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recensione di Puccini, D., L'Indice 1996, n.11
(recensione pubblicata per l'edizione del 1996)

Con questo titolo dimesso (non "cronaca" e neppure "resoconto" o simili, ma solo "notizia") Garc¡a M rquez, dopo tre anni di duro lavoro, ha licenziato il suo ultimo romanzo. Che non tratta di un solo sequestro, bensì di dieci sequestri di persona, realizzati dai narcotrafficanti, ai danni di giornalisti di grido e di individui politicamente in vista, negli anni 1991 e '92. Con un passato di giornalista di provata professionalità, era logico che all'abilità di reporter, propria di Garc¡a M rquez (come già del suo amato Hemingway), venisse da quasi tutti i critici attribuito il merito maggiore di questo romanzo. E tuttavia, sebbene basato su fatti reali e persone reali, e fondato su una sorta di lunga intervista ai protagonisti principali e secondari, il libro risulta comunque uno dei più "scritti" e dei più costruiti, dal punto di vista letterario e narrativo, dell'autore di "Cent'anni di solitudine".
Certo, si tratta di un romanzo diverso da tutti gli altri suoi. Non direi meno suo, ma senza dubbio meno gradevole e meno fascinoso. Per la prima volta, infatti, Garc¡a M rquez discorre del suo paese, la Colombia, e ne discorre con chiare convinzioni politiche; per la prima volta, inoltre, affronta un tema e personaggi sui quali non può esercitare le sue facoltà di fantasia, di mistero e di trasfigurazione: il che significa, per uno scrittore tanto amato e seguito, aver lasciato, nel magazzino delle sue straordinarie risorse, tutto ciò che rende tanto attraenti i suoi romanzi passati (soltanto in "Cronaca di una morte annunciata", anch'essa congegnata come un'inchiesta giornalistica, avveniva qualcosa di simile. Di più: la fitta trama di avvenimenti, la quantità di personaggi da seguire nel "labirinto" dei sequestri, gli inevitabili riferimenti alla situazione politica generale della Colombia, le tante ricostruzioni di interventi legislativi e giudiziari, ora per isolare i narcotrafficanti ora per fermarne gli atti di terrorismo, i richiami ai numerosissimi parlamentari e militari e potentati che attorno ai sequestri si muovono e spesso si arrovellano, appesantiscono in vari passi la lettura del romanzo.
Anche se l'autore si basa principalmente sul punto di vista di Maruja Pach¢n (come è scritto nella prima riga dei ringraziamenti iniziali), egli non tralascia di seguire passo passo, fin nelle celle spesso umide e fetide dove sono confinati, ognuno dei sequestrati della tremenda e vistosa "battuta" di Pablo Escobar, capo dei narcotrafficanti, detti anche gli "estradabili", cioè soggetti all'estradizione negli Stati Uniti. (Tale estradizione è stata sempre dai narcos considerata la sorte peggiore che potesse loro capitare: "Preferiamo una tomba in Colombia che una cella negli Stati Uniti"). Eppure, è possibile vedere in trasparenza, come un nucleo duro del romanzo, la sfida a distanza e infine ravvicinata, una specie di duello all'ultimo sangue, tra Alberto Villamizar, marito di Maruja e personaggio influente in politica, e il potentissimo Pablo Escobar, la cui furbizia e ambiguità di tiranno e il cui dominio sinistro della situazione ricevono dalla penna di M rquez un colore ben marcato, sottilmente ammirativo.
Il momento più alto del libro, per drammaticità e pienezza di racconto, si può collocare a circa metà del libro, tra la fine del quinto capitolo e l'inizio (bellissimo) del sesto: quando - dopo che qualche ostaggio di seconda fila viene inopinatamente messo in libertà - la sequestrata più anziana, Marina Montoya, viene assassinata e poi trovata su un greto "in un terreno abbandonato a nord di Bogotà". - anche il momento in cui l'autore s'identifica, per un attimo, con la sorte del suo paese: "Era evidente che in quel gennaio atroce il paese aveva maturato la peggiore situazione immaginabile. A partire dal 1984, quando era stato ucciso il ministro Rodrigo Lara Bonilla, avevamo subito ogni sorta di fatti abominevoli. Ma n‚ la situazione era giunta alla sua fine, n‚ il peggio era rimasto alle nostre spalle" (corsivo mio). E qui Garc¡a M rquez spiega anche che il paese si trovava chiuso in un "girone infernale": gli estradabili rifiutavano di costituirsi o di moderare la violenza, perché la polizia operava continui massacri, cioè catturava qualsiasi giovane come sospetto di far parte dei narcos e lo fucilava all'istante, e Pablo Escobar, da parte sua, replicava con ogni sorta di atti terroristici alla prima proposta di pace del governo del presidente César Gaviria.
Poche pagine dopo si ha un secondo snodo del romanzo, quando si verifica la seconda morte tra i sequestrati: Diana Turbay, figlia di un ex presidente della repubblica, viene uccisa per errore in uno scontro tra poliziotti e sequestratori. Da qui in avanti il romanzo assume un andamento diverso, quasi in discesa: Villamizar mette in moto tutte le sue energie perché si arrivi a un decreto capace di convincere Pablo Escobar sull'intenzione del presidente in carica di non estradare gli estradabili e di avere invece la loro completa sottomissione. - così che si arriva alle ultime liberazioni dei sequestrati (compresa quella di Maruja) e allo scontro-incontro diretto tra i due duellanti principali: Villamizar e Pablo Escobar. E il libro si chiude con la prigionia dorata di Escobar e con la sua fuga, ben presto scoperta dalla polizia: telefonando al figlio permette a quella di localizzarlo e, si suppone, di ucciderlo miseramente.
La vicenda così narrata non deve far immaginare un andamento narrativo concitato e compresso: dovunque si affaccia lo spirito d'osservazione e il senso di umoristico buonsenso tipico di Garc¡a M rquez. Intanto, ogni personaggio è studiato e quasi accarezzato nella sua psicologia, ora di terrore ora di rassegnazione, ora di sagacia ora di brutale cretinismo. Ogni tanto l'autore si affaccia sul libro con atti di partecipazione, di sarcasmo o di tenero distacco. Non mancano personaggi bislacchi: quelli che per varie manie o buffe presunzioni si lasciano trascinare ad atti inconsueti e quasi al limite estremo dell'irrazionalità. Uno di questi è padre Garc¡a Herreros, un prete esaltato ma sempre disponibile che perde continuamente le lenti a contatto. Infine, Garc¡a M rquez non rinuncia ai suoi giochi di coincidenze e di distanziamenti narrativi, come alla fine del libro, quando Maruja riceve l'anello che pensava d'avere perduto durante il sequestro: "Roba da matti! - sospirò illusa - - stato tutto come per scriverci sopra un libro".