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Vito Mancuso

Editore: Fazi
Collana: Campo dei fiori
Anno edizione: 2012
Pagine: 202 p. , Brossura

56 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Religione e spiritualità - Argomenti d'interesse generale - Problemi e controversie religiose

  • EAN: 9788864115764

«Cos’è più importante nella vita di un essere umano, l’obbedienza o la libertà?» Il nuovo libro di Mancuso parte da questo interrogativo e si propone di darne risposta. Obbedienza e libertà è una riflessione lucida ed inedita, che intende far chiarezza su questo paradosso cristiano e cercare al contempo di superarlo attraverso una teologia libera e rinnovata.
L’autore, teologo e importante editorialista, affronta un tema scottante ed attuale e lo fa con una prosa intensa e lineare che ha come scopo quello di accrescere la fedeltà dei cattolici alla volontà di Gesù attraverso una spiritualità più evangelica e meno ecclesiastica.
Mancuso, che nei suoi scritti ha assunto spesso posizioni non allineate con la Chiesa, sia in campo dogmatico che in quello eretico, riflette sulle contraddizioni ecclesiastiche che allontanano sempre di più i cristiani dalla fede cattolica. La sfida che intraprende è quella della ricerca della verità e a questo obiettivo è orientato tutto il suo studio teologico che vuole unire l’impegno spirituale con la libertà teoretica.
Capita talvolta che la Chiesa cattolica sia molto presente nella società con le opere, ma sempre più esitante, incerta ed assente quando si parla di principi. L’autore cerca di motivare questo atteggiamento, di capire per quale motivo la Chiesa si sottragga sempre di più alla sua funzione evangelica e la risposta che ci dà è molto dura: è il timore di confrontarsi con il lato oscuro di sé, del suo passato ma anche del suo presente, che trascina la Chiesa in basso. In un passo significativo del saggio leggiamo: «sono i tanti secoli di storia della Chiesa dominati dalla logica del potere che presentano ora all’intelligenza cattolica un conto molto salato, accatastando, accanto ai più sublimi concetti e a un’interrotta sequenza di santità, un variegato miscuglio di dogmi, ipocrisie, precetti, tatticismi». Districarsi in questa situazione non è molto semplice, bisogna affrontarla con il coraggio della verità, questa è l’unica soluzione possibile. Con una tesi originale e ardita suggerisce di tornare sulle questioni scottanti del passato cristiano e superarle, perché questo è l’unico modo per salvaguardare il principale veicolo di affermazione del bene: la Chiesa.
Nel saggio viene sviluppato un vero e proprio “discorso sul metodo” fondato non più sul principio di autorità, ma sul quello più impegnativo di autenticità per cui la prima indispensabile condizione è la liberta, innanzitutto della mente. Questo discorso, da un punto di vista teologico, si colloca a metà tra il suo precedente libro, Io e Dio, ed uno futuro, che ne continuerà il tragitto. In rapporto con il potere ecclesiastico, Mancuso tratta i grandi temi della riflessione umana in modo inedito e coinvolgente. Diviso in capitoli, chiari e lineari, questo libro affronta tutti i diversi argomenti della teologia, uniti da una stessa tensione della mente che si orienta verso la verità, senza aver paura di mettere in discussione dogmi consolidati. L’obbiettivo è alto: una fede all’altezza dei tempi, una concezione evolutiva della verità, perché la spiritualità, scrive l’autore, «è una particolare gestione della libertà». In un dialogo serrato con le tre grandi religioni monoteiste Mancuso lancia un appello: essere liberi nella propria mente e nel proprio spirito, senza alcuna sudditanza esteriore, e al contempo coltivare una scrupolosa obbedienza interiore alla verità.

Recensioni dei clienti

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    S.1971

    30/04/2012 23.48.00

    Questo libro, che ha come imprescindibile punto di partenza la fede, pare rimbalzare tra lucide ed efficaci intuizioni (ad esempio la sottolineatura del legame tra libertà e pluralità) e noiose e sostanzialmente inconcludenti dissertazioni teoretiche (come sull'origine e il significato di anima). La sua originale proposta filosofica di per sé è sostanzialmente coerente ed offre un quadro di riferimento plausibile per tanti cattolici delusi o realisti. Larga parte delle disquisizioni teologiche lascia tuttavia una forte sensazione di inutilità e diventa proprio stonata quando Mancuso tenta maldestramente di mescolare alla sua filosofia elementi di scienza sparsi con poco criterio e senza una chiara consapevolezza di cosa significhi metodo scientifico e di quali siano le conseguenze logiche della sua applicazione. Troppo superficialmente infatti liquida come superata la visione filosofica dei razionalisti-naturalisti (gli piacerebbe): gli aspetti più interessanti della filosofia, intesa come pensiero razionale, risiedono probabilmente proprio nel dialogo e nel confronto dinamico tra le costruzioni del pensiero e le conoscenze scientifiche naturali in continua evoluzione. Inoltre come per altri cattolici "alternativi" (vedi Hans Küng), anche qui celebrare i martiri eretici bruciati sul rogo ed evidenziare le nefandezze storiche della Chiesa non è detto sia un sano atto di purificazione: rischia di diventa piuttosto un contributo al suicidio, se l'alternativa teologica proposta non diventa rapidamente senso comune della maggioranza dei credenti. In tal senso sembra però utopistico il tentativo di rinnovare la coscienza cristiana (senza snaturarla, presumibilmente) quando chi ne detiene la guida è ben saldo nella sua dogmatica plurimillenaria. Quella che nelle intenzioni dovrebbe essere una salutare potatura di dogmi inutili (ed ingiustificati) rischierebbe di tramutarsi in una fatale amputazione di dogmi basilari per la storia (e per il futuro?) della cristianità!

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    Mimma De Maio

    21/04/2012 09.54.13

    In "Obbedienza e libertà" Vito Mancuso offre alla Chiesa una strada per uscire dalle contraddizioni in cui è caduta e per dare vitalità al Cristianesimo, un compito che il teologo annuncia con tono appassionato e che si trasforma in un proclama di fondazione. Il programma ha per sottofondo la libertà della mente senza alcuna sudditanza esteriore e l'obbedienza interiore alla verità, che è il bene; accoglie il processo virtuoso che ha portato alla libertà di coscienza in materia religiosa e lo continua attuando lo "spirito eretico" e affrontando le contraddizioni con spirito costruttivo nella realizzazione del bene. Il concetto di anima spirituale è il punto centrale di questa nuova teologia che si rifà alle scienze moderne e descrive il fenomeno umano come soma-corpo e come pneuma-spirito, individuando in quest'ultimo punto un livello superiore, la vita spirituale, che viene dal basso, dalla materia-mater. Anima spirituale, che fa il bene, e primato della coscienza danno vita alla logica, poggiata sui principi morali e sulla situazione concreta, che deve guidare sulla strada delle urgenti innovazioni. Questo può avvenire tramite un Cristianesimo rinnovato che sia unione tra gli uomini, autentico servizio alla pace, risponda al desiderio di spiritualità del mondo post-moderno e alla sfida che esso pone; e può avvenire tramite una teologia "laica", che passi dal principio di autorità a quello di autenticità, assegni il primato alla vita e non alla dottrina, consideri il "bene concreto" come criterio del credere, sia guidata da una radicale onestà intellettuale. La nuova teologia, precisa Mancuso, non intende eliminare la dimensione istituzionale, nè far scomparire il Magistero dottrinale, auspica l'accoglimento di una concezione dinamico-evolutiva della verità, affronta il rinnovamento di alcuni punti cruciali, chiede la soluzione delle questioni su cui è essenziale fare chiarezza se ci si vuol mettere sul piano della non opposizione tra obbedienza e libertà.

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