Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 24/10/2017
Pagine: 256 p., Rilegato
  • EAN: 9788806235598
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    Raffaella Giglioli

    13/02/2018 16:51:57

    L’ho letto quasi tutti i libri della Oggero perché l’ho sempre considerata un porto sicuro; nella miglior accezione del termine. Scrive benissimo ( e non è scontato anche per chi pubblica libri), ha sempre delle idee guizzanti e spesso politicamente scorrettissime (anche in ”Qualcosa da tenere per se”) che francamente trovo disturbanti ma geniali. Nonostante questo mi sembra stanca ma ci stà…scrive libri a raffica, soggetti televisivi per la serie “Provaci ancora Prof”..solo che ho spesso la sensazione, leggendo i suoi romanzi, che la magnifica idee iniziale si perda nella ultime pagine con un finale non degno né della storia, né della grandezza della Oggero. Vi consiglio comunque questo libro perché sono narrati con ricordo e semplicità popolare gli eventi più importanti della storia del secolo scorso ( seconda guerra mondiale, anni di piombo, boom economico ecc..) che val sempre la pena di ripassare. Uno zoom particolare su Torino città dell’autrice, dà quel sentimento di familiarità a chi, come me, ne è orgogliosa cittadina. Mi ha colpito tutto questo piuttosto che il reale plot della storia e cioè il rapporto tra le due donne ed il segreto che le legherà per sempre. Certo, a qualcuno sarà anche successa la stessa cosa ma io la trovo un po’ borderline, potrei anche dire eccessiva. E poi non credo nella lealtà femminile. Un suo libro comunque lo consiglio sempre. Sono tutti scorrevoli, chiari nella stesura anche quando impreziositi da flashback – come nel caso di “Non fà niente”.

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    Alberto

    24/01/2018 13:19:35

    Quando individuo in libreria una nuova opera di Margherita Oggero prenoto subito in biblioteca, perchè è un'autrice che non tradisce. Anche questa volta ho letto voracemente un buon romanzo ben scritto, quasi una sceneggiatura già pronta per un film, tanto che i personaggi pare di toccarli, l'ambientazione è solo da guardare, non c'è niente da aggiungere. E' la storia di due donne forti, di carattere, accidentalmente unite in un patto segreto biblico, che non tradiranno mai, con nessuno. Il voto non è massimo perchè avrei apprezzato di più uno sviluppo della storia meno stringato, che, se da una parte ha giovato per il ritmo, senza pause, dall'altra un maggior sviluppo, con più respiro, avrebbe fatto guadagnare in qualità, che però - a mio avviso - rimane alta. Come ho scritto sopra è prossimo ad una sceneggiatura, ma nonostante ciò mi è piaciuto e lo consiglio vivamente.

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Leggere il nuovo romanzo della scrittrice Margherita Oggero – resa celebre dalla indimenticabile serie di gialli con protagonista la professoressa Baudino – è immergersi nella storia con la “S” maiuscola attraverso le vicende un po’ speciali delle protagoniste Esther e Rosanna.

Diverse fra loro ma unite da un grande segreto, le due donne intrecciano un legame di amicizia di rara profondità che le renderà in grado di affrontare le sfide dell’esistenza.
Esther, ebrea colta e raffinata, ha perso le tracce di suo padre quando è stata obbligata a lasciare Berlino nel 1933 a causa del nazismo.
È proprio di questa figura paterna che sentirà la mancanza per il resto della vita, anche dopo aver sposato Riccardo Olivero, ingegnere di una famiglia benestante piemontese, uomo solido e onesto verso cui prova un profondo affetto ma che certo non può aiutarla a rimarginare tutte le ferite del passato.
Rosanna, fanciulla di origini molto modeste, ha un padre violento che neanche la guerra riesce a cambiare abbastanza da consentire a lei e alla madre di condurre una vita più serena.
È l’incontro con la signora Esther e suo marito a cambiare finalmente il destino della ragazza, la quale diventa la loro governante e trascorre lunghi periodi nella loro villa a Bordighera. La svolta definitiva avverrà con la proposta (‘indecente’ e inizialmente scioccante per la giovane) da parte di Esther, che le chiederà di aiutarla a dare un figlio a suo marito Riccardo, unendosi a lui nel corso di alcuni incontri segreti.
Il bambino che Rosanna partorisce viene chiamato Andrea e sarà sentito e trattato come un figlio sia da Esther che dalla sua vera madre.
Uno dei meriti della Oggero è quello di saper rendere con grande accuratezza i sentimenti e le emozioni delle due donne, riuscendo a rendere credibile l’esistenza di un’amicizia fra di loro nonostante le circostanze. La scrittrice coglie infatti le molteplici sfumature di questo rapporto: l’ambizione di Esther di diventare l’insegnante di Rosanna dandole lezioni private per affetto, ma anche per ottenerne una gratificazione personale dopo aver abbandonato i suoi studi di filosofia, la gelosia di Rosanna per il bambino ma al tempo stesso il suo senso di fedeltà verso la famiglia Olivero, che non dipende tanto dalla soggezione per il loro status sociale più elevato, ma da una sincera riconoscenza nei loro confronti. Il romanzo mostra anche l’evoluzione di Rosanna, da sprovveduta ragazzina a donna matura e indipendente.
Ambientato principalmente a Torino, la storia si dipana sullo sfondo dei principali accadimenti storici dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi, accennando anche alle rivolte del Sessantotto e al periodo del terrorismo brigatista.
La lingua è limpida, le descrizioni precise ed essenziali, il lessico recupera parole dal sapore antico legate ad usanze e tradizioni di altri tempi. Non mancano le parole tratte dal dialetto che si amalgamano alla narrazione perfettamente ed esprimono concetti che l’italiano forse renderebbe meno memorabili. È subito a “smorbia” (termine torinese per indicare una persona giudicante e altera) che si pensa, ad esempio, in associazione alla suocera piemontese di Esther, che mal digerisce le abitudini della nuora ‘straniera’ e non manca mai di criticarla.
Lettura coinvolgente per la ricchezza e la varietà delle relazioni umane che mette in luce, questo nuovo romanzo di Margherita Oggero è interessante anche dal punto di vista storico, in quanto permette di ricordare e di scoprire piccoli e grandi avvenimenti che hanno coinvolto direttamente il nostro Paese, segnandone inevitabilmente il destino.
Ai personaggi, in particolare a Esther, Rosanna e Riccardo, è facile affezionarsi, perché – né buoni né cattivi – risultano semplicemente ‘umani’ e rivelano un’onestà di fondo che li rende amabili pur con le loro imperfezioni. La loro dignità li eleva, in parte, dal contesto per molti versi difficile in cui si trovano a condurre le proprie lotte quotidiane: l’odio e la spietatezza della guerra, i sommovimenti politici e sociali del loro tempo, la paura per il futuro che appare incerto li colpiscono ma non riescono a snaturare e svilire la loro essenza.
Forse a sintetizzare la capacità di questi personaggi di andare avanti, nonostante tutto il male della vita nel suo fluire, resta il motto, spesso ripetuto nel romanzo, della trisnonna di Esther: “Nicevò”, cioè “Non fa niente”, come recita anche il titolo di questo bellissimo romanzo.

Recensione di Elisa Armellino