La nuova stagione

Silvia Ballestra

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Editore: Bompiani
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 2 ottobre 2019
Pagine: 276 p., Brossura
  • EAN: 9788845299056
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Vincitore del Premio Nazionale di Cultura Benedetto Croce 2020, sezione Narratica - Finalista del Premio letterario per la Donna Scrittrice "Rapallo" 2020 - Nella dozzina del Premio Strega 2020

Silvia Ballestra scrive un romanzo attualissimo e antico, come i luoghi dove è nata, cui dedica pagine di graffiante umorismo ma al tempo stesso piene della nostalgia e dello stupore di chi sente iniziare una nuova stagione.

Dopo quello che era successo, un nuovo affetto ci legava a quei posti. Una volontà di cura, di protezione, di conoscenza.

Si narra che la Sibilla, adirata contro le fate che si attardavano a ballare il salterello con i pastori, avrebbe scagliato loro le pietre che divennero poi il paese di Arquata del Tronto: pietre destinate a rotolare di nuovo, drammaticamente, durante il terremoto. Le sorelle Nadia e Olga si sentono a casa proprio qui, in questa terra che si muove, e che scendendo dai monti Sibillini verso il mare si fa campagna. Il loro papà ha trascorso la vita coltivando i campi, perciò ancora oggi la famiglia viene trattata con rispetto. Ma adesso tutto è cambiato. L'amore e il lavoro hanno portato Olga e Nadia lontano, i figli sono cittadini del mondo. La gente vuole fragole e susine anche a gennaio. È una nuova stagione. Ed è tempo di separarsi dalla terra. Inizia per le sorelle un viaggio a ritroso, nella memoria, e uno reale, attraverso gli incredibili colloqui con i possibili acquirenti del terreno, ex mezzadri arricchiti o emissari di multinazionali della frutta; tutti maschi, tutti ambigui, tutti apparentemente incapaci di capire quanto male facciano le radici quando bisogna tagliarle. È davvero tutto immutabile nell'avvicendarsi delle generazioni, dei raccolti? Possiamo ancora sperare di lasciare questo pianeta un po' migliore di come lo abbiamo ricevuto?

Proposto per il Premio Strega 2020 da Loredana Lipperini: «"La nuova stagione" non è soltanto un romanzo sul territorio, le Marche della bellezza pagana, delle leggende legate a santi e sibille e del terremoto, ma è una storia di mutazione insieme generazionale e sociale che si incarna nelle due protagoniste, Nadia e Olga, e nei loro tentativi di vendere la terra ereditata dal padre. È un romanzo di radici, certo, e di come, per quanto ci si possa allontanare per giovinezza, amore, scelte lavorative, si verrà comunque richiamati prima o poi indietro. Ma è anche un romanzo che racconta il cambiamento nel mondo agricolo della post-mezzadria e delle multinazionali, l'espansione delle monoculture intensive, il regno surreale di una burocrazia paralizzante. Non c'è l'idillio nella scelta stilistica di Ballestra: c'è l'ironia, il gusto del paradosso, come nel racconto dell'odissea delle sorelle per disfarsi delle palme di proprietà, c'è l'attenzione per le vite piccole, le figure sullo sfondo degli affreschi che non vengono quasi mai narrate. C'è, anche, la nostalgia per come si cambia: "Dunque era questo, il diventare definitivamente adulte (...) Disperarsi per una lettera di esproprio invece che per una lettera d'amore finito". C'è, infine, una lingua particolarissima, che ingloba il dialetto incastonandolo in una scrittura di divertita e antica bellezza, come le terre in cui nasce, e che canta: prova di maturità e insieme di immutata capacità di meraviglia da parte di una delle scrittrici italiane più importanti e più attente alle nostre nuove stagioni, letterarie e civili.»

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    Leonardo D.

    08/06/2020 21:59:13

    “ Del luogo dove si è passata l’infanzia è bellissima e dolcissima cosa il ricordarsi..” scriveva Giacomo Leopardi. Devono pensarlo anche Nadia ed Olga, due sorelle che dopo la morte del padre fanno ritorno al natio borgo selvaggio (siamo nel sud delle Marche) per vendere i terreni appena ereditati. Pur auspicando in una cessione immediata e in una veloce ripartenza, le trattative con gli acquirenti si riveleranno lunghe ed estenuanti; le due sorelle avranno così modo di riscoprire luoghi, storie e personaggi dimenticati, in una sorta di viaggio a ritroso nella memoria, con i segni dei recenti terremoti a fare da sfondo. Un libro pieno di ricordi, emozioni e tradizioni, consigliabile a chi nutre un profondo legame con la propria terra d’origine. COPERTINA 3 STILE 5 STORIA 4

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    Giulia

    08/06/2020 21:44:50

    Il tema delle proprie radici che è difficile tagliare nonostante le peripezie della vita adulta rivive con uno stile ironico e un'attenzione particolare al tema del cambiamento del mondo agricolo nell'epoca odierna Copertina 3 Storia 4 Stile 5

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    Brossuracucita

    08/06/2020 21:01:40

    Mi è capitato più di una volta di dover rinunciare a spiegare il sentimento di chi si trovi equilibrista tra due tempi inconciliabili per natura e scopi. Sarebbero state necessarie pagine intere, che per fortuna sono state riempite sapientemente da Silvia Ballestra e raccolte in “La nuova stagione”. Questa lettura mi ha regalato la nostalgia per una vita dettata da ritmi esiodei, per una conoscenza tramandata con schiettezza e semplicità, allattata da miti e leggende fantastiche, ma anche la consapevolezza di quanta strada occorra ancora percorrere per allontanarsi definitivamente da una visione maschilista della società, visione “coltivata” per millenni nel mondo contadino. Il passato e il futuro, con le loro potenti implicazioni, si scontrano rumorosamente nel corso della storia, rischiando quasi di lacerare la pagina e di schiacciare due sorelle, Nadia e Olga, protagoniste della vicenda. Tuttavia ecco che lo scontro tra opposti rivela una potenza creatrice e genera una nuova vita, seppur dilaniata dal dubbio, dai ripensamenti, dalle speranze, dai progetti e dalla rassegnazione. Nel ritmo incalzante, quasi tribale, di un linguaggio vicino all’immediatezza genuina della gente che per prima lo parlò, le due sorelle devono sottostare ad un ritmo che non è più quello ancestrale del succedersi delle stagioni, ma quello frenetico e travolgente del dispiegarsi di una vita (forse) non più ancorata al fertile è riconoscente terreno. È possibile prendere le distanze e separarsi dal proprio passato? Non saprei, è possibile che una ghianda possa sradicare con la propria sola volontà la quercia che la ancora, seppur indirettamente, al terreno? Grazie Silvia per avermi aiutata a capirlo. COPERTINA: 3 STORIA: 5 STILE:4

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    Alessandro

    08/06/2020 20:17:11

    Silvia Ballestra, in questo romanzo, ci mostra una terra che sa essere madre e al contempo matrigna. La terra che dona sostentamento, che allieta con rare amenità, che rappresenta un rifugio. Ma anche la terra che porta morte e distruzione quando trema più e più volte, che lascia inesorabili segni visibili non solo su di essa ma anche su chi la vive, che innesca la strategia dell’abbandono, determinando il progressivo ed inesorabile svuotamento di alcune zone. Le Marche non fanno da sfondo alle vicissitudini narrate, ma sono elemento fondante. Esaustiva, in tal senso, è la copertina del libro, dove si palesano due donne, Nadia e Olga, le sorelle protagoniste del romanzo, leggermente defilate rispetto alla terza donna in primo piano, personificazione delle Marche con i suoi edifici ed un uccello che richiama il picchio dello stemma regionale, l’animale totemico del popolo dei Piceni. Viene reso graficamente, con un superbo impatto visivo, il dualismo di questi luoghi: un territorio inurbato e progredito che mantiene un indissolubile legame con la natura e le proprie radici culturali. Nadia ed Olga, tornate nel paese natio per la vendita della propria proprietà terriera, si ritrovano in un microcosmo in bilico tra tradizione e modernità. Anche la narrazione segue questo avvicendamento di passato e presente, grazie ad un gergo variegato che alterna dialetto al linguaggio parlato, termini tecnici agricoli ad altri legati alla tecnologia, digressioni su miti e leggende o fatti più recenti. Attraverso questo espediente il romanzo risulta autentico, brioso, ironico, senza il rischio di un appiattimento narrativo. La Ballestra ci fa conoscere la magia di luoghi a volte bistrattati, la cui memoria affonda le radici in un passato ormai remoto, costretti a tenere il passo con l’inevitabile cambiamento storico-sociale, così come le palme, simbolo di resilienza, che resistono con forza all'eradicazione imposta dalla “nuova stagione”. COPERTINA: 5 STORIA: 4 STILE: 4

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    Gianluca

    08/06/2020 18:38:31

    Dopo un periodo di astinenza dalla lettura ho ricominciato a coltivare questa passione con il libro di Silvia Ballestra, La Nuova Stagione. Trama inaspettata ma molto apprezzata. Un libro che ha suscitato in me una moltitudine di pensieri ed emozioni come non mi capitava da tanto. Un bellissimo racconto che mi ha fatto immedesimare completamente nella storia delle protagoniste, una storia molto comune qui al sud a testimonianza di tutti coloro che emigrano dalla propria terra per poi tornarci dopo anni per varie vicissitudini. Personalmente mi piace leggere e fermarmi a pensare e riflettere sulle parole e con questo libro mi è capitato molto spesso di rileggere alcune frasi che mi hanno colpito e che rimanevano impresse, come se le avessi vissute in prima persona. Nonostante si tratti un territorio distante dal mio, rivedo in esso lo stesso spirito di appartenenza e lo stesso attaccamento alle radici e questo permette ad ogni lettore di ricollegarsi ai luoghi della propria infanzia, anche se lontani dalle Marche. Questo sentimento qui nel mio territorio l'ho sempre associato con la canzone dei Sud Sound System, Le radici ca tieni in quanto anch'essa tratta il medesimo tema iniziale del libro di Silvia, il legame con le proprie radici. E proprio per questo ho effettuato spesso una similitudine tra le parole del libro e quelle della canzone e mi piaceva riflettere su questo sentimento comune che lega tutta Italia ed è stato davvero bello.Proprio per tale motivo dopo questo periodo tornare alla lettura con questo libro è stata davvero un'ottima idea. Tuttavia anche i temi trattati successivamente sono alquanto veri ed attuali con tutte le problematiche italiane ed è stato un ulteriore spunto di riflessione, passando dalla bellezza dei ricordi l'amarezza dell'attualità in poche pagine. Solo attraverso un libro si può avere tutto ciò. Complimenti all'autrice, perché è stato il primo libro che ho letto e continuerò a leggerla. Gianluca. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Gabriele

    08/06/2020 18:36:44

    Il romanzo racconta della lenta ma inesorabile mutazione generazionale e sociale della provincia dell’entroterra, dove al movimento tellurico si accosta lo spostamento di forze economiche e delle sorelle protagoniste. Nadia e Olga, dopo aver attraversato in separata sede i medesimi turbamenti amorosi e le dinamiche di una vita non appagante, tornano nella terra d’origine per la vendita della proprietà ereditata dal padre. Un’operazione all’apparenza facile, ma che le farà tribolare non poco. Sono state a contatto con la terra fin da piccole, ma non hanno mai lavorato a livello gestionale e decisionale. Il padre, infatti, seguendo i dettami di una cultura fortemente patriarcale, ha escluso le figlie dal lavoro agricolo, anche per proteggerle da questo mondo, sempre stato una prerogativa maschile. Le due donne si ritroveranno alle prese con potenziali compratori sui generis, che vorrebbero la terra svenduta, e con l’azienda interessata della vendita, la Ciuff&co, più attratta dal capitale che dalle tradizioni rurali. Dovranno destreggiarsi non solo con una esasperante burocrazia canonica, tra uffici comunali, telefonate con geometri e funzionari, rilievi topografici, carte da compilare, ma anche con il rispetto di regole non scritte, interfacciandosi con agricoltori non sempre onesti. Infatti, dagli anni ‘60 in poi, con la fine della mezzadria, il destino del mondo agricolo è stato modificato dall’avvento dell’agribusinness, con interessi di multinazionali e la proliferazione delle monoculture intensive. Silvia Ballestra attraverso termini arcaici, assonanze, intercalari dell’idioma marchigiano, ci presenta un variegato e realistico campionario di umanità provinciale agricola prettamente maschile, personaggi tragi-comici, vicende surreali, discussioni, accordi, modi di vedere contrastanti. Non si è più interconnessi e interdipendenti dall’ecosistema. La cinicità e il profitto hanno ormai infestato il bucolico mondo contadino. COPERTINA: 5 STORIA: 4 STILE: 4

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    Manuela

    08/06/2020 16:25:38

    Ognuno ha un proprio passato bello o brutto che sia, qualcosa da ricordare ma anche da dimenticare. Proprio come le due sorelle Nadia e Olga che si incontrano dopo tanti anni per l'eredità dei genitori. E' un incontro piacevole che fa riaffiorare molti ricordi e una nostalgia infinita che sembra non voglia mai placarsi ma anzi accentuarsi. Copertina: 5; Storia: 5; Stile: 5

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    Francesca Mastrone

    08/06/2020 15:25:22

    Sentirsi a casa, anche in un luogo “parecchio sibillino”, “in una terra che si muove”. Così si sentono Nadia e Olga, mentre percorrono, in un viaggio a ritroso nella memoria e al tempo stesso reale, luoghi ricchi di leggende, di monti magici e di sabba con le fate della sibilla, il cui scagliare pietre costituisce l’ origine dei terremoti. Sono luoghi depositari di memoria familiare. In questo tempo sospeso, di stagione transitoria, le sorelle avvertono doloroso, ma inevitabile tagliare le radici per un definitivo congedo. Salvo accorgersi di non poterne fare a meno. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 4

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    Elena

    08/06/2020 10:08:16

    Il libro di Silvia Ballestra è un racconto in cui tutti possiamo rispecchiarci perché parla del passato, delle radici che non vogliono lasciarci andare e della trasmissione intergenerazionale di un patrimonio, sia esso materiale o culturale. Le protagoniste del romanzo sono Nadia e Olga, due sorelle originarie delle Marche ma che hanno lasciato queste terre per cercare di costruire una vita diversa altrove. Si trovano, però, costrette a tornare nella terra d’origine per vendere ciò che il padre ha lasciato loro in eredità, con tutti i problemi che questo comporta. Infatti, le protagoniste scoprono che i compratori sono per la maggior parte ostili, la burocrazia è folle e la terra deve essere necessariamente svenduta per potersene liberare. Questo recidere le radici diventa, dunque, ancora più doloroso. È interessante come il patrimonio guadagnato faticosamente dai genitori possa diventare un fardello per i figli: le due protagoniste, infatti, non vedono l’ora di concludere la vendita e lasciarsi tutto questo alle spalle. I tempi cambiano ma sembra che la vita segua un andamento ciclico: le sorelle, infatti, dopo un lungo peregrinare sono tornate a casa, al punto di partenza. Una ciclicità che si riflette anche nelle stagioni e nella vita contadina. A proposito del tempo che passa è importante sottolineare l’equilibrio che si deve raggiungere tra la vita agreste e i suoi miti e l'esigenza di accettare la modernità. Trovo importante, infine, mettere in risalto come l’autrice abbia voluto sottolineare la difficoltà per due donne di occuparsi di vendite e di affari e di come la mentalità maschilista e patriarcale sia ancora molto diffusa, soprattutto in certi ambienti. Un interessante romanzo su un mondo che alla maggior parte di noi, cittadini delle metropoli, appare molto lontano ma non per questo meno interessante. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 4

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    Micaela

    07/06/2020 22:39:55

    Una lettura sorprendentemente piacevole si è rivelato questo romanzo che racconta delle peripezie delle sorelle Nadia e Olga tornate nella località marchigiana d’origine per la vendita di terreni di famiglia. Con toni ironici vengono toccati tanti temi, i più disparati, che vanno dalle difficoltà burocratiche per l’abbattimento di palme malate alla serata allo Sferisterio di Macerata per un concerto rock dei mitici Radiohead, passando per incontri con notai e con originali aspiranti acquirenti. Pagine a dir poco esilaranti sono dedicate a sibillini termini dialettali che sembrano perfino inventati ed invece sono proprio autentici. Sono trattati con leggerezza e sensibilità argomenti lievi e altri tremendamente pesanti come il riferimento al terremoto che ha colpito dolorosamente località del Piceno e del Maceratese. Non mancano neppure vicende di cronaca nera avvenuti parecchi anni prima. A proposito di palme: l’Ufficio Palme della Regione Marche, esiste davvero? Per scoprirlo credo che dovrò comportarmi da “detective da tastiera” come le due protagoniste del romanzo. Concludo quindi con un invito spassionato: iete a comprà lu libro! Copertina: 4; Storia: 5; Stile: 5.

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    Marcogaux

    07/06/2020 19:26:52

    Avete presente le storie che i nonni raccontano nelle lunghe serate invernali? Se sciaguratamente non ve le ricordaste, leggete l'ultimo romanzo di Silvia Ballestra: questo libro contiene in se' un'atmosfera simile facendo entrare il lettore all'interno di un territorio misterioso, pieno di insidie, tra montagne che si muovono e approfittatori disposti a tutto per quel briciolo di terra. Finalmente ritroviamo nella letteratura italiana un bel romanzo incentrato quasi unicamente sulla terra e sul rapporto stesso con il territorio, proponendo finalmente una degna erede del grande filone rurale-letterario della storia italiana nel dopoguerra che trova i suoi principali artisti in autori geograficamente lontani come Pavese e Fenoglio. E proprio intorno alla vera protagonista del romanzo, la terra, si diramano altre importanti storie di un'Italia contadina che pensiamo di esserci messa alle spalle, storie commoventi, come la tragedia della signora Proietti, che mostrano tutti i pregiudizi e l'ipocrisia di un'Italia non diversa da quella odierna. Un mondo contadino difficile e avido, dove non c'è spazio per l'affetto ma tutto è dettato dagli interessi, un mondo in cui le donne non erano e non sono ammesse a contrattare ed è proprio in questo modo che l'autrice introduce un altro tema molto scottante: il ruolo delle donne nel mondo contadino in Italia (ma non solo). Attraverso la loro personalità dura e ironica, le sorelle Gentili dimostreranno di saper tener testa ai loro compaesani. Ma anche il loro carattere sarà messo a dura prova nel momento dell'addio, quando anche le loro radici verranno sradicate... Con uno stile ironico e pungente, che richiama alla memoria pagine dello Sciascia più maturo, Silvia Ballestra ci regala uno spaccato divertente e nostalgico di chi sa che è giunto il momento, dolorosissimo ma necessario, di sradicare le proprie radici, per non soffrire ancora di più. COPERTINA:3 STILE:5 STORIA:4

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    Angela

    07/06/2020 16:57:40

    Chi pensa che si possa lasciare indietro il passato per buttarsi a capofitto nel futuro si sbaglia terribilmente e questo libro lo fa capire con ironia e amarezza. Perché per quanto crediamo di poterci allontanare dal nostro passato, questo ritornerà a farci visita quando meno ce lo aspettiamo. Busserà alla nostra porta e non potremo fare altro che aprire perché, in realtà, lo aspettavamo da tempo. Perché il passato è parte di noi, una parte importantissima senza la quale non saremmo ciò che siamo. E per quanto bello o brutto possa essere, ha contribuito alla nostra crescita personale e non dobbiamo rinnegarlo, bensì abbracciarlo perché solo ricongiungendoci con quello che erano, nei luoghi in cui siamo vissuti saremo finalmente persone complete e realizzate. La riflessione più importante che questo romanzo spinge a fare è proprio questa: il nostro presente e il nostro futuro sono legati in maniera indissolubile al nostro passato. Questa riflessione introspettiva viene adattata in maniera più universale al fenomeno del mutamento della comunità agricola che il passare del tempo porta con sé. Anche in questo caso il passato viene sostituito dalla modernità perdendo genuinità e calore umano. Il cambiamento non deve obbligatoriamente essere sinonimo di cancellazione di tutto ciò che era ma può essere convivenza di entrambi i mondi come avviene per le persone. Ho apprezzato davvero tanto questa similitudine riscontrata nel romanzo e ne ho trovato molto piacevole la lettura. La scrittura è semplice e di facile comprensione, non annoia anzi diverte e fa riflettere. La vittoria del premio Strega sarebbe più che meritata perché l'autrice ha saputo fondere e incastonare la sfera emotiva e affettiva con l'ambientazione storico-culturale in maniera magistrale. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Gessica

    07/06/2020 08:57:35

    Il romanzo “La nuova stagione” è stato scritto da Silvia Ballestra e la sua prima pubblicazione risale al 2019. Il romanzo narra delle due sorelle Nadia ed Olga, che hanno necessità di vendere i terreni di famiglia nelle Marche, che per loro è un luogo di memoria e di tradizione. L’Io narrante, una cugina delle due protagoniste, accompagna il lettore attraverso il loro percorso di riscoperta, che ha inizio con le due che cercano di andare avanti, a fatica, tra una possibilità e l’altra, cercando di appianare ogni ostacolo presente. Dopo partenze, addii, amori finiti male e progetti andati a monte, le due sorelle sono sul punto di vendere i terreni e una volta venduto, vedono nuovamente crollare le loro certezze, andando incontro a una nuova fase della loro vita, o meglio, una nuova stagione, che dà il titolo al romanzo. Le due noteranno, dopo varie esperienza, che i nodi vengono sempre al pettine e lo sguardo, che era sempre volto al passato, apparirà più che mai nostalgico. È un romanzo che può insegnare molto al lettore, perché lo pone davanti a molte questioni diverse, che partono dal fatto che alcune regioni siano spesso vittime di violenze da parte degli agenti atmosferici; il fatto che le donne vengano intralciate e considerate in grado di non competere con gli uomini. Il ritmo della storia è scandito dal tempo dell’agricoltura; il linguaggio è colorito da espressioni dialettali che si incastrano alla perfezione con i dialoghi tra le protagoniste; talvolta la lettura del romanzo procede a rilento, per le molteplice descrizioni, ma ciò nonostante l’interesse per questa lettura è sempre tenuto vivo grazie al modo in cui l’autrice scrive, che è poetico, aulico ed ironico. Copertina: 3 Stile: 4 Storia: 4

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    Giulia

    06/06/2020 22:02:58

    E' la storia di due sorelle che hanno bisogno di vendere dei terreni di famiglia. Da giovani hanno scelto una vita lontano da casa e adesso si ritrovano ad averci nuovamente a che fare. Questo racconto è un percorso di riscoperta, il riappropriarsi dei luoghi e dei ricordi, gli stessi luoghi che le hanno educate e deluse. COPERTINA: 4 STORIA: 4 STILE: 5

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    Mary

    06/06/2020 21:59:15

    Il racconto si apre con una passeggiata, nella quale conosceremo le due sorelle e la voce narrante (una cugina, che riceve i racconti della vendita dei terreni di famiglia). Le parole che raccontano dei monti e delle campagne sono poetiche. Invece le parole che raccontano l’uomo sono ironiche e talvolta malinconiche. Inoltre il dialetto assume un ruolo fondamentale per spiegare la profondità di una terra. COPERTINA: 4 STORIA: 4 STILE: 5

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    Salvo

    06/06/2020 12:58:58

    Chi sostiene che la modernità ci abbia reso la vita più comoda, dopo aver letto il romanzo La nuova stagione dovrà ricredersi. Calamità naturali e cavilli burocratici ostacoleranno le due sorelle protagoniste del racconto, il quale compito è quello di riuscire a vendere il terreno ereditato dal padre ormai defunto. Attraverso una serie di avvenimenti a tratti malinconici, spesso oscuri, ma sempre conditi dall'umorismo, spezia molto cara all'autrice, avremo modo di approfondire tematiche credute datate, ma con cui ancora oggi tocca purtroppo fare i conti. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5

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    alpel

    06/06/2020 11:28:22

    La vita che abbiamo, quella da cui veniamo, quella verso cui ci dirigiamo. C’è un filo rosso che lega il presente al passato. Le radici della storia da cui veniamo ci rimangono attaccate, anche quando ci sembra arrivato il momento di volercene liberare. Nel romanzo di Silvia Ballestra ci sono due sorelle, una famiglia e un territorio dove la natura crea e l’uomo distrugge. C’è il segno del tempo che consolida e usura allo stesso tempo. C’è il denaro che compra e rovina e c’è quello sudato che permette di sopravvivere. La vendita di un terreno che forse nessuno vuole comprare diventa metafora di tutti quei frammenti di vita che compongono la storia da cui veniamo. Mattoni che ci hanno costruito e scorie emotive che ci hanno intossicato. Noi siamo tutto questo e a volte dobbiamo tornare là, dove tutto ha avuto inizio, per costruire un ponte tra il nostro passato e il nostro futuro. Non può esserci nuova stagione senza aver fatto tesoro dei frutti lasciati da quella che abbiamo alle spalle. Una scrittura densa ed evocativa per una storia che, pur nella sua unicità, accende pensieri sulla storia di tutti. Noi siamo la storia da cui veniamo ma anche quella che scriviamo quando trasformiamo ogni giorno nella nostra “nuova stagione”. Silvia Ballestra ci regala pagine che, come fotografie, aprono album conservati nella memoria e nel cuore di Nadia ed Olga. Ma anche di ciascuno di noi. Stile 5, storia 5, copertina 2.

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    Antonella

    06/06/2020 10:40:35

    Interessante principalmente per coloro che conoscono ed apprezzano luoghi e riti campestri Bella e accurata la descrizione di luoghi e attività connesse al territorio. La trama del romanzo è molto debole, i personaggi mancano di introspezione psicologica e il linguaggio pecca di dilettantismi e ingenuità espressivi.. La lettura scorre veloce ed interessa soprattutto una platea locale. Vale comunque leggerlo e lo consiglierei principalmente a chi quei luoghi li conosce personalmente. Copertina 4, stile 3, scrittura 3

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    Monica Blondi

    06/06/2020 09:59:40

    Eredi della vasta proprietà agricola appartenuta alla loro famiglia, le sorelle Olga e Nadia ritornano nel paesino delle Marche in cui sono cresciute per sistemare le carte e soprattutto cercare acquirenti. Il padre le aveva sempre tenute lontane da tutto ciò che riguardava la campagna, forse per proteggerle o forse, più probabilmente, nell'errata convinzione che l'agricoltura fosse un affare per uomini. Le vediamo lottare unite contro la burocrazia farraginosa tipica dei piccoli comuni e l'arroganza dei proprietari confinanti, discendenti di quegli stessi mezzadri (o "mezzoladri") che in passato avevano lavorato per il padre. A malincuore si trovano a dover valutare la proposta di una grande società che pratica una nuova agricoltura, più spregiudicata, che mira al solo profitto senza tenere conto della stagionalità dei prodotti e incurante di mettere a rischio di estinzione qualche rara specie animale o vegetale. La vendita della terra, infatti, è vincolata all'eliminazione delle centinaia di palme nane che sorgono lungo il perimetro della proprietà. In una terra in continuo movimento, dove tutto rischia di crollare, in cui vivono "popolazioni misantrope e schive, timide e solitarie, prudenti e immobili, disfattiste e senza troppi slanci", a quasi cinquant'anni le due sorelle si trovano a vivere una "nuova stagione". Dopo una vita vissuta "in difesa", fatta di inizi promettenti sfociati in occasioni mancate, truffate e tradite dai loro compagni, per la prima volta si sentono padrone della loro vita. Come quelle palme che avevano dovuto estirpare, delicate perché facile preda dei parassiti ma anche forti, in grado di resistere agli inverni più gelidi e che tornano a germogliare anche dopo il più terribile degli incendi. COPERTINA: 3 STORIA: 4 STILE: 4

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    MB

    06/06/2020 08:40:54

    Due sorelle alle prese con il loro passato. Una terra, una cultura che odora di campagna, un tesoro di vegetazione che racconta della vita. La storia di Nadia e Olga, ricca di vibranti chiaroscuri, sembra scritta all’ombra di uno dei tanti alberi della loro tenuta di famiglia, ormai destinata alla vendita, ma, nell’attesa di quel fatale passaggio di proprietà, disperatamente pulsante di ricordi. C’è qualcosa che rimane da dire, fra le righe fittissime del racconto di Silvia Ballestra, minuzioso nel riportare fatti, dialoghi, pensieri, sensazioni. Resta incantevolmente in sospeso la domanda sul senso del tempo che scorre, senza un vero traguardo: si cresce all’interno di un ambiente contadino, imparandone le regole e i pericoli, ma poi si decide di evaderne, per affrontare rischi sconosciuti. E, anche dopo aver pagato il prezzo di tante scelte sbagliate, si imbocca, come unica possibile via d’uscita, quella del definitivo distacco dalle proprie origini. Le necessità materiali innescano quel paradosso che contraddice i principi del ciclo vitale, dove ogni partenza è l’annuncio di un nuovo ritorno. La natura, in queste pagine, fa sentire in sottofondo il suo lamento silvestre, i cui toni cupi e succosi emergono, a tratti, dal suono enigmatico di certe voci dialettali, ma anche dalle tracce di una violenza nascosta e primitiva, scabrosa e spettrale come i volti grotteschi dell’istinto, del dolore, della follia. La modernità e l’emancipazione, abbracciate dalle due protagoniste con l’entusiasmo giovanile della scoperta, non superano il mito selvatico del mondo rurale: piuttosto, lo scoperchiano, ne sconnettono l’aura leggendaria, per consegnarlo all’opera sezionatrice della disillusione. La fatica del narrare si traduce qui nell’impegno coscienzioso di attraversare le epoche con passo regolare e sguardo equanime, intrecciando aggraziatamente i fili che collegano i giorni di ieri e di oggi, indagando su tutto, ma senza giudicare. Copertina: 2. Stile: 5. Storia: 5.

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I vincitori del concorso "Caccia allo Strega" 2020

Brossuracucita

Mi è capitato più di una volta di dover rinunciare a spiegare il sentimento di chi si trovi equilibrista tra due tempi inconciliabili per natura e scopi. Sarebbero state necessarie pagine intere, che per fortuna sono state riempite sapientemente da Silvia Ballestra e raccolte in “La nuova stagione”. Questa lettura mi ha regalato la nostalgia per una vita dettata da ritmi esiodei, per una conoscenza tramandata con schiettezza e semplicità, allattata da miti e leggende fantastiche, ma anche la consapevolezza di quanta strada occorra ancora percorrere per allontanarsi definitivamente da una visione maschilista della società, visione “coltivata” per millenni nel mondo contadino. Il passato e il futuro, con le loro potenti implicazioni, si scontrano rumorosamente nel corso della storia, rischiando quasi di lacerare la pagina e di schiacciare due sorelle, Nadia e Olga, protagoniste della vicenda. Tuttavia ecco che lo scontro tra opposti rivela una potenza creatrice e genera una nuova vita, seppur dilaniata dal dubbio, dai ripensamenti, dalle speranze, dai progetti e dalla rassegnazione. Nel ritmo incalzante, quasi tribale, di un linguaggio vicino all’immediatezza genuina della gente che per prima lo parlò, le due sorelle devono sottostare ad un ritmo che non è più quello ancestrale del succedersi delle stagioni, ma quello frenetico e travolgente del dispiegarsi di una vita (forse) non più ancorata al fertile è riconoscente terreno. È possibile prendere le distanze e separarsi dal proprio passato? Non saprei, è possibile che una ghianda possa sradicare con la propria sola volontà la quercia che la ancora, seppur indirettamente, al terreno? Grazie Silvia per avermi aiutata a capirlo. COPERTINA: 3 STORIA: 5 STILE:4

Daniela

Sembra quasi di sentire il profumo della terra e il richiamo della natura. Ci travolgono suoni, voci e aromi di un’epoca che sembra lontana dai giorni nostri. Miti e leggende fioriscono per noi nei campi, storie fantastiche e ricordi di vita vissuta si intrecciano come rami di un albero secolare. Questo è lo scenario che Silvia Ballestra dipinge per noi. Un mondo contadino trasformato dalla modernità,ma vivo e palpitante nella memoria di chi l’ha conosciuto, assaporato e amato come le sorelle Gentile. Nadia e Olga vivono in città, l’amore e il lavoro le hanno portate lontano ma il richiamo del passato le ha trascinate in queste terre che profumano di ricordi. Spinte dalla necessità di disfarsi della loro eredità fanno ritorno ai luoghi e ai tempi della loro infanzia, una STAGIONE ormai trascorsa ma profondamente radicata nel loro cuore. Tra mezzadri arricchiti e intermediari senza scrupoli, nei risvolti di un mondo contadino improntato sul maschilismo, germogliano riflessioni sul tempo e sulle trasformazioni che si porta dietro. Con innovazione e ironia Silvia Ballestra racconta di un mondo distante dal frenetico ritmo della civiltà, emblema e metafora delle stagioni della vita umana. Un romanzo dal sapore antico ma attuale sui cambiamenti, non solo quelli personali che si trovano a districare Olga e Nadia nel loro viaggio a ritroso nelle pieghe familiari, ma anche quelli collettivi di una società che, sommersa dalla modernità e dalla meccanizzazione, ha perso il contatto diretto con la natura. Poetico lo sguardo che si posa sul paesaggio. Malinconico l’occhio che si sofferma su un paese martoriato dal terremoto e combattuto tra la nostalgia di ciò che non c’è più e il bisogno di far rifiorire i sogni in una terra arida di speranze. E in questa NUOVA STAGIONE che ci travolge è inevitabile chiedersi quale sarà il nostro lascito per il domani, frutto inconsapevole delle trasformazioni del presente, eredità incerta di un futuro ignoto. Copertina2 Storia4 Stile5

Emma

"La nuova stagione" è un romanzo elegante, pieno e sagace. Le sorelle Gentili hanno deciso di vendere la terra, quel pezzo di terra nella Valferonia che, tra il 2016 e il 2017, tanto ha sofferto per i terremoti del Centro Italia. Insieme a loro, la madre Liliana, chiacchierona e cocciuta, anche lei proprietaria di una parte dei terreni. Inoltre, una serie di uomini non dei più collaborativi, tra i quali, quando finalmente compare, l’acquirente Peppe “Eastwood”, esemplare di figlio di mezzadro arricchito, così soprannominato perché, siamo sincere, chi non ha mai pensato che Clint Eastwood sembrasse proprio un contadino della Valferonia? Nadia e Olga sono brillanti e argute. A un’ambientazione che a tratti richiama il realismo magico, con il tasso, architetto del sottosuolo, che fa da custode alla loro proprietà, contrappongono un atteggiamento concreto e disincantato, fortemente ironico nei momenti in cui le trattative si complicano e l’ironia sembra l’unica alternativa alla disperazione. Come il tasso, Silvia Ballestra è abitatrice profonda dei luoghi, entra nella psicologia di un mondo dove il concetto stesso di “psicologia” suona estraneo e porta in superficie una dimensione arcaica ma vicina al presente. Forte di un intreccio solido, approfondisce le esperienze che in passato hanno spinto Nadia e Olga ad abbandonare i luoghi d’infanzia. Apre parentesi intime su alcuni fatti che le riguardano direttamente e altri che molto rivelano sul carattere del territorio: vicende di donne vittime di contrasti familiari ed economici, spinte alla pazzia o, come in un caso che ha segnato la memoria collettiva, barbaramente assassinate. La chiave di questo romanzo è la voce narrante. Si presenta come la cugina di Nadia e Olga, racconta di loro con stima, affetto e una certa dose di ammirazione. Le osserva mentre si preparano all’arrivo di una nuova stagione. Un romanzo concreto quanto metaforico, ma più concreto che metaforico, come una storia vera. Copertina:3 Storia:4 Stile:5

Marcogaux

Avete presente le storie che i nonni raccontano nelle lunghe serate invernali? Se sciaguratamente non ve le ricordaste, leggete l'ultimo romanzo di Silvia Ballestra: questo libro contiene in se' un'atmosfera simile facendo entrare il lettore all'interno di un territorio misterioso, pieno di insidie, tra montagne che si muovono e approfittatori disposti a tutto per quel briciolo di terra. Finalmente ritroviamo nella letteratura italiana un bel romanzo incentrato quasi unicamente sulla terra e sul rapporto stesso con il territorio, proponendo finalmente una degna erede del grande filone rurale-letterario della storia italiana nel dopoguerra che trova i suoi principali artisti in autori geograficamente lontani come Pavese e Fenoglio. E proprio intorno alla vera protagonista del romanzo, la terra, si diramano altre importanti storie di un'Italia contadina che pensiamo di esserci messa alle spalle, storie commoventi, come la tragedia della signora Proietti, che mostrano tutti i pregiudizi e l'ipocrisia di un'Italia non diversa da quella odierna. Un mondo contadino difficile e avido, dove non c'è spazio per l'affetto ma tutto è dettato dagli interessi, un mondo in cui le donne non erano e non sono ammesse a contrattare ed è proprio in questo modo che l'autrice introduce un altro tema molto scottante: il ruolo delle donne nel mondo contadino in Italia (ma non solo). Attraverso la loro personalità dura e ironica, le sorelle Gentili dimostreranno di saper tener testa ai loro compaesani. Ma anche il loro carattere sarà messo a dura prova nel momento dell'addio, quando anche le loro radici verranno sradicate... Con uno stile ironico e pungente, che richiama alla memoria pagine dello Sciascia più maturo, Silvia Ballestra ci regala uno spaccato divertente e nostalgico di chi sa che è giunto il momento, dolorosissimo ma necessario, di sradicare le proprie radici, per non soffrire ancora di più. COPERTINA:3 STILE:5 STORIA:4

Alessia Oliveri

Un romanzo autentico che coinvolge dalla prima all'ultima pagina. Una storia di belle piazze, di borghi, di antiche mura. Un turbine d’amore per la propria terra flagellata dal maltempo, dai terremoti e dalla modernità. Una storia di donne e di territorio, tra presente e passato. Fin dai primi capitoli il lettore si sente parte di una cordata, passo dopo passo, sui sentieri tormentati della vita, racchiusi tra un panorama verso il mare e una sorgente di montagna. L’inchiostro che corre veloce sulla pagina alterna merende sui prati a superstizioni, che raccontano di grotte abitate e di raggi di sole tessuti nell'ordito dei telai. Un romanzo irto di salite, ma anche di discese quello di Silvia Ballestra. Un viaggio a ritroso nella memoria, con una narrazione ricca di immagini che simboleggiano le asperità della vita: tapparelle bucate dalla grandine, macerie e case diroccate, crinali che si stagliano contro l’azzurro profondo del cielo, per raggiungere una nuova stagione della vita e lasciarsi alle spalle quella vecchia. E poi, imponente, il tema del ritorno alle proprie radici: solide querce secolari, animali selvatici custodi delle viscere della terra, un palmeto che incornicia i luoghi dell’infanzia, i nonni conosciuti attraverso i ricordi altrui. Si rassegneranno le protagoniste a congedarsi dal loro passato? Si affideranno ai giudizi dei mezzadri, ai dispetti degli affittuari, ai moniti degli anziani, o seguiranno il proprio istinto? Riusciranno a districarsi tra Consorzi di bonifica, cavilli burocratici, particelle e confini? Sono queste le domande che si pone il lettore per tutto il romanzo, tra parlate sibilline di contadini, antiche mappe dei luoghi e amare vicende da raccontare sottovoce. Un girovagare scoordinato tra i bivi della vita che riguarda ciascuno di noi, a suo modo, e che attraverso la poesia di queste pagine, fonde le occasioni perdute a fiori e frutti ancora da cogliere. 3 Copertina 4 Storia 5 Stile

  • Silvia Ballestra Cover

    Ha esordito nel 1990 nell’antologia “Papergang - Under 25 vol.3,” a cura di Pier Vittorio Tondelli, ed è autrice di vari romanzi, raccolte di racconti, saggi e traduzioni pubblicati a partire dal 1991. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in varie lingue. Laureata in Lingue e Letterature straniere, vive e lavora a Milano.Il suo libro d'esordio è Compleanno dell'iguana (1991), salutato da un vasto successo e tradotto in varie lingue. Vi compariva per la prima volta il personaggio di Antò Lo Purk, un ragazzo abruzzese che non riesce a sopportare l'angustia di Pescara e si trasferisce prima a Bologna poi a Berlino, per scoprire ovunque la stessa frustrazione. Seguí La guerra degli Antò (1992), poi la raccolta di racconti Gli orsi (1994),... Approfondisci
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