Traduttore: M. Scotti
Editore: Feltrinelli
Collana: I canguri
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 22 marzo 2004
Pagine: 106 p., Brossura
  • EAN: 9788807701559
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Descrizione

Simon Nardis, mitico pianista di musica jazz, ha abbandonato da anni la sua arte. Salvato dall'alcolismo dalla devota moglie Suzanne, si guadagna da vivere lavorando come tecnico per una ditta di riscaldamento industriale. Per un'urgenza di lavoro, Simon si reca in una cittadina balneare dove, alla sera, il cliente lo invita in un club per aspettare l'ora del treno di ritorno a Parigi. Un goccio di vodka e qualche nota di jazz bastano a far crollare le difese che Simon aveva costruito contro i propri demoni: l'impiegato modello, il marito fedele, il buon padre di famiglia vengono spazzati via dalla musica, alla quale non resiste. Simon si mette al pianoforte e il musicista rinasce, nella magia della notte che cambierà la sua vita.

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Recensioni dei clienti

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    ago

    09/12/2014 18:21:17

    breve romanzo "d'atmosfera", come tutti quelli pubblicati all'interno di quella meritoria collana che risponde al nome de I Canguri

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    James

    02/07/2009 13:20:24

    Il libro è interessante,scritto con uno stile particolare,molti punti e frasi brevi.Il protagonista è un ex mitico pianista jazz,ma è un "uomo" fragile come il vetro,senza carattere,senza spina dorsale.Infatti, gli sono sufficienti un pianoforte,una donna e una serata un pò così per distruggere un rapporto importante e la sua famiglia. Grande pianista ma uomo misero.

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Accade tutto in un fine settimana. Simon Nardis, da dieci anni forzatamente in astinenza dalla musica jazz, praticata a lungo come pianista (Nardis, non a caso, è anche una composizione di Miles Davis cara a Bill Evans), se ne riappropria inaspettatamente in un fumoso club in cui si trova per un contrattempo di lavoro. E mentre le dita di Simon tornano ad accarezzare una tastiera facendo rivivere vecchi motivi, si unisce alla sua musica la voce di Debbie, proprietaria del club e cantante jazz americana. Per lei Simon non esita a perdere tutti i treni diretti alla capitale francese, dove ad attenderlo c'è la devota moglie Suzanne, senza la quale dieci anni prima "sarebbe di sicuro morto (...) ubriaco fradicio, drogato, si sarebbe ucciso". Nel lasso di un fine settimana, il non più giovanissimo Simon stravolge la propria vita: perde Suzanne, un lavoro come tecnico di impianti di riscaldamento industriali e una vita tranquilla che credeva ormai di controllare pienamente. In cambio ritrova il jazz, amato profondamente e messo a tacere per troppi anni, e incontra una donna che gli pare di conoscere da sempre: "Volevo sapere se la mia vita era finita. (...) Volevo credere che non fosse così. (...) Ora lo so. In fondo, non avevo voglia di jazz, e nemmeno di musica, avevo solo voglia di vivere, una miserabile piccola voglia di vivere". Chi narra la vicenda è un amico di Simon, un pittore che non si sforza di mantenere un freddo distacco dagli eventi. Lo stile è sobrio, essenziale (dove superflua diventa anche la punteggiatura nei dialoghi diretti). Ciò che cattura è il ritmo della narrazione, reso vivace da un gioco di flashback e di anticipazioni. Come se Gailly (ex musicista) cercasse di riprodurre nella scrittura una specie di swing.

Rossella Durando