Non so come possa accadere, ma ci si innamora facilmente dei personaggi di Oz. Theo è l'uomo che molte donne vorrebbero accanto: presente ma allo stesso periferico, dolce e passionale, forte e protettivo, sicuro di sè, accogliente amante premuroso. Non rimane che essere un pò gelose di Noha che ha avuto la fortuna di diventare la donna della sua vita.

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    Arcangela Cammalleri

    05/06/2008 22:10:04

    Il deserto, come luogo dell’anima, anima i confini senza limite dei sentimenti umani. Una cittadina israeliana Tel Kedar, di 8-9 mila abitanti, prostrata dal vento del deserto del Negev che manda frustate di polvere, fa da sfondo alla vicenda umana e sentimentale dei due protagonisti del romanzo: Noa e Theo. Il loro rapporto, dopo sette anni, comincia a mostrare segni di incomprensioni e insofferenze. Theo è un sessantenne, architetto di fama riconosciuta, vive in uno stato di attesa, ha ormai fatto quel che poteva fare, ora che si trova alla fine del mondo, Noa, professoressa di lettere in un liceo, più giovane di 15 anni, al contrario, è piena di entusiasmo e voglia di cambiamenti. La storia si snoda attraverso il racconto dei due protagonisti, in prima persona, lui osserva e ascolta lei, lei che guarda e giudica lui; è un rimando di pensieri e azioni che s’incrociano e si allontanano. Lei frenetica, rincorre il tempo, il suo daffare va tutto a spese della solitudine e della lenta discesa dal dolore verso la tristezza di lui. Il paesaggio desertico contorna e dà la dimensione e la scansione del ritmo della vita degli abitanti di Tel Kedar: il vento che alita come una falciata fredda e acuta, l’aggressività della luce e della polvere, la calce bianca che assorbe le sfumature del deserto, gli spazi aperti strisce di deserto macchiettato. Si respira e s’immagina questa immensa distesa di sabbia su cui il sole brucia con i suoi artigli di vetro acuminato ed è, per noi lettori, come essere novelli beduini che inseguono miraggi lontani e irraggiungibili. E’ la scrittura mirabile di Oz che ci ammalia e ci rapisce come musica dell’anima; lo stile lieve ed elevato solleva la mente in qualche altrove. Nel giorno che muore, si domanda Theo cosa promette l’ultima luce, che cosa ha in serbo; la notte, ma non il nero del buio. Come il chiaro di luna dà luce alla notte che cala, così l’incanto della natura bagliore ai nostri occhi illumina i momenti bui del vivere. Non dire notte.

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    silvia

    19/03/2008 17:53:25

    veramente lento e noioso....

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    Loris

    25/02/2008 14:44:10

    Romanzo di introspezione, giocato su un rapporto di coppia in cui la differenza di eta’ (15 anni) pare tradursi in una diversa attitudine verso la vita. Theo ha partecipato alla costruzione di Israele, ha progettato insediamenti e ha creduto in un’idea forte di nazione. Deluso da amici e compatrioti, ha scelto un sereno esilio sudamericano, cercando di tenere lontani il dolore e la passione. Noa ha sacrificato anni a un padre consumato dal rancore. Morto lui, ha deciso di cominciare a vivere, lasciando il paese. L’incontro tra i due a Caracas ha generato un’amicizia trasformatasi lentamente in amore. Ora, sul limitare del deserto, Noa vorrebbe ‘fare’: costruire, curare, prodigarsi per gli altri. Theo invece vorrebbe conservare il quieto distacco che ha raggiunto. Teme di perdere Noa, ma intuisce che non puo’ chiuderla in una gabbia di soffocanti attenzioni. Oz ha una scrittura lirica che rende con efficacia lo sviluppo dei monologhi interiori, ma richiede un certo sforzo per restare aderenti alla narrazione. Al fondo, come in altri suoi lavori, si insinua il dubbio che ciascun individuo sia una singolarita’ difficilmente conoscibile da un altro

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    fabio

    22/02/2008 12:52:17

    era il primo libro che leggevo di amos oz, mi aspettavo molto. invece il libro non decolla mai, non capisci dove voglia arrivare e con quali interminabili giri. non sono riuscito a finirlo, non mi capita spesso.

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    fratango

    10/01/2008 11:56:00

    Una noia mortale

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    greta

    13/09/2007 11:27:48

    Se avete voglia di leggere qualcosa di "diverso" fatelo con questo libro. La vicenda di due sposi in crisi, vista dalla prospettiva di entrambi e perciò narrata con parole differenti. E' curioso vedere come una giornata sia raccontata in modi diversi dai protagonisti, proprio perchè vissuta (anche se insieme) con sentimenti mai aguali e gli attimi e le parole vengono pesati in maniera quasi opposta, perchè è opposto lo stato d'animo. Molto bella la narrazione: intima e profonda, con la cornice del deserto e della difficile vita quotidiana in Israele. Amos Oz è davvero bravo nel descrivere il vento caldo che soffia, la polvere che copre tutto, ma anche le divisioni politiche e sociali di uno stato a cui guardiamo con una sorta di tepore: le notizie sono quasi sempre uguali e dunque ad un certo punto scatta l'indifferenza dell'abitudine, è un maestro nel fare partecipe il lettore di come l'uomo possa adeguarsi a tutto, anche a costruire una città in mezzo al nulla e a farci crescere i fiori e l'erba. Con determinazione.

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