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La notte della sinistra. Da dove ripartire - Federico Rampini - copertina

La notte della sinistra. Da dove ripartire

Federico Rampini

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Editore: Mondadori
Collana: Strade blu
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 26 marzo 2019
Pagine: 168 p., Brossura
  • EAN: 9788804713401

nella classifica Bestseller di IBS Libri Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Ideologie politiche - Socialismo e ideologie democratiche di sinistra

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La notte della sinistra. Da dove ripartire

Federico Rampini

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Attingendo alla sua formazione giovanile nel Pci poi alle sue esperienze successive di reporter globale Federico Rampini prende di mira alcuni dogmi politically correct. E spiega che la sinistra può ripartire. Deve farlo.

Ci fu un tempo in cui sinistra e popolo erano quasi la stessa cosa. Adesso in tutto il mondo le classi lavoratrici, i mestieri operai vecchi e nuovi, cercano disperatamente protezione votando a destra. Perché per troppi anni le sinistre hanno abbracciato la causa dei top manager, dell'Uomo di Davos; hanno cantato le lodi del globalismo che impoveriva tanti in Occidente. E la sinistra italiana da quando è all'opposizione non ha corretto gli errori, anzi. È diventata il partito dello spread. Il partito che tifa per l'Europa «a prescindere», anche quando è governata dai campioni della pirateria fiscale. È una sinistra che abbraccia la religione dei parametri e delle tecnocrazie. Venera i miliardari radical chic della Silicon Valley, nuovi padroni delle nostre coscienze e manipolatori dell'informazione. Tra i guru «progressisti» vengono cooptate le star di Hollywood e gli influencer sui social media, purché pronuncino le filastrocche giuste sul cambiamento climatico o sugli immigrati. Non importa che abbiano conti in banca milionari, i media di sinistra venerano queste celebrity. Mentre trattano con disgusto quei bifolchi delle periferie che osano dubitare dei benefici promessi dal globalismo. Non rispondetemi che «quegli altri» sono peggio - scrive Federico Rampini -, non ditemi che è l'ora di fare quadrato, di arroccarsi tra noi, a contemplare con orgoglio tutte le nostre sacrosante ragioni, a dirci che siamo moralmente superiori e che là fuori ci assedia un'orda fascista. Quand'anche fosse vero che «quelli» sono la peste nera, allora dobbiamo chiederci: com'è stato possibile? Come abbiamo potuto regalare a «loro» l'Italia più gli Stati Uniti, l'Inghilterra più la Svezia e in parte la Francia? Se davvero una barbarie reazionaria sta dilagando in tutto l'Occidente, dov'eravamo noi, cosa facevamo mentre questo flagello si stava preparando? (Aiutino: spesso eravamo al governo). C'è qualcosa di malsano nel pensare che una maggioranza degli italiani sono idioti manipolati da mascalzoni: come si costruisce su queste basi una convivenza civile, un futuro migliore? Attingendo alla sua formazione giovanile nel Pci di Enrico Berlinguer, fine anni Settanta; poi alle sue esperienze successive di reporter globale a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino e ora New York, Federico Rampini prende di mira alcuni dogmi politically correct. E spiega che la sinistra può ripartire. Deve farlo. Il tracciato verso la rinascita parte dalle diseguaglianze, e abbraccia senza imbarazzi una nuova idea di nazione.
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    Robert67

    12/06/2019 11:29:53

    Rampini ha perfettamente ragione ( purtroppo direi). La sinistra ha perso i suoi valori, il suo elettorato, la sua eredità storica. E invece di trarre frutto dai suoi errori, sa solo attaccare chi ne ha approfittato per prendere il suo bacino di elettori.

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    Loving reading

    30/05/2019 14:03:40

    Forma chiara, critica concreta e reale

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    n.d.

    04/05/2019 09:21:58

    L’autore ha centrato appieno le problematiche che attanagliano l’attuale sinistra politica

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    roberto

    03/05/2019 23:28:42

    Il libro più coraggioso di Rampini. Un colpo al cuore alla finta sinistra glamour. Essenziale per capire questi anni folli dove si sono invertite le parti tra destra e sinistra

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    domitilla bartoli

    29/04/2019 12:31:20

    incredibile la lucidità di Rampini nel descrivere la notte della sinistra ma anche più incredibili i commenti dei "professionisti" della sinistra militante che negherebbero il sorgere del sole ogni mattina se questo servisse alla loro spocchia.

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    Giorgio g

    24/04/2019 15:01:23

    L’autore si pone la domanda: “la sinistra ha smesso di essere popolare: ha perso la rappresentanza di vasti ceti medio-bassi”. Parte alla lontana, dai rapporti tra Stati Uniti e Messico, per poi spostarsi all’”Etiopia che ha una buona fama perché è un’oasi di stabilità politica e di riforme, circondata da vicini tragicamente turbolenti o repressivi: Sudan, Eritrea, Somalia”. Ma una commodity come “l’acqua pulita resta un bene irraggiungibile in campagna”. Poi passa a parlare del presidente Trump e in particolare dei suoi rapporti con il Venezuela, il Pakistan, la Russia e la Cina che applica in modo sistematico il protezionismo per poi rivolgere i suoi strali contro il 3 percento del rapporto debito/PIL (su questo sono pienamente d’accordo), per passare (udite, udite) alla notte degli Oscar per finire con il movimento #MeToo e con un’intervista a Fukuyama. Una lettura, utile per raccogliere le idee, ma troppo dispersiva, anche perché in buona parte riferito alla situazione americana.

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    bruno

    23/04/2019 18:43:13

    un rampini barricadero. pare uno di quei mariti rancorosi traditi dalla moglie che, per l'affronto subito, le addebitano di tutto e di più. Difetta di obiettività e, nel contempo, per fare volume, spazia a 360°. Anche quando scrive di fatti non italiani, la sinistra è come il diavolo: ci mette sempre la coda!

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    leo

    21/04/2019 21:20:55

    Ho sempre ritenuto Rampini un osservatore lucido e competente. Ultimamente, però, temo sia preda di quella sindrome che io chiamo "pansismo". Sia chiaro: la sinistra, in Italia e nel resto del mondo, ha enormi responsabilità perché, allontanandosi dai suoi storici valori di riferimento, ha creato i presupposti per la nascita dei populismi e dei sovranismi. Ciò detto, mi pare che Rampini vada ben oltre il compito di denuncia di errori oggettivi. Si prenda, per esempio, quanto afferma a pag. 30 circa l'annuncio di Trump di ritirare le truppe americane dalla Siria, nei confronti del quale la sinistra avrebbe aspramente criticato la mossa del presidente USA nonostante il ritiro delle truppe americane, sintetizzato nello slogan "Yankee go home" sarebbe un caposaldo della retorica progressista in tutto il mondo. Beh, a mio avviso Rampini sorvola colpevolmente sulle ragioni che hanno indotto la c.d. sinistra a criticare quella scelta: il rischio, cioè, che in Siria l'ISIS, non ancora del tutto sconfitto, potesse risorgere e ritrovare nuova linfa da quel ritiro e soprattutto il timore che Erdogan potesse avere mani libere nella repressione dei curdi, attori fondamentali nella lotta all'ISIS e nemici giurati di Ankara. Sottovalutare questi aspetti, o peggio negarne la forza persuasiva nella critica della sinistra alla mossa di Trump, rappresenta un errore interpretativo enorme e piuttosto banale nell'argomentazione di Rampini, proprio perché non si tratta di "incoerenza nella denuncia dell'imperialismo americano" da sempre contestato ma di realpolitik, quella che si oppone concettualmente alla presa di posizione ideologica che Rampini individua come una delle cause del fallimento della sinistra nel mondo.

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    minetti

    13/04/2019 20:19:36

    Oh letto un piccolo estratto che sono rimasto entusiasta col modo che rappresenti la sinistra attuale dovresti mandare una coppia a ZINGARETTI POLITICO in modo che abbia una visione come affrontare il problema perche lo ritengo una persona onesta e capace che capisca

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    daniele

    31/03/2019 17:29:25

    Illuminante

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  • Federico Rampini Cover

    Scrittore e giornalista italiano, ha iniziato la sua attività giornalistica nel 1977 a «Città futura», settimanale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), di cui era segretario generale Massimo D'Alema; dal 1979 scrive per «Rinascita», giornale che deve abbandonare nel 1982 dopo avervi pubblicato un'inchiesta sulla corruzione in seno al PCI.In seguito è stato prima vicedirettore de «Il Sole 24 Ore» poi capo della redazione milanese ed in seguito inviato del quotidiano «La Repubblica» a Parigi, Bruxelles e San Francisco. Come corrispondente ha raccontato dapprima le vicende della Silicon Valley; ha lasciato poi gli Stati Uniti per aprire l'ufficio di corrispondenza di Pechino. Ha insegnato alle Università... Approfondisci
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