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Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 112 p.
  • EAN: 9788807881534
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    Federico

    22/11/2015 18.59.52

    E' il mio primo incontro con lo scrittore e mi ha fatto molto piacere. Tenera biografia scritta alla madre di un infanzia napoletana dove poesia e prosa si fondono in ricordi di lotta fatta di assenze, silenzi, reticenze, balbuzie in una fase di crescita di un personaggio "giusto".

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    misselisabethbennet

    07/07/2014 11.57.45

    una poesia continua... passi indimenticabili in uno stile perfetto......

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    Claudio

    19/08/2013 10.51.12

    Questo è un libro vietato ai depressi. Attenzione però, chi non lo è potrebbe diventarlo dopo averlo letto. Di cosa parla? Racconta dell'infanzia infelice di un bambino e del suo rapporto difficile con la madre. Sconsigliato vivamente. Insomma il mondo ha bisogno di ridere, non di queste lagne. Forse, come mi suggeriva il titolo, non era il momento giusto per leggerlo.

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    alida airaghi

    08/08/2013 08.57.56

    Questa opera prima di Erri De Luca, uscita nel 1989 e ora riproposta da Feltrinelli in edizione economica, ripercorre un'infanzia vissuta a Napoli e riletta attraverso alcune fotografie ritrovate e analizzate con nuova, spietata acutezza. Il protagonista si rivede bambino, "più assorto che quieto", orgoglioso fino alla testardaggine, di una emotività esasperata: si scopre nascosto dietro ai genitori e alla sorella, chiudere sempre in ritardo di alcuni passi il gruppo familiare, durante la temuta passeggiata domenicale; oppure ostinato di fronte alla finestra della cucina, mentre oppone un silenzio dignitoso a una punizione immeritata; o ancora mentre ascolta il profluvio di parole che tutti gli rovesciano addosso, a lui balbuziente, "l'interlocutore preferito, il muto, l'imbuto". Il rapporto preferenziale è quello con la madre, giocato in un'intesa a volte epidermica e ovvia, a volte profonda e crudele. La mamma (mai descritta, se non nella schiena dritta, nei capelli improvvisamente accorciati per parere più vecchia, in una severità che si intuisce eccessiva perfino nei confronti di sé stessa), cerca nel figlio una rispondenza addirittura fisica alle sue sofferenze. Ha l'abitudine di raccontare al bambino "le cose brutte del mondo", provocando in lui un'immedesimazione localizzata nella carne. Lui risponde ai desideri inconsci di lei, diviene l'eco delle sue rinunce, il riflesso delle sue mortificazioni, impara ad annullarsi. Non c'è gioia, non c'è abbandono in quest'infanzia, ma un sorvegliarsi attento, un rigoroso trattenersi, sempre. "Non ora, non qui", è il ritornello che la madre oppone a ogni minimo scarto dalla regola; "non ho fatto niente, non l'ho fatto apposta" è invece la risposta automatica del figlio, obbligato a scusarsi di vivere. Una prosa lirica, questa del primissimo De Luca, in cui l'arte narrativa ha poco agio di mostrarsi, raggrumata com'è in dolorosi nodi di vita incapaci di sciogliersi in finzione formale, in leggerezza.

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    virginia pirisi

    15/09/2012 19.38.09

    ho scoperto da poco questo autore ,prediligo quelli stranieri, ma Erri DeLuca mi ha fatto appassionare ai suoi scritti in modo viscerale,non ho grandi capacità d espressione ma ci tenevo a scrivere un mio parere prima di tutto per ringraziare l autore per tutte l emozioni che rivivo nella lettura dei suoi libri ,ne ho comprato e letto dieci in due mesi.Grazie

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    valeria

    08/11/2004 16.24.38

    una saga di ricordi di un povero ragazzino napoletano che mal vive il suo problema di balbuzienza...scritto con un lessico pari a quello di un qualsiasi studente di quinto liceo.Tra l'inconsistenza della storia e la banalità del lessico risulta essere,a parer mio,uno dei classici libri da non consigliare a nessuno!!non sò come si sia meritato l'onorevole titolo di scrittore.

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    Oscar Grimaldi

    14/04/2004 17.24.28

    Il primo libro "importante" di Erri De Luca l'ho letto per ultimo, causa difficoltà a reperirlo. Alla luce dei libri successivi (Aceto, Tu mio, Te cavalli, ecc) "Non ora, non qui" mi pare ancora un attimo acerbo. I temi cari a De Luca ci sono tutti ma mi pare vengano sviluppati in modo meno fluido che nei successivi. Irrinunciabile comunque

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    Francesco

    02/01/2004 13.12.41

    Un personaggio sgradevole (sarà così anche lo scrittore?) racconta la storia di una famiglia che non meritava e che non se lo meritava.

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    Bartolomeo Di Monaco

    15/05/2003 13.52.39

    La resistenza alla povertà opposta dai genitori del protagonista in modo insolito: “Non parlavamo napoletano. I genitori si difendevano dalla povertà e dall’ambiente con l’italiano”, è una sorta di estraniazione ben più complessa e devastante di un dolore fisico. Nonostante i tentativi del protagonista, che si addestra “da straniero”, si avverte subito che i suoi non sono occhi forestieri (e non lo saranno neppure quelli della madre), e che non si può sfuggire alla corposità di Napoli, se vi si è nati: “Conoscevo la febbre di sempre di quelli che non vogliono più essere poveri”, e la sua osservazione nasce dall’interno: “I bambini che ho sentito piangere da bambino, al di là del muro, per strada, avevano pianti di ferite, di colpi presi al volo, appena passavano vicino”, dai vicoli, dai sotterranei, dalle piazze accese di sole, dagli antri bui, dalle persone che si sono conosciute, come la vecchia domestica Filomena: “Vivemmo con persone amate senza saperlo, maltrattate senza accorgercene”, “partecipavo del dolore e del pericolo del mondo intorno dove cadevano colpi che nessuna bravura poteva contrastare” e soprattutto: “non ero testimone di tutto quel male e del mondo, ma responsabile.” Ci si avvale della forza dirompente e vivificatrice del ricordo, si osservano alcune foto, quella della madre, ed esse si animano subito del movimento della città, di rumori, persone, immagini e suoni vivi. De Luca è qui al suo primo romanzo, lo stile è lineare, e manca delle invenzioni stilistiche che verranno più tardi, ma non se ne sente affatto la mancanza, essendo attratti da una tessitura che ha nel passaggio dall’immobilità al movimento il suo punto di forza. Il ricordo nasce come assenza che si trasforma in vita. La foto che ritrae la madre ancora giovane, sui trent’anni (“È bello scendere in una fotografia”), mentre il protagonista ha toccato la sessantina, diventa, per questo, occasione di intensa sorgente di ricordi, segnati da un sentimento tenero e misurato, con espressioni che sono felici creazioni a sé, come queste

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    Melania

    04/11/1999 19.32.19

    E' una lettera accorata alla madre, un grido disperato che nasce da un cuore in parte rimasto bambino. Si tratta di un cammino a ritroso, fatto di piccoli passi, fatto di sensi di colpa, di silenzi che soffocano mille parole nell'anima triste. Si parla di un'infanzia senza domande e quindi senza risposte... Si tratta di uno sguardo al passato, come d'incanto reso immobile da una fotografia. Si tratta di uno splendido libro.

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