I nuovi musulmani. I convertiti all'Islam

Stefano Allievi

Editore: Edizioni Lavoro
Collana: Islam
Anno edizione: 1999
In commercio dal: 1 aprile 1999
Pagine: 304 p.
  • EAN: 9788879108720
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recensioni di Branca, P. L'Indice del 2000, n. 02

Basta conoscere qualche centro islamico italiano o europeo per accorgersi del ruolo spesso determinante che a vari livelli vi giocano i convertiti. Conoscendo la lingua e la cultura locale essi non di rado vi hanno assunto posizioni di primo piano, ed è soprattutto grazie a loro che l'Islam si è fatto più visibile nei media e più presente alle istituzioni.
Stefano Allievi ci fa risalire alle origini del fenomeno studiando le motivazioni e le modalità dell'evento che ne sta alla base: la conversione. Tra le conversioni definite "relazionali" si parla esplicitamente di quelle avvenute per motivazioni non strettamente religiose, vuoi per contrarre matrimonio, vuoi per questioni di lavoro. Un passo successivo o un diverso approccio è quello delle conversioni "razionali", approdo di un cammino di ricerca. Ne sono presentate varie tipologie tra le quali in particolare quelle che si rifanno a motivazioni politiche (e ne sono illustrati gli aspetti che rendono l'itinerario percorribile sia "da destra" sia "da sinistra") e quella di stampo mistico-iniziatico. Una volta compiuto il grande passo è interessante osservare come la nuova appartenenza religiosa venga vissuta nei suoi tratti distintivi e fondamentali: i gesti quasi scontati che segnano l'esistenza dei credenti nei paesi musulmani e che per il convertito sono invece momenti di frattura con il proprio ambiente d'origine vanno da riti di passaggio fortemente simbolici (come l'adozione di un nome islamico o la circoncisione) fino a comportamenti quotidiani che non hanno però minor rilevanza e impatto (come quelli relativi all'abbigliamento, all'alimentazione e ai rapporti tra i sessi).
Non si tratta di un superficiale camuffamento, e il saggio giustamente si sofferma nell'analizzare i rapporti con la famiglia d'origine, la nascita di nuovi legami, il cambiamento delle amicizie, le relazioni nell'ambiente di lavoro, ecc., né manca la presunzione di una sorta di missione storica affidata ai nuovi musulmani: "è soltanto nei paesi europei che è possibile procedere a un rinnovamento culturale del mondo islamico", dice esplicitamente uno dei numerosi intervistati. È difficile dire se il ruolo relativamente sproporzionato dei convertiti sia destinato a durare: probabilmente si ridimensionerà col tempo, mentre resta ancora un'incognita quello della cosiddetta "seconda generazione". Più che quello di paventate improbabili conversioni di massa, il rischio reale ci pare che gli attori pubblici che vengono in contatto con l'Islam tramite i convertiti siano poco consapevoli del fenomeno e soprattutto possano influire - privilegiando un interlocutore piuttosto che un altro - su dinamiche interne alla comunità musulmana locale tutt'altro che semplici e chiare. Rispetto ad altri paesi europei la situazione italiana è molto più fluida e meno caratterizzata sia da parte del paese d'arrivo (dove non esistono forti paradigmi identitari o ideologici quali la "germanicità" tedesca o la "laicità" francese) sia da parte dei musulmani (tra i quali non prevale una determinata provenienza geografica, come la magrebina in Francia, la turca in Germania o l'indo-pakistana in Gran Bretagna). Accanto agli innegabili vantaggi che questo comporta vi sono altrettanto evidenti pericoli dipendenti dalle conseguenze impreviste e incontrollate di ogni "bricolage" messo in opera da persone impreparate o superficiali.