I nuovi ceti popolari. Chi ha preso il posto della classe operaia?

Mauro Magatti,Mario De Benedittis

Editore: Feltrinelli
Collana: Campi del sapere
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 21 aprile 2006
Pagine: 241 p., Brossura
  • EAN: 9788807104015

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Gruppi sociali - Classi sociali

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Descrizione
Come vivono, in cosa si riconoscono, di quali valori sono portatori quegli italiani che hanno ereditato la collocazione sociale della vecchia classe operaia senza conservarne la forte identità di gruppo. I nuovi ceti popolari sono fluidi, diversificati, invisibili allo scenario politico. Basato su una ricerca empirica, il libro offre una fotografia e un'analisi interpretativa di una parte fondamentale e numericamente maggioritaria dell'Italia di oggi.

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Recensioni dei clienti

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    Paolo

    28/04/2010 13:59:07

    Interessante lavoro di analisi sociale, completo ed esauriente. Un ottimo testo per chi si vuole dedicare all'approfondimento di realtà e tematiche sociali del nostro tempo.

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Si tratta di un tentativo ambizioso e riuscito di fare i conti con la situazione degli strati popolari italiani odierni. Sulla scorta di un'ampia letteratura discussa nel capitolo d'apertura, gli autori li individuano usando come primo criterio di identificazione il "capitale culturale" e come proxy il titolo di studio. Oggetto della ricerca sono dunque gli italiani privi di un diploma di scuola superiore, di età compresa tra i 20 e i 49 anni. Il lavoro sul campo svolto dagli autori si è basato su "una combinazione di tecniche di ricerca" qualitative comprendenti "interviste esplorative in profondità, una survey nazionale condotta su 1800 soggetti" mediante "questionario con domande prevalentemente chiuse", nonché "quattro etnografie con soggetti scelti in differenti aree geografiche (Milano, Genova, Reggio Emilia e Cosenza)". In sei nitidi capitoli il lettore trascorre dal tema della frammentazione del lavoro a quello di percorsi di vita "intrappolati nel locale", sospesi fra il ricorso ai valori tradizionali e la ricerca di soluzioni "tattiche" di sopravvivenza, orientati a un'individualizzazione anomica e spaventata, privi del tutto o quasi di orizzonti politici. È dunque un ritratto amaro e aspro, debitore nei confronti delle ricerche di studiosi come Richard Sennett, non a caso ampiamente utilizzato dagli autori. Ma è anche, come conferma l'ultimo Rapporto Istat, che parla dell'Italia come di un paese debole e preoccupato, uno sforzo necessario per capire dove l'Italia sta andando.
  Ferdinando Fasce