Il nuovo venuto. Un'indagine del commissario Bordelli

Marco Vichi

Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 aprile 2006
Pagine: 429 p., Brossura
  • EAN: 9788850211562

16° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Gialli - Gialli storici

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Letizia

    19/09/2018 10:57:50

    Giallo molto ben scritto, interessante l'idea di piani temporali e spaziali diversi. La lettura è piacevole, nel suo genere è da consigliare.

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    archipic

    29/11/2016 14:34:00

    Non bella come la seconda indagine, questa nuova avventura di Bordelli riesce comunque a raggiungere il giusto grado di piacevolezza; interessante doppia indagine parallela, i personaggi che sono sempre molto ben caratterizzati, e il vissuto personale di Bordelli che assicura una buona parte introspettiva a tutta la vicenda. Vichi si conferma uno scrittore di buon talento.

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    Adriana

    09/10/2012 09:43:49

    L'ambientazione anni '60 getta un po' di luce su come andavano le cose nel periodo della mia infanzia; quella anni '40 su quella dei miei genitori e ciò che è bene ricordare. L'unica perplessità riguarda le figure femminili: quella di 25 anni con la testa da 50enne e quella navigata di 50 con la testa da 15enne rintronata. Un po' ridicola e caricaturale. Spero che con con gli ultimi due le cose si aggiustino. Per il resto bene.

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    marco77

    23/01/2012 16:48:12

    che scrittore fantastico!!!!vorrei un indagine condotta insieme dal commissario Bordelli , Hap e Leonard e il commissario van veeteren sarebbe meraviglioso!! VICHI ORGOGLIO ITALIANO!!!

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    SALVATORE

    04/01/2012 21:37:57

    Letto dopo romanzi con protagonista Bordelli ambientati dopo i fatti di questo romanzo, un pò troppo lungo ma nel complesso direi discreto... quelli successivi però sono più belli...Vichi scrive bene.

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    TG

    29/09/2011 21:57:15

    Veramente un bel libro,pensando che non ho seguito anche se ho completato la serie del Commissario Bordelli. La trama tiene bene dal primo all'ultimo,ed anche se si capisce quasi subito il colpevole,è il contorno che è bellissimo. Ma soprattutto il finale che da parte mia non credevo tale. Bravo Vichi

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    giancarlo

    27/08/2011 22:14:57

    bello, bello e poi bello. e dire che è uno di quei libri che cresce di intensità, man mano che si legge. non sono d'accordo con chi lo definisce un giallo, la storia corre su due binari legati da due omicidici, pero' definirlo un giallo mi sembra riduttivo

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    Paolo Pallanti

    19/04/2011 14:41:05

    Fantastico! Un giallo intrigante, appassionato, due storie completamente distinte che trovano casa in un solo libro. Un equilibrio insolito, la delicatezza del Commissario Bordelli nei confronti delle donne, il grande rispetto dell'amicizia, la smisurata tutela dei più sfortunati nella vita; insomma, per usare un termine del libro, davvero un poliziotto giusto. Complimenti a Marco Vichi, sempre piacevole da leggere, fruibile con la massima facilità, per me una grande passione.

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    Simone

    22/11/2010 10:32:28

    Come al solito Vichi convince e coinvolge. Qui ha il passo del diesel, per usare un paragone automobilistico: inizia con lentezza per poi incalzare sempre di più sino alla fine. E apprezzo molto il soffermarsi sui personaggi di contorno, questa cura che Vichi spesso riserva ai non protagonisti, perché così evita che restino figurine sullo sfondo, magari anche tirate via. La vicenda dell'usuraio ucciso nel suo appartamento fa da filo conduttore, ma oltre al "giallo" il bello dei libri di Vichi lo troviamo nella descrizione dei luoghi, nella cura nel tratteggiare le atmosfere, in tutti quei particolari insomma che spesso sono proprio i punti deboli dei gialli e che qui invece diventano punti di forza.Bravo Vichi.

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    Fr@ncesca

    27/11/2008 11:38:59

    Io sono di parte..a me piace molto il personaggio del commissario Bordelli e dunque anche questo libro l'ho trovato di piacevolissima lettura..forse il mio preferito dei 4 dedicati al commissario.

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    Giuliopez

    21/04/2008 08:51:19

    "Il nuovo venuto" mi ha lasciato davvero una serie di impressioni positive, perché ormai è il terzo che leggo di quest'autore ed il terzo con protagonista il commissario Bordelli, il quale è davvero un gran bel personaggio, così come gli altri co-protagonisti (Piras, il dottor Diotivede, il Botta, Rosa, ecc.) che puntualmente si ritrovano. Peccato che con questo magnifico commissario (alla prese con il proprio passato, con un cambio generazionale a cui fa fatica ad abbituarsi....) mi resti solo da leggere "Perché dollari" che in realtà non è un romanzo ma una serie di racconti di cui uno con protagonista Bordelli. Speriamo che Vichi torni presto al suo amato Bordelli...

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    paolo

    01/01/2008 22:46:40

    Cosa dire...come ogni indagine del commissario Bordelli,l'unica fatica è smettere di leggere,si vorrebbe continuare a seguire le giornate di questo uomo e poliziotto straordinario.Spero tanto che Vichi ci regalerà ancora qualche sua indagine...chissà poi se Bordelli riuscirà a smettere di fumare?

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    Marcello

    25/09/2007 17:22:51

    é il secondo libro che ho letto di Marco e mi a talmente coinvolto che mi è sembrato di viverle queste sue storie nel frattempo ho già divorato il terzo Il commissario Bordelli in una settimana il primo che ho letto è stato nero di luna.

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    gina

    18/09/2007 18:08:25

    Ho letto tutto Bordelli e piano piano ho imparato ad amare anche tutti i vari personaggi.Grazie al mio amico Paolo per avermi prestato i libri.La copia del "il nuovo venuto lo restituita a malincuore.E' una storia che ho amato particolarmente, da sarda, ho subito il fascino di chi della sardegna e dei sardi riesce a scrivere in un modo cosi' delicato.Non vedo lora di regalare a mio zio i libri del commissario bordelli.Grazie Marco Vichi, spero di invontrarti presto nella mia terra.

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    adelina

    31/03/2007 12:11:11

    E' il primo libro di Vichi che leggo, mi è piaciuto moltissimo... penso di leggere anche gl'altri.

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«Entrò nel palazzo dell’usuraio e salì le scale senza fretta. Era deciso a non uscire da quell’appartamento finché non avesse trovato quello che cercava. Se era necessario avrebbe setacciato di nuovo tutta la casa centimetro per centimetro. Doveva per forza esserci qualcosa, altrimenti si sarebbe sentito sconfitto…»

Dei delitti e delle penne: i gialli, che già costituiscono la fetta più ragguardevole del nostro mercato librario, in estate sono di rigore, forse perché, dando i brividi, contribuiscono al refrigerio dei lettori. Fra le uscite più recenti, la nuova inchiesta del commissario Bordelli, l’eroe scontroso e viscerale del fiorentino Marco Vichi.

Nei romanzi del commissario Bordelli il piano temporale della memoria è altrettanto significativo e portante di quello dell’indagine in svolgimento. Si può dire che Marco Vichi porti avanti contemporaneamente due racconti: uno rientra nel genere poliziesco, si svolge negli anni ‘60 e riguarda la vita quotidiana di un commissario cinquantenne che ostinatamente persegue un concetto della giustizia non sempre coincidente con i protocolli giudiziari; l’altro è composto da storie di guerra, e ripercorre l’esperienza passata del giovane Bordelli e dei suoi compagni tra fascisti, tedeschi e partigiani, in un teatro di azioni e sentimenti contrastanti, che acquistano una valenza profetica nel rispecchiamento di un confuso e infelice presente.

Questa volta Bordelli è alle prese con l’omicidio di un infame usuraio, che gli provoca una crisi di coscienza perché simpatizza con l’assassino, mentre il suo giovane collaboratore Piras, in convalescenza nella natìa Sardegna, risolverà l’enigma di un finto suicidio portando alla luce i misfatti di un criminale di guerra. Lo svolgersi delle indagini permette a Vichi di approfondire le descrizioni d’ambiente e le psicologie dei personaggi, secondo la lezione di Simenon, rivisitata da un’impertinenza fiorentina che attribuisce al protagonista un’assoluta libertà di pensiero e di comportamenti, tanto che preferisce concedere amicizia e fiducia a ladri e prostitute piuttosto che ai suoi superiori gerarchici, con i quali è immancabilmente in conflitto. È vero che si tratta di una tipologia abbastanza collaudata, ma come si sa il successo di una serie gialla si basa su un modello prefissato, sul quale ogni autore imprime la sua impronta: nel caso di Bordelli, ci sembra che la caratteristica che lo distingue sia l’ossessivo ritorno del passato. I ricordi di guerra che punteggiano la vicenda non sono soltanto espedienti narrativi, ma chiave interpretativa della realtà.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi
Firenze, 12 dicembre 1965

Il brigadiere Baragli era sdraiato nel letto più vicino alla finestra, con un tubicino infilato nel braccio. Guardava fuori. Dietro gli edifici dell'ospedale intravedeva le colline di Careggi, ricoperte di alberi. Il ciclo era increspato di nuvole bianche, sembrava un gregge di pecore. Stando ai vecchi detti entro un paio d'ore avrebbe piovuto a dirotto. Baragli aveva la faccia sudata, ed era molto pallido. In pochi giorni era dimagrito almeno cinque chili. Non si era ancora accorto di avere visite. Bordelli accostò la sedia al letto e si aprì la giacca. Nella stanza faceva molto caldo. «Come va, Oreste?»
«Commissario, non l'avevo vista. Mia moglie è andata via da poco.»
«L'ho incrociata giù. Quando ti rimandano a casa?» chiese Bordelli, fingendo di non sapere che i medici lo davano per spacciato.
«Ancora non so nulla» disse il brigadiere. Aveva il respiro corto e faticava a parlare. Aveva poco più di sessant'anni. Aveva passato la vita nella polizia, e durante il Ventennio aveva avuto vita difficile per via della sua poca simpatia per il fascismo. Era andato in pensione tre anni prima, e pochi mesi dopo si era ammalato. Lo avevano operato diverse volte allo stomaco, l'ultima qualche giorno prima.
«Tuo figlio?» chiese Bordelli.
«Sta sempre in Germania, commissario. Forse viene per Natale.» Nella stanza c'erano altri cinque letti, tutti occupati. Alcuni dei malati avevano visite. Uno doveva essere piuttosto giovane. Aveva la faccia gialla e magra, ma cercava di sorridere. La moglie gli aveva portato dei giornali.
«Ti manca niente, Oreste?» disse Bordelli.
«Mi piacerebbe un libro, uno bello che mi ci appassiono.»
«Te lo porto.»
«Grazie commissario. Lei tutto bene?»
«Non esageriamo...»
«Sa una cosa? Se rinascessi farei un'altra volta lo sbirro» disse Baragli fissandolo con aria rassegnata. Il commissario sorrise. Gli faceva pena quel vecchio poliziotto sfinito dalla malattia. Baragli era sempre stato gentile con tutti, anche con chi arrestava. Le prostitute gli volevano bene e lo chiamavano nonno. Ma c'erano categorie di delinquenti che Oreste non era mai riuscito a digerire, soprattutto una: i papponi. Quando se li era trovati a portata di mano erano volati gli schiaffi, e nessuno si era mai preoccupato di fermarlo. Erano schiaffi sani, dati come da un genitore al figlio.
«Qualche omicidio, commissario?» chiese Baragli.
«Nulla di nuovo.» Il commissario si mise a raccontare qualche storiella successa in questura. Sapeva che Baragli si divertiva a sentir parlare dei colleghi. Il vecchio brigadiere lanciava ogni tanto un'occhiata fuori dalla finestra. Aveva la bocca accartocciata, i capelli radi e ormai tutti bianchi. Negli ultimi sei mesi era molto invecchiato. Cercò di tirarsi su e gli scappò un lamento. Si portò una mano allo stomaco con una smorfia.
«Stai male?» disse Bordelli alzandosi.
«Non è niente, sono i punti che tirano» fece Baragli lasciandosi andare di nuovo contro il cuscino.
«Cosa cercavi?»
«Mia moglie mi ha portato le carte, sono lì nel cassetto.» II commissario prese il mazzo nuovo di Mediano e si misero a fare una partita a briscola parlando del più e del meno. Il brigadiere giocava con il tubicino nel braccio, muovendo le mani con lentezza.
Bordelli perse la partita e mescolò le carte per servirle di nuovo. Il brigadiere si asciugò il viso con il fazzoletto che teneva sempre a portata di mano.
«Appena esco di qua voglio andare a pesca per un anno» disse.
«Almeno una volta ci andiamo insieme» mentì Bordelli.
Giocarono ancora un po'. Baragli era sempre più debole. Gli tremavano le mani e respirava male.
«Spero di essere a casa almeno per Natale» disse, mentre il commissario mescolava di nuovo le carte. Bordelli aveva perso un'altra volta, non riusciva a impegnarsi come si deve.
Cominciò a piovigginare. Le gocce lasciavano una scia brillante sui vetri sporchi.