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Descrizione

Vincitore del Premio Nazionale di Cultura Benedetto Croce 2020, sezione Narratica - Finalista del Premio letterario per la Donna Scrittrice "Rapallo" 2020 - Nella dozzina del Premio Strega 2020

Silvia Ballestra scrive un romanzo attualissimo e antico, come i luoghi dove è nata, cui dedica pagine di graffiante umorismo ma al tempo stesso piene della nostalgia e dello stupore di chi sente iniziare una nuova stagione.

Dopo quello che era successo, un nuovo affetto ci legava a quei posti. Una volontà di cura, di protezione, di conoscenza.

Si narra che la Sibilla, adirata contro le fate che si attardavano a ballare il salterello con i pastori, avrebbe scagliato loro le pietre che divennero poi il paese di Arquata del Tronto: pietre destinate a rotolare di nuovo, drammaticamente, durante il terremoto. Le sorelle Nadia e Olga si sentono a casa proprio qui, in questa terra che si muove, e che scendendo dai monti Sibillini verso il mare si fa campagna. Il loro papà ha trascorso la vita coltivando i campi, perciò ancora oggi la famiglia viene trattata con rispetto. Ma adesso tutto è cambiato. L'amore e il lavoro hanno portato Olga e Nadia lontano, i figli sono cittadini del mondo. La gente vuole fragole e susine anche a gennaio. È una nuova stagione. Ed è tempo di separarsi dalla terra. Inizia per le sorelle un viaggio a ritroso, nella memoria, e uno reale, attraverso gli incredibili colloqui con i possibili acquirenti del terreno, ex mezzadri arricchiti o emissari di multinazionali della frutta; tutti maschi, tutti ambigui, tutti apparentemente incapaci di capire quanto male facciano le radici quando bisogna tagliarle. È davvero tutto immutabile nell'avvicendarsi delle generazioni, dei raccolti? Possiamo ancora sperare di lasciare questo pianeta un po' migliore di come lo abbiamo ricevuto?

Proposto per il Premio Strega 2020 da Loredana Lipperini: «"La nuova stagione" non è soltanto un romanzo sul territorio, le Marche della bellezza pagana, delle leggende legate a santi e sibille e del terremoto, ma è una storia di mutazione insieme generazionale e sociale che si incarna nelle due protagoniste, Nadia e Olga, e nei loro tentativi di vendere la terra ereditata dal padre. È un romanzo di radici, certo, e di come, per quanto ci si possa allontanare per giovinezza, amore, scelte lavorative, si verrà comunque richiamati prima o poi indietro. Ma è anche un romanzo che racconta il cambiamento nel mondo agricolo della post-mezzadria e delle multinazionali, l'espansione delle monoculture intensive, il regno surreale di una burocrazia paralizzante. Non c'è l'idillio nella scelta stilistica di Ballestra: c'è l'ironia, il gusto del paradosso, come nel racconto dell'odissea delle sorelle per disfarsi delle palme di proprietà, c'è l'attenzione per le vite piccole, le figure sullo sfondo degli affreschi che non vengono quasi mai narrate. C'è, anche, la nostalgia per come si cambia: "Dunque era questo, il diventare definitivamente adulte (...) Disperarsi per una lettera di esproprio invece che per una lettera d'amore finito". C'è, infine, una lingua particolarissima, che ingloba il dialetto incastonandolo in una scrittura di divertita e antica bellezza, come le terre in cui nasce, e che canta: prova di maturità e insieme di immutata capacità di meraviglia da parte di una delle scrittrici italiane più importanti e più attente alle nostre nuove stagioni, letterarie e civili.»

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Dettagli

2019
2 ottobre 2019
276 p., Brossura
9788845299056

Valutazioni e recensioni

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Q.Z
Recensioni: 4/5

Contenuto: trama depositaria di una cultura, quella agro-pastorale, che ormai ha varcato l'abisso. Tipologia lettore: semi-tradizionalista.

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arianna
Recensioni: 2/5

Controcorrente dico che non mi è piaciuto, ho fatto fatica a finirlo , ho saltato pagine, l ho trovato solo a tratti comico e con delle descrizioni del paesaggio molto poetiche ma più spesso molto noioso , sconclusionato, con digressioni mal organizzate nella trama ( l’unica cosa che mi ha catturata leggendolo e’ stato l’inciso giallo ). Non lo consiglio e mi stupisco di tanto entusiasmo, salvo i personaggi femminili , vividi e curati ma con dialoghi non sempre riusciti nonostante il dialetto e le battute . Manca a mio avviso un lavoro di rifinitura ad un idea iniziale carina... La copertina poi.... lascio stare ma a me sembra unico schizzo su una salvietta fatto al bancone di un bar...

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Leonardo D.
Recensioni: 4/5

“ Del luogo dove si è passata l’infanzia è bellissima e dolcissima cosa il ricordarsi..” scriveva Giacomo Leopardi. Devono pensarlo anche Nadia ed Olga, due sorelle che dopo la morte del padre fanno ritorno al natio borgo selvaggio (siamo nel sud delle Marche) per vendere i terreni appena ereditati. Pur auspicando in una cessione immediata e in una veloce ripartenza, le trattative con gli acquirenti si riveleranno lunghe ed estenuanti; le due sorelle avranno così modo di riscoprire luoghi, storie e personaggi dimenticati, in una sorta di viaggio a ritroso nella memoria, con i segni dei recenti terremoti a fare da sfondo. Un libro pieno di ricordi, emozioni e tradizioni, consigliabile a chi nutre un profondo legame con la propria terra d’origine. COPERTINA 3 STILE 5 STORIA 4

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Voce della critica

I vincitori del concorso "Caccia allo Strega" 2020

Brossuracucita

Mi è capitato più di una volta di dover rinunciare a spiegare il sentimento di chi si trovi equilibrista tra due tempi inconciliabili per natura e scopi. Sarebbero state necessarie pagine intere, che per fortuna sono state riempite sapientemente da Silvia Ballestra e raccolte in “La nuova stagione”. Questa lettura mi ha regalato la nostalgia per una vita dettata da ritmi esiodei, per una conoscenza tramandata con schiettezza e semplicità, allattata da miti e leggende fantastiche, ma anche la consapevolezza di quanta strada occorra ancora percorrere per allontanarsi definitivamente da una visione maschilista della società, visione “coltivata” per millenni nel mondo contadino. Il passato e il futuro, con le loro potenti implicazioni, si scontrano rumorosamente nel corso della storia, rischiando quasi di lacerare la pagina e di schiacciare due sorelle, Nadia e Olga, protagoniste della vicenda. Tuttavia ecco che lo scontro tra opposti rivela una potenza creatrice e genera una nuova vita, seppur dilaniata dal dubbio, dai ripensamenti, dalle speranze, dai progetti e dalla rassegnazione. Nel ritmo incalzante, quasi tribale, di un linguaggio vicino all’immediatezza genuina della gente che per prima lo parlò, le due sorelle devono sottostare ad un ritmo che non è più quello ancestrale del succedersi delle stagioni, ma quello frenetico e travolgente del dispiegarsi di una vita (forse) non più ancorata al fertile è riconoscente terreno. È possibile prendere le distanze e separarsi dal proprio passato? Non saprei, è possibile che una ghianda possa sradicare con la propria sola volontà la quercia che la ancora, seppur indirettamente, al terreno? Grazie Silvia per avermi aiutata a capirlo. COPERTINA: 3 STORIA: 5 STILE:4

Daniela

Sembra quasi di sentire il profumo della terra e il richiamo della natura. Ci travolgono suoni, voci e aromi di un’epoca che sembra lontana dai giorni nostri. Miti e leggende fioriscono per noi nei campi, storie fantastiche e ricordi di vita vissuta si intrecciano come rami di un albero secolare. Questo è lo scenario che Silvia Ballestra dipinge per noi. Un mondo contadino trasformato dalla modernità,ma vivo e palpitante nella memoria di chi l’ha conosciuto, assaporato e amato come le sorelle Gentile. Nadia e Olga vivono in città, l’amore e il lavoro le hanno portate lontano ma il richiamo del passato le ha trascinate in queste terre che profumano di ricordi. Spinte dalla necessità di disfarsi della loro eredità fanno ritorno ai luoghi e ai tempi della loro infanzia, una STAGIONE ormai trascorsa ma profondamente radicata nel loro cuore. Tra mezzadri arricchiti e intermediari senza scrupoli, nei risvolti di un mondo contadino improntato sul maschilismo, germogliano riflessioni sul tempo e sulle trasformazioni che si porta dietro. Con innovazione e ironia Silvia Ballestra racconta di un mondo distante dal frenetico ritmo della civiltà, emblema e metafora delle stagioni della vita umana. Un romanzo dal sapore antico ma attuale sui cambiamenti, non solo quelli personali che si trovano a districare Olga e Nadia nel loro viaggio a ritroso nelle pieghe familiari, ma anche quelli collettivi di una società che, sommersa dalla modernità e dalla meccanizzazione, ha perso il contatto diretto con la natura. Poetico lo sguardo che si posa sul paesaggio. Malinconico l’occhio che si sofferma su un paese martoriato dal terremoto e combattuto tra la nostalgia di ciò che non c’è più e il bisogno di far rifiorire i sogni in una terra arida di speranze. E in questa NUOVA STAGIONE che ci travolge è inevitabile chiedersi quale sarà il nostro lascito per il domani, frutto inconsapevole delle trasformazioni del presente, eredità incerta di un futuro ignoto. Copertina2 Storia4 Stile5

Emma

"La nuova stagione" è un romanzo elegante, pieno e sagace. Le sorelle Gentili hanno deciso di vendere la terra, quel pezzo di terra nella Valferonia che, tra il 2016 e il 2017, tanto ha sofferto per i terremoti del Centro Italia. Insieme a loro, la madre Liliana, chiacchierona e cocciuta, anche lei proprietaria di una parte dei terreni. Inoltre, una serie di uomini non dei più collaborativi, tra i quali, quando finalmente compare, l’acquirente Peppe “Eastwood”, esemplare di figlio di mezzadro arricchito, così soprannominato perché, siamo sincere, chi non ha mai pensato che Clint Eastwood sembrasse proprio un contadino della Valferonia? Nadia e Olga sono brillanti e argute. A un’ambientazione che a tratti richiama il realismo magico, con il tasso, architetto del sottosuolo, che fa da custode alla loro proprietà, contrappongono un atteggiamento concreto e disincantato, fortemente ironico nei momenti in cui le trattative si complicano e l’ironia sembra l’unica alternativa alla disperazione. Come il tasso, Silvia Ballestra è abitatrice profonda dei luoghi, entra nella psicologia di un mondo dove il concetto stesso di “psicologia” suona estraneo e porta in superficie una dimensione arcaica ma vicina al presente. Forte di un intreccio solido, approfondisce le esperienze che in passato hanno spinto Nadia e Olga ad abbandonare i luoghi d’infanzia. Apre parentesi intime su alcuni fatti che le riguardano direttamente e altri che molto rivelano sul carattere del territorio: vicende di donne vittime di contrasti familiari ed economici, spinte alla pazzia o, come in un caso che ha segnato la memoria collettiva, barbaramente assassinate. La chiave di questo romanzo è la voce narrante. Si presenta come la cugina di Nadia e Olga, racconta di loro con stima, affetto e una certa dose di ammirazione. Le osserva mentre si preparano all’arrivo di una nuova stagione. Un romanzo concreto quanto metaforico, ma più concreto che metaforico, come una storia vera. Copertina:3 Storia:4 Stile:5

Marcogaux

Avete presente le storie che i nonni raccontano nelle lunghe serate invernali? Se sciaguratamente non ve le ricordaste, leggete l'ultimo romanzo di Silvia Ballestra: questo libro contiene in se' un'atmosfera simile facendo entrare il lettore all'interno di un territorio misterioso, pieno di insidie, tra montagne che si muovono e approfittatori disposti a tutto per quel briciolo di terra. Finalmente ritroviamo nella letteratura italiana un bel romanzo incentrato quasi unicamente sulla terra e sul rapporto stesso con il territorio, proponendo finalmente una degna erede del grande filone rurale-letterario della storia italiana nel dopoguerra che trova i suoi principali artisti in autori geograficamente lontani come Pavese e Fenoglio. E proprio intorno alla vera protagonista del romanzo, la terra, si diramano altre importanti storie di un'Italia contadina che pensiamo di esserci messa alle spalle, storie commoventi, come la tragedia della signora Proietti, che mostrano tutti i pregiudizi e l'ipocrisia di un'Italia non diversa da quella odierna. Un mondo contadino difficile e avido, dove non c'è spazio per l'affetto ma tutto è dettato dagli interessi, un mondo in cui le donne non erano e non sono ammesse a contrattare ed è proprio in questo modo che l'autrice introduce un altro tema molto scottante: il ruolo delle donne nel mondo contadino in Italia (ma non solo). Attraverso la loro personalità dura e ironica, le sorelle Gentili dimostreranno di saper tener testa ai loro compaesani. Ma anche il loro carattere sarà messo a dura prova nel momento dell'addio, quando anche le loro radici verranno sradicate... Con uno stile ironico e pungente, che richiama alla memoria pagine dello Sciascia più maturo, Silvia Ballestra ci regala uno spaccato divertente e nostalgico di chi sa che è giunto il momento, dolorosissimo ma necessario, di sradicare le proprie radici, per non soffrire ancora di più. COPERTINA:3 STILE:5 STORIA:4

Alessia Oliveri

Un romanzo autentico che coinvolge dalla prima all'ultima pagina. Una storia di belle piazze, di borghi, di antiche mura. Un turbine d’amore per la propria terra flagellata dal maltempo, dai terremoti e dalla modernità. Una storia di donne e di territorio, tra presente e passato. Fin dai primi capitoli il lettore si sente parte di una cordata, passo dopo passo, sui sentieri tormentati della vita, racchiusi tra un panorama verso il mare e una sorgente di montagna. L’inchiostro che corre veloce sulla pagina alterna merende sui prati a superstizioni, che raccontano di grotte abitate e di raggi di sole tessuti nell'ordito dei telai. Un romanzo irto di salite, ma anche di discese quello di Silvia Ballestra. Un viaggio a ritroso nella memoria, con una narrazione ricca di immagini che simboleggiano le asperità della vita: tapparelle bucate dalla grandine, macerie e case diroccate, crinali che si stagliano contro l’azzurro profondo del cielo, per raggiungere una nuova stagione della vita e lasciarsi alle spalle quella vecchia. E poi, imponente, il tema del ritorno alle proprie radici: solide querce secolari, animali selvatici custodi delle viscere della terra, un palmeto che incornicia i luoghi dell’infanzia, i nonni conosciuti attraverso i ricordi altrui. Si rassegneranno le protagoniste a congedarsi dal loro passato? Si affideranno ai giudizi dei mezzadri, ai dispetti degli affittuari, ai moniti degli anziani, o seguiranno il proprio istinto? Riusciranno a districarsi tra Consorzi di bonifica, cavilli burocratici, particelle e confini? Sono queste le domande che si pone il lettore per tutto il romanzo, tra parlate sibilline di contadini, antiche mappe dei luoghi e amare vicende da raccontare sottovoce. Un girovagare scoordinato tra i bivi della vita che riguarda ciascuno di noi, a suo modo, e che attraverso la poesia di queste pagine, fonde le occasioni perdute a fiori e frutti ancora da cogliere. 3 Copertina 4 Storia 5 Stile

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Silvia Ballestra

1969, Porto San Giorgio (Ap)

Ha esordito nel 1990 nell’antologia “Papergang - Under 25 vol.3,” a cura di Pier Vittorio Tondelli, ed è autrice di vari romanzi, raccolte di racconti, saggi e traduzioni pubblicati a partire dal 1991. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in varie lingue. Laureata in Lingue e Letterature straniere, vive e lavora a Milano.Il suo libro d'esordio è Compleanno dell'iguana (1991), salutato da un vasto successo e tradotto in varie lingue. Vi compariva per la prima volta il personaggio di Antò Lo Purk, un ragazzo abruzzese che non riesce a sopportare l'angustia di Pescara e si trasferisce prima a Bologna poi a Berlino, per scoprire ovunque la stessa frustrazione. Seguí La guerra degli Antò (1992), poi la raccolta di racconti Gli orsi (1994),...

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